venerdì, 29 settembre 2006
La legge e' legge (finche' ci piace?)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 3:05 pm

Trovo parecchio fastidiosa, personalmente, la vicenda ormai tormentone della bambina bielorussa sottratta o forse rapita dai coniugi italiani affidatari "stagionali" con la complicita' delle cosiddette "nonne". Capisco che il bene di un bambino venga al di sopra di ogni altra cosa, ma c'e' una prepotenza di fondo in questa storia che non mi sembra tollerabile. Sembra che i protagonisti abbiano stabilito che la legge si rispetta finche' ci va bene, quando poi decidiamo che non ci torna ce ne freghiamo perche' siamo superiori. Cosi' i due non-genitori, che forse non hanno accettato fino in fondo il carattere provvisorio della loro genitorialita' che caratterizza e rende a volte dolorose le situazioni di affidamento, hanno agito con l'aria di ritenere di avere il coltello dalla parte del manico e di poter tenere tutti in scacco. Peccato che il loro vantaggio derivasse dal fatto che avevano commesso un reato e che cosi' comportandosi abbiano danneggiato altri bambini che non c'entravano nulla.
Forse al loro posto mi sarei comportata come loro, non so, eppure c'e' qualcosa che non va. Magari e' il fatto che anche i valori ritenuti superiori andrebbero fatti valere nelle forme dovute, senza l'assoluta presunzione di avere ragione. E in fondo forse anche le autorita' bielorusse, considerate ovviamente come sospette e inaffidabili a priori, dal loro punto di vista potrebbero avere delle ragioni di non fidarsi.


Colpevolmente, scopro solo oggi I pizzini di Bernardo P. Da non perdere.



venerdì, 29 settembre 2006
Temporarily unavailable
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 12:00 am

Haramlik e' giu' da diversi giorni. Lia, dobbiamo preoccuparci — o e' solo che Genova ti ha tolto la voglia di scrivere?


mercoledì, 27 settembre 2006
Scritte sul muro
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

(sull'argomento ha scritto molto meglio di me — un'eternita' di tempo addietro — Daniela Amenta su Linea Gotica)

Per chi come me e' stato adolescente negli anni settanta le scritte sui muri sono state uno degli approcci piu' istintivi e immediati alla politica. Erano una forma di presidio del territorio, ti dicevano se il quartiere in cui passavi era "fascio" o "rosso" — erano testimonianze di arditismo politico (andare a scrivere BOIA CHI MOLLA su un muro in Barriera di Milano o a Mirafiori Sud — oppure PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO sulla recinzione di un villone in collina) — erano il segno della presenza delle organizzazioni — e la prima forma di diffusione delle parole d'ordine.
A Torino, in quegli anni, prevaleva uno stile cubitale, squadrato, di grandi dimensioni — a colori piatti rossi o neri. Niente a che vedere con le pretese artistiche e la vivacita' coloristica dei graffiti di epoche successive. Solo slogan sul muro — brutali come gli scontri di piazza e come la politica di quegli anni.
Poi, un (bel?) giorno, e' arrivato il riflusso. Di colpo. Per me ha avuto l'aspetto di un ELENA TI AMO scritto su un muro vicino a casa: in nero, a caratteri cubitali, squadrati e sgraziati: proprio lo stesso stile di BOIA CHI MOLLA. Il buffo e' che credo di sapere chi fosse Elena: una mia ex compagna di classe delle scuole medie, a tredici anni paffuta e perfino un po' baffuta, la cui famiglia aveva un negozio di fiori a pochi passi da li' — evidentemente qualche anno dopo aveva sviluppato grazie insospettabili. Ma non e' questo il punto: e' che quel muro, di fronte a cui c'era una fabbrica notoriamente rossa — di quelle in cui la CGIL finiva per essere l'ala destra — fino a quel momento era stato dominio incontrastato degli slogan di LC e delle falciemartello di due metri per due. "Elena ti amo" non era roba che si potesse pensare di scrivere — su quel muro li' — almeno fino al giorno prima. Era cento volte piu' eversivo che trovarci scritto VIVA IL DUCE.
Nel giro di pochi mesi, l'argine aveva ceduto — la politica aveva lasciato il posto al privato — lo sciopero dei trentacinque giorni in FIAT* era finito come era finito — sugli anni settanta si girava (finalmente?) pagina. ELENA TI AMO si era dimostrato piu' forte di ORA E SEMPRE RESISTENZA.
Quasi trent'anni dopo — i muri sono passati dalla fase del tazebao a quella del reality. Sulla strada che faccio per andare al lavoro si legge questa scritta:

