martedì, 11 aprile 2006
Sette cose che non succederanno
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Se questo fosse un paese appena appena decente, probabilmente non avremmo avuto questi risultati elettorali. Pero' voglio esercitarmi in una finzione accademica — e provare a prospettare un percorso politico che un paese appena appena decente, dopo queste elezioni, cercherebbe di mettere in piedi. Ovviamente — data la premessa — niente o quasi niente di quel che scrivo succedera' — ma sapete com'e', uno deve pur tentare di esercitare la ragionevolezza — prima di arrendersi all'evidenza dell'irrazionalita'.
1. Prodi e i suoi smetterebbero *subito* di cantar vittoria: il centrosinistra non ha vinto e non ha un mandato popolare per governare. Se ha una maggioranza significativa alla Camera e' solo grazie a una legge elettorale definita con un termine tecnico "una porcata" (certo, si puo' obiettare che alla fine si e' ritorta contro gli apprendisti stregoni che l'hanno inventata, ma non cambia la sostanza); al Senato qualche risicato voto di vantaggio dipenderebbe esclusivamente dai senatori a vita e dagli eletti della circoscrizione estero: cioe' da persone che *non* rappresentano la volonta' del corpo elettorale correttamente inteso (sul voto degli Italiani all'estero ho sempre ritenuto che sia un'assurdita' e un controsenso democratico: non ho cambiato idea perche' oggi ci possono far da ciambella). Pensare di governare cinque anni con questa situazione e' — oltre che del tutto velleitario — assai poco democratico.
2. Berlusconi accetterebbe *subito* il responso elettorale cosi' come e', per chiudere il piu' rapidamente possibile la fase di totale incertezza, che tra l'altro fa male ai mercati e alla stabilita' gia' acciaccata del paese. Anche perche' questi risultati sono figli della *sua* legge elettorale e perche' in ogni caso neppure il centrodestra avrebbe i numeri o il mandato elettorale per governare — non piu' del centrosinistra.
3. Centrodestra e centrosinistra andrebbero insieme da Ciampi a chiedere tre cose:
- la sua disponibilita' ad essere rieletto Presidente — in puro spirito di servizio verso la Repubblica –, con un voto plebiscitario al primo scrutinio ed eventualmente con l'implicito accordo che passata l'emergenza potra' dimettersi quando riterra' opportuno;
- che dia l'incarico di formare il nuovo governo *subito* (prima della rielezione) a una personalita' di sua fiducia, al di sopra delle parti e con lo specifico (e limitato) mandato di riportare il paese nei parametri del patto di stabilita': l'uomo ideale ce l'abbiamo — e si chiama Mario Monti;
- che dichiari fin d'ora che — esaurito il mandato del governo al piu' tardi dopo la finanziaria 2007 — chiamera' gli Italiani a votare per un nuovo Parlamento.
4. Monti farebbe un governo caratterizzato da ministri economici di alto profilo e di nessuna speranza/ambizione di restare in politica, con un occhio a coinvolgere personaggi che godano di autorita' e prestigio presso le forze sociali, sindacati compresi. Al di fuori dei ministeri economici, sceglierebbe figure dignitose ma di secondo piano, preferibilmente non troppo legate ai partiti: tanto dovrebbero gestire l'ordinaria amministrazione e nulla piu'. Questo governo si cercherebbe i voti in Parlamento senza una maggioranza precostituita, ma con la "non sfiducia" delle principali forze politiche.
5. Il governo farebbe una politica economica di lacrime e sangue, scontentando tanto l'elettorato di sinistra che quello di destra, ma dando una rassettata ai conti pubblici — e magari introducendo qualche misura di rilancio dell'economia, ammesso che si riesca a trovarne una capace di ottenere il necessario consenso in Parlamento.
6. La Finanziaria 2007 verrebbe approvata in anticipo, diciamo entro novembre 2006.
7. A febbraio-marzo 2007 si voterebbe di nuovo. Se gli schieramenti volessero bene all'Italia, nel frattempo avrebbero assicurato un ricambio generazionale, proponendo dei nuovi leader al posto degli artefici del disastroso pareggio di oggi.
Sto delirando? Ma tanto ve l'avevo detto che non succedera' niente di tutto questo, no? Ed e' per questo che me ne voglio andare.

