lunedì, 30 gennaio 2006
Single and fabulous !?
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:34 pm

Perche' in tutte le serie televisive sulle donne singles le protagoniste hanno lavori meravigliosi e guardagnano in proporzione, ma passano il tempo soprattutto a preoccuparsi di avere o meno un fidanzato a a farsi infinite s….. su tali argomenti*? La realizzazione professionale non conta niente nell'ottica di una donna di questi tempi? A me non pare che sia tanto scontata né assolutamente una cosa da buttare via. Si vede che si considera il problema superato, e poi non e' divertente vedere una che fa la disoccupata e vive in un tugurio o peggio con mamma e papa' come di norma capita in Italia.
D'altronde il modo di vedere la propria vita sentimentale imperante in queste fiction e' sostanzialmente subordinato alle scelte dall'uomo che pero' e' deprivato di psicologia e personalita' (chi mai si chiede cosa pensi Big in Sex and the City?). Insomma l'uomo insieme come divinita' dalla cui bocca si pende (chiama non chiama, mi chiede o non mi chiede di sposarlo, mi presenta alla mamma o no) ma al contempo essere insignificante, perche' sono le donne quelle spiritose, intelligenti, brillanti.
Quindi, considerato che le serie non esprimono certo la realta' ma in esse si rispecchiano milioni di donne che le seguono, pare che in questo momento il modello di donna che va per la maggiore sia quello di persone assolutamente forti, di successo nella carriera, e assolutamente dipendenti al tempo stesso, che insieme sovrastano l'uomo e ne subiscono le decisioni e gli impulsi. Le donne di tutto il mondo per lo meno occidentale si ritrovano in questo alternarsi di potenza e soggezione e partecipano alle sventure di una Ally McBeal, avvocato di successo ma morbosamente attaccata ad un amore adolescenziale, o di una Carrie Bradshaw, columnist per un quotidiano di New York, pero' capace di passare anni a ossessionare se stessa e le amiche per un uomo impossibile. In queste condizioni, se si puo' riconoscere che questo tipo di televisione insegna che essere singles non è una deminutio, pero' si deve anche ammettere che la condizione di donna senza uomo viene concepita come mera attesa, anche se con lati divertenti.
Non sono sicura che questa idea di donna mi piaccia. Spero che sia solo una reazione sballata delle generazioni immediatamente successive alle grandi conquiste del femminismo, forse propense a dare per scontate tante cose importanti, come appunto il diritto ad avere una carriera e a vivere liberamente la propria sessualita', e insieme ancora legate a ideali di femminilita' ereditati dalle generazioni pre-femminismo. Magari prima o poi si trovera' un equilibrio, chissa'.
Ma intanto devo ammettere che spesso mi diverto parecchio anch'io con le storie delle singles televisive.

Esemplare mi sembra la puntata di Clara Sheller appena trasmessa sul satellite; la protagonista ottiene un importante incarico nel giornale in cui lavora. Lungi dal godersi il successo e impegnarsi fino in fondo, Clara continua a pensare solo agli uomini e in particolare al suo capo facendo di tutto per portarlo a spingere fino in fondo la simpatia che ha per lei, che poteva benissimo essere controllata, e portarselo a letto, rischiando cosi' grossi problemi sul lavoro senza alcun costrutto per la sua vita privata. Naturalmente poi, chissa' come, il suo incarico Clara lo porta brillantemente a termine, pur se dalla sceneggiatura sembra non averci pensato un secondo…


domenica, 29 gennaio 2006
Piove, governo ladro!
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:57 am

No, dico io — quasi sessanta ore di neve — e poi ci piove sopra?


sabato, 28 gennaio 2006
Dissolvenza al bianco
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:03 am

Dopo uno degli inverni piu' asciutti di cui abbia memoria, quaranta ore di neve ininterrotta hanno praticamente obliterato queste campagne.

