giovedì, 30 novembre 2006
Big Love
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:45 pm

Big Love, la serie della mitica HBO su una famiglia mormone poligama, prodotta tra gli altri da Tom Hanks e ora in onda su Foxlife, mi ha lasciato perplessa ancora piu' di quanto avrei previsto. Dato che i poligami ormai, per quanto ne so, sono una stretta minoranza anche tra i mormoni dello Utah, in una serie che tratta di loro ti aspetteresti un certo risalto alla componente religiosa o ideologica della scelta della poligamia (io personalmente ignoro quale sia il motivo per cui alcuni mormoni ritengono lecita – o addirittura dovuta? -la poligamia).
Nelle prime due puntate di Big Love quasi nessun cenno viene fatto a questa problematica (magari lo dicono con il tempo, boh) e il risultato e' che ci si trova di fronte alla storia di una per quanto assurda, famiglia borghese, con un marito, tre mogli, sei o sette figli e tre case vicine, dove i problemi non sono poi tanto anomali e la religione ha un ruolo del tutto secondario. Altrimenti la presenza di tutte queste mogli serve a creare pruriginose situazioni di condivisione sessuale, con il povero marito costretto a ricorrere al viagra perche' altrimenti non ce la fa, e le donne che litigano per i turni. Inoltre si creano fantastiche occasioni per mostrare il protagonista maschile a culo nudo (chissa' perche' delle donne non si vede neanche una tetta).
Non so se la serie e' destinata a cambiare ne' se avro' la pazienza di verificarlo, pero' nel frattempo sono sconcertata dalla scelta di affrontare un argomento cosi' spinoso con cosi' poca originalita'.
Perche' non fare la solita serie sulla solita famiglia se non volendo osare veramente?


giovedì, 30 novembre 2006
Coney Island
Nelle categorie: New York, New York — Scritto dal Ratto alle 1:19 pm

La notizia di oggi, secondo cui Coney Island e' destinata a trasformarsi in una mega-attrazione modello Las Vegas, mi ha fatto un sacco di tristezza. A me Coney Island e' piaciuta alla follia proprio come e' oggi, con la passeggiata con gli assi di legno, il Cyclone non troppo tirato a lucido, le giostre con l'aria vecchiotta e scalcinata, il mix di ebrei ortodossi e di nuovi immigrati russi che chiacchierano per strada — e ovviamente Nathan's — e la metro con l'aria di treno di periferia — e la spiaggia da povera gente e i casermoni di edilizia popolare. Lo so — nostalgie da turista cinefilo, che non hanno senso. Ma tant'e' — ne sentiro' la mancanza — e sono contento di esserci stato prima che sparisse.




Prestissimo una galleria di immagini su 23.


martedì, 28 novembre 2006
B-NBL 2006
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da Amministratore alle 11:40 pm

Aggiornamenti e informazioni utili per venire al Bogia-Nen Blog Lunch il prossimo 3 dicembre si trovano QUI.
Le adesioni si raccolgono soltanto fino a domani, 29 novembre.


lunedì, 27 novembre 2006
Sempre piu' radiosa
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:34 pm

Oggi nella piana alessandrina.


giovedì, 23 novembre 2006
Inside post
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:02 pm

Nel senso che questo lo capiscono — se va bene — in tre.

Sono giornatacce, nel complesso. Pero' oggi ho acceso the Rat Ra…dio su Pandora e la prima canzone che ha sputato fuori e' stata questa. E poi in macchina tornando a casa ho trovato che alla radio parlavano di questo. Lassu' qualcuno si e' ricordato di me.


martedì, 21 novembre 2006
Una perdita
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta — Scritto da tutti e due alle 8:48 pm

Questo blog e' ufficialmente in lutto per la perdita di Robert Altman. Ci manchera'. E non e' retorica, perche' ancora di recente ci aveva dato un grande film come Radio America.. Sono contenta che abbiamo potuto vederlo al cinema, in una delle nostre rare libere uscite. E basta, perche' tanto ci penseranno i giornali a far scorrere i classici fiumi di inchiostro. Magari ci torno su quando gli altri smettono di parlarne.


sabato, 18 novembre 2006
Mujeres
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 9:30 pm

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Magari non e' audacissimo, ha un'apparenza un po' scalcinata e ricicla in tv molte idee del cinema di Almodovar (che produce la serie), ma a me Mujeres (in onda su Raisat Premium) piace molto piu' di quanto non avrei pensato alla prima puntata. La serie tv spagnola su una famiglia di quattro donne (Irene, la madre Palmira e le figlie Magda e Julia) con amiche e pochi uomini annessi ambientata in un quartiere popolare e piuttosto squallido di Madrid ha il sapore della verita' (non quella dei reality…) con gli ovvi limiti di una serie. C'e' un'atmosfera di allegria disperata che mi ricorda molti momenti della vera vita tra donne; non manca una certa cattiveria, che non guasta, anche se la sceneggiatura potrebbe graffiare di piu'. Le puntate sono troppo lunghe forse (circa un'ora) tanto che e' difficile inquadrare Mujeres nei generi americani in cui le durate sono inferiori; in realta' il rischio e' non riuscire a tenere il ritmo, come a volte accade. Lo stile lascia abbastanza a desiderare specie per la ricostruzione in studio del quartiere, forse un po' simile a qualche soap italiana (non ho riferimenti precisi , e' solo una generica impressione). Fatto sta che vedere una puntata mi lascia la curiosita' di vedere la successiva; e questo e' il segno che e' una serie se non perfetta riuscita.
PS: direi che Desperate Housewives, di cui Mujeres dovrebbe essere il contaltare europeo ed anzi mediterraneo (il confronto ironico e' ricercato peraltro anche nella foto sopra), non c'entra nulla. L'analogia e' solo che ci sono parecchie donne in tutti e due i casi.


