mercoledì, 5 aprile 2006
Mi spiego meglio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 6:02 pm

L'avevo promesso — e mantengo. L'articolo di Lorenzo Mondo sulla Stampa del 3 aprile e' di una bruttezza ripugnante. Cito, cosi' ci capiamo meglio:

Abbiamo infatti appreso che su Mario Alessi, il più sfrontato e spietato degli assassini, pendeva una condanna a cinque anni di carcere per lo stupro di una ragazza consumato nel Duemila in Sicilia, sotto gli occhi del fidanzato legato a un albero. I due gradi di giudizio erano stati concordi nella condanna, che per diventare esecutiva esigeva ancora la pronuncia della Cassazione.
Appaiono già lunghissimi cinque anni per sanzionare un crimine accertato, ma diventa surreale l'attesa di una parola definitiva per la quale sembrerebbero bastare nel caso, con tutto l'agio degli emeriti giudici, ventiquattro, al massimo quarantott'ore di carte sfogliate, di sapienti dibattiti. Stando, beninteso, al comune sentire, che non s'intende di pandette, di codicilli, di precisazioni ed eccezioni, delle quali suole imbellettarsi una avvizzita giustizia.

L'uccisione di un bambino e' certo uno di quei crimini che suscitano un orrore tale da perdere la misura — e da padre capisco le pulsioni di linciaggio che si sentono da tante parti, anche insospettabili (Rizzo dei Comunisti Italiani che invoca l'ergastolo "senza sconti di pena", Buglio della Rosa nel Pugno, il partito ipergarantista per eccellenza, che dice "Bisogna metterli in cella e buttare via la chiave"). Ma la giustizia — con le sue forme, le sue cautele, la presunzione di innocenza, i tre gradi di giudizio, le garanzie per gli imputati — beh, tutte queste cose servono proprio ora, che si sente allo stomaco la morsa del disgusto e il bisogno di cancellare anche fisicamente gli autori di tanto orrore.
L'"avvizzita giustizia" non serve ad altro — se vogliamo — che ad imbrigliare ed a disinnescare le pulsioni di vendetta, a sostituirle con forme garantite di protezione sociale. Le sue pandette e i suoi codicilli, le precisazioni e le eccezioni, lungi dall'essere un orpello e un belletto, sono la garanzia della imparzialita', della necessaria impermeabilita' alle emozioni, ai turbamenti. La legge segue delle forme — che sono a tutela di tutti. Saltare le forme, o disprezzarle in nome del "comune sentire" e' la negazione dello stato di diritto — e non a caso (mi insegnano) il "comune sentire" era uno dei fondamenti del diritto nella Germania nazista. E' proprio ora che abbiamo bisogno della freddezza, dell'impersonalita' e della distanza della Giustizia — ora che dobbiamo difenderci anche dai nostri sentimenti offesi.
Certo, si puo' discutere sulle lentezze dei processi in Italia, chiedersi perche' ci vogliono cinque anni, quando va molto bene, per arrivare alla fine di una vicenda giudiziaria. Ma in primo luogo non ha diritto di chiederlo chi in tutti questi anni ha brandito le garanzie dell'imputato e la presunzione di innocenza come strumento di difesa personale e di parte — e ha piu' e piu' volte messo mano alle normative proprio per rendere piu' difficile la condanna degli imputati: le uniche parole che vorremmo sentire da quella parte sono "Abbiamo sbagliato". In secondo luogo dovremmo parlare di organici insufficienti, di strumenti inadeguati, di fondi per il funzionamento dei tribunali ridotti al lumicino, di moltiplicazione futile del ricorso alla giustizia penale — tutte cause vere di ingorgo dell'opera della magistratura: ma sono argomenti che non soddisfano la voglia di forca.
Di una cosa non possiamo permetterci di discutere: della tenuta delle garanzie — quelle garanzie che e' troppo facile scambiare per formalismi bizantini ed arzigogoli senza sostanza. E' su quegli arzigogoli che si fonda la distinzione tra una societa' civile e la barbarie. E la civilta' — per quanto disagio possa mettere addosso — sta poi tutta li', nel non toccare Caino — nel non condannare nemmeno Mario Alessi senza passare attraverso la bonne et due forme. Abbiamo bisogno di dighe contro l'incivilta' — e additare la giustizia al pubblico ludibrio come fa Mondo e' un bel modo per prendere a picconate la diga proprio nei giorni della piena.

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