Altre foto della nevicata qui.


venerdì, 27 gennaio 2006
Il dovere della memoria (perche' ci credo ancora)
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:38 pm


La Sinagoga di Alessandria, stamattina

Che questo blog pubblichi un post sul giorno della memoria e' talmente scontato che verrebbe voglia di sottrarsi — c'e' altro che preme — tornare ritualmente sulle vicende di sessant'anni fa sembra piu' retorico che utile. E in fondo — che ha a che fare con me, oggi, che ha a che fare con tutti noi?
E poi mi vengono in mente due immagini — che in un certo senso spiegano tutto — e dicono perche' io — gentile — mi sento cosi' tenacemente attaccato al dovere della memoria. Ad Alessandria, dove lavoro, la Sinagoga, devastata dai fascisti nel'44, e' chiusa "per restauri" — e comunque la comunita', forte di cento famiglie prima della guerra, e' talmente sparuta da non essere piu' avvertibile come presenza in citta'. Nel posto in cui vivo, che ospitava una piccola ma significativa comunita' prima della Shoah, non c'e' piu' traccia di vita ebraica. Resta un cimitero israelitico desolato in periferia; una lapide sotto i portici del centro, con i nomi degli ebrei deportati e — invece del luogo e della data di morte — la scritta "LAGER"; qualche denominazione di strade o di edifici e istituzioni patrocinate da un benefattore ebreo della fine del secolo scorso, di cui oltre il nome non pare esser rimasto ricordo.
Dopo l'emancipazione, le comunita' piemontesi erano fiorite, avevano voluto rendersi visibili, marcare la loro presenza con l'orgoglio delle nuove sinagoghe di fine Ottocento, con la facciata a fronte strada e il linguaggio magniloquente* di chi ha finalmente il diritto di stare al mondo al pari di tutti gli altri. Oggi di quelle comunita', in provincia, non resta praticamente piu' nulla. E' qui, piu' che nei grandi centri, che l'effetto della Shoah appare in tutta la sua devastante portata, a distanza di sessant'anni. E' qui che la soluzione finale dimostra il suo successo, nelle cittadine della provincia profonda, judenrein per la prima volta dopo cinque secoli.
E allora il dovere di ricordare sta proprio in questo — tentare, con il poco che possiamo, di impedire il completo successo della soluzione finale: perche' solo alla nostra memoria, alla memoria di noi "che non c'entriamo niente" e' affidata la possibilita' che le tracce di quella esigua, secolare presenza non svaniscano del tutto.

* Gli esempi piu' caratteristici, oltre alla sinagoga di Alessandria, sono quella di Vercelli e la Mole Antonelliana, in origine pensata come tempio della comunita' ebraica torinese. Ma magari ci torneremo, in a lighter tone, quando parleremo ancora di imponenti emergenze


mercoledì, 25 gennaio 2006
Lost Book
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:37 pm

Cercasi qualcuno che nella sua infanzia abbia letto "Il sole di Olimpia".


martedì, 24 gennaio 2006
Clara Sheller
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 10:41 pm

Ennesima fanciulla single metropolitana quasi piu' o meno trentenne alla ricerca del principe azzurro vista in tv, Clara Sheller, parigina, ha le fattezze della graziosa Melanie Doutey, un incrocio tra Sophie Marceau e Phoebe Cates, con le dovute orecchie a sventola. Clara Sheller vive con J.P., il suo migliore amico, ovviamente gay, il che ovviamente ricorda parecchio Will e Grace. A differenza di Will e Grace, pero' Clara e J.P. almeno una volta fanno sesso tra loro, dato che sono troppo sfigati per riuscire a trovare un partner del versante giusto.
Io personalmente non ho mai visto una serie francese e Clara Sheller, in modo molto francese, mi e' sembrata abbbastanza gradevole, ma priva di ritmo; ha il respiro di un film, come se uno corresse i quattrocento metri con il passo di una corsa campestre. C'e' una certa ricerca estetica, forse a volte non ben calibrata sul tipo di prodotto, con una fotografia che vira sull'arancione negli interni e sul blu negli esterni. La prima puntata (che vanta ben otto registi) mi ha lasciato una qualche curiosita' sul prosieguo. Vediamo come continua. Ma Sex and the City e il suo mondo, ovviamente richiamati a paragone,
sembrano stare non dall'altra parte dell'oceano, ma su un diverso pianeta*.. (solo due punti, caro Angelo, perche' ogni tanto le convenzioni tipografiche mi stanno sulle balle..). E poi gli autori potevano fare uno sforzo di immaginazione in piu' e dare a Clara Sheller un lavoro diverso da quello di autrice di una rubrica su problemi sentimentali, uguale identico a quello di Carrie Bradshaw.

