sabato, 28 aprile 2007
Memorie inattuali?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Ora, io capisco che con la nascita del PD tutti nei DS stanno attenti a stemperare gli aspetti identitari — non sia mai si rischia di passare da comunisti — e sono anche convinto che Gramsci sia un pensatore superato. Ma ci sono cose importanti che Gramsci ha dato alla storia di questo paese, e alla storia della sinistra, e a quella del PCI. L'attenzione al pensiero e alla questione cattolica, per dirne una. Una visione della politica che supera la contrapposizione leninista tra avanguardie e massa, per dirne un'altra. A me, sommessamente, non pare poco.
E quindi trovo un po' ridicolo che i DS stiano passando il settantesimo anniversario della morte di Gramsci praticamente sotto silenzio, come se non li riguardasse. E che — non potendone proprio fare a meno — a deporre una corona di fiori sulla tomba abbiano mandato un signore e una signora Nessuno.
No — il passato e le identita' non bastano — e non devono mai essere pretesto per non andare avanti, per non ricercare accordi e posizioni comuni. Ma se il Partito Democratico ha paura di andare a mettere decentemente una corona sulla tomba di un grande uomo della sinistra italiana — allora vuol dire che e' cosi' debole e cosi' confuso da aver paura anche della propria ombra.


Da Floria il (quasi) lieto fine della storia della censura ai prof che discutono di DICO



mercoledì, 25 aprile 2007
Ahio!
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

Ok, volevo scrivere un post sul 25 aprile — ma ho preso un'altalenata in fronte nel tentativo (vano) di non far cadere It dall'altalena suddetta — e ho un po' di mal di testa… Ne riparliamo magari nel 2008, eh? [P. S. del 26 aprile: nel frattempo -- leggetevi questo post di eìo, che qui la si pensa un po' come lui]

It non si e' fatto niente — e anche io sto bene — siamo di dura cervice noi.


lunedì, 23 aprile 2007
Sabato, domenica e … Montag
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:35 am

Sabato siamo stati qui:

E domenica mattina qui:

E domenica pomeriggio qui:

Mi sa che al neo-addottorato Marco (felicitazioni!) e ad Elena sono un po' fischiate le orecchie.

A breve un po' di foto su 23.


domenica, 22 aprile 2007
Un po' di moderazione
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto da Amministratore alle 8:48 pm

… almeno nel senso della moderazione dei commenti.
Ne ho appena cancellato uno che — partendo da un dissenso sulle qualita' musicali di un gruppo pop — arriva ad augurare la morte a chi ha scritto il post. No, dico — un po' di senso della misura?
Se non pubblicare cose del genere e' censura — beh, allora su questo blog si pratica una ferrea censura.


Questi signori propongono libri di testo per la scuola in formato elettronico e con licenza CC



sabato, 21 aprile 2007
La multicanalita' ai tempi di Poste.it
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Web — Scritto dal Ratto alle 12:58 pm

