giovedì, 30 agosto 2007
Franco Carlini
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 6:00 pm

Personalmente, io porto il lutto per la sua scomparsa.


Per ora solo i link al sito e al blog di Joel Smith. Poi provero' a capire che cosa ne penso e a dirvelo. A prima vista mi paiono preziosi.



giovedì, 30 agosto 2007
(Dis?)avventure dell'orgoglio paterno
Nelle categorie: It — Scritto dal Ratto alle 12:35 pm

Martedi' mattina It ha fatto la sua bisettimanale seduta di psicomotricita'. Era svagato e distratto — il che, dati i suoi standard, vuol dire che i suoi tempi di attenzione erano ridotti a non piu' di cinque-sei secondi — forse era perfino un po' assonnato. Per di piu' alla seduta era presente anche la neuropsichiatra che lo prendera' in carico: una persona nuova che — come capita sempre — lo metteva in sospetto e a disagio. Insomma — una situazione dispersiva e — in linea di massima — poco produttiva.
Se non che, alla fine delle quasi due ore, quando la psicomotricista se ne era gia' andata e io stavo sbrigando le ultime formalita' con la nuova dottoressa, It ha preso un gioco che aveva maneggiato in maniera inconcludente e con poco costrutto apparente durante la seduta e — in pochi secondi lo ha risolto, con soltanto un minimo aiuto motorio da parte mia. Evidentemente aveva memorizzato e interiorizzato le istruzioni — e con i suoi tempi, quando ne ha avuto voglia lui — le ha elaborate. Delinquente — mai far vedere le tue capacita' quando ti osservano, eh?

Sia chiaro, era un giochino di manipolazione appena piu' complesso di quello che c'e' nella foto e che un bambino di diciotto mesi mediamente sveglio e' in grado di fare — ma per It — con i suoi problemi di messa in sequenza, di coordinazione occhio-mano, di motricita' fine — era una sfida non da poco . Sono cosi' i nostri successi, le cose che ci fanno sentire che una giornata non e' stata buttata via.


mercoledì, 29 agosto 2007
Oscurantismo ateo
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:16 pm

Essendomi impigliato in una discussione con un gruppo di bright sul blog di RdM, sono debitore di un post di chiarimento sulle mie posizioni. Lo sto scrivendo ma mi pare cosa complicata e mi prende un po' di tempo. Spero solo di non fare come il poeta greco Simonide*. Nel frattempo pero'…

Mi sono imbattuto in questo post di Alessandro Bottoni, che attacca frontalmente la proposta di inserire la Bibbia tra i testi di cui si prevede la lettura e lo studio nelle nostre scuole.
Credo che Bottoni abbia torto marcio, da un punto di vista squisitamente laico e culturale — e non religioso. La conoscenza della Bibbia, ci piaccia o no, ne si condivida o meno il carattere religioso, e' uno strumento *indispensabile* per capire la cultura e la mentalita' della nostra civilta'. Senza la Bibbia non si capisce Dante, non si capisce la storia dell'Europa, non si capisce nulla guardando le vetrate di Chartres o gli affreschi di Giotto ad Assisi — ma non si capisce nemmeno il violinista sul tetto di Chagall, il nome di tanti paesi della nostra Italia, mille modi di dire della nostra lingua — e cosi' via. Chi non conosce la Bibbia vive in un mondo di cui ignora il passato e molti aspetti del presente — si muove come un cieco tra riferimenti che gli sfuggono e finisce per non avere in mano uno strumento critico fondamentale — perfino per opporsi all'oscurantismo religioso. Per questo e' importante che la scuola non ignori la Bibbia — senza lasciarne il monopolio all'ora di religione.
Se poi si ha paura che leggere un testo cosi' problematico e complesso possa turbare le giovani coscienze — allora davvero siamo alla specularita' assoluta rispetto alla peggior tradizione cattolica, che come e' noto e' assai diffidente all'idea che il Libro venga letto dal popolo. Per altro, stabilire che non vale la pena di studiare i grandi testi di cultura su cui si hanno delle riserve ideologiche mi pare una forma di oscurantismo tutt'altro che bright.

