venerdì, 20 gennaio 2006
La moda e la morte
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 8:39 am

Lepoardi immagina nel Dialogo della Moda e della Morte, che la Moda, rivolgendosi alla Morte, le dica, confrontando le rispettive capacità distruttive:
Io mi contento per lo piu' delle barbe, dei capelli, degli abiti, delle masserizie, dei palazzi e di cose tali. Ben è vero che io non sono pero' mancata e non manco di fare parecchi giuochi da paragonare ai tuoi, come verbigrazia sforacchiare quando orecchi, quando labbra e nasi, e stracciarli colle bazzecole che io v'appicco per li fori; abbruciacchiare le carni degli uomini con istampe roventi che io fo ch'essi vi improntino per bellezza….storpiare la gente colle calzature snelle; chiuderle il fiato e fare che gli occhi le scoppino dalla strettura dei bustini; e cento altre cose di questo andare. Anzi generalmente parlando, io persuado e costringo gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l'amore che mi portano.
L'operetta morale di Leopardi, non una delle più conosciute, mi e' sempre sembrata fonte di grandi verita'. La moda impera in modo così assoluto da far accettare profonde sofferenze fisiche pur di obbedire ai suoi dettami, talvolta e anzi spesso senza alcun effetto di abbellimento della persona. Questo e' evidentemente sempre accaduto, come dimostra per non dire altro il fatto stesso che Leopardi metta in bocca alla Moda simili parole.
Nonostante appunto la perennita' del fenomeno, negli ultimi anni l'operetta mi torna in mente con particolare frequenza. Sara' una mia impressione infondata, ma la moda che si e' affermata piu' o meno dall'inizio del ventunesimo secolo e' caratterizzata non solo dal cattivo gusto e dall'abbandono delle convenzioni piu' diffuse in precedenza su quello che era lecito portare per lo meno fuori casa, ma anche dalla diffusione di cose che sembrano fatte apposta per far soffrire la gente senza donare ai piu'. Ad esempio l'ombelico prima e ora praticamente l'inguine esposto tutto l'anno, anche con cinque sotto zero, gli stivali in tutte le forme portati anche in giornate estive, le scarpe da donna piu' strette che mai con tacchi e punte inverosimili, gli infradito forse comodi sul momento, ma fonte secondo gli esperti di infiniti problemi, dalla tendinite in giu', il tanga che mi sembra la negazione della comodita', i tatuaggi, il piercing in parti del corpo in cui il buco e' prima doloroso e poi antigienico.
Di fronte a queste voghe, la mia perplessita' e' diversa da quella espressa da Leopardi nei confronti di quella della sua epoca, sentita come negazione della natura e della vita. La moda di questi tempi proclama a gran voce la deformalizzazione, l'abbandono appunto dei codici di abbigliamento per cui una volta ci si vestiva diversamente per andare in spiaggia, a scuola, in discoteca, in chiesa o in tribunale, mentre ora non esistono piu' look proibiti da nessuna parte. Peccato che il piu' delle volte coniughi questo abbandono dei codici o forse l'adozione rigida di un non-codice appunto con la scomodita'. Quello che mi chiedo e' se le persone abbiano subito una mutazione fisica a cui io sono rimasta estranea (che so hanno le pance con incorporata sotto pelle la cintura del dottor Gibaud per evitare freddo e dolori o i piedi a punta per entrare nelle scarpe che vanno di moda ora) o se in nome della moda si siano autoconvinti che stanno bene cosi'. Chissa' che ne avrebbe pensato Leopardi. Sicuramente avrebbe brontolato, come al suo solito. Non per nulla mi sta simpatico.

2 Commenti a “La moda e la morte”

  1. ice ha scritto il 27 giugno 2008 alle 10:17 am

    devo dire che la tua avversione per la moda mi ha molto stupita..forse ti sei soffermata all'aspetto più superficiale del fenomeno, innanzi tutto volevo specificare che moda non vuol dire inguine scoperto e che come ci sono stilisti che propongono versioni di donne sempre più volgari ce ne sono altrettanti che fanno sfilare bellissimi modelli comodi ed eleganti e per niente volgari..e poi piercing tatuaggi eccetera hanno significati più profondi di quello che gli attribuisce oggigiorno, infatti i primi ad usarli sono state le popolazioni indigene ed era un segno di riconoscimento..se sei ancora convinta che la moda del 21 secolo sia all'insegna della scomodità e della deformazione, devo di nuovo contraddirti e chiederti di andare a guardare la storia del costume nel corso dei secoli (1300,1400,1500) con la relativa ricerca di deformare il corpo con corsetto, verdugo, gorgiera ecc..spero di essere riuscita a placare un pò della tua avversione!!

  2. theratrace ha scritto il 30 giugno 2008 alle 11:48 pm

    Beh, non c'e'dubbio che la moda sia stata più scomoda nei secoli scorsi; Leopardi del resto parla per lasua epoca! Mi dispiace, ci saranno certo stilisti in grado di proporre cose belle ma lo "street style" che vedo ogni giorno è all'insegna del cattivo gusto; e le vetrine da anni per quanto mi riguarda non offrono niente che mi faccia gola. Saranno gli anni che passano e i problemi ben piu' grossi che ho rispetto al look, chi lo sa…
    Non vedo poi la comodità dello stivale estivo o cose analoghe; ripeto che ciò che mi colpisce ultimamente è l'insieme di estrema deformalizzazione e adozione di tenute abbastanza indifferenti alle stagioni.

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