Una nostra amica si sposa e Waldorf mi ha ricordato che avremmo dovuto mandarle un telegramma, come si usa. Che problema c'e' — faccio io — basta andare sul sito delle Poste e si invia online, 24 ore su 24.
Detto fatto: mi collego, scelgo "Telegramma online" — e mi compare un bellissimo Error 500. Tutto elegante nella sua livrea di barre in grigio — sembra quasi la home di The Rat Race — ma senza foto bogia-nen. Sara' colpa dell'ora, mi dico — i servizi online delle Poste, nonostante dichiarino l'apertura H24, hanno una certa tendenza ad andare a letto prima di mezzanotte.
Stamani riprovo. E funziona tutto. A meraviglia. Inserisco il testo del telegramma, inserisco l'indirizzo del destinatario, poi clicco su "continua" — e qui arriva il patatrac. "L'indirizzo del destinatario non esiste o non e' esatto" — sostiene irremovibile il sito delle Poste. Io sono certo dell'indirizzo, ma controllo e ricontrollo — e verifico per sicurezza perfino sulle PagineBianche e sull'elenco dei codici d'avviamento postale. Tutto regolare. Riprovo. Niente. Riprovo ancora con tutte le possibili varianti (con e senza "Via" prima del nome della via, mi faccio anche venire in mente che le Poste, anziche' "Roccacannuccia di Sopra", vogliano "Rocca Cannuccia" o "Roccacannuccia Sopra" o "Roccacannuccia d. S." e cosi' via — insomma una dozzina di tentativi). Niente di niente.
Mi rassegno. In fondo c'e' il telefono per i telegrammi — una volta si faceva cosi'. Pero' non ho un telefonino TIM — e quindi non posso usare il servizio dal mobile. Provo con il 186 dal fisso. i=1; for i==6 {Chiamo. Resto in attesa. Resto in attesa. Resto in attesa. Resto in attesa. Mi incazzo. Riattacco. Aspetto due minuti. i++}
E' sabato — la gente mica puo' rispondere al telefono. E allora raccatto tutti i miei coccetti, carico It sul passeggino e andiamo all'ufficio postale. Compilo un bellissimo modulo a mano in cui mi chiedono tre firme, indirizzo, numero di telefono e poco manca anche il codice fiscale e il casellario giudiziale — con tanto di informativa per la privacy a firma unica in cui il consenso al trattamento dei dati nasconde anche l'utilizzazione a fini promozionali. Presento il modulo all'impiegato che comincia ad armeggiare, inserisce a mano il testo sul PC, sbaglia corregge risbaglia ricorregge. Alla fine clicca su invio. E non succede niente. Consulto con gli altri impiegati. Perplessita' diffusa. Riprovano su un altro PC. Niente. Rassegnazione. "Guardi, non c'e' linea. Se vuole puo' tornare tra un'oretta — oppure puo' provare a mandare il telegramma per telefono, o via internet".
Evito di prendere a schiaffi l'impiegato. A fatica, ma lo evito. Gli spiego la mia trafila. Mi guarda un po' compassionevole e mi dice — forse su internet il problema e' che il sistema riconosce soltanto ROCCACANNUCCIADISOPRA e lei ha scritto Roccacannuccia di Sopra. Riprovi e probabilmente andra' bene.
Torno a casa. Ridigito www.poste.it e rifaccio tutta la trafila. Riscrivo l'indirizzo indicando correttamente ROCCACANNUCCIADISOPRA. "L'indirizzo del destinatario non esiste o non e' esatto" — risponde serafico lo schermo.
A questo punto sono dodici ore che sto tentando di mandare un telegramma — usando tutti i canali della prodigiosa offerta multicanale delle Poste Italiane. Ometto ogni commento, ma posto nell'appropriata categoria.


A Palazzo Bricherasio a Torino c'e' una mostra di Romano Levi



giovedì, 19 aprile 2007
No – non sono convinto
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:18 pm

Lo dico con un po' di scoramento. La relazione di Piero Fassino al Congresso dei DS mi e' parsa debole su alcuni punti essenziali — e soprattutto su quello della difesa della laicita' dello Stato e sulla questione cattolica. Cito estesamente perche' cosi' non devo far la fatica di ridirlo con parole mie:

Qui sta la vera difesa della laicità. Che non consiste nella riproposizione di antichi e anacronistici steccati. Ma nella comune ricerca di un nuovo umanesimo, di un pensiero nuovo, capace di suscitare comuni, innovative risposte alle grandi questioni che interrogano l’intelligenza e la coscienza dell’umanità contemporanea.
Solo la politica capace di alimentarsi a questa ricerca comune è una politica forte, autonoma e quindi laica.
E d’altra parte il rapporto con il mondo cattolico rappresenta una delle grandi costanti della politica italiana.
E le modalità con cui il mondo cattolico ha organizzato e realizzato la sua presenza politica ha sempre segnato la storia italiana, sia quando vi è stato un partito come la Democrazia Cristiana, fondato sul presupposto storico dell’unità politica dei cattolici, e sia quando, come oggi, quel partito non c’è.
Quell’unità politica non c’è più ed è aperta davanti a noi la duplice possibilità di vedere il grande patrimonio di tensione morale e cultura politica del movimento cattolico o reinvestito in un grande progetto democratico, o invece tentato di trasformarsi nel riferimento identitario e nella base elettorale di un partito conservatore di massa.
E’ anche sulla base di questa consapevolezza che diciamo che una delle ragioni non ultime del Partito Democratico è proprio offrire un grande soggetto politico, riformista e progressista a credenti e non credenti, abbattendo definitivamente storici steccati e aprendo così una stagione nuova alla democrazia italiana.

