domenica, 12 febbraio 2006
Mondovino
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:19 pm

Mondovino l'ho perso al cinema, ma l'ho recuperato in tv. E' un documentario con alcuni difetti, che mi interessano poco, e con la caratteristica di essere molto militante. L'obiettivo polemico del regista Nossiter e' la "napalizzazione" del vino, forma di globalizzazione molto specifica che si traduce nel mettere tutto in barrique in modo da fare del vino comunque gradevole, ma caratterizzato da sentori standard per tutte le produzioni del mondo (che so vaniglia, quercia giovane).
Devo dire che il barrique, da perfetta ignorante e occasionale ma entisiasta bevitrice di vino, mi ha sempre suscitato perplessita' come idea di mondo e quindi Nossiter sfondava una porta aperta con una spettatrice come me. Cio' non mi ha impedito di percepire la partigianeria e la ridondanza del documentario, ma indubbiamente era gradevole vedere alcune belle figure di anziani produttori tradizionalisti, con un sacco di cose interessanti da dire, come il francese borgognone Hubert de Montille o il sardo Battista Columbu. Automatico il senso di rigetto per personaggi come gli esponenti della famiglia dei Mondavi, grandi produttori americani, l'enologo di moda Michel Rolland o anche i toscani Antinori. Forse i peggiori apparivano gli Staglin di Napa Valley, gente capace di progettare a tavolino paesaggi vinicoli perfetti e un po' sinistri, con un antipatico atteggiamento di paternalismo nei confronti degli immigrati messicani alle loro dipendenze.
Insomma, si tratta di un'opera un po' manichea, indubbiamente, pero' ricordando il vecchio Bartolo Mascarello di "no Berlusconi, no barrique" puo' essere appassionante fare il tifo. Peccato che non ci fosse nessun rappresentante del Piemonte e che i toscani ci facessero tutti brutta figura.

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