*Pero' almeno una battuta memorabile c'e'; Clara dice ad un certo punto, pensando a J.P., piu' o meno "che gusto c'e' a guardare un bel paio di chiappe se non c'e' la persona giusta con cui commentarle?". E' proprio vero, non c'e' miglior compagno di un gay, per certe cose.
**Angelo mi segnala che in rete e' reperibile l'originale della battuta; la riporto per chi capisce il francese: "c'est fou – à force de regarder les mecs passer, on est persuadé qu'il suffit d'une jolie paire de fesses pour que la vie redevienne belle; jusqu'au jour où on réalise que c'est pas la paire de fesse qui rend la vie plus belle, c'est avec qui on les regarde passer". La citazione viene da un sito francese tutto sulle serie televisive, dove tra le altre cose si parla degli "shellerismes" cioe' i detti e i pensieri che dovrebbero esprimere la sheller-filosofia. Bah. Io mi sono fermata ai wellerismi.


martedì, 24 gennaio 2006
Italia, sforzati!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:31 pm

Da DotComa scopro questa foto, che ho rapidamente trasformato in banner, per chi lo vuole.


martedì, 24 gennaio 2006
Quando e' troppo e' troppo
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 10:20 am

Mi ero ripromesso di non parlarne piu', ma lui mi ci tira proprio per i capelli.

Dopo aver parlato della data delle elezioni e del riscaldamento da ridurre, il premier ha attaccato l'agitazione Alitalia: "C'è una situazione difficile. C'è da fare un intervento deciso, addirittura manu militari nei confronti di coloro che si oppongono… Credo si dovrà forse arrivare…". Poi frena: "Cerchiamo di evitarlo perchè poi possono succedere tragedie". (da Repubblica)


domenica, 22 gennaio 2006
Che gran donna la Litizzetto
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:05 pm

che stasera a Che tempo che fa si e' lagnata di una serie di mode che anch'io, come noto probabilmente ai lettori di questo blog, proprio non sopporto, cioe' i pantaloni a vita bassa e le scarpe a punta. Se poi si aggiunge che se l'e' presa con i numeri telefonici delle informazioni (tipo 892-892) e con gli orrendi falsi gemelli della pubblicita' del suddetto numero, se ne ricava che non posso che approvarla in pieno. Last but not least c'e' il fatto che rompe sempre le scatole a Ruini. Meno male che c'e' lei in Tv a dire un po' di cose concrete. E poi e' pure una bogia-nen ;-)


sabato, 21 gennaio 2006
Papa' alla riscossa?
Nelle categorie: It — Scritto da waldorf alle 7:14 pm

