domenica, 9 luglio 2006
Paulo maiora
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:49 pm

Ieri mi sono comprato e stamani ho finito di leggere L'umanita' in tempi bui di Hannah Arendt. E' un libricino smilzo smilzo — ma come sempre nelle cose della Arendt tanto sobrio quanto illuminante. A dire il vero avevo ceduto al fascino del titolo, prima di tutto, perche' credo di essere il terzultimo brechtiano in circolazione (rivendico di essere protetto dal WWF) — ho trovato tutt'altro da quel che cercavo:

Infatti gia' da molto tempo e' risultato evidente che i pilastri della verita' sono stati anche i pilastri dell'ordine politico e che il mondo (a differenza delle persone che lo abitano e che si muovono liberamente in esso) ha bisogno di quei pilastri come garanzia di continuita' e permanenza, senza le quali non e' in grado di offrire ai mortali la patria relativamente sicura e imperitura di cui hanno bisogno. (…) Il mondo diventa inumano, inospitale per i bisogni umani, che sono bisogni di esseri mortali, quando e' violentemente trascinato in un movimento in cui non si da' piu' alcun tipo di permanenza.

11 Commenti a “Paulo maiora”

  1. Uyulala ha scritto il 9 luglio 2006 alle 6:00 pm

    Non so… Apprezzo la Arendt per tante cose, ma, se non ho capito male il senso dello stralcio che hai postato, su quello io sono grosso modo in completo disaccordo. Sono invece della convinzione che il modo migliore per avere un senso di umanità che sia degno di tale nome sia invece quello di affrontare la realtà, che è impermanente e mutevole, e che va valutata con occhio limpido momento per momento. Per cui, sebbene ritenga importante all'atto pratico che una struttura societaria si dia delle regole, ritengo altrettanto necessario che queste regole siano rivedibili non appena la maturazione dell'umanità e dei singoli sia tale da mostrare l'incongruenza di alcune norme con la realtà stessa.

    Mi riferisco spesso (da appassionata del buddhismo tibetano) alla frase dell'attuale Dalai Lama: "Se la realtà contraddice le scrittute, sono le scritture che devono essere cambiate". Il concetto di impermanenza, tanto noto a buddhismo, induismo e taoismo, è visto come un disvalore nelle società occidentali mentre per quel che mi riguarda ritengo che sia l'unico modo serio per affrontare la realtà.

  2. Angelo ha scritto il 9 luglio 2006 alle 11:53 pm

    Ovviamente il passo stralciato dal contesto va preso un po' con le molle: il discorso della Arendt e' parecchio complesso e ha a che fare con Lessing, con l'amicizia, con la sfera della politica, con cio' che rende il mondo "abitabile" e "umano"; va letto per intero, non per citazioni. La frase che ho riportato, pero', mi ha colpito proprio perche' sfida una mia idea di fondo, cioe' che l'impermanenza sia sostanzialmente la condizione naturale in cui ci muoviamo — e apre una prospettiva che forse non condivido, ma che e' difficile liquidare. Cio' di cui la Arendt parla non e' la naturale evoluzione delle forme sociali e degli spazi pubblici — ma la loro destrutturazione e la perdita di direzione e di affidabilita': due cose assai diverse, credo — e una riflessione sulla *politica* e sull'*economia* che varrebbe la pena di approfondire, avendone le capacita': io passo la mano.

  3. Fabrizio ha scritto il 11 luglio 2006 alle 12:34 pm

    @Uyulala,
    mi dispiace ma in quanto credente (non cattolico!), dissento dall'affermazione del Dali Lama che riporti e che, nella sua semplicità, non è solo totalmente contraria alle Scritture ma esprime in generale anche un cinismo non comune!

    Ti ringrazio comunque per la citazione e ti chiedo:
    Come si può affrontare la realtà senza punti di riferimento? Come si può, per esempio, viaggiare nello spazio senza conoscere le leggi della fisica?