* Cicerone, De natura deorum, 1.22.60: "Quando il tiranno Ierone gli fece questa stessa domanda (quale sia la natura degli dei, NdT), si prese un giorno per elaborare una risposta; quando quello il giorno dopo gli ripropose la questione, chiese due giorni; visto che poi continuava a raddoppiare il numero dei giorni, Ierone si meraviglio' e gli domando perche' facesse cosi': 'Perche' quanto piu' a lungo ci penso – disse – tanto piu' oscura mi pare la possibilita' di rispondere'."


martedì, 28 agosto 2007
Dal mio punto di vista
Nelle categorie: It — Scritto da waldorf alle 7:26 pm

Qualche giorno fa ho assistito ad una scenetta molto comune al supermercato. Una bambinetta di circa quattro anni ha avvistato una pila di frisbee omaggio con una confezione formato famiglia- con- sei- figli di uno yogurt da bere, di quelli vitaminizzati che vanno di moda ora. La piccola ha ovviamente implorato la madre con insistenza di comprare lo yogurt per avere il frisbee, piantando una discreta grana. Una volta, specie quando non avevo un figlio, non avrei notato la cosa o avrei compianto i genitori o forse anche avrei pensato con una certa arroganza che avrei fatto meglio di loro con un bambino mio. Invece in questo caso ho riflettuto che avrei dovuto invidiarli perché quasi sicuramente quella bambina un po’ lagnosa e viziata era “normale” e quanto meno in grado di parlare, mentre mio figlio, un po’ più piccolo di lei, non lo è. Mio figlio di due anni e sette mesi non parla, non è in grado di giocare se non praticamente scagliando ogni genere di oggetti, non ha quasi relazioni con altre persone diverse da me e suo padre, piange spesso in preda ad una specie di crisi se contrariato nei suoi irragionevoli desideri. E vivaddio non è neanche in grado di fare capricci per qualcosa di cui ha visto la pubblicità (beh, bisogna cogliere gli aspetti positivi della situazione).
Secondo quanto dicono i dottori (e la nostra osservazione personale, supportata da diligenti letture, lo conferma) Enrico ha appunto un disturbo pervasivo dello sviluppo o un disturbo dello spettro autistico (non ho ancora capito l’esatta differenza, per la verità). Autistico, sì, la parola che domina ormai da circa due mesi, da quando è arrivata la diagnosi, la mia intera esistenza. Mi sveglio la mattina, trascorro delle faticose giornate, vado a letto sempre sentendomi risuonare nella testa “autistico, autistico” come sottofondo, a mo’ di “zum,zum,zum” (mi rammenta quello che Sylvie Vartan e Mina cantavano un tempo lontano “sara' capitato anche a voi di avere una musica in testa…”). Per inciso word non conosce arutistico, lo corregge in artistico, e quindi da ora mi sa che lo devo aggiungere al suo lessico; vorrei poterlo lasciare nell’ignoranza, ma temo che diventerebbe un po’ faticoso ogni volta ripassare e cambiare la “r” in “u”. Quindi da ora lo aggiungo perché Enrico per la verità è assai poco artistico e purtroppo appunto autistico, guarda un po’.
Nel momento in cui scrivo non so come andrà a finire. Enrico è piccolo e dell’autismo non si sa molto, non c’è una vera cura e girano tante teorie sulle cause e i possibili metodi per limitare gli effetti. Quello che è certo è che non c’è un individuo autistico uguale ad un altro. Ce ne sono che pur nella loro inevitabile stramberia hanno tratti di genialità e si affermano nel campo intellettuale anche ad alto livello . Ce ne sono di quelli meno fortunati che non riusciranno mai ad avere una vita indipendente, perché rinchiusi nel loro mondo e incapaci di avere rapporti vagamente normali con l’ambiente esterno, come lavorare, avere degli amici, pagare una bolletta, fare la spesa, meno che mai sposarsi e avere figli.
Ci sono tanti spazi di recupero; dicono che le conoscenze e capacità di questi particolari individui possono aumentare fino a cinquant’anni e nel quadro di una vita intera può fare poca differenza se impari a parlare o a leggere un anno prima o un anno dopo. Ma c’è anche un terrore fortissimo, che in parte ha a che fare, lo confesso, con la speranza del tutto egoistica che tuo figlio, per quanto magari possa trovarti insopportabile, rappresenti l’unica vera possibilità dell’espansione di una parte di te nel mondo. Se il tuo bambino non sarà mai autonomo, questo non accadrà sicuramente. Però appunto questo è solo egoismo, lo so, anche se è difficile non essere egoisti almeno un po’.
Come dice l’inglese Charlotte Moore in “George e Sam”, il libro bello e a volte terrorizzante che ha scritto sui suoi due figli autistici, non è della commiserazione che ha bisogno il genitore di un figlio autistico. Come ogni genitore, vuole che si parli bene di suo figlio ed è assetato di complimenti per lui; non gli interessa e anzi non sopporta che si declami sulla sua sfortuna. E a me Enrico piace un sacco, con tutti i suoi problemi. Lo adoro in una percentuale di momenti probabilmente superiore a quella in cui il genitore di un figlio normale adora il suo marmocchio e amo un sacco di aspetti del suo carattere, anche se in certi momenti mette a dura prova la mia pazienza, che come sanno quelli che mi conoscono non è immensa, ma che comunque aumenta molto per Enrico.
Trovo ovviamente bellissimo, lo dico senza vanità, il mio piccolo, e passo un sacco di tempo a guardarmelo. Pare che gli autistici del resto abbiano spesso un loro aspetto caratteristico, gli occhi grandi, i lineamenti delicati, proprio come lui.
Ma Enrico comunque non è solo la sua malattia. E per continuare a vivere con passabile serenita' e anche con allegria cerchero' di ricordarmelo di continuo.


