venerdì, 24 febbraio 2006
All'imbrunire
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:08 pm

Qualche sera fa scendendo da Alice Belcolle verso Acqui.


martedì, 21 febbraio 2006
Specchi a Venezia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto da waldorf alle 12:07 am


domenica, 19 febbraio 2006
Una radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da waldorf alle 7:27 pm

Oggi nei pressi di Villadeati


domenica, 19 febbraio 2006
Basta salire un po'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm


Qualche giorno fa dalle colline sulla strada di casa, mentre tutta la pianura padana era affogata in una nebbia densa come il vinavil.

Periodo faticoso, niente tempo per scrivere post decenti… (nemmeno indecenti, mi sa)


domenica, 12 febbraio 2006
Mondovino
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:19 pm

Mondovino l'ho perso al cinema, ma l'ho recuperato in tv. E' un documentario con alcuni difetti, che mi interessano poco, e con la caratteristica di essere molto militante. L'obiettivo polemico del regista Nossiter e' la "napalizzazione" del vino, forma di globalizzazione molto specifica che si traduce nel mettere tutto in barrique in modo da fare del vino comunque gradevole, ma caratterizzato da sentori standard per tutte le produzioni del mondo (che so vaniglia, quercia giovane).
Devo dire che il barrique, da perfetta ignorante e occasionale ma entisiasta bevitrice di vino, mi ha sempre suscitato perplessita' come idea di mondo e quindi Nossiter sfondava una porta aperta con una spettatrice come me. Cio' non mi ha impedito di percepire la partigianeria e la ridondanza del documentario, ma indubbiamente era gradevole vedere alcune belle figure di anziani produttori tradizionalisti, con un sacco di cose interessanti da dire, come il francese borgognone Hubert de Montille o il sardo Battista Columbu. Automatico il senso di rigetto per personaggi come gli esponenti della famiglia dei Mondavi, grandi produttori americani, l'enologo di moda Michel Rolland o anche i toscani Antinori. Forse i peggiori apparivano gli Staglin di Napa Valley, gente capace di progettare a tavolino paesaggi vinicoli perfetti e un po' sinistri, con un antipatico atteggiamento di paternalismo nei confronti degli immigrati messicani alle loro dipendenze.
Insomma, si tratta di un'opera un po' manichea, indubbiamente, pero' ricordando il vecchio Bartolo Mascarello di "no Berlusconi, no barrique" puo' essere appassionante fare il tifo. Peccato che non ci fosse nessun rappresentante del Piemonte e che i toscani ci facessero tutti brutta figura.


venerdì, 10 febbraio 2006
Nebbia al sole
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:19 am

Esiste un fascino di queste campagne piatte e nebbiose.


giovedì, 9 febbraio 2006
Uno struggente abbandono
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:40 pm

Qualche giorno fa ero a Torino per lavoro e ho approfittato della pausa pranzo per fare due passi in centro, incuriosito dalle novita' olimpiche. Per puro caso sono andato a inciampare nella mostra "Percorsi di vita e cultura ebraica", aperta in questi giorni presso l'Archivio di Stato, in Piazza Mollino, di fianco al Teatro Regio.
E' una piccola cosa, questa mostra, che (coraggiosamente e giustamente, credo) fa la scelta di non porsi sotto l'ombra della Shoah: ci sono un po' di oggetti, un interessante allestimento multimediale che presenta i canti della liturgia sinagogale — e soprattutto tante fotografie (scattate dalla mano magistrale di Giorgio Avigdor*) e piantine di quel che resta della presenza ebraica in Piemonte, citta' per citta'. E' la cosa che piu' mi ha colpito — e commosso: in tante, proprio tante di quelle foto c'e' il segno dell'abbandono, dell'estinzione delle comunita' che avevano reso vivi quei luoghi. I banchi della sinagoga di Vercelli coperti di polvere, i locali svuotati della sinagoga di Chieri, quella di Carmagnola ancora splendida con i suoi arredi, ma senza più nessuno che la frequenti, le tracce semicancellate dei ghetti di Moncalvo, di Mondovi', di tanti altri paesi. Andate a vederle, quelle fotografie — pensate a quelle vite che sono sparite — e che non sono state continuate. E cercate di tenerle vive voi, con la memoria.

* Se non ho capito male, le fotografie di Avigdor sono una selezione della esibizione permanente "Vita e cultura ebraica" esposta presso il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Ma non ho trovato conferme sul web.



Firmate anche voi l'appello "tunisi mon amour" per una Carta dei diritti della Rete.



mercoledì, 8 febbraio 2006
Post scritto in fretta tra le 18,35 e le 18,45
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:58 pm