Ho letto sul sito del Corriere un articolo di Maria Laura Rodota' sulle dichiarazioni fatte da Casini, piu' che mai all'assalto nella sua personale campagna elettorale, che vanta notti insonni a causa della figlioletta Caterina. Al Presidente della Camera andrebbe tutta la mia solidarieta' se in questa storia non percepissi un forte odore di furbizia, dato che, come sottolinea la giornalista, lui e la compagna si possono permettere eserciti di tate (penso proprio che ne approfitterei, se potessi evitare di arrivare rincoglionita al lavoro la mattina). Comunque sia che Casini dica la verita' sia che faccia il furbo per prendere qualche voto, e' possibile che la sua uscita rientri in una generale affermazione del ruolo dei papa' di oggi, piu' dediti alla cura dei figli a costo di sacrificare la carriera.
Fatto sta che nella realta' che mi circonda (non parlo della mia propria famiglia, ma delle persone che incontro tutti i giorni) sono le mamme che si assumono il carico di gran lunga prevalente della cura dei bambini, anche quando sono in carriera. I padri del resto sono per la maggior parte imbranati e imbarazzati quando devono fare cose semplici come nutrire il pargolo o cambiare un pannolino, come ho potuto apprezzare durante i giorni dell'inserimento di It al nido, contesto dove i padri erano veramente pochi. Tutte le volte poi che invece di una madre si presenta un papa' a portare o prendere il figlio, scatta un allarme rosso e le maestre accorrono a prendere il piccolo dalle mani del gentore e ad occuparsi di tutto.
Non c'e' poi pubblicita' di prodotti per l'infanzia che non si rivolga alle mamme (mamma, tu sai cos'e' bene per il tuo bambino e allora compra xxx).
In realta' credo che sia il cane che si morde la coda: ci sono dei padri che veramente ci tengono ad esserci e a fare quanto le madri, ma ancora in Italia nessuno se li fila. D'altronde gli altri vengono deresponsabilizzati dalla cultura imperante che vuole gli uomini estranei a certi problemi e se ne approfittano, anche perché le madri maturano il complesso del "faccio tutto io". C'e' poi l'annoso e irrisolvibile problema dei padri separati e divorziati che non ottengono mai l'affidamento dei figli perche' si presume (il piu' delle volte con un certo fondamento) che siano meno capaci delle madri di seguire la prole e comunque meno pronti al sacrificio della vita professionale e personale, che si ritiene invece scontato per una donna. In generale c'e' ancora un forte attaccamento a luoghi comuni e eredita' della concezione della famiglia di un tempo, in cui i ruoli erano ben distinti e lontani.
Personalmente credo che dovra' passare parecchio tempo prima di vedere segni di effettiva parita' tra genitori nell'occuparsi dei figli piccoli. Chissa', magari It fara' parte di una generazioni di mammi…


venerdì, 20 gennaio 2006
La moda e la morte
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 8:39 am