    L'unica alternativa, anche se personalmente non la condivido, sarebbe quella di lasciarsi trasportare dalla realtà e adeguarsi ai suoi cambiamenti… ma cosa diventa l'uomo che vive così la propria vita se non un entità indefinita, succube degli eventi?Decidere di non scegliere non è comunque espressione di una scelta?
    Che fine fa il nostro libero arbitrio e la responsabilità personale che ne deriva?
    Ogni azione sarà sempre il frutto dell'ambiente esterno… sarà sempre colpa di qualcun'altro o qualcos'altro… mi ricorda tanto Genesi e lo "scarica barile" fatto da Adamo ed Eva… va a finire che come sempre la colpa è di Dio che ha creato il serpente…

    Ti aspetto qui,

    shalom!

    Fabrizio

  4. Uyulala ha scritto il 11 luglio 2006 alle 7:34 pm

    Mi rendo perfettamente conto che esistono punti di inconciliabilità fra la visione teista (soprattutto monoteista) e quella sostanzialmente non teista delle filosofie religiose quali il buddhismo e il taoismo (a onor del vero anche l'induismo ha una visione rispetto all'impermanenza molto simile a quella non teista, solo che la sviluppa attraverso simbologie archetipiche sottoforma di divinità – vedi shiva)
    La cosa paradossale è che proprio il principio dell'impermanenza che fornisce un importante punto di riferimento. Intanto dà ragione ad una osservazione molto limpida della realtà: tutto muta incessantemente, alcune cose subiscono mutamenti veloci, altri lenti, altri invece hanno dei tempi talmente lunghi da apparire agli occhi di noi esseri biologici come immoti. Sono dell'opinione che l'essere umano abbia creato i paletti (alcuni dei quali possono anche essere le scritture sacre alle religioni) all'unico scopo di sedare una profonda angoscia esistenziale che comporta l'affrontare la natura impermanente della realtà. Ma se ci pensi bene, quest'angoscia non può essere eliminata impunemente. Affidarsi ad un corpus di pensiero, sia pure di alta spiritualità, comporta inevitabilmente operare una spaccatura tra "noi – fedeli – giusti – buoni" e "altri – infedeli – ingiusti – non buoni (anche se in buonafede). Questa spaccatura è presente sempre ogniqualvolta la scelta – sia essa legata alla cultura di appartenenza oppure altrimenti maturata – cada sul considerare qualcosa, qualunque cosa, eterna e immutabile.
    Questo non vuole affatto dire che se resti nello stato di osservazione perenne dei mutamenti sia privo di punti di riferimento. Il punto di riferimento puoi ANCHE trovarlo nel corpus di pensiero tradizionale nel momento in cui lo consideri attuale e valido. E finchè resterà tale ti ci atterrai con rigore etico. Ma le tue capacità di osservare i mutamenti ti renderanno possibile verificare l'esistenza di situazioni che non si erano mai verificate in precedenza e che rendono, per esempio, una regola da etica a immorale. Al contrario di quello che si pensa, questo è l'unico modo completo per assumersi in pieno le responsabilità delle proprie azioni, perché mai e pio mai potrai appigliarti ad una regola esterna come giustificazione per ciò che fai, ma tutto diventa solo ed escusivamente riconducibile alla TUA scelta, operata secondo la TUA valutazione della realtà. Faccio apposta un esempio limite e pesante: coloro che al processo di Norimberga, accusati del genocidio di cui tutti sappiamo, dissero di aver eseguito solo degli ordini. Obietterai che non seguivano certo le scritture, ma se conosci, come immagino che conosca, la Bibbia, ti renderai conto che fra le leggi mosaiche e nel Levitico ce ne sono alcune molto discutibili, quale le punizioni da somministrare agli schiavi, il prezzo da concordare per la vendita dei figli e così via, nel presupposto che il capofamiglia avesse diritti di possesso sui familiari e i dipendenti. Presupposto che, bada bene, era perfettamente in linea con la realtà dell'epoca. Potrai anche dirmi che esistono leggi mutevoli e leggi immutabili, ma sei proprio sicuro di avere in mano la conoscenza (diretta o mediata) di quali siano le une o le altre?
    Poi, sai, la mia visione dell'esistenza o meno di una divinità è bizzarra per i canoni comuni occidentali. Personalmente in questo caso ritengo che il campo in questione sia legato all'armonizzazione delle contrapposizioni e delle antitesi, ma il discorso si farebbe infinito…

  5. Fabrizio ha scritto il 17 luglio 2006 alle 2:03 pm

    @Uyulala, prima di tutto mi scuso per il ritardo nel risponderti ma ultimamente non ho avuto molto tempo "libero"…

    Per quanto mi riguarda, io credo nell'esistenza di Dio, credo che questo Dio (Creatore unico di qualunque cosa, visibile e invisibile), si sia rivelato all'uomo per mezzo di profeti prima (uomini da Lui stesso ispirati) e per mezzo di Suo figlio Gesù poi (vero uomo e vero Dio), esempio massimo di "comunione del Divino con l'umano"!

    Credo anche che questo Dio, si sia manifestato per permetterci di conoscere quali sono le nostre origini, quale sarà la nostra fine come singoli individui e quella di questo pianeta nella sua globalità; conoscere le cause della nostra disastrata situazione mondiale, il perchè si sta modificando continuamente e in che direzione stiamo andando…

    Insomma, un Dio che non solo esiste in quanto tale, ma che ama le proprie creature (tanto d'averle create libere di scegliere) e che si preoccupa per loro al punto di predisporre un piano per sistemare definitivamente le conseguenze letali delle loro azioni…
    Un Dio che desidera rapportarsi a delle creature intelligenti, mature, affatto ignoranti e capaci di entrare in relazione con Lui per libera scelta, nè per tornaconto e nè per paura!

    Non entro nel merito delle leggi mosaiche alle quali tu accenni perchè hai affermato che siano opera dell'uomo e qui non ho nè il tempo nè lo spazio per rispondere in modo organico, mi permetto però di consigliarti di leggere un libro: "Legge di libertà", di Roberto Badenas.
    Lo troverai sicuramente molto interessante e se poi non dovessi riuscire a trovarlo posso procurartelo io.

    Concludo dicendo che tutto questo "credere in Dio" non divide obbligatoriamente il mondo in "buoni" e "cattivi", ma in "liberi" e "schiavi", e chi è riuscito a liberarsi cerca di liberarne altri… tutto questo mi riporta alla mente il film MATRIX!

    Se poi ti interessasse veramente, posso girarti un paio di studi (non troppo impegnativi ma abbastanza approfonditi), relativi all'origine e alla validità delle Sacre Scritture, questa è la mia mail: fabrizio.tartaro@libero.it

    A presto, ciao!

    Fabrizio

  6. Fabrizio ha scritto il 17 luglio 2006 alle 3:09 pm

    @Uyulala,

    Ops… ti avevo appena scritto una risposta che era in attesa di approvazione ed è sparita… che sarà successo? Help me!

    Ciao,

    Fabrizio

  7. waldorf ha scritto il 17 luglio 2006 alle 4:50 pm

    ero più che sicura di aver approvato il tuo commento ma nonl lo ritrovo.. che cosa ho combinato??? ora devo scappare perché ho un marmocchio urlante e una giornata veramente no. Non e' che uno dei tanti disastri che vado facendo ultimamente…

  8. Amministratore ha scritto il 18 luglio 2006 alle 12:24 am

    @waldorf, @fabrizio: il commento era stato intercettato dall'antispam — per questo non era stato pubblicato. I robot ogni tanto sbagliano.

  9. Fabrizio ha scritto il 18 luglio 2006 alle 12:32 pm

    @amministratore,

    complimenti, sei riuscito a sistemare tutto…
    Bravo, grazie!