sabato, 25 agosto 2007
Montezemolo, le tasse e nostro figlio
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

A me 'sta storia che si pagano troppe tasse e che si deve ridurre la spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale sta francamente sulle scatole. Intanto perche' pago tutte le mie tasse fino all'ultimo centesimo e mi pare di sopravvivere — mentre a occhio quelli che si lamentano di piu' pagano in proporzione meno di me — o evadono proprio. E allora fiuto la fregatura.
E poi perche' mi piacerebbe proprio tanto — ma tanto tanto, dico — andare alla scuola materna di Enrico e poter dire che mio figlio e' autistico e ha bisogno, *assoluto* bisogno di un insegnante di sostegno che lo segua personalmente — e non sentirmi rispondere che almeno per quest'anno non c'e' nulla da fare — e che nella migliore delle ipotesi si potrebbe dirottare qualche ora dell'insegnante che segue un altro alunno disabile — mettendo in competizione due famiglie e due bambini per l'accesso a un servizio essenziale. E per l'anno venturo si vedra', se ci saranno le disponibilita' di personale e di fondi.
E mi piacerebbe non sentirmi dire all'ASL che psicomotricisti e logopedisti, il cui intervento e' indispensabile per la terapia di nostro figlio, hanno dei contratti temporanei — e che quindi non ci sono sempre e non se ne garantisce la stabilita'. Certo, cosi' la Sanita' riduce le spese. Ma la continuita' e l'unitarieta' della terapia rischiano di essere compromesse dalla scadenza di un contratto. In alternativa — potremmo pagarci di tasca nostra i terapisti, scegliendoceli e avendo una certa sicurezza di non perderli per strada — e siamo fortunati perche' abbiamo (per ora) le risorse per poterci pensare e le relazioni per trovare le persone competenti. Chi non e' nelle nostre condizioni e dipende esclusivamente dal pubblico deve solo sperare che vada tutto bene.
Quindi — sinceramente — preferirei pagare *piu'* tasse — e poter contare fino in fondo su un servizio pubblico che garantisce livelli di assistenza adeguati — piuttosto che trovarmi in tasca cento euro di piu' a fine mese e dover combattere da solo. Ma i vari Montezemolo questo problema non ce l'hanno: se hanno un'unghia incarnita vanno a farsi operare in America. A pagamento, perche' li' la sanita' pubblica l'hanno tagliata per davvero — e con risultati che fanno sembrare l'Italia il paradiso.

P. S. Sia ben chiaro: sia a scuola che all'ASL tutte le persone che abbiamo incontrato lavorano con dedizione e sensibilita' — e si fanno carico di nostro figlio nel migliore dei modi possibili — cercando di girare intorno ai limiti dell'istituzione. E' l'istituzione che non ha le risorse e l'organizzazione per far fronte.
P. P. S. Certo, non voglio dire che tutti i nostri soldi siano spesi *bene*. Certamente si puo' spendere meglio — ma non sono sicuro che abbia senso spendere *meno*.


giovedì, 23 agosto 2007
Senza entusiasmo, ma avrei scelto Rosy
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:45 pm

Qui si ha ben altro a cui pensare — e le vicende della politica sembrano di una irrilevanza stellare, in questo momento — ma personalmente, a conti fatti e dopo molti dubbi, credo che alle primarie del PD andro' a votare — e votero' per Rosy Bindi, nonostante tutto.
Nonostante io sia diessino. Nonostante Enrico Letta sia un caro amico e per molti versi rappresenti un modo di fare politica che mi e' piu' vicino (poca emotivita', tanta competenza; pochi punti esclamativi, tanti ragionamenti; poco subito, tanto futuro). Nonostante la Bindi sia una cattolica di ferro, razza di cui diffido. Nonostante molti politici di cui ho stima sostengano Veltroni (Chiamparino in testa).
Perche' mi pare che
- sia largamente l'ora di avere una donna in posizione di leadership;
- la Bindi, con tutto il suo essere cattolica, sia la sola ad aver posto la questione della laicita' al centro della sua campagna;
- la sua visione del Partito Democratico sia — tra le tre che possono contare politicamente in questa competizione — la piu' "alternativa" all'accordo tra segreterie che rischia di consegnarci un nuovo partito vecchio.