Lepoardi immagina nel Dialogo della Moda e della Morte, che la Moda, rivolgendosi alla Morte, le dica, confrontando le rispettive capacità distruttive:
Io mi contento per lo piu' delle barbe, dei capelli, degli abiti, delle masserizie, dei palazzi e di cose tali. Ben è vero che io non sono pero' mancata e non manco di fare parecchi giuochi da paragonare ai tuoi, come verbigrazia sforacchiare quando orecchi, quando labbra e nasi, e stracciarli colle bazzecole che io v'appicco per li fori; abbruciacchiare le carni degli uomini con istampe roventi che io fo ch'essi vi improntino per bellezza….storpiare la gente colle calzature snelle; chiuderle il fiato e fare che gli occhi le scoppino dalla strettura dei bustini; e cento altre cose di questo andare. Anzi generalmente parlando, io persuado e costringo gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l'amore che mi portano.
L'operetta morale di Leopardi, non una delle più conosciute, mi e' sempre sembrata fonte di grandi verita'. La moda impera in modo così assoluto da far accettare profonde sofferenze fisiche pur di obbedire ai suoi dettami, talvolta e anzi spesso senza alcun effetto di abbellimento della persona. Questo e' evidentemente sempre accaduto, come dimostra per non dire altro il fatto stesso che Leopardi metta in bocca alla Moda simili parole.
Nonostante appunto la perennita' del fenomeno, negli ultimi anni l'operetta mi torna in mente con particolare frequenza. Sara' una mia impressione infondata, ma la moda che si e' affermata piu' o meno dall'inizio del ventunesimo secolo e' caratterizzata non solo dal cattivo gusto e dall'abbandono delle convenzioni piu' diffuse in precedenza su quello che era lecito portare per lo meno fuori casa, ma anche dalla diffusione di cose che sembrano fatte apposta per far soffrire la gente senza donare ai piu'. Ad esempio l'ombelico prima e ora praticamente l'inguine esposto tutto l'anno, anche con cinque sotto zero, gli stivali in tutte le forme portati anche in giornate estive, le scarpe da donna piu' strette che mai con tacchi e punte inverosimili, gli infradito forse comodi sul momento, ma fonte secondo gli esperti di infiniti problemi, dalla tendinite in giu', il tanga che mi sembra la negazione della comodita', i tatuaggi, il piercing in parti del corpo in cui il buco e' prima doloroso e poi antigienico.
Di fronte a queste voghe, la mia perplessita' e' diversa da quella espressa da Leopardi nei confronti di quella della sua epoca, sentita come negazione della natura e della vita. La moda di questi tempi proclama a gran voce la deformalizzazione, l'abbandono appunto dei codici di abbigliamento per cui una volta ci si vestiva diversamente per andare in spiaggia, a scuola, in discoteca, in chiesa o in tribunale, mentre ora non esistono piu' look proibiti da nessuna parte. Peccato che il piu' delle volte coniughi questo abbandono dei codici o forse l'adozione rigida di un non-codice appunto con la scomodita'. Quello che mi chiedo e' se le persone abbiano subito una mutazione fisica a cui io sono rimasta estranea (che so hanno le pance con incorporata sotto pelle la cintura del dottor Gibaud per evitare freddo e dolori o i piedi a punta per entrare nelle scarpe che vanno di moda ora) o se in nome della moda si siano autoconvinti che stanno bene cosi'. Chissa' che ne avrebbe pensato Leopardi. Sicuramente avrebbe brontolato, come al suo solito. Non per nulla mi sta simpatico.


A me MyBlogLog e' piaciuto parecchio, come idea e come spirito.



mercoledì, 18 gennaio 2006
Il sole padano ;-)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:32 pm


Scattate oggi, tornando dal lavoro. Zoom digitale al massimo attraverso il vetro sporco della macchina, point-and-shoot senza nemmeno il tempo di controllare l'inquadratura: il risultato e' quel che e'. Pero' i colori erano proprio questi.

Per la mia parte, questo sta diventando praticamente un photoblog. Il fatto e' che piu' passa il tempo piu' mi accorgo che guardare mi piace piu' di parlare.


martedì, 17 gennaio 2006
Anche lei e' una bogia-nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da waldorf alle 10:51 pm

Beh, in fondo anche se le origini sono un po' piu' meridionali e' nata in provincia di Novara…


martedì, 17 gennaio 2006
Autocensura
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 7:51 pm

Non dovessi trattenermi per ragioni di opportunita', questo signore starebbe stabilmente in questa categoria del blog.
Spero almeno che qualcuno lo insignisca per l'ottava volta di questo premio.


lunedì, 16 gennaio 2006
Appendice al precedente post (quanto detesto la multisala)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:03 am

Se devo essere sincera, e' anche possibile che il mio mancato entusiasmo per Match Point sia dovuto anche alle pessime condizioni in cui l'ho dovuto vedere, cioe' in una delle varie sale di un multiplex dove gli spettatori veramente interessati alla pellicola erano circa 3 su un centinaio di persone. Le ragazze accanto a me trovavano piu' interessante mangiare patatine e parlare dei c.. loro, il giovanotto dietro giocare con una bottiglietta di plastica e fare commenti a voce alta e strascicata sull'idiozia del protagonista, trascurando di pensare alla sua. Devo dire che verso il finale avrei voluto veramente fare ai miei vicini qualcosa di simile a cio' che Chris fa nel film a Nola e non dico altro per chi il film non ha lo visto ancora.
Rivolgo quindi un accorato appello a gente di questo tipo: durante una serata si possono fare un sacco di cose, andare in discoteca o al pub a bersi una birra, stare a casa a giocare a risiko, chiacchierare con amici o partner, guardare Milly Carlucci in tv, farsi una s… oppure, se si puo', optare per qualcosa in coppia. Ma perche' proprio riversarsi in una multisala per vedere un film che non vi interessa e rompere i c… a chi lo vuole vedere davvero? Pensateci bene, vi prego…