Vorrei essere d'accordo. Ho sempre pensato che l'Ulivo prima e il PD poi dovessero — tra l'altro — servire a disinnescare definitivamente la vecchia questione cattolica che avvelena la politica italiana dai tempi di Porta Pia — e farlo abbattendo steccati e preconcetti, stabilendo un nuovo dialogo sul benessere collettivo come finalita' della politica.
Ma oggi il mondo cattolico (o almeno la sua parte piu' istituzionale) e' armato (e uso ponderatamente una parola forte) in una vera e propria crociata che ha come fine la ricattolicizzazione della societa' — e della legislazione, l'imposizione di un set di valori cattolici come etica collettiva, sostenuta dalla legge la' dove non lo e' piu' dalle coscienze.
Ecco, io una parola contro il neoclericalismo di molta parte della politica e contro la negazione della laicita' che viene dalla gerarchia della Chiesa — beh, io l'avrei proprio voluta da Fassino nel momento in cui apre il percorso del Partito Democratico. Perche' altrimenti li' dentro ci si va come agnelli fra i lupi — e rischiamo di ritrovarci imposto nel PD quel "riferimento identitario" cattolico che Fassino paventa quale bandiera di un partito conservatore di massa.


Paragonare il terrorismo islamico alla Shoah e' una forma di negazionismo secondo Bradley Burston su Ha'aretz



Censurati i docenti che parlano in rete di DICO e di laicita': ce lo racconta Contaminazioni.



domenica, 15 aprile 2007
L'Italia cattiva?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:13 pm

Non ho tempo e non ho concentrazione, quindi butto li' solo due noterelle sullo scambio di vedute tra Sofri e D'Avanzo su Repubblica.
1) I funerali di Piergiorgio Welby. La mia sensazione e' che la cattiveria non c'entri niente qui. Se mai c'entra un altra caratteristica tipicamente italiana, quella di non pensare che i comportamenti debbano essere coerenti e conseguenti. Piergiorgio Welby ha scelto di interrompere le cure e di poter morire di fronte a una sofferenza che non riteneva piu' sopportabile per la sua dignita'. Credo che avesse ogni diritto a farlo — e sia dovuto a lui come a coloro che lo hanno aiutato il massimo rispetto. Personalmente non vorrei per me un trattamento diverso. Ma quella legittima e assolutamente dignitosa scelta di Welby e' contraria all'insegnamento della Chiesa. Lo e' su un punto non marginale, cioe' sul fatto che la vita e' cio' che Dio ha dato all'uomo ed appartiene comunque a Dio: l'uomo non ne dispone come di cosa propria — e quindi non puo' decidere quando abbandonarla. Si puo' non essere d'accordo — ma questo e' un caposaldo essenziale della dottrina cristiana (e in fondo di molte dottrine religiose). Di conseguenza Piergiorgio Welby con la sua scelta si e' posto fuori dalla comunita' della Chiesa — e bene ha fatto la Chiesa a non volere per lui un funerale cattolico, che sarebbe stato un segno di ipocrisia per i cattolici e per i non cattolici. Questo equivale a negare un degno funerale a una persona, come dice D'Avanzo? solo un funerale con il prete e' un degno funerale?
2) Che l'Italia sia cattiva non da oggi e' — temo — una lampante verita'. Ma non per le vicende di Moro — o di Mastrogiacomo — o di Welby. Perche' siamo un paese abituato alla contrapposizione tra arroganti e coglioni, tra prevaricatori e poveri cristi — e i poveri cristi non hanno altro ideale che di poter passare dall'altra parte della barricata. Prima della politica — la politica non e' che lo specchio di questo ethos nazionale. E il problema non e' se la politica puo' essere meno cattiva della pancia di questo paese — ma banalmente se puo' governare la situazione in maniera da tenere il livello della sopraffazione sotto la soglia dell'anarchia — ed orientare almeno una parte di energie verso il mantenimento di un accettabile tasso di benessere comune. Si puo' fare anche sommando egoismi e cattiverie — mica e' una cosa da buonisti. Ma temo che la cattiveria sia un falso problema — quello vero e' la qualita' tecnica, la competenza della politica e delle istituzioni — e mi pare che su questo piano siamo messi peggio che su quello della cattiveria.


