domenica, 24 settembre 2006
The Queen
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:12 pm

Alcune osservazioni disordinate su The Queen di Stephen Frears, dato che sono incalzata da un turbolento Enrico (del resto anche vedere il film ha chiesto non pochi equilibrismi..). Devo premettere che oltre ad essere un'ammiratrice di Frears, ero molto interessata all'argomento della morte di Lady Diana, un personaggio che, ho amato forse contro la mia stessa indole, anche perché ho vissuto buona della mia vita in parallelo alla sua turbinosa esistenza. Era difficile non essere affascinati da quella creatura insicura, fragile e al contempo luminosa, con l'aura della favola spezzata addosso.
La ricostruzione dei difficili giorni della regina Elisabetta seguiti appunto alla morte di Diana, oltre a rappresentare una grande prova attoriale da parte di Helen Mirren, mi e' sembrata piena di spunti di riflessione su tanti argomenti. Tutti dicono che il film e' pro-Elisabetta ed e' senz'altro vero, perche' la regina e' la figura di maggiore dignita' e complessita' dell'opera. Eppure quello che mi e' piaciuto e' che, a mio personale parere, Frears presenta appunto una figura tutt'altro che monolitica, di una donna con grande senso del dovere e della sua figura istituzionale, della compostezza e del rigore che pero' e' totalmente capace di reagire di fronte a circostanze che sembrano smentire la validita' di tutto cio' che ha imparato. Diana, il personaggio che non c'e', il fantasma, da morta riesce a sucitare uno scomposto sentimento nella nazione e nel mondo che Elisabetta non sa come affrontare, che la sorprende e un po' la schifa, che la costringe all'umiliazione di alterare consuetudini immutabili da secoli come non aveva mai fatto anche per eventi apparentemente piu' importanti. Gli altri intorno a lei sono sicuramente peggiori; Blair e' un opportunista e falso uomo di sinistra dipendente dalle idee di uno spin-doctor, Carlo cerca disperatamente di evitare una ulteriore impopolarita', il marito Filippo e' un essere odioso che pensa di guarire il dolore dei nipoti portandoli a caccia di un magnifico cervo. Ed e' proprio il cervo, incontrato per caso, l'essere con cui Elisabetta in questa crisi riesce a stabilire il contatto piu' profondo, e la morte del povero animale per mano di un ricco e incapace banchiere di Londra sembra il simbolo della fine di un mondo che la regina credeva ancora esistente e che invece le e' scomparso da sotto gli occhi senza che neanche potesse accorgersene (meravigliosa la sequenza in cui Elisabetta piangente di fronte alla comparsa del cervo e' inquadrata di spalle).
Ha vinto Diana, la nuora mediatica e priva di regale dignita'? O forse la compostezza e il senso del dovere della regina rimangono i valori provvisoriamente perdenti ma piu' validi? Frears sembra credere questo, e probabilmente ha ragione. Personalmente credo di essere piu' convinta dall'ethos di Elisabetta, anche se la sua freddezza non mi convince proprio (la trovai odiosa nell'occasione della dichiarazione fatta in tv sull'onda del furore popolare). Resta il fatto che il problema di adattare certi valori al mondo contemporaneo esiste e la vicenda di Elisabetta lo evidenzia. Cosi' il film del Frears ha molto di piu' da raccontare che una vicenda puntuale, ma qualcosa che tocca la vita di tutti noi, anche solo nel rapporto con i nostri padri e nonni. E The Queen e' piu' che mai un film di Frears.

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