    Fabrizio ;-)

  10. Uyulala ha scritto il 19 luglio 2006 alle 10:30 am

    @ Fabrizio: ho un passato da cattolica convinta e praticante e a suo tempo ho studiato anche teologia, in quanto appartenevo ad un movimento in cui era caldamente consigliato farlo. Non ho interesse, mi perdonerai, a leggere cose che con tutta probabilità conosco già da tempo. Personalmente non escludo l'esistenza di un motore dell'universo, ma sinceramente non credo nell'esistenza di un Dio come lo vedono le religioni monoteiste. Credo che, se esiste, esso non sia un essere personale, ma un qualcosa più simile al Brahaman indù o al Tao del taoismo. Trovo che l'idea di un dio (scusate il minuscolo, ma mi riferisco proprio al termine "generico") antropomorfo sia riduttiva e un pò ingenua, e tutte le religioni monoteiste, sebbene cerchino di cammuffare questo antropomorfismo, di fatto lo mantengano a pieni titoli.
    Non credo nell'esistenza del creato perchè abbraccio l'idea più buddhista di un universo come illusione dei sensi umani, di per sé non conoscibile in quanto tale. E ritengo d'altro canto che il tempo stesso, e tutte le leggi della fisica, siano un modo umano di organizzare le percezioni, oltre alle quali non possiamo sapere davvero cosa c'è. Nell'àmbito di questa organizzazione percettiva cerchiamo di raggiungere una sorta di "visione condivisa", ma anche quella potrebbe essere in fondo un'illusione. Per cui io vivo "come se" ci fosse qualcosa al di fuori, e pertanto spesso il mio parlare può diventare lievemente provocatorio a seconda del contesto in cui vengo inserita.
    Non credo affatto che Gesù sia figlio di Dio, nè più ne meno di come non credo che lo possa essere qualunque essere vivente su questo pianeta o su altri, sia esso uomo, animale, vegetale o forma di vita non carboniosa.

    Non credo che possa esistere nessuno che parli per un dio, di conseguenza non credo che i profeti l'abbiano mai fatto. Posso tutt'al più pensare che essi abbiano parlato con una saggezza ispirata dal profondo del cuore e che, da persone inserite in un contesto in cui quella era la fede, abbiano attribuito al proprio Dio tale saggezza.

    Personalmente mi piace pensare all'esistenza di un universo increato ma destinato ad una continua evoluzione di consapevolezza che si manifesta attraverso una frammentazione iniziale e un recupero negli elementi parziali di questa consapevolezza. Mi piace pensare che esista l'anima e che essa, immortale (in quanto svincolata da spazio e tempo) debba fare un percorso che implichi, fra le altre cose, un passaggio metempsicotico di vita in vita. Ritengo che non esista separazione fra materia e spirito in quanto la materia non è altro che energia purissima "coagulata" e appesantita. Perciò guardo con molto disgusto a tutte quelle interpretazioni dualistiche di spirito-materia che spesso molte religioni fanno, perchè ritengo che tale dualismo sia la principale ragione sotterranea che ha portato l'essere umano al disprezzo della natura e allo scempio che ne ha fatto e ne fa tutt'ora.
    Fra le religioni della terra sono propensa a considerare più vere quelle sciamaniche, che fra l'altro sono trasversali a tutte le culture, sono antichissime e straordinariamente simili fra di loro. E non per l'aspetto magico, bada bene, che spesso quello è poco più che un gioco ipnotico, ma per la visione dell'universo costituita da piani di percezioni differenti, per gli aspetti legati al rispetto dello "spirito" insito in ogni essere animato e inanimato. Non so se questo può voler dire che tendenzialmente io sia una panteista…

    Il tutto non è conchiuso da un vero e proprio credo, per il fatto che, nella convinzione che noi abbiamo solo la possibilità di percepire attraverso i nostri sensi, tutto può essere ugualmente falso e vero. E in questo modo tutto mi diventa una meravigliosa avventura. E mi dà la possiilità, fra l'altro, di appigliarmi ad un'etica interiore molto forte, proprio perchè non la ritengo di derivazione esterna e di essa devo rendere conto solo a me e alla mia esistenza come frammento (sia pure infinitesimale) dell'universo…

  11. Uyulala ha scritto il 19 luglio 2006 alle 10:54 am

    Non so se posso linkare un post del mio blog, ma qui:

    http://uyulala.splinder.com/post/6053284/E%27+definibile%3F

    descrivo in altre parole quello che è il mio modo, molto fluido, di vedere vita e spiritualità. (Se non posso mettere link, pazienza, cancellatemi il commento…)

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