venerdì, 28 luglio 2006
Al volo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 11:10 pm

Siamo qui.
Per altro, mi scuso del ritardo con cui pubblico i commenti di questi giorni — ma internet e' difficile da raggiungere e cara assatanata — confermo blogging nullo o sporadico.
Digiuno totale di notizie da quando siamo partiti — quindi non ho idea se fuori da questa valle c'e' ancora un mondo. Ne avevo bisogno.
L'unica informazione arrivata fin qui e' che in Italia hanno stabilito che — fatti fuori Moggi e Giraudo e mandata in B la Juve — il calcio e' sano e pulito come un neonato appena uscito dal bagnetto. Buon divertimento.


sabato, 22 luglio 2006
In vacanza
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 9:56 am

La Rat-family da stamattina si trasferisce qui:

Blogging sporadico o nullo per i prossimi quindici giorni.


Una interessante lettura economica del conflitto tra Israele e Libano su Il rumore dei miei venti.



giovedì, 20 luglio 2006
Qui e li'
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 2:19 pm

Farfintadiesseresani cita un passo del mio pippone sulla guerra tra Palestina, Libano e Israele. E aggiunge che il mio sarebbe "uno dei pezzi più informati e interessanti apparsi in giro sul conflitto in Medio Oriente. Pezzo di cui qui, peraltro, non si condividono premessa e conclusioni".
Ringrazio dell'apprezzamento — pero' il brano citato senza contesto e' fuorviante — e qui si sarebbe parecchio curiosi di sapere perche' li' non si condividono premessa e conclusioni.


giovedì, 20 luglio 2006
Magari!
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 8:58 am

Non si legge bene, ma la pubblicita' dice: "Basta vivere di corsa: con xxx xxxx puoi volare". Ecco, qui ce ne sarebbe parecchio bisogno…


mercoledì, 19 luglio 2006
;
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 5:48 pm

Tramite eiochemipensavo scopro questa campagna per la difesa del punto e virgola; ovviamente aderisco con entusiasmo. (o ;?)


Un'analisi interessante sugli effetti (nulli o quasi) dell'azione israeliana rispetto ad Hezbollah.



mercoledì, 19 luglio 2006
Le strane simmetrie di una guerra asimmetrica
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 12:36 pm

Premetto : non credo che abbia senso stare da una parte o dall'altra nella(e) guerra(e) tra Israele e i suoi vicini. Nella migliore delle ipotesi hanno torto marcio tutti. Quindi non spendero' una sola parola per dire chi ha ragione (d'altronde si sprecano quelli che lo fanno) — la mia empatia con Israele e' nota anche ai sassi e non viene certamente meno adesso che (non dimentichiamolo, nonostante l'asimmetria della risposta) e' stata aggredita: ma l'ultima cosa di cui Israele ha bisogno sono volenterosi supporter. Cerco invece di fare qualche qualche riflessione — e di capire cui prodest. Segue pippone.

Cominciamo con una novita': Israele sta subendo pesanti sconfitte nella guerra che si combatte ai suoi confini settentrionali e meridionali. Certo, il conto delle vittime e delle distruzioni farebbe sembrare il contrario, ma siamo in una guerra asimmetrica, in cui il vantaggio e lo svantaggio dei contendenti si misura su metri diversi:
- Gli scontri di frontiera a Gaza e al confine libanese sono costati all'IDF numerosi morti (una dozzina, se non ricordo male) e tre soldati fatti prigionieri (il termine rapiti mi pare improprio, trattandosi di combattenti): si tratta di una sconfitta cocente, sia sul piano strettamente militare, perche' l'esercito ha dimostrato di essere vulnerabile ad attacchi che dovrebbe poter fronteggiare senza difficolta', sia sul piano politico, perche' i soldati catturati danno *comunque* un forte potere di scambio ai nemici palestinesi e libanesi, sia infine sul piano propagandistico, perche' Hamas ed Hezbollah si accreditano come forze capaci di colpire Israele dove fa male: un risultato importante presso le opinioni pubbliche arabe, ma anche presso quella israeliana.
- La corvetta Hanit — una delle navi di punta della piccola ma robusta marina israeliana — e' stata colpita da un obsoleto missile di fabbricazione cinese lanciato da Hezbollah al largo delle coste libanesi: esagerando un po' — ma tanto per capirci — e' come se avessero abbattuto un aereo con arco e frecce. Ci sono stati quattro morti nell'equipaggio, la nave ha subito danni piuttosto gravi e ha rischiato di essere affondata. Per una marina militare che non subiva perdite in combattimento almeno dalla guerra del Kippur e' un colpo mica da poco, che sta sollevando un vespaio di polemiche in Israele.
- Haifa e' ormai sistematicamente oggetto dei bombardamenti di Hezbollah. Il lancio di razzi sul territorio israeliano non e' una novita', ma finora si era limitato alle zone di frontiera e a piccoli centri come Sderot a sud o Qiryat Shmona a nord: Haifa e' nel cuore del paese ed e' la terza citta' di Israele, dopo Tel Aviv e Gerusalemme. E' un salto di qualita' anche rispetto agli attentati suicidi, proprio perche' implica una capacita' *militare* di colpire, una vera e propria simmetria, nella guerra asimmetrica, tra Israele e i suoi nemici*.