Quando lo Stato perde la ragione e l'umanita'. Non chissadove: proprio qui, a casa nostra.



domenica, 12 novembre 2006
Vedi alla voce:
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:53 pm

David Grossman: a Che tempo che fa mi ha quasi commosso. Misurato, chiarissimo, appassionato — che parlasse di scrittura o di Israele e di Palestina.


domenica, 12 novembre 2006
Sulle colpe di Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 7:30 pm

ci sono su Ha'aretz due articoli che condivido in pieno, il primo di Gideon Levy, il secondo di Bradley Burston.


giovedì, 9 novembre 2006
Magari non ho capito…
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:37 pm

a causa della mia scarsa formazione ma mi e' sembrato che il Governatore della Banca d'Italia Draghi abbia in qualche maniera dato la colpa anche ai precari della loro precarieta' collegandola alla mancanza di istruzione nel nostro Paese. Certamente il Governatore ne sa piu' di me, pero' io ho avuto l'impressione che l'Italia sia piena di precari parecchio istruiti, con tanto di lauree e master ecc. ecc. E' che loro non lo sanno, ma sono ignoranti e di conseguenza un po' meritevoli di essere precari.
PS a seguito del primo commento ricevuto che mi ha fornito il link per leggere interamente il discorso del Governatore aggiungo il passaggio in cui Draghi fa riferimento al precariato seppur non usando la parola:
"Possedere un elevato livello di istruzione costiuisce inoltre il migliore strumento per ridurre i rischi insiti in percorsi di carriera frammentari e quelli connessi alla perdita dell'occupazione oggi più elevati che in passato a causa del crescente ricorso a rapporti di lavoro a tempo determinato. All'aumentare della qualificazione professionale cresce infatti l'incentivo per l'impresa e investire in rapporti stabili e duraturi, diventa maggiore la possibilità per il lavoratore di ritrovare pronta collocazione nel caso di rapporti di lavoro insoddisfacenti o di eventi sfavorevoli che coinvolgano il posto di lavoro".
Rivolto a chi e' al governo certo il discorso vale a incoraggiare un maggiore investimento nell'istruzione, ma letto da chi l'istruzione ce l'ha ed e' precario lo stesso suona quanto meno come un bel discorso teorico. E non fa certo sentire meglio.
Ad ogni modo la lectio magistralis di Draghi in quasi tutti i suoi aspetti mi sembra molto condivisibile, anche se le cose che dice sarebbero per lo piu' ovvie. Peccato che certe ovvieta' in Italia non sembrino affatto tali.


mercoledì, 8 novembre 2006
Errore? No: orrore.
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Il massacro di civili palestinesi a Beit Hanoun e' una cosa semplicemente orrenda. Il governo israeliano parla di un deprecabile incidente — ed e' sicuramente vero sul piano tecnico — ma usare l'artiglieria pesante a poche decine di metri dalle case vuol dire accettare consapevolmente il rischio di fare vittime civili. E questo *non* e' un errore tecnico: e' una scelta politica — che non si condannera' mai abbastanza.
Che lo dica io non serve a niente, e' chiaro. Ma non me la sento di stare zitto — proprio per tutte le volte che questo blog si e' sgolato a difendere il buon diritto di Israele.


martedì, 7 novembre 2006
Imponente abbandono
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:04 am

Nei sobborghi di Alessandria, a Casalbagliano, c'e' questo rudere, in cui la torre medievale (autentica, pare) e' stata inglobata in successivi rimaneggiamenti e da ultimo "arricchita" da uno dei tanti Coppede' in sedicesimo che giravano in questi paraggi. Il castello, che ha finito i suoi giorni come Casa del Fascio, e' in stato di abbandono totale dalla fine della guerra — e verosimilmente destinato ad un prossimo crollo.



mercoledì, 1 novembre 2006
Caldarroste e calzature
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:36 pm

Quello che penso delle infradito l'ho gia' detto diverso tempo fa e non lo ripeto. Pero' oggi pomeriggio ho visto una cosa divertente in merito alla voga che li vuole indossati in ogni occasione che non riesco a fare meno di segnalare.
Oggi e' stata una bellissima giornata autunnale (un insolito regalo nel novembre piemontese) ma nel tardo pomeriggio cominciava a far fresco. Dato il giorno festivo e la tradizione di lasciare un regalino ai morti, nel corso della mia cittadina di residenza stazionava un banchetto di caldarroste; tra le varie persone in fila ce n'era una che ha attratto inevitabilmente la mia attenzione, cioe' una fanciulla che indossava pantaloni jeans in foggia piu' o meno caprese, con le gambe nude e le infradito. E vedere qualcuno far la fila per le caldarroste con la calzatura piu' estiva e inconsistente che si possa immaginare mi e' sembrato proprio buffo. Un segno di questi tempi strani, in cui si e' deciso di disancorare la moda dalle temperature.

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