Lo vedo in ritardo, ma non posso che applaudire a questo post di Leonardo



sabato, 14 aprile 2007
Top of the heap
Nelle categorie: Quel che resta, Web — Scritto da Amministratore alle 11:07 am

… of spam:

Come direbbe eio, il limite e' il cielo…


venerdì, 13 aprile 2007
Esageroma nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:12 am

D'accordo che in campagna elettorale si fa di tutto, come dimostra l'ineffabile Sindaco di Varallo. Ma, in una cittadina piemontese di cui non dico il nome, il Sindaco uscente si e' ricandidato con una lista civica che si chiama "Nome-della-citta' nostra" e che ha come simbolo una specie di sole padano/fiorellino fatto cosi':

E con questo nome e questo simbolo ha ovviamente (e del tutto legittimamente) tappezzato la citta' di manifesti. Peccato che il Comune, con singolare coincidenza di tempi, abbia lanciato una campagna informativa sui risultati dell'amministrazione in tema di ambiente e raccolta rifiuti, il cui manifesto e' intitolato "La nostra Nome-della-citta' sana e pulita". In alto, accanto allo stemma del Comune, talmente piccolo da risultare invisibile, un simbolo sostanzialmente identico a quello della lista del sindaco:

Via, Signor Sindaco, non sia cosi' timido! la prossima volta faccia stampare al Comune direttamente i manifesti con il suo faccione e la scritta RIELEGGIMI. Sarebbe un uso piu' trasparente del denaro pubblico…


giovedì, 12 aprile 2007
Negazionismo cattolico
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 3:55 pm

Il nunzio apostolico vaticano a Gerusalemme disertera' la commemorazione della Shoah che si tiene ogni anno a Gerusalemme perche' nel memoriale di Yad Vashem e' appesa una immagine di Pio XII con una didascalia che ne condanna il comportamento — definito ambiguo — verso gli ebrei durante la guerra mondiale.
Puo' darsi che Pio XII non meriti di essere messo accanto ai protagonisti dello sterminio. Ma e' difficile sostenere che abbia fatto abbastanza per la salvezza degli ebrei. Altri fecero molto di piu', in posizioni molto piu' esposte e molto piu' deboli — anche nella Chiesa. E a dottrina spiegano che si pecca anche per omissione.
Se la Chiesa cattolica non e' disposta a interrogarsi sulle sue colpe (fossero anche soltanto di omissione, per l'appunto) — fa del negazionismo bello e buono — e il negazionismo cattolico non e' meno intollerabile per il fatto di essere cattolico.
C'e' per altro uno stile comune tra questa presa di posizione e il terribile discorso di Benedetto XVI ad Auschwitz. E anche uno stile comune con l'arroganza generale di questa Chiesa cattolica — che si pretende maestra di tutti, anche dei non cattolici, e si straccia le vesti non appena qualcuno osa metterne in dubbio le parole ed il ruolo.

L'otto per mille — mi raccomando — datelo a qualcun altro, non alla Chiesa cattolica. E ricordatevi che se non scegliete, la grande maggioranza del vostro otto per mille va comunque alla Chiesa.


giovedì, 12 aprile 2007
Metafisica
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:24 pm

Scattata col telefonino (e quindi la qualita' e' quella che e') in Terrazza Mascagni a Livorno, a novembre scorso — e ritrovata oggi levando un po' di casino dalla scheda troppo piena.


lunedì, 9 aprile 2007
Splendore e miseria
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:57 pm