La strategia militare israeliana si fonda da dopo il 1948 sulla capacita' di portare la guerra sul territorio nemico, senza permettere che il nemico la porti in Israele. Si tratta di una strategia — vorrei farlo notare — assolutamente *difensiva* e non offensiva, che parte da due constatazioni di fatto: la prima e' che Israele non ha spazio da cedere in una guerra (se si combatte sul suo territorio vuol dire che gli obiettivi fondamentali sono gia' persi); la seconda e' che, nel bilancio delle forze in campo, non ha uomini da perdere nello scontro, e che ogni vittima militare o civile non e' rimpiazzabile (quindi ogni morto israeliano "pesa" di piu' di quelli nemici: non e' razzismo o disprezzo dell'altro — e' una banale constatazione demografica**). Questo implica che IDF sia (ed appaia) sostanzialmente invincibile: altro non e' il famoso "muro di ferro". La guerra in corso sta mettendo in crisi proprio la percezione di invulnerabilita' dell'IDF e questo spiega probabilmente la violenza della reazione israeliana: e' un tentativo di ristabilire, sul terreno e in termini di immagine, l'asimmetria strategica su cui si fonda la sicurezza (e la percezione di sicurezza) del paese. In questo senso si tratta di una risposta necessitata, per non dire di un riflesso condizionato.

Tuttavia, scatenando una campagna militare su vasta scala, Israele risponde di fatto in maniera *qualitativamente* simmetrica e prevedibile, anhe se *quantitativamente* asimmetrica, all'offensiva nemica. Di fatto, sta ballando sulla musica suonata da Hamas ed Hezbollah. Sono i movimenti islamisti che hanno l'iniziativa e che definiscono il terreno dello scontro secondo quanto conviene loro: clausewitzianamente, fanno della guerra la continuazione della politica con altri mezzi, cosa che Israele non pare capace di fare. Tra le molte asimmetrie della guerra in corso, questa e' forse la piu' significativa: Israele ha la forza militare ma non la capacita' politica per vincere, Hamas e Hezbollah non hanno altrettanta forza militare, ma usano quella del nemico per garantirsi vantaggi politici significativi:
- Il governo di Hamas era in grave difficolta' politica e aveva dovuto accettare il referendum voluto da Abu Mazen sul "piano dei prigionieri" (il cui esito, verosimilmente, avrebbe costituito un riconoscimento de facto di Israele): l'attacco al posto di frontiera e la cattura del caporale Gilad sono chiaramente stati un tentativo (perfettamente riuscito) di sabotare il processo politico. La risposta pesantissima di Israele ha infatti ricompattato l'opinione pubblica palestinese intorno alle posizioni piu' dure e seppellito l'ipotesi del referendum, togliendo i falchi di Hamas dall'angolo.
- Hezbollah stava subendo fortissime pressioni per disarmare le proprie milizie — l'attacco israeliano al Libano sta indebolendo il governo di unita' nazionale e parallelamente restituendo un ruolo forte alla Siria; per di piu' in questo contesto la richiesta di disarmo della milizia suonerebbe all'opinione pubblica libanese come una resa al diktat del nemico israeliano e non come un necessario passaggio per la pacificazione nazionale. Anche in questo caso, Israele sta facendo un grosso regalo politico ai suoi nemici.

