domenica, 15 aprile 2007
L'Italia cattiva?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:13 pm

Non ho tempo e non ho concentrazione, quindi butto li' solo due noterelle sullo scambio di vedute tra Sofri e D'Avanzo su Repubblica.
1) I funerali di Piergiorgio Welby. La mia sensazione e' che la cattiveria non c'entri niente qui. Se mai c'entra un altra caratteristica tipicamente italiana, quella di non pensare che i comportamenti debbano essere coerenti e conseguenti. Piergiorgio Welby ha scelto di interrompere le cure e di poter morire di fronte a una sofferenza che non riteneva piu' sopportabile per la sua dignita'. Credo che avesse ogni diritto a farlo — e sia dovuto a lui come a coloro che lo hanno aiutato il massimo rispetto. Personalmente non vorrei per me un trattamento diverso. Ma quella legittima e assolutamente dignitosa scelta di Welby e' contraria all'insegnamento della Chiesa. Lo e' su un punto non marginale, cioe' sul fatto che la vita e' cio' che Dio ha dato all'uomo ed appartiene comunque a Dio: l'uomo non ne dispone come di cosa propria — e quindi non puo' decidere quando abbandonarla. Si puo' non essere d'accordo — ma questo e' un caposaldo essenziale della dottrina cristiana (e in fondo di molte dottrine religiose). Di conseguenza Piergiorgio Welby con la sua scelta si e' posto fuori dalla comunita' della Chiesa — e bene ha fatto la Chiesa a non volere per lui un funerale cattolico, che sarebbe stato un segno di ipocrisia per i cattolici e per i non cattolici. Questo equivale a negare un degno funerale a una persona, come dice D'Avanzo? solo un funerale con il prete e' un degno funerale?
2) Che l'Italia sia cattiva non da oggi e' — temo — una lampante verita'. Ma non per le vicende di Moro — o di Mastrogiacomo — o di Welby. Perche' siamo un paese abituato alla contrapposizione tra arroganti e coglioni, tra prevaricatori e poveri cristi — e i poveri cristi non hanno altro ideale che di poter passare dall'altra parte della barricata. Prima della politica — la politica non e' che lo specchio di questo ethos nazionale. E il problema non e' se la politica puo' essere meno cattiva della pancia di questo paese — ma banalmente se puo' governare la situazione in maniera da tenere il livello della sopraffazione sotto la soglia dell'anarchia — ed orientare almeno una parte di energie verso il mantenimento di un accettabile tasso di benessere comune. Si puo' fare anche sommando egoismi e cattiverie — mica e' una cosa da buonisti. Ma temo che la cattiveria sia un falso problema — quello vero e' la qualita' tecnica, la competenza della politica e delle istituzioni — e mi pare che su questo piano siamo messi peggio che su quello della cattiveria.

4 Commenti a “L'Italia cattiva?”

  1. Fabrizio ha scritto il 15 aprile 2007 alle 12:30 pm

    Ottime riflessioni.
    Mi hai preceduto, stavo pensando di scrivere qualche cosa anche io, dopo aver letto i 2 articoli.

  2. Uyulala ha scritto il 15 aprile 2007 alle 5:20 pm

    Sul punto 1 non mi trovi d'accordo: Welby non ha fatto un suicidio assistito (che sarebbe stato contrario all'etica cattolica) ma una rinuncia all'accanimento terapeutico (che la chiesa cattolica non solo non condanna ma incoraggia, almeno sul piano dottrinale). L'anestesista non ha ucciso Welby, si è limitato a staccare il respiratore (terapia che Welby rifiutava) somministrando un sedativo per evitare che Welby soffrisse (cura palliativa della sofferenza).

    Il punto è che Welby ha cercato di portare il suo caso ad esempio per una battaglia che travalicava le scelte pr lui possibili, lo ha fatto attivandosi sul piano politico e ancorandosi ad un partito notoriamente anticlericale.
    La ragione del rifiuto al funerale è lì, non nella scelta di non proseguire la ventilazione assistita. La scelta della chiesa di negare il funerale a Welby nasce da motivazioni POLITICHE, non etico-religiose. Per questo è profondamente e irrimediabilmente esecrabile.

    Ho discusso della morte di Welby con un mio zio diacono, laureato in teologia, il quale mi ha confermato quanto scrivo qui sopra. Mi ha chiaramente detto che la chiesa non poteva fargli un funerale cristiano perchè Welby era radicale, non per il modo in cui è morto.

  3. Angelo ha scritto il 15 aprile 2007 alle 9:36 pm

    @Fabrizio: aspetto di leggerti, allora.
    @Uyulala: non sono convinto. Varrebbe la pena di fare un ragionamento sulla liberta' vista dalla prospettiva di un credente — ma e' cosa che esula da questo spazio — prima o poi provo a scrivere un post serio. Sullo specifico, la Chiesa ha obiettato con forza alla scelta di Welby — e proprio sul piano della *non disponibilita'* della vita umana. Tanto e' vero che ha anche gia' iniziato una dura battaglia di interdizione anche sul tema del testamento biologico.
    Ripeto: si puo' non essere d'accordo sui presupposti — e io non lo sono affatto. Ma l'insegnamento della Chiesa e' incompatibile con la scelta di Welby. Ed e' la Chiesa stessa a dichiararlo — in queste condizioni il funerale religioso sarebbe stato *per tutti* un atto ipocrita.
    Essere cattolici e' una scelta, non un dovere, per fortuna. Se lo sei, ti comporti di conseguenza — e fruisci dei vantaggi dell'appartenenza al club — funerale in chiesa e vita eterna annessa compresi. Se no, sei libero di fare altrimenti, ma loro sono liberi di non farti entrare alle loro cerimonie. Tutto qui.
    E ripeto di nuovo: ma siamo davvero convinti che solo un funerale con il prete e' un "degno funerale"? Siamo cosi' drammaticamente incapaci di laicita'?

  4. Uyulala ha scritto il 16 aprile 2007 alle 8:29 pm

    Per carità Angelo, se pensi che il mio desiderio (possibilmnte in un futuro molto molto lontano) è quello di venir cremata e che vengano sparse al vento le mie ceneri, figurati quanto è lontano il mio pensiero da quello di chi considera il funerale cattolico come l'unico possibile.
    Quello che voglio dire è che la chiesa sta lavorando in netta contraddizione con le proprie stesse dottrine: ciò che ha chiesto e ottenuto Welby è esattamente ciò che ha chiesto e ottenuto papa Woitila, ossia la sospensione delle cure.
    Sono LORO che vogliono leggere a tutti i costi l'atto di Welby come un atto contro la vita, semplicemente perchè la sua richiesta è avvenuta in forma laica e in una posizione di lontananza dalla chiesa stessa. In fondo anche l'accanimento terapeutico forza il disegno divino.

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