Ieri siamo andati a fare un giro in Val Maira, in particolare in quel posto meraviglioso che e' Elva. Sulla via del ritorno Waldorf, che ha un occhio tutto particolare per scovare bei posti nelle cose scritte in piccolo delle guide turistiche, mi ha dirottato a San Costanzo al Monte, a un passo da Dronero. E' uno tra i piu' singolari monumenti romanici del Piemonte, costituito di due chiese sovrapposte, di cui la superiore a tre navate con cupola ottagonale su pennacchi. La parte absidale, altissima e molto simile a quella della Sacra di San Michele, e' coronata da false gallerie. Ricco anche il corredo di sculture, tanto all'esterno che all'interno. Qualche rimaneggiamento posteriore, soprattutto negli edifici circostanti e nella facciata (barocca), non cancella lo splendore del complesso. Le mie foto non sono gran che, ma forse danno un'idea della meraviglia di cui stiamo parlando (formati piu' grandi e altre immagini su 23, cliccando sulle miniature):




Eppure questa chiesa non la trovate negli itinerari turistici. Perche'? perche' e' in completo abbandono — e in condizioni pietose. Un minaccioso cartello su un ingresso vieta l'accesso e segnala pericoli di crollo: ma il portone della chiesa e' sfondato e si apre alla minima pressione; nell'area "vietata" dal cartello si entra dal retro, senza incontrare alcuna recinzione o ostacolo. Il monumento e' nello stesso tempo invisitabile — se non a rischio e pericolo di chi entra — e completamente esposto a vandalismi, intemperie — e peggio ancora.
Eppure — facendo qualche rapida ricerca su Google — ho scoperto che gia' nel 1998 una legge (la n. 61/1998, art. 23 comma 6-bis) stanziava un miliardo e ottocento milioni di lire a favore della Provincia di Cuneo "per l'intervento a tutela delle condizioni statiche del complesso monumentale di San Costanzo al Monte". E in effetti un robusto intervento di restauro e' stato intrapreso: lo rivelano la copertura del tetto, in buone condizioni, il paramento in pietra della parte absidale, che e' stato evidentemente consolidato e ripulito — e soprattutto le travature e i tiranti d'acciaio che armano tutto l'interno della chiesa e che ne garantiscono una sia pur non troppo rassicurante stabilita'. Ho anche trovato l'annuncio, nel novembre 2004, di un appalto della Provincia di Cuneo per il "terzo lotto dei lavori di restauro e consolidamento statico degli edifici esterni del complesso abbaziale di San Costanzo al Monte nel comune di Villar San Costanzo, in Valle Maira". Tra 2004 e 2005 il Club Unesco di Cuneo ha ottenuto un contributo di 4.500 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo per produrre un DVD multimediale sul monumento; di questo lavoro e' stata fatta una presentazione a febbraio 2005 presso il Comune di Villar San Costanzo alla presenza dell'Assessore provinciale al Turismo, Angelo Rosso. Sul blog di Artemista, infine, trovo l'annuncio che venerdi' 16 giugno 2006 "viene riaperta al pubblico la chiesa romanica di San Costanzo al Monte, uno dei capolavori del medioevo piemontese da anni oggetto di un accurato restauro. Appuntamento alle ore 18.00 per l’apertura ufficiale".
Che cosa e' successo nel frattempo? Come e' possibile che in meno di dieci mesi si sia passati dalla riapertura al pubblico all'attuale pauroso stato di sfacelo, con tanto di minaccia di crolli? Come e' successo che le pubbliche amministrazioni interessate, che hanno ricevuto e stanziato denaro pubblico per la conservazione dell'edificio, se ne siano disinteressate al punto di non provvedere nemmeno a un lucchetto e a una catena per impedire l'accesso a un cantiere pericoloso? Che cosa ci siamo persi? Quali informazioni non abbiamo trovato?
Se qualcuno ne sa qualcosa piu' di me, lo prego di raccontarcelo. Se poi si puo' fare qualcosa per impedire lo sfascio di questo gioiello — io sono a disposizione, per quel che conta.


mercoledì, 4 aprile 2007
La memoria non si fa bella
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:17 am

Repubblica pubblica oggi alcune immagini di Claude Andreini — una sorta di racconto fotografico di un viaggio sui luoghi della Shoah. Sono belle immagini. Ma proprio perche' sono belle — feriscono come una menzogna. Credo di averlo detto in un'altra occasione, ma sento il bisogno di ripeterlo — nulla di bello ci fu ad Auschwitz — e il linguaggio della bellezza e' una bestemmia sulla cenere delle vittime.

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