lunedì, 25 giugno 2007
Peggio degli infradito?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:11 pm

Ora suppongo che stia per contagiare la massa italiana la moda dei Crocs, gli zoccoli in plastica (o apparente tale, non ho fatto ricerche, lo confesso) tutti colorati. Probabilmente e' vero che sono ottimi per camminare e penso che vadano benissimo su una spiaggia o qualcosa del genere ma l'idea che diventino calzatura urbana generalizzata mi fa un po' rabbrividire (specie se penso all'idea del calzino sotto, come qualcuno fa). Forse forse rivaluto le care vecchie infradito che in passato mi hanno gia' fatto brontolare.


mercoledì, 13 giugno 2007
Priebke e Mastella
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 4:42 pm

Quel che penso di Priebke e della sua pena l'ho scritto piu' di tre anni fa, qui. E non ho cambiato idea. Percio' non sono scandalizzato affatto se — usufruendo di un istituto previsto dalle leggi della Repubblica — Priebke puo' lasciare la detenzione domiciliare per andare a "lavorare" nell'ufficio del suo avvocato.
Questo non significa perdonare. Priebke il perdono non lo puo' avere, se non altro perche' i soli che potrebbero darglielo sono sepolti alle Fosse Ardeatine. Priebke il perdono non lo merita, perche' non ha mai dato un segno di rimorso per cio' che ha fatto. Ma la Repubblica applica le sue leggi — e le sue leggi sono improntate al senso di umanita' e al fatto che la pena non e' vendetta sociale legalizzata: di questo sono grato ai nostri padri costituenti. Perfino se puo' avvantaggiarsene Priebke.
Detto questo, e' evidente che Priebke in liberta' e' oggettivamente un motivo di turbamento per chiunque senta le Ardeatine come una ferita sua: ebreo o non ebreo, familiare delle vittime o semplice cittadino che non dimentica la storia. Ma essere cittadini significa andare oltre questo turbamento "prepolitico" e affidarsi alla legge.
Aggiungo che la dichiarazione di Mastella in merito mi pare assolutamente orrenda:

"Se facessi parte della comunità ebraica non sarei contento ma anche come cittadino resto abbastanza perplesso". Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha risposto così a chi chiedeva un commento sulla decisione del Tribunale militare di sorveglianza che permette all'ex ufficiale delle SS, Herich Priebke, di lasciare ogni giorno i domiciliari per andare a lavorare.
"Ogni atto che va in questa direzione, per quanto possa essere atto di perdono giudiziario, finisce per ricordare tragedie che restano tragedie", ha proseguito Mastella rivolgendo tutta la sua "vicinanza" alla comunità ebraica. Il Guardasigilli ha infine indicato di non potere esprimere altri "giudizi di merito" sulla questione trattandosi di giustizia militare che "non rientra nelle mie competenze". (da Repubblica)

"Se facessi parte della comunita' ebraica"? come se le Fosse Ardeatine fossero un lutto privato degli ebrei — e non una tragedia di tutta la comunita' italiana. "Anche come cittadino"? come se gli ebrei italiani non fossero pienamente cittadini di questa Repubblica, ma qualcosa d'altro. Sara' ipersensibilita' mia, ma Mastella sembra non aver capito che gli ebrei sono cittadini italiani proprio come lui…


mercoledì, 13 giugno 2007
Debitore moroso
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:46 pm

… di un post: RdM ci aveva passato (una vita fa) il testimone di una catena su "cinque motivi per tenere un blog". Non e' che non rispondiamo per scortesia, e' che non ce li abbiamo mica tanto chiari, i motivi. Qui si scrive (anzi: solo questa meta' del blog scrive, per ora) — "un po' per celia…" — quando c'e' il fiato per scrivere. E ce n'e' sempre meno.


mercoledì, 13 giugno 2007
Post scriptum
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Il presidente del comitato promotore del referendum elettorale scrive, in un appello pubblicato sul loro sito: "L’Italia si merita ben altro e anche noi ci meritiamo un’altra Italia."
Peccato che nello stesso comitato promotore sieda anche Gustavo Selva — e nessuno gli abbia chiesto di andarsene, magari in ambulanza per fare piu' in fretta.
Io non so se l'Italia si merita ben altro — ma chi si accompagna a Gustavo Selva non puo' meritarsi niente di meglio di lui.


martedì, 12 giugno 2007
Facciamo finta
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:47 am

Gustavo Selva, dopo aver fatto finta di star male per farsi portare in ambulanza a una trasmissione RAI, ora fa finta di essere un galantuomo che non vuole "far ricadere sulla più alta rappresentanza parlamentare della nazione italiana, quale è il Senato della Repubblica, le" sue "eventuali* colpe politiche e i" suoi "possibili* errori" e fa finta di dimettersi da senatore. Peccato che sia tradizione del Senato respingere le dimissioni dei suoi membri alla prima votazione e che Selva abbia gia' dichiarato di rimettersi al voto dell'aula: "Lo devo anzitutto ai miei elettori della regione Veneto che mi hanno dato la dignità, la forza e il coraggio di rappresentare le loro idee nelle tre principiali istituzioni democratico-parlamentari formate dagli elettori italiani e cioè il Parlamento europeo, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Spetta ora ai senatori della Repubblica decidere se si trovano in concordanza con i miei elettori: se invece sarà no, ricercherò nuovamente, pur alla mia veneranda età, a Dio piacendo, e contrariamente a quanto mi ero fissato nel mio programma politico, la legittimazione e, soprattutto, l'idoneità etica e morale dei miei atti presso gli elettori italiani, unici e definitivi giudici di etica democratica che io riconosco."
Insomma, lui presenta le dimissioni, il Senato, come fa sempre in primo scrutinio, gliele respinge — e tutto finisce li', con un nobile gesto a costo zero e una rinnovata verginita' parlamentare. Sono perfino stanco di schifarmi.

