domenica, 16 luglio 2006
Non lo dice soltanto la sinistra anti-israeliana
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:22 pm

Every neighborhood has one, a loudmouth bully who shouldn't be provoked into anger. He's insulted? He'll pull out a knife. Spat in the face? He'll draw a gun. Hit? He'll pull out a machine gun. Not that the bully's not right – someone did harm him. But the reaction, what a reaction! It's not that he's not feared, but nobody really appreciates him. The real appreciation is for the strong who don't immediately use their strength. Regrettably, the Israel Defense Forces once again looks like the neighborhood bully. A soldier was abducted in Gaza? All of Gaza will pay. Eight soldiers are killed and two abducted to Lebanon? All of Lebanon will pay. One and only one language is spoken by Israel, the language of force.

Lo dice Gideon Levy su Ha'aretz; tutto l'articolo merita una lettura. Sull'argomento spero di tornare in serata, se il lavoro e il figliolo permettono…

10 Commenti a “Non lo dice soltanto la sinistra anti-israeliana”

  1. alessio ha scritto il 16 luglio 2006 alle 1:20 pm

    "The iron wall", sempre e comunque: la forza e l'esercito come unica logica di autodifesa non riesce ad uscire dalla struttura genetica dello stato di Israele.

  2. Uyulala ha scritto il 16 luglio 2006 alle 2:39 pm

    *sigh* lo so: sono terribilmente ignorante…. ma non conosco l'inglese. Avresti la possibilità di fare una traduzione, anche alla buona e approssimativa?

  3. Angelo ha scritto il 16 luglio 2006 alle 3:25 pm

    @alessio: credo che proprio le crepe nel "muro di ferro" spieghino almeno una parte della reazione israeliana — ripeto, se ce la faccio ne scrivo stasera.
    @Uyulala: In ogni quartiere c'e' un bullo che le spara grosse e che non bisogna fare arrabbiare. Lo insultano? lui tira fuori un coltello. Gli sputano in faccia? estrae la pistola. Gliele danno. Prende un mitra. Non che il bullo non abbia ragione – ogni volta qualcuno gli ha fatto del male. Ma la reazione… che reazione! E non e' che non ne abbiano paura — pero' nessuno lo apprezza. Quelli che vengono davvero apprezzati sono i forti che non fanno immediatamente uso della loro forza. Sciaguratamente, le Forze di Difesa di Israele ancora una volta si comportano come il bullo del vicinato. Un soldato e' stato rapito a Gaza? Tutta Gaza paghera'. Otto soldati sono stati uccisi e due rapiti in Libano? Tutto il Libano la paghera'. Israele parla una e una sola lingua, quella della forza.

  4. Angelo ha scritto il 17 luglio 2006 alle 12:26 am

    Inutile dire che il lavoro e il figliolo non hanno permesso. A volte mi chiedo perche' mi ostino a tenere aperto il blog, visto che non trovo mai modo di scriverci niente di significativo.

  5. Uyulala ha scritto il 17 luglio 2006 alle 12:46 pm

    Grazie Angelo della traduzione.
    Non conosco abbastanza la questione per poter ragionevolmente commentare. Faccio delle riflessioni per quel (pochissimo) che posso conoscere. Non apprezzo la reattività di Israele in quanto la trovo effettivamente molto vivace, però devo dire che lo stato in questione si trova ad essere un cuscinetto all'interno di una polveriera, e a subìre gli effetti indiretti ma devastanti di una guerra voluta dagli USA che riguarda l'autonomia di alcuni paesi islamici. A torto o a ragione, i paesi circostanti attaccano Israele (e spesso lo fanno attraverso il terrorismo) se non possono attaccare direttamente gli USA. La politica statunitense porta, a mio avviso, grossi guai per tutte le nazioni che sono o sono state sue alleate. Forse Israele poteva reagire diversamente, non lo so. Però a mio parere ritengo che le tensioni fra stati siano una esasperazione di tensioni tipiche psicologiche facili da scoprire nell'individuo, più difficili da identificare quando si tratta di gruppi o, peggio, di società intere, e che spesso poco hanno a che vedere con diplomazia e ragionevolezza. Siamo in una polveriera e sono molti che si ostinano a fumarci dentro…

    Angelo: anche se scrivi poco, tienilo aperto questo blog. Io lo trovo sempre molto interessante.

  6. Leo Perutz ha scritto il 17 luglio 2006 alle 1:11 pm

    La lettura di Ha'aretz e' un buon esercizio quotidiano per chi non vuole cadere vittima della polarizzazione ideologica che ha incatenato il dibattito sulla questione MO oggi in Italia e per la quale, paradossalmente, bisogna "stare con Fini" se si vuole essere leali amici di Israele.
    Interessante il commenti di Alessio.
    Leadership politica e militare in Israele sono in osmosi dai tempi della sua creazione.
    L'azione militare e' radice costituzionale in Israele ovvero valore identitario di uno stato-nazione. Niente di simile e' rintracciabile nei nostri ordinamenti europei.
    Pragmaticamente non bisogna "sorprendersi" della azione militare in se quindi, quanto, come fa Ha'aretz, della sua palese, preannunciata, manifesta inefficacia.
    In uno scenario completamente rivoluzionato rispetto a tutte le precedenti guerre arabo-israeliane, l'azione militare dell'IDF, e' anacronistica e obsoleta perche' avra' come conseguenza l'accrescersi della instabilita' in cui fioriranno come muffe le cellule estremiste armate che oggi rappresentano la vera minaccia alla sicurezza di Israele. Israele guadagna in sicurezza 100 volte piu' che da una azione militare se promuove una stabilita' in MO e in questa ottica l'attacco al neonato parlamentarismo libanese e' davvero difficile da comprendere come e' stata davvero difficile da spiegare l'ostinazione con la quale la leadership israeliana ha promosso il ritiro unilaterale da parte dei territori, perdendo cosi' l'occasione di leggittimare i moderati palestinesi e di proporli come vera alternativa ad Hamas. Che dire? Speriamo sappiamo quello che fanno. Finora mi sembra che le questioni di principio ai quali i governanti di Israele sono cosi' affezionati, siano servite a ben poco.
    Personalmente credo che gioverebbe veramente ad Israele e alla sua sicurezza uscire dall'ombrello di protezione americana e finire di pagare gli interessi del debito contratto dagli USA in quell'area. Impostare una visione personale del MO che non "sfrutti" le visioni strategiche di comodo del gigante statunitense e al tempo stesso non ne condivida piu' le responsabilita'. Questo la condannerebbe forse a qualche rinuncia e ad un maggiore senso del pragmatismo politico ma, credo, anche ad una sicurezza maggiore perche' verrebbe meno quell'humus sul quale prolificano le cellule estremiste.

  7. Angelo ha scritto il 18 luglio 2006 alle 12:19 am

    @Leo: grazie per aver detto alcune delle cose che non ho fatto in tempo a scrivere io.
    Va detto anche che Ha'aretz e' forse poco rappresentativo degli umori di pancia della societa' israeliana — troppo colto e troppo di sinistra. Pero' e' se non altro la dimostrazione che — come dici tu — certi eccessi ideologici sono tutti legati alla nostra politica interna.

  8. alessio ha scritto il 18 luglio 2006 alle 9:08 am

    Leo, è quasi sicuro che questa escalation non sia utile a Israele ma dobbiamo invece chiederci se non sia funzionale al governo di Olmert. Io ho smesso da un po' di pensare ai grandi scenari, così come in Iran anche qui ci sono piccoli politici che vogliono rinforzare il loro potere; il primo ministro israeliano nasce come rimpiazzo di Sharon, e ha il destino e la possibilità di venire visto dall'elettorato come un prosecutore dell'azione dell'ex-generale che insomma non aveva lo stile di uno che andava per il sottile.

    Cosa c'è di meglio di una bella spedizione militare in Libano per rinforzare la propria posizione? In fondo da molti anni a questa parte l'azione militare, specie se contro il paese dei cedri, è l'atto di incoronazione di un premier israeliano, di destra o di "sinistra".

    Perché poi l'azione militare eccita il popolino e parla alla pancia della gente; riporto questa perla di commento di un lettore del Guardian:

    As for bombing… seems to have worked in Dresden and Hiroshima. I haven't noticed many German or Japanese suicide bombers around lately — and the Japanese more or less invented the tactic.

  9. restodelmondo ha scritto il 28 luglio 2006 alle 1:48 pm

    Scopro su Internazionale una canzone di Bob Dylan che dà tutta un'altra luce all'editoriale in questione:
    http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=1453

  10. Angelo ha scritto il 28 luglio 2006 alle 10:55 pm

    @RdM: l'espressione di Levy coincide certo con quella di Dylan — ma ho la convinzione che sia una coincidenza: il testo di Levy non riprende per niente la metafora dylaniana.
    (per altro — sono un fan mai pentito del vecchio Bob — e devo dire che non considero particolarmente sionista quella canzone — la trovo solo bruttina…)

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