domenica, 15 gennaio 2006
Match Point – € 4,5
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 7:26 pm

Le critiche in media credo siano (come al solito) molto positive, ma a me Match Point , l'ultimo lavoro di Woody Allen non e' sembrato altro che una riedizione londinese di Crimini e misfatti con protagonisti (Jonathan Rhys-Meyers e Scarlett Johansson) piu' giovani e carini di Martin Landau e Anjelica Huston. Si puo' certo riconoscere che la chiave in cui la vicenda di Match Point (piu' o meno appunto quella centrale in Crimini e Misfatti) e' narrata in chiave diversa dal film precedente, meno centrata sul tema del giusto e piu' su quello della fortuna e della casualita' dello stesso esistere dell'uomo. Insomma meno Bibbia, piu' Dostoevskij. Pero' da remota adoratrice del vecchio Woody, pur vedendo l'intelligenza, lo stile e la bellezza estetica costanti nei suoi ultimi film sento la disperata mancanza di una creativita' per me latente dai tempi lontani di Bullets Over Broadway. Mi manca tanto uno sprazzo di diversita', che a volte vorrei che il maestro mancasse l'inevitabile appuntamento annuale con un nuovo film. Chissa' che con un turno di riposo gli vengano idee piu' fresche. Intanto con questo post vorrei non tanto fare un commento critico, ma semplicemente avvertire chi ha intenzione di vedere il film che probabilmente lo gia' visto…*

*Con questa recensione vorrei comunque introdurre un nuovo sistema di valutazione dei film, da spettatrice qualunque e pagante, cioe' il prezzo in euro del bliglietto che a posteriori sarei disposta a pagare per andare a vedere il film. Nel caso di Match Point direi 4,5 euro, come di mercoledi'.


domenica, 15 gennaio 2006
Per fare una pausa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:10 pm

Uscendo dal lavoro, qualche giorno fa, ho deciso che le montagne erano troppo belle per non andare un po' a guardarmele.

L'inquadratura e' da Stupinigi, subito dietro la palazzina di caccia.


domenica, 15 gennaio 2006
Non ci vogliono a Formentera
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 6:56 pm

Buffa notiziola sulla rubrica in inglese Italian Life del sito del Corriere: pare che i residenti di Formentera, destinazione molto popolare per i nostri connazionali che vanno a balnearsi all'estero, vogliano ridurre la presenza degli italiani, troppo rumorosi, per attrarre i turisti tedeschi, in media socialmente meglio messi e piu' rispettosi dell'ambiente. Mi colpisce che una delle lamentele sugli italiani, arrivati sulla scia di Nesta e Vieri, ispiratori per tanti in merito alla scelta delle mete turistiche, e' che evitano i contatti con i locali e preferiscono starsene nel loro "ghetto" dove mangiano pasta e pizza. Come dire che i luoghi comuni sono un peccato, ma di rado sono sbagliati.

*Piccola curiosita': ma perche' sul Corriere pubblicano questo articolo sulla rubrica apparentemente destinata agli stranieri? Fa tipico che il turista italiano sia cafone e non gradito?