mercoledì, 22 agosto 2007
Che cercano qui?
Nelle categorie: Web — Scritto da Amministratore alle 10:10 am

Da un paio di mesi a questa parte su questo blog e' aumentato esponenzialmente il traffico dal Canada, dal Messico e dagli Stati Uniti. Tutto o quasi indirizzato dalla ricerca di immagini di MSN. Succede anche a voi? e secondo voi, che vanno cercando? e perche' arrivano proprio su un blog italiano da cinquanta lettori al giorno?


martedì, 21 agosto 2007
Arcobaleno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:05 pm

Per fortuna al mondo c'e' anche altro. Questo l'ho visto stasera tra le vigne sopra casa, tornando dall'ufficio.

Io pero' — con lui — non ho fatto pace.


mercoledì, 15 agosto 2007
Un'altra corsa
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 9:40 am

Son quasi due mesi che non scriviamo piu' su The Rat Race. Non e' stato il superlavoro — e non sono state le vacanze. Il fatto e' che in questi due mesi scarsi tutto il nostro mondo e' cambiato radicalmente — e c'e' voluto tempo per capire e cercare di abituarci — e per renderci conto se volevamo/potevamo scrivere anche di questo.

A It e' stato diagnosticato un disturbo generalizzato dello sviluppo — per dirla in maniera piu' comprensibile una forma di autismo (OK, si dice piu' correttamente un "disturbo dello spettro autistico" — ma a volte semplificare e' un modo di umanizzare le parole — e le cose). Per fortuna, il nostro Enrico e' un bambino affettuoso, a modo suo socievole, allegro, curioso: la malattia non lo ha isolato completamente dal mondo e la mancanza di linguaggio verbale non gli impedisce di comunicare bisogni, stati d'animo, perfino sentimenti. Stare con lui e' una gioia — oltre che una grande fatica quotidiana.
Ma per garantirgli una vita piena, serena, significativa, autonoma — c'e' moltissimo lavoro da fare. Dovranno intervenire medici, logopedisti, terapeuti di ogni tipo. Ma soprattutto la sua condizione richiede a noi genitori un'attenzione e una presenza continui — un impegno di ogni momento per aiutarlo a fare conquiste che per un bambino *normale* sono al di sotto dell'ovvio — e che per il nostro Enrico sono difficili quanto indispensabili mattoncini di una futura indipendenza.
Abbiamo gia' scoperto che la mano pubblica non ha abbastanza risorse e non sa coordinare quelle che ha per dare a bambini come Enrico l'assistenza di cui hanno bisogno. L'autismo e' una malattia da privilegiati — nel senso che solo i privilegiati (economicamente, socialmente e culturalmente) sono in grado di assicurare ai figli una diagnosi precoce, un accesso adeguato alla conoscenza degli strumenti di cura, le migliori terapie disponibili, il tempo libero necessario per seguirli. Per fortuna siamo nella categoria — ed e' dura perfino cosi'.
Per noi la corsa dei topi e' finita. Non abbiamo piu' tempo di correre dietro al lavoro e a tutto il resto. Stiamo correndo dietro a nostro figlio. Senza fiato — piu' che mai — e con il cuore in gola. Ma anche — per strano che possa sembrare — con allegria — e con l'entusiasmo che ci viene da lui.
Ci proveremo a raccontarvelo, se ne saremo capaci — e se la corsa ci lascera' tempo.

Enrico corre sulla riva del mare delle nostre vacanze — c'e' la sua energia, il suo entusiasmo per il mondo — e si', anche il movimento scomposto delle mani e della testa che rivela la sua malattia — ma non meno la sua gioia di vivere. E il fatto che lui corre davanti — e noi dietro. Un po' come i versi di Mr. Tambourine Man:
Yes, to dance beneath the diamond sky with one hand waving free,
Silhouetted by the sea, circled by the circus sands,
With all memory and fate driven deep beneath the waves,
Let me forget about today until tomorrow.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

Per questo ci pare che possa diventare l'immagine migliore del nostro blog — del nostro tentativo di raccontare quel che stiamo vivendo.

P. S. Ci comprenderete se — in questo come negli altri post in cui si parla di nostro figlio — i commenti sono disabilitati. Non cerchiamo attestati di comprensione e d'altro canto spammer e troll non sarebbero sopportabili. Se avete qualcosa di vero e di serio da dirci — o da chiederci — usate l'indirizzo di mail del blog. Grazie.

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