venerdì, 28 aprile 2006
Morire per cosa?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:31 pm

A me — la cosa che mi sconvolge di piu' della morte dei nostri soldati a Nassiriya e' quanto e' stata profondamente inutile. Scandalosamente inutile — sotto ogni punto di vista. E badate: non lo dico perche' ho sempre sostenuto che in Iraq non dovevamo nemmeno metterci piede. L'ho sempre detto e lo dico ancora — ma la questione che vorrei sollevare e' diversa.
Forse il mio ragionamento suona cinico — credetemi, non lo e' — al contrario. Proprio perche' mi pare che uno stato dovrebbe avere a cuore piu' di tutto la vita dei suoi cittadini — civili e militari — credo che dovrebbe essere pronto a sacrificarla soltanto di fronte a preponderanti interessi nazionali o addirittura sovranazionali.
Invece: i nostri soldati sono morti per una missione che piu' nessuno vuole, ne' a destra ne' a sinistra. E' tutto un gran ripetere che stiamo per andarcene, che il disimpegno e' vicino, che le ragioni della nostra presenza militare sono venute meno (o che non ci sono mai state). Chiedete a qualunque partito in Parlamento: non ne troverete uno disposto a sostenere oggi le ragioni *politiche* della missione militare. Quindi i nostri soldati sono li' per inerzia, per la difficolta' del centrodestra di tornare sui suoi passi — ma la loro presenza non corrisponde piu' ad alcun intento di politica internazionale del nostro paese.
Diro' di piu': non corrisponde neppure ad alcun vantaggio politico/economico/di immagine ecc. ecc. dell'Italia. Non abbiamo ottenuto ne' prestigio internazionale, ne' una parte significativa del business della ricostruzione, ne' sconti sulla nostra bolletta petrolifera. Niente. Portiamo a casa un po' di morti e un bel pacchetto di spese.
Quanto agli obiettivi dichiarati della guerra, meglio lasciar perdere. Le armi di distruzione di massa erano la bufala del millennio. Il "cambio di regime" ha trasformato l'Iraq da un inferno governato da un tiranno ad un inferno in preda a una guerra civile inarrestabile, che sta sfuggendo a ogni controllo. La democrazia irachena e' talmente solida che non riesce a mettere insieme un governo nemmeno in quattro mesi e nemmeno sotto la dettatura di Rummy e Condy. Il Medio Oriente pare piu' instabile che mai. Il terrorismo, lungi dall'essere stato sradicato o anche soltanto indebolito, pare godere della miglior salute immaginabile.
Da ogni punto di vista che riesco a concepire: questi nostri soldati sono morti per niente. Fa ancora piu' male.
Dovevamo non metterci piede. Dovevamo andarcene prima. Dobbiamo andarcene adesso — se non altro perche' non e' ammissibile pensare ad altre vittime in cambio di nulla.

2 Commenti a “Morire per cosa?”

  1. eìo ha scritto il 28 aprile 2006 alle 5:59 pm

    "A che pugna in quei campi
    L'itala gioventude? O numi, o numi:
    Pugnan per altra terra itali acciari.
    Oh misero colui che in guerra è spento,
    Non per li patrii lidi e per la pia
    Consorte e i figli cari,
    Ma da nemici altrui
    Per altra gente, e non può dir morendo:
    Alma terra natia,
    La vita che mi desti ecco ti rendo."

    Giacomo Leopardi, All'Italia, 1818

    e con questo ho espresso anche il mio semplice pensiero :)

  2. alessio ha scritto il 28 aprile 2006 alle 8:07 pm

    C'è di peggio (se questo non fosse abbastanza): l'esercito italiano è colpevolmente impreparato come materiali e da più parti è stato sottolineato che si sarebbero salvati se fossero stati dentro a qualcosa di più simile a un carro armato; ma il carro armato non è accettabile per quella che dovrebbe essere una "missione di pace". Le contraddizioni di fondo a volte uccidono.

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