* I corsivi sono miei, ovviamente.


mercoledì, 6 giugno 2007
Licenze Microsoft? no grazie
Nelle categorie: Free Knowledge — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Io ho firmato questa petizione, promossa dal prof. Renzo Davoli, dell'Università di Bologna:

Basta all'obbligo di acquisto delle licenze d'uso del software con il personal computer! I cittadini italiani vogliono poter scegliere.
(esempio: se desiderano installare GNU-Linux sui loro personal computer da tavolo o portatili non vogliono dover pagare la licenza di Vista!)
Occorre una legge che contenga le seguenti norme:
1) Nella vendita di personal computer il prezzo dell'hardware deve essere riportato con voce distinta rispetto al prezzo della licenza d'uso del software eventualmente in dotazione.
2) E' consentito all'utente di rinunciare all'acquisto della licenza per il software e pagare solamente il prezzo dell'hardware.
3) Il prezzo indicato per la licenza d'uso del software deve essere realistico.
Il testo completo della proposta, cosi' come le motivazioni e le previsioni degli effetti sono pubblicati in: http://www.nonsiamopirati.org/4bersani.html (autenticita' md5 b4389837d79b118572a4c06944e4e7c5).
(il punto 3 e' stato qui riportato in forma abbreviata, coerente nel senso ma privo dei tecnicismi previsti nella forma integrale della proposta).


mercoledì, 6 giugno 2007
La guerra dei sei giorni — e i miti dell'infanzia duri a morire
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Nella mia vita di bambino Israele entro' quarant'anni fa giusti giusti, con la Guerra dei Sei Giorni. Con l'affascinante retorica, che soltanto anni dopo avrei scoperto ingannevole come tutte le retoriche, del piccolo paese circondato da giganti ostili, di David contro Golia, dei bellissimi Mirage con la stella a sei punte padroni del cielo — con tutta la fascinazione che una guerra lontana puo' avere per un bambino di sei anni che gioca con i soldatini — e con il sottotesto sionista dell'uomo nuovo, della modernita', del paese che aveva fatto fiorire il deserto e che ora difendeva la sua strisciolina di terra con la forza che gli veniva dalla ragione.
Mi ci sono voluti anni per capire che non era stato proprio cosi'. Che dietro a quella guerra — che pure continuo a pensare che fosse essenzialmente una guerra di difesa nazionale — c'erano colpe ed errori *anche* di Israele. E che quella vittoria fu in realta' la peggiore delle sciagure immaginabili: per Israele, per i Palestinesi, e perfino per noi che stavamo all'altro angolo del mondo. E' difficile liberarsi dei miti d'infanzia — e la delusione e' feroce.
E mi ci sono voluti altri anni per venire a capo di quella delusione, e per capire che se Israele non e' stata all'altezza del suo mito fondativo, se non ha funzionato come esperimento di una "umanita' nuova" (come non hanno funzionato tutti gli esperimenti di questo genere del XX secolo — e forse Israele alla fin fine e' quello che ha dato i risultati meno peggiori) — merita comunque di non essere giudicata alla luce di quel metro impossibile — ma come "paese normale". E come tale letta, analizzata, criticata per i suoi errori, che sono molti e gravi — ma non inchiodata al suo essere al di sotto del mito.

P. S. solo apparentemente off topic. Purtroppo non vedro' la mostra su Tel Aviv che si e' aperta da pochi giorni alla Casa dell'Architettura di Roma. Ma credo che meriti, anche come testimonianza di alcuni degli aspetti migliori del mito sionista — e come occasione di riflessione sui silenzi — e sulle rimozioni — che quel mito comporta, anche quando si parla di architettura e di urbanistica.


lunedì, 4 giugno 2007
Honoris Causa
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 5:38 pm

Ricevo dall'amico Beppe Attardi e rilancio volentieri, anche se temo che proprio non potro' esserci:

Il prossimo 15 giugno l'Università di Pisa conferirà la Laurea Specialistica in Informatica Honoris Causa a Alan Kay per i suoi meriti nell'invenzione del personal computing e della programmazione a oggetti.
Il programma della cerimonia è disponibile alla pagina: http://medialab.di.unipi.it/Event/AlanKay/.
Ai partecipanti verrà distribuita una copia dello storico articolo "Personal Computing" che Alan Kay presentò a Pisa nel 1975 in anteprima mondiale.
Nella sua Lectio Doctoralis Alan Kay parlerà dell'iniziativa
One Laptop For Child (OLPC). L'iniziativa (www.laptop.org) si propone di contribuire all'istruzione dei bambini del (terzo) mondo, attraverso un computer portatile dal costo di soli 100 dollari, per esplorare, sperimentare, comunicare ed esprimersi pienamente.
Alan Kay è uno dei promotori dell'iniziativa OLPC assieme a Nicholas Negroponte del MIT.
Il ruolo che possono avere le nuove tecnologie a favore di uno sviluppo sostenibile del terzo mondo sarà uno degli argomenti dell'incontro/conversazione con Alan Kay previsto il giorno 15 alle ore 17 presso il Polo Didattico Carmignani (Piazza dei Cavalieri).
Verrà presentato, in anteprima per l'Europa, un prototipo del laptop da 100$.
Siete tutti invitati a partecipare ai due eventi.

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