Pensavo di essere una patita dello shopping per l'abbigliamento di It a cui compro sicuramente una quantita' di roba molto maggiore di quella che compro per me stessa, sia in termini di numero di capi che di entita' complessiva di spesa. In realta' la mia convinzione era del tutto stupida e non mi ci sarebbe voluto molto a capire che non ero certo molto in alto nella lista dei maniaci o meglio delle maniache dell'abbigliamento infantile, dato che quasi ogni giorno passo davanti ad un negozio per bambini del posto che espone in vetrina anche capi da 700-800 euro. Per la verita' mi sono sempre domandata chi diamine compri certa roba, considerata la velocita' con cui i pargoli cambiano di taglia e lo stress cui sottopongono i vestiti.
Ieri, poi, parlando con una madre di bambina di circa due anni, forse meno, ho finalmente realizzato la verita', cioe' che sono una triste dilettante. Infatti per lo piu' compro cose il cui costo e' abbastanza contenuto e rigidamente non "firmate" se non da specialisti del settore bambini. La mia interlocutrice invece mi ha riferito entusiasta di essersi aggiudicata ai saldi una giacca Fay in miniatura a 220 euro, scarpe Hogan a 75 e di aver comprato alla fortunata figlioletta una maglia Burberry uguale alla sua. La visione della madre ultratrentenne (che regolarmente porta scarpe Hogan e giacca Fay, divisa indispensabile in certi ambienti) e della figlia duenne vestite uguali mi e' sembrata francamente allucinante, ricordandomi un po' in versione aggiornata quei bambini di famiglie nobili spagnole nei quadri di Velàzquez e altri, sepolti nelle loro mostruose vesti secentesche.
Non possiamo proprio evitare di spendere capitali per bardare i bambini da piccoli adulti del tutto simili a noi e lasciare che siano bambini liberi di rotolarsi per terra con vestiti adatti allo scopo? Del resto per arricchirsi gli stilisti contano proprio sul fatto che noi troviamo tanto carino comprare piccole copie dei vestiti da grandi, ma sono cose pensate per i bambini? Io ho tanto l'impressione che siano pensate soprattutto per sfruttare fino allo stremo i marchi famosi.


mercoledì, 8 febbraio 2006
I disastri del sistema elettorale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 10:47 pm

Fiorello Cortiana, oltre ad essere un amico, e' uno dei pochi parlamentari italiani che abbiano considerato strategica la questione di come si evolve in Italia e in Europa la societa' dell'informazione. E' stato protagonista di battaglie importanti per i diritti in rete, per la liberta' di circolazione della conoscenza, per la diffusione del software libero, contro i brevetti software, e cosi' via. Insomma, e' uno che secondo me rappresenta questo pezzo di mondo della rete — come la politica nazionale sembra non saper fare quasi mai. La conferma viene dalla notizia di queste ore, che Fiorello non verra' ricandidato nelle liste dei Verdi. In generale non penso che votero' per i Verdi (francamente, non so ancora per quale pezzo di Unione votero'), ma credo che l'uscita di Cortiana dal Parlamento sarebbe una perdita significativa — ed un pessimo segnale politico. E' possibile firmare una lettera aperta a Pecoraro Scanio per dire queste cose — io l'ho firmata e credo che dovreste firmarla pure voi.
A margine: questo sistema elettorale — dico una banalita' — con il meccanismo delle liste bloccate — e' un obbrobrio che incitera' i partiti a dare il peggio di se' nella scelta dei candidati. La corsa dei trasformisti, degli apparentati, delle cordate e delle controcordate rischia di produrre delle liste talmente brutte da far passare la voglia di votare. A dire il vero, una soluzione ci sarebbe, e pure sperimentata: fare le primarie anche per scegliere i candidati dei partiti. Non dico che risolverebbe tutti i problemi, ma probabilmente il peggio del peggio lo eviteremmo. E risponderemmo al grande bisogno di democrazia e di partecipazione che il popolo dell'Unione sta esprimendo ogni volta che puo'. Non possiamo permetterci il rischio di deluderlo con liste impresentabili.
A margine del margine: personalmente non votero' per eleggere un astensionista. A costo di scegliere il partito sulla base di questa sola regola.


mercoledì, 8 febbraio 2006
La ricetta per il Codice da Vinci
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:29 am

Segnalo, dopo averla conosciuta attraverso l'articolo di Bruno Ventavoli su La Stampa, la ricetta per scrivere un libro simil-Codice da Vinci pubblicata da Stephen Moss su The Guardian. Scrivere best-sellers in fondo e' questione di sapere imbroccare le formule. Dan Brown una sua genialita' a capire l'aria che tirava ce l'ha avuta. E puo' non essere cosi' difficile sfruttare il filone. Che sarebbe veramente bene che si esaurisse pero'. Sul libro di Dan Brown su questo blog comunque c'e' qualcos'altro qui e qui.
Non c'e' che dire, non posso negare che mi abbia colpito!


lunedì, 6 febbraio 2006
Si va a incominciare
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

Oggi sono impegnato qui. Ed e' per questo (anche) che i miei contributi al blog sono stati tanto ridotti, in questi giorni.


sabato, 4 febbraio 2006
A Night with SAG Awards
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:45 pm

A volte con la TV capitano cose tremende come rincoglionirsi una mezza serata a vedere la cerimonia di premiazione dei SAG Awards.. pero' era tropppo bello vedere "di persona" tutti gli attori delle serie tv che per gli italiani in media non sono altro che i loro personaggi e criticare i vestiti delle dive (e farsi domande sceme tipo "ma quelle di Desperate Housewives si sono consultate, prima di sfoggiare quasi tutte il lillino?"). Rimane il fatto che era uno spettacolo da americani che comprano In Touch. Della serie che ogni tanto e' bello mandare in vacanza il cervello.


venerdì, 3 febbraio 2006
Fantasmi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:54 pm


mercoledì, 1 febbraio 2006
Geometrico
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 4:08 pm

Sulle colline dell'Alto Monferrato, dopo l'ultima nevicata.

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