Per concludere: se l'obiettivo di Olmert e' la sicurezza attraverso l'indebolimento dei movimenti estremisti islamici — o a maggior ragione se l'obiettivo e' il disimpegno dai Territori e la nascita di uno stato palestinese con cui convivere in ragionevole sicurezza — la reazione militare di questi giorni e' una risposta perdente, perche' rafforza gli avversari arabi ed israeliani di quella prospettiva. Ma se l'obiettivo fosse, simmetricamente alle esigenze di Hamas e di Hezbollah, perpetuare l'insicurezza e congelare sine die ogni processo politico — allora il governo israeliano avrebbe fatto la scelta migliore. Per ottenere che cosa? per poter arrivare alla definizione unilaterale dei confini di Israele e quindi all'annessione, riconosciuta dalla comunita' internazionale, della maggior parte degli insediamenti nel West Bank. Ma di questo, cioe' del "piano di convergenza", parlero' un'altra volta, se trovero' il tempo…

* Vorrei per altro far notare che Hamas ed Hezbollah hanno avviato le ostitlita' attaccando per lo piu' obiettivi militari: i posti di frontiera, le unita' combattenti nemiche, i centri logistici come la stazione merci di Haifa, ecc. Hanno cioe' alzato il livello dello scontro colpendo simbolicamente (ma non solo simbolicamente) bersagli "simmetrici", obiettivi di guerra e non di attacchi terroristici. Anche il bombardamento di obiettivi civili, per altro, non e' che un'immagine simmetrica (non voglio dire una risposta) di quelli che Israele conduce sistematicamente nei Territori e in Libano (penso alla distruzione di centrali elettriche, ponti, edifici pubblici — e alle perdite civili connesse): in altri termini, i nemici di Israele stanno conducendo una guerra il piu' possibile "simmetrica" — l'asimmetria e' se mai nella rappresentazione che ne danno i media occidentali: se Israele bombarda i sobborghi o il porto di Beirut colpisce obiettivi militari (cosi' il GR RAI un paio di giorni fa); se Hamas colpisce i militari di un posto di frontiera israeliano e' un attacco terroristico.
(Non sto dicendo — per favore non fraintendete — che Hamas fa bene e/o che Israele fa del terrorismo. Dico solo che nella guerra in corso le modalita' dello scontro sono sorprendentemente simmetriche e che forse i nostri mezzi di informazione farebbero bene a darne conto).

** Un'altra simmetria/asimmetria interessante (evito qui valutazioni di ordine etico, mi limito a descrivere quel che vedo): Israele considera le vite dei suoi cittadini assolutamente *non spendibili*; quando colpisce i civili palestinesi e libanesi lo fa perche' paradossalmente scommette sul fatto che anche i loro governi considerino quelle vite non spendibili — e quindi con un obiettivo di deterrenza, piu' che di ritorsione. Hamas ed Hezbollah invece palesemente ritengono le vite dei loro concittadini assolutamente spendibili per conseguire obiettivi politici e d'altronde hanno chiarissimo che Israele non fa altrettanto con quelle dei propri abitanti: questa diversa percezione spiega l'assoluta inefficacia della politica israeliana della deterrenza e degli attacchi ai civili.


Un panorama curioso di come la blogosfera israeliana reagisce alla guerra in questo articolo di Ha'aretz.



lunedì, 17 luglio 2006
Si fa presto a dire Spagna
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 4:34 pm

Ora va di moda dire che la Spagna e' il migliore dei mondi possibili, tanto che per esempio, oltre ai matrimoni gay, hanno piu' taxi e quelli che hanno costano meno. Per la verita' nei miseri cinque giorni della mia vita che ho trascorso in Spagna nella primavera di quest'anno mi e' anche capitato di venire fregata da un tassista per niente abusivo di Siviglia che mi ha preso il doppio di quella che poi ho scoperto essere la tariffa concordata aereoporto-centro e mi ha scaricata con la scusa del traffico e della zona pedonale ad un quarto d'ora a piedi dall'albergo (con le valigie). Mi dispiace per Zapatero, ma ho dovuto constatare che non bastano Almodovar e un premier innovativo per eliminare le sacche di inefficenza e mediterranea attitudine a fregare il prossimo che, vivaddio, non ci sono solo qua. Inutile dire che la mia fiducia nella categoria tassisti ultimamente non e' proprio alle stelle, con tante scuse a quelli onesti e servizievoli che sicuramente ci sono in Italia e in Spagna.


domenica, 16 luglio 2006
Non lo dice soltanto la sinistra anti-israeliana
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:22 pm

Every neighborhood has one, a loudmouth bully who shouldn't be provoked into anger. He's insulted? He'll pull out a knife. Spat in the face? He'll draw a gun. Hit? He'll pull out a machine gun. Not that the bully's not right – someone did harm him. But the reaction, what a reaction! It's not that he's not feared, but nobody really appreciates him. The real appreciation is for the strong who don't immediately use their strength. Regrettably, the Israel Defense Forces once again looks like the neighborhood bully. A soldier was abducted in Gaza? All of Gaza will pay. Eight soldiers are killed and two abducted to Lebanon? All of Lebanon will pay. One and only one language is spoken by Israel, the language of force.

