mercoledì, 9 agosto 2006
L'istinto del giocatore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 4:43 pm

L'escalation militare in Libano ci sara'. Cosi' ha deciso il governo Olmert di fronte alla pressante richiesta del capo di stato maggiore di Tsahal, Dan Halutz, secondo il quale "l'estensione delle operazioni e' necessaria a garantire una diversa conclusione della guerra" (che e' un bel modo di ammettere che finora e' andata malissimo). L'obiettivo delle operazioni, di cui si stima la durata in trenta giorni, e' la conquista dell'area a sud del fiume Litani (la vecchia "fascia di sicurezza" che Israele aveva mantenuto sotto occupazione dopo il 1982), ma anche posizioni a nord del fiume, in particolare lungo la valle della Bekaa: l'intento e' evidentemente lo scardinamento dell'impianto di comando, controllo, comunicazioni e logistica che permette a Hezbollah di operare.
La scelta israeliana comporta costi pesanti, sia per il Libano che per Israele: si prevedono alcune centinaia di caduti tra i combattenti (e di conseguenza nell'ordine delle migliaia tra i civili, anche ammettendo che la proporzione di questi giorni, uno a dieci, si riduca un po', dato che i combattimenti di terra sono meno indiscriminati dei bombardamenti aerei); le distruzioni materiali saranno estese e profonde, perche' gli obiettivi di Tsahal non possono non essere le infrastrutture che permettono il movimento e la comunicazione delle milizie sciite. Al tempo stesso, l'offensiva non sara' in grado di garantire, per molti giorni ancora, nemmeno il suo scopo minimale, che e' la cessazione degli attacchi con i razzi sul territorio israeliano: solo un controllo incontrastato dell'area e la distruzione delle rampe ad una ad una possono ottenere questo scopo — e ci vuole tempo, probabilmente piu' tempo di quello di cui Tsahal dispone.
Anche in questo caso, Israele, spinto dal fantasma della sconfitta e dalle polemiche interne sull'inconcludenza dell'azione dell'esercito, si sta gettando in una impresa militare senza avere chiarito gli obiettivi politici che vuole conseguire. E' una mossa quasi disperata, che somiglia molto a quella del giocatore d'azzardo che sta perdendo anche la camicia: alzare la posta e sperare che la roulette faccia uscire il numero fortunato: la reazione che fa la gioia di qualunque biscazziere — e non e' da escludere che Nasrallah in questo momento stia brindando al buon esito della sua trappola.

P. S. Intendiamoci: io non sono uno di quelli che pensano che il Libano dovesse restare per sempre sotto tutela siriana. Pero', con l'esercito siriano accampato nella Bekaa, Israele avrebbe dovuto essere assai piu' prudente. L'assenza dell'ingombrante vicino non si sta rivelando una buona maniera di salvaguardare l'indipendenza libanese.
Non ho le idee chiare — su questo punto — ma e' argomento su cui mi pare valga la pena di ragionare.

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