Tre noterelle a margine — tanto il pippone e' gia' un pippone, qualche paragrafo in piu' non puo' peggiorare il risultato.
1. Non ho e non ho mai avuto alcuna simpatia terzista e detesto le grandi coalizioni. Proprio per questo credo che l'attuale legislatura dovrebbe avere vita brevissima — e l'unico percorso *responsabile* per poter votare di nuovo senza sfasciare tutto mi pare questo. L'alternativa e' qualche mese di rissa senza quartiere — e poi votare lo stesso perche' nessuno ha la forza per governare. O una vera grande coalizione, che sarebbe capace di tirar fuori tutto il peggio dell'uno e dell'altro schieramento.
2. Sono stato un prodiano della primissima ora e ho creduto a lungo che Prodi potesse fare la differenza e dare all'Italia un governo moderno. Ma ora credo che sia venuto il momento di passare la mano: evidentemente la sua persona e la sua ricetta politica — in oltre dieci anni — non hanno avuto la capacita' di imporsi.
3. Tra poco c'e' il referendum sulla riforma costituzionale: eravamo tutti convinti che sarebbe stato poco piu' che una formalita' e che avremmo respinto quell'obbrobrio senza nemmeno doverci affaticare troppo, contando sulla minor capacita' di mobilitazione dell'avversario. L'affluenza alle urne dimostra che non e' cosi'. Sara' una battaglia durissima, all'ultimo voto — e non possiamo permetterci di non vincere nemmeno questa volta. Ne va davvero della *sostanza* della democrazia in Italia.

13 Commenti a “Sette cose che non succederanno”

  1. PaoloB ha scritto il 11 aprile 2006 alle 11:58 am

    Hai visto ? Primi effetti della vittoria di Prodi: è stato arrestato Provenzano!!!!

  2. Angelo ha scritto il 11 aprile 2006 alle 12:20 pm

    Certo — e domani scopriremo che il rating dell'Italia e' AAA — e che i giovani trovano tutti quanti lavoro qualificato subito dopo il termine degli studi… :-))

  3. RNiK ha scritto il 11 aprile 2006 alle 12:25 pm

    Sottoscrivo tutti e 7 i punti. Sottoscrivo soprattutto il fatto che nessuno dei 7 punti verrà messo in pratica… :(

  4. gianni ha scritto il 11 aprile 2006 alle 1:03 pm

    Sono assolutamente d'accordo, a cominciare dalla "vittoria di Pirro-Prodi". E credo che Prodi sarà spinto a governare proprio da quelli che non sono disponibili a un ricambio (più o meno generazionale).

  5. marco ha scritto il 11 aprile 2006 alle 9:43 pm

    'Se questo fosse un paese appena appena decente': esempio di periodo ipotetico dell'impossibilià.
    In greco antico sarebbe del IV tipo, vero ?

  6. Angelo ha scritto il 11 aprile 2006 alle 10:06 pm

    @marco: gia': quarto tipo. Tutto rigorosamente impossibile. E per l'ascolto che idee come queste possono avere in politica, il post avrei potuto davvero scriverlo in greco antico ;-)

  7. Matteo ha scritto il 12 aprile 2006 alle 10:39 am

    Meglio il Pallaro argentino che quello di Arcore, ad ogni modo!

    (certo che la voglia ad occuparsene un po', dall'interno, di questa politica, certo non è aiutata)

    un caro saluto
    M.

  8. Gionata ha scritto il 12 aprile 2006 alle 11:27 am

    Non mi convince la tua proposta nonostante sia sensata e soprattutto opportuna.
    Perché significa ancora (ma forse è così) che l’Italia non è un paese che conosce la democrazia.
    Abbiamo bisogno delle personalità esterne (insigni economisti oggi, principi stranieri nel passato) per farci guidare. Stranieri o non schierati politicamente affinché possano guidare con giudizio un popolo che non è in grado di fare da solo. Oligarchi e opportunisti (in quanto non si schierano) alla Monti e compagnia.

    Forse ho una soluzione per evitare di traslocare in massa. E’ una vecchia idea. Scegliamo un paese in cui costituire una regione italiana (Francia, Germania…) e facciamoci governare dagli altri.
    Evitiamo i costi del trasloco e ci manteniamo vicini alle osterie e ai borghi che ci piacciono tanto.