Volendo, c'e' un piccolo romanzo dietro quella scritta — e io ho avuto la sorte di seguirne l'evoluzione, mattina dopo mattina. All'inizio, sopra una scritta piu' vecchia ormai cancellata**, comparve uno stereotipo PiccolA TI AMO. Fece bella mostra di se', forse per la gioia della destinataria — o forse no — per qualche mese. Poi — un brutto giorno — una mano corresse PiccolA in PiccolO — cancello' AMO e lo sostitui' con un brutale ROMPO IL CULO!. Piccola non aveva gradito la plateale avance? o aveva gradito e si era ritrovata con un bel palco di corna? o quale altro motivo di litigio tra innamorati? oppure ancora — lo scherzo di una banda di ragazzini ai danni della coppia? Comunque — per Piccola e Piccolo — un bel po' di visibilita': la strada e' parecchio trafficata e la curva costringe a rallentare proprio li' davanti. Passa un po' di tempo — e qualcuno cancella l'insultante minaccia: rappacificazione? Piccola ci ha ripensato? oppure Piccolo ha fatto un raid notturno per togliersi dalla gogna? o gli impiegati del Comune hanno piu' prosaicamente restaurato la pubblica decenza (e perche' mai avrebbero dovuto cancellare soltanto una parte della scritta, invece di passare una bella mano di grigio su tutto?)?
Da allora — piu' nessuna novita'. Chissa' che fine hanno fatto Piccola e Piccolo — in fondo mi piacerebbe che qualcuno mi raccontasse il resto della loro storia.

* Siccome e' successo una vita fa — e credo che pochi dei pochi lettori di The Rat Race ne abbiano una memoria precisa, qui c'e' un racconto di quello sciopero. Di parte, bellissimo — verissimo. Soprattutto per quella sensazione — cosi' puntualmente rievocata — che tutto stava cambiando — che finiva un'epoca per la citta' e per l'Italia.

** Sospetto che anche la scritta precedente avesse a che fare con (la stessa o un'altra?) PICCOLA — a giudicare dalle tracce della vernice bianca di copertura. Con il che il romanzetto assumerebbe l'andamento della saga — ma le mie capacita' di epigrafista-paleografo si fermano qui…


lunedì, 25 settembre 2006
Awful plastic surgery
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:05 am

Ho scoperto tramite una rivista femminile letta dal parrucchiere l'esistenza di una vera galleria degli orrori, www.awfulplasticsurgery.com, cioe' una serie quasi infinita di resoconti di interventi di plastica dei divi americani, soprattutto malriusciti. Sembrera' una cosa frivola, ma credo che guardare 'sta roba di tanto in tanto sia consolante. Un po' perche' puoi sghignazzare della gente ricca e famosa che si fa operare per rendersi perfettamente ridicola, con le facce perennemente sorridenti o le tette a scaffale. Un po' anche perche' vederli ti guarisce da qualsiasi tentazione di chirurgia. E del resto ci sono cose dei ritocchi e ritocchini che mi sembrano orribili di principio a prescindere dal risultato. In particolare modo mi risulta allucinante l'idea del botulino, un veleno il cui effetto principale e' quello, se ho capito bene, di indurre una sorta di paralisi dei muscoli facciali, con conseguente distensione della pelle e sparizione delle rughe (scusate l'imprecisione).
Del resto nessuno puo' cambiare il fatto che invecchiamo e moriamo, l'unica cosa che ci rimane e' vivere e lasciare che l'esistenza ci segni. Il nostro volto ci rispecchia e perdere anche questo e' veramente a mio avviso un po' perdere l'identita'. Ma tutto questo ragionamento suppongo che richieda avere un qualche genere di espressivita' da preservare. E in effetti non e' sempre detto che ci sia…


domenica, 24 settembre 2006
The Queen
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:12 pm

Alcune osservazioni disordinate su The Queen di Stephen Frears, dato che sono incalzata da un turbolento Enrico (del resto anche vedere il film ha chiesto non pochi equilibrismi..). Devo premettere che oltre ad essere un'ammiratrice di Frears, ero molto interessata all'argomento della morte di Lady Diana, un personaggio che, ho amato forse contro la mia stessa indole, anche perché ho vissuto buona della mia vita in parallelo alla sua turbinosa esistenza. Era difficile non essere affascinati da quella creatura insicura, fragile e al contempo luminosa, con l'aura della favola spezzata addosso.
La ricostruzione dei difficili giorni della regina Elisabetta seguiti appunto alla morte di Diana, oltre a rappresentare una grande prova attoriale da parte di Helen Mirren, mi e' sembrata piena di spunti di riflessione su tanti argomenti. Tutti dicono che il film e' pro-Elisabetta ed e' senz'altro vero, perche' la regina e' la figura di maggiore dignita' e complessita' dell'opera. Eppure quello che mi e' piaciuto e' che, a mio personale parere, Frears presenta appunto una figura tutt'altro che monolitica, di una donna con grande senso del dovere e della sua figura istituzionale, della compostezza e del rigore che pero' e' totalmente capace di reagire di fronte a circostanze che sembrano smentire la validita' di tutto cio' che ha imparato. Diana, il personaggio che non c'e', il fantasma, da morta riesce a sucitare uno scomposto sentimento nella nazione e nel mondo che Elisabetta non sa come affrontare, che la sorprende e un po' la schifa, che la costringe all'umiliazione di alterare consuetudini immutabili da secoli come non aveva mai fatto anche per eventi apparentemente piu' importanti. Gli altri intorno a lei sono sicuramente peggiori; Blair e' un opportunista e falso uomo di sinistra dipendente dalle idee di uno spin-doctor, Carlo cerca disperatamente di evitare una ulteriore impopolarita', il marito Filippo e' un essere odioso che pensa di guarire il dolore dei nipoti portandoli a caccia di un magnifico cervo. Ed e' proprio il cervo, incontrato per caso, l'essere con cui Elisabetta in questa crisi riesce a stabilire il contatto piu' profondo, e la morte del povero animale per mano di un ricco e incapace banchiere di Londra sembra il simbolo della fine di un mondo che la regina credeva ancora esistente e che invece le e' scomparso da sotto gli occhi senza che neanche potesse accorgersene (meravigliosa la sequenza in cui Elisabetta piangente di fronte alla comparsa del cervo e' inquadrata di spalle).
Ha vinto Diana, la nuora mediatica e priva di regale dignita'? O forse la compostezza e il senso del dovere della regina rimangono i valori provvisoriamente perdenti ma piu' validi? Frears sembra credere questo, e probabilmente ha ragione. Personalmente credo di essere piu' convinta dall'ethos di Elisabetta, anche se la sua freddezza non mi convince proprio (la trovai odiosa nell'occasione della dichiarazione fatta in tv sull'onda del furore popolare). Resta il fatto che il problema di adattare certi valori al mondo contemporaneo esiste e la vicenda di Elisabetta lo evidenzia. Cosi' il film del Frears ha molto di piu' da raccontare che una vicenda puntuale, ma qualcosa che tocca la vita di tutti noi, anche solo nel rapporto con i nostri padri e nonni. E The Queen e' piu' che mai un film di Frears.


venerdì, 22 settembre 2006
Rosh Ha'shana 5767
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:35 pm

Stasera inizia il capodanno ebraico. Per me, per noi, quest'anno che si sta chiudendo e' stato importante, faticoso, bello — a momenti troppo duro — e difficile. Non e' che al resto del mondo sia andata diversamente — e forse pretendere che l'anno che verra' sia piu' facile sarebbe come credere alla favoletta degli almanacchi nuovi.
Mangiate qualcosa di dolce stasera, pero', perche' e' di buon augurio.


venerdì, 15 settembre 2006
De mortuis nisi bene?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:41 am

Io non riesco a credere che Oriana Fallaci avrebbe gradito l'ecumenismo degli elogi postumi che le vengono tributati in queste ore — anche da parte dei molti che — a mio giudizio con ragione — hanno detestato tutto cio' che ha detto e scritto negli ultimi anni. Il suo modo di pensare prevedeva — radicalmente — amici e nemici, bene e male — e aveva identificato i nemici e il male nel mondo islamico, nei diversi da noi per eccellenza. Penso che sia rispetto nei suoi confronti non fare finta che non fosse cosi'. Il disaccordo, l'inconciliabilita' delle posizioni e' cosi' forte che non puo' non durare oltre la morte.


mercoledì, 13 settembre 2006
Parole sante — probabilmente buttate al vento
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 9:51 am

Volevo scrivere qualcosa sul nuovo governo palestinese — e sulla chiusura preventiva al dialogo che e' venuta da Olmert. Ma Bradley Burston su Ha'aretz ha detto le cose giuste molto meglio di quanto avrei mai potuto fare io — e quindi cito, un po' sconsolatamente:

We, all of us in the Holy Land, Israel and Palestine together, are the united states of No. We live in the subcontinent of No. So enamored are we of the word, that in any negotiation over the return of captives, the disposition of land, the future of our peoples, our opening bargaining position boils down to No.
Negotiate with the elected government of the Palestinian people? No way – they're terrorists. Recognize the state of Israel? No way – it is occupying the land of Palestine.

Vale la pena di leggere l'articolo intero: ma non c'e' da sperare che qualcuno ascolti.


martedì, 12 settembre 2006
Il sole anche di notte
Nelle categorie: Paradossi — Scritto dal Ratto alle 7:58 pm

Nella notte tra sabato e domenica mi sono fatto i seicento km di macchina che separano Ciampino dal paese dei Bogia-Nen — e ho potuto approfittare della compagnia di un bel chiaro di luna — e della radio. Una perla del meteo di Radio Rai delle due del mattino (cito a memoria, ma e' piu' o meno alla lettera):
Situazione: su tutto il paese persistono condizioni di tempo buono o variabile. Il sole splende su gran parte delle regioni settentrionali e centrali…


martedì, 5 settembre 2006
Stasera
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:56 pm

il Ratto parte per un w-e a Parigi con la figlia grande — ritardatario regalo di compleanno. Niente post fino a domenica — ma intanto leggetevi questo, che merita e che condivido.

Per altro: il Presidente Bartlet e' il mio eroe — ma non quanto Leo McGarry.

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