Lo dice Gideon Levy su Ha'aretz; tutto l'articolo merita una lettura. Sull'argomento spero di tornare in serata, se il lavoro e il figliolo permettono…


martedì, 11 luglio 2006
Fuori programma
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:49 am

Volevo scrivere un post sul piano di convergenza di Olmert e piu' in generale sulle ultime vicende del conflitto tra Israele e Palestinesi. Invece abbiamo dedicato la serata a far ricucire It (i suoi primi due punti!) al locale pronto soccorso…


lunedì, 10 luglio 2006
Beh, lo dice pure lui…
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:15 am

"Abbiamo vinto per un palo – dice Prodi – un palo ha fatto la differenza. Ci sono delle competizioni in cui si vince così…". Una battuta che sembra azzardare un parallelo tra la vittoria azzurra e il successo elettorale del centrosinistra ottenuto per soli 25mila voti: "Una piccola differenza ma che si rivela determinante tra chi vince e chi non" ironizza il premier. (da Repubblica).

Pur nell'inversione retorica, mi pare che anche Prodi riconosca che sono state entrambe vittorie per il rotto della cuffia.


domenica, 9 luglio 2006
Paulo maiora
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:49 pm

Ieri mi sono comprato e stamani ho finito di leggere L'umanita' in tempi bui di Hannah Arendt. E' un libricino smilzo smilzo — ma come sempre nelle cose della Arendt tanto sobrio quanto illuminante. A dire il vero avevo ceduto al fascino del titolo, prima di tutto, perche' credo di essere il terzultimo brechtiano in circolazione (rivendico di essere protetto dal WWF) — ho trovato tutt'altro da quel che cercavo:

Infatti gia' da molto tempo e' risultato evidente che i pilastri della verita' sono stati anche i pilastri dell'ordine politico e che il mondo (a differenza delle persone che lo abitano e che si muovono liberamente in esso) ha bisogno di quei pilastri come garanzia di continuita' e permanenza, senza le quali non e' in grado di offrire ai mortali la patria relativamente sicura e imperitura di cui hanno bisogno. (…) Il mondo diventa inumano, inospitale per i bisogni umani, che sono bisogni di esseri mortali, quando e' violentemente trascinato in un movimento in cui non si da' piu' alcun tipo di permanenza.


venerdì, 7 luglio 2006
Auguri!
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da tutti e due alle 10:00 am

a RdM e fiancé che si sposano oggi. A proposito: ma da oggi il fiancé cambia nome?


giovedì, 6 luglio 2006
Estate
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 5:13 pm

Un paio di giorni fa, sulla strada per il lavoro. E dire che a me i girasoli non piacciono.


mercoledì, 5 luglio 2006
Autopubblicita' sfacciata (e due)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:28 am

Il convegno sui dati pubblici e' andato molto bene, nonostante il sottoscritto. Spero che presto potremo pubblicare gli atti e che la discussione continui.


mercoledì, 5 luglio 2006
Vittorie all'italiana
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:01 am

Premetto: io non capisco nulla di calcio e nemmeno mi interessa troppo. Pero' mi pare che il *trionfo* della Nazionale in questo Mondiale somigli tanto a quello dell'Unione alle elezioni: per il rotto della cuffia, con un grosso aiuto del caso, dopo aver fatto di tutto per non vincere — e soprattutto perche' gli avversari erano o scarsi o cotti.
Ma la retorica degli eroi non ce la risparmia nessuno.


domenica, 2 luglio 2006
Thatcherismo (di sinistra?)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:16 am

Il decreto Bersani sulla competitivita' e' la dimostrazione di una mia vecchia idea: che le cose veramente di destra e le battaglie veramente liberali in Italia le hanno sempre fatte solo i comunisti e/o i post-comunisti. In fondo e' per questo che sto a sinistra.

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