  9. Angelo ha scritto il 12 aprile 2006 alle 12:29 pm

    @Gionata: Non credo che sia un problema di "conoscere la democrazia", ma di legittimazione democratica a governare, di mandato politico. A mio avviso queste elezioni non danno un mandato politico ne' a una parte ne' all'altra: di conseguenza bisognerebbe tornare a votare al piu' presto. Nel frattempo e' necessario che qualcuno tenga diritta la barra della barca, che altrimenti va a picco: in mancanza di un politico che abbia la legittimita' a farlo, si ricorre a un tecnico. In attesa che il sovrano decida per davvero che mandato politico vuole affidare.
    Quanto all'annessione a uno stato straniero, al di la' della battuta, quel che proponi ha un nome e un orizzonte possibile: l'Europa. In fondo il mio europeismo forte e' la speranza che — agganciati alle istituzioni comunitarie — potremo essere costretti a governarci da europei — e non da repubblica dei fichidindia.

  10. Ubik ha scritto il 12 aprile 2006 alle 12:59 pm

    Credo che i punti più ipotetici siano il 4 e il 7:
    il 4 perchè non credo che riusciresti a convincere Monti o chi per lui a togliere le castagne dal fuoco per conto terzi e, detto per inciso, non sarebbe neanche giusto: la persona che riuscisse ad imporre le tasse e a risanare i conti avrebbe tutto il diritto di continuare a governare oltre anche senza un mandato degli elettori; io tra salvare il paese o la democrazia preferisco la prima opzione e poi troppo comodo sarebbe sia per Berlusconi che per Prodi trovarsi di colpo a governare con i conti risanati e magari con la Germania e l'Europa che ricominciano a tirare.

    Per quanto riguarda il punto 7 ovvero il pensare che i partiti, motu proprio, si rinnovino equivale a sperare che di colpo i mafiosi smettano di essere tali.

  11. Angelo ha scritto il 12 aprile 2006 alle 6:59 pm

    @Ubik: sul 4 ti rispondo soltanto che niente esclude che Monti o chi per lui possano continuare a governare: ma dopo aver ricevuto la legittimazione di un passaggio elettorale. Il ricorso ai tecnici/tecnocrati e' sempre un espediente estremo in una democrazia — che deve essere al massimo la cura temporanea di una situazione di vacatio come quella presente.
    Sul 7 temo che tu abbia ragione — al massimo si puo' blandamente sperare che la paura di perdere dia ai partiti qualche incentivo a rinnovarsi — e d'altra parte sono il primo a pensare che la mia ricetta non si realizzera' in nessuno dei sette punti…

  12. PaoloB ha scritto il 13 aprile 2006 alle 8:56 am

    A proposito del punto 1: non sono affatto d'accordo.

    Se guardi (per esempio) i voti al Senato del 2001 della CdL, vedi che non avevano preso molti meno voti di quanti ne abbia preso a questo giro il CsX. Ma, grazie al meccanismo elettorale, hanno avuto la maggioranza.

    So che non te lo devo insegnare, ma le vittorie elettorali si compongono di due parti: prendere i voti che servono e prenderli come servono.

    Berlusconi ha modificato questa legge elettorale per sfruttare al massimo i suoi punti di forza (confronto diretto alla Camera, possibilità di sfruttare le regioni in bilico al Senato) e eliminare quelli di Prodi (grande radicamento sul territorio, quindi facilità di affermazione in collegi uninominali piccol).

    Considerato che Berlusconi aveva anche cinque TV cinque dalla sua parte, non è che fosse proprio facile facile vincere.

  13. Angelo ha scritto il 13 aprile 2006 alle 9:43 am

    @PaoloB: Il problema, IMO, non e' di numeri e di gerrymandering elettorale — ma di sostanza politica. La sostanza politica e' che l'Unione ha alla Camera un vantaggio assolutamente esiguo e non ha nemmeno la maggioranza assoluta in termini di voti; al Senato e' decisamente minoranza e la Casa delle Liberta' ha piu' del 50% del voto valido. In queste condizioni parlare di vittoria mi pare da un lato wishful thinking, dall'altro scarsa attenzione alla democrazia *sostanziale*.
    So benissimo che il centrodestra non si sarebbe fatto scrupoli (come non se ne e' fatti nel 1994) nella stessa situazione. Ma alla mia parte politica chiedo un surplus di senso delle istituzioni e di coscienza democratica — che non sto vedendo.

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