Altri due noti antisemiti dicono la loro su Sharon



venerdì, 13 gennaio 2006
CSI New York
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 1:13 pm

E' indubbio che tutte le varie serie basate sulle indagini scientifiche ora in grande voga siano fuorvianti per l'esagerata importanza data al ruolo della polizia scientifica , tanto che negli Stati Uniti ormai le giurie pare che credano solo al DNA. E' anche indubbio che nella media sia appassionante il seguire il filo della ricerca del colpevole e vederlo incastrare grazie a un pelo a ad un insetto trovati sulla scena del crimine. Così, come molti, attendevo con curiosita' di vedere CSI New York, il secondo spin off di CSI, le cui prime puntate sono andate in onda ieri su Italia1, mentre negli USA va in onda la seconda serie.
La serie mi e' parsa guardabile nel complesso, anche perche' non posso resistere alla fascinazione di New York, e la fotografia del resto e' piuttosto bella. Le storie pero' mi sono sembrate abbastanza debolucce (specie quella dello stupratore smascherato dalla macchia di linfa, se qualcuno l'ha seguita), peggio costruite a livello di sceneggiatura della media di una puntata di CSI, che gia' spesso lascia a desiderare. Gary Sinise, il protagonista Mac Taylor, e' bravo, ma il personaggio del detective reso vedovo dall'11 settembre e' un po' troppo patetico per i miei gusti. Melina Kanakaredes, gia' beniamina dei fan di Sentieri e modella per le campagne della Maybelline, nei panni della detective Stella Bonasera non mi esalta, anche perche' l'uso dell'attrice greca per il personaggio della italoamericana mi fa tanto insensibilita' "etnica" tipo cinema anni '50. Il resto del gruppo per il momento non mi ha dato alcuna impressione, ma nel complesso credo che il telefilm, salvo evoluzioni, sia costruito soprattutto sulla coppia Mac-Stella.
Devo dire che comunque, scienza o non scienza, per fortuna nel funzionamento di uno spettacolo contano ancora certi vecchi ingredienti. E nessuno mi toglie dalla testa che il carisma di Grissom- William Petersen con la presenza di validi comprimari come Catherine, Sara, Nick e Warrick abbia una notevole parte nel fatto che CSI funzioni come serie.


venerdì, 13 gennaio 2006
Ditemi pure…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:02 am

… che sono pedante e che la mia e' una deformazione mentale da ex prof di lettere. Ma se uno pretende di riesumare in Senato i fasti del Signor Bonaventura, facendo un discorso in ottonari in rima baciata, deve almeno essere in grado di non assassinare la metrica.


giovedì, 12 gennaio 2006
Tra la Bormida e la Schelda
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:56 pm

La vedi da chilometri lontano, soprattutto se vieni dalle colline dell'Astigiano che digradano lentamente verso la Bormida. La chiesa parrocchiale di Sezzadio, dico. Quella per cui la Guida Rossa del Touring ha coniato l'espressione "imponente emergenza" che da' il nome a questa rubrica. Che poi uno a Sezzadio ci viene – se si fa portare dalla Guida Rossa e dalla passione per i monumenti medievali – per tutt'altro motivo, che e' l'abbazia di Santa Giustina, gioiellino romanico-gotico inglobato in una cascina a poche centinaia di metri dal paese. E mentre cerca l'abbazia inciampa letteralmente in questo colossale esempio di neogotico sinistro, a meta' tra il fiammingo e il duomo-del-panettone, che troneggia in mezzo al paese:



Inquietante come la chiesa di mattoni della prima versione de L'uomo che sapeva troppo — e come sanno essere spesso questi paesi della piana piemontese.

Tra l'altro, a Sezzadio la stravaganza edilizia bogia-nen ha trovato un terreno particolarmente fertile: oltre alla parrocchiale, ecco il municipio e il castello:


mercoledì, 11 gennaio 2006
Come i tegoli dei tetti
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 9:30 pm

Che le mie opinioni su Israele e sul Medio Oriente siano spesso radicalmente divergenti da quelle di Lia, credo sia cosa chