lunedì, 21 agosto 2006
I dimenticati ovvero Sullivan's Travels
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 10:38 am

Sullivan's Travels non e' certo da considerarsi un film dimenticato, anche se non appartiene certamente alla cultura cinematografica di massa come molti altri classici di Hollywood. E' un film di Preston Sturges del 1942, geniaccio di fama inferiore ai meriti, il che mi fa venire voglia di farci un bel pippone estivo sopra. La trama e' semplice: il regista John Sullivan (Joel McCrea), mago degli incassi per le commedie e i musical, si mette in testa di girare un film di impegno sociale tratto dal romanzo di un tale Sinclair Beckstein intitolato Brother, Where Art Thou?. Dato che Sullivan pero' non ha mai avuto un vero problema al mondo e non sa niente in realta' di come vivono i poveracci affamati che dovrebbero essere i protagonisti del suo film, si mette in testa di girare il mondo come un vagabondo. Per la strada incontra una bella ragazza (impersonata dalla fascinosa Veronica Lake e destinata a restare senza nome per tutto il film) aspirante attrice di scarse fortune, che si unisce alle sue peregrinazioni. Sullivan finira' per avere un contatto con la realta' anche maggiore di quello da lui desiderato ed imparera' alla fine che i miserabili con cui ha vissuto trovano sollievo dal cinema piu' semplice, quello fatto di torte in faccia e risate senza pensieri. Non per nulla il fim ha una dedica "in ricordo di tutti coloro che ci hanno fatto ridere; i saltimbanchi, i clown, i buffoni di tutti i tempi e di ogni nazione, le cui fatiche hanno alleggerito i nostri fardelli; con affetto vogliamo dedicare questo film a loro".
Sullivan's Travels e' un'opera di notevole complessita' sul piano degli stili e dei contenuti e di grande rilievo culturale per il sofisticato gioco di rimandi non solo al mondo del cinema ma anche alla cultura "alta" (ammesso che la nozione abbia un senso).
Nel film e' particolarmente evidente la dimensione del "cinema sul cinema" visto anche nei suoi aspetti commerciali (spassosi i due produttori che stanno addosso a Sullivan perche' continui a fare i prodotti di sempre "con un po' di sesso" e non si cacci nei guai girando per l'America), con un'autoironia che non ti aspettteresti di trovare nell'epoca d'oro di Hollywood. Sono esplicitamente citati Lubitsch e Capra, i due poli tra cui il film si muove (commedia sofisticata-commedia con risvolti di impegno sociale), ma Sullivan's Travels non assomiglia veramente alle opere di nessuno dei due. A me ricorda per certi versi King Vidor, rimanendo assai vicino nella parte di "poetica" a Show People (rimando immodestamente ad un mio precedente post in merito) e getta un breve sguardo al mondo dei neri (oggi si direbbe afro-americani) del sud, anche a livello musicale, che ricorda Hallelujah! (1929) uno dei primi grandi film musicali americani. In comune con Show People ci sono tra l'altro i rimandi al rocambolesco cinema comico muto e alle bathing beauties (uno dei piu' grandi successi di Sullivan e' "Follie balneari").
Ci sono poi cose spassose, come la battuta del personaggio di Veronica Lake, celebre per l'onda di capelli biondi che le ricopriva una parte del viso, che dice di non avere i soldi per comprarsi le forcine (!!!). Altre uscite rivelano una finezza culturale notevole, come Sinclair Beckstein, nome dello scrittore dal cui romanzo "Oh, Brother, Where Art thou?" Sullivan vorrebbe trarre la sua sceneggiatura, concentrato di Upton Sinclair, Sinclair Lewis e Jonn Steinbeck, il che suona come omaggio e parodia al contempo della grande letteratura dell'epoca. Ed e' innegabile che pur nel piglio complessivo di commedia la parte centrale di Sullivan's Travels finisca per illustrare, come incidentalmente, le tematiche di molta letteratura illustre e per fare il lavoro che Sullivan all'inizio del film intendeva portare avanti. Ma Sturges non faceva certo niente a caso, e qui sta la bellezza dell'operazione.
Infine va segnalato che "Oh, Brother, Where Art thou?"oltre ad essere un verso di Shakespeare e' il titolo di un grande film dei fratelli Cohen con John Turturro e George Clooney (non e' l'ultimo dei meriti dell'opera che ci sia lui), che da Sullivan's Travels ha preso molto piu' che il titolo. Ma ora basta, non voglio farla ulteriormente lunga. Vedetevi il film, se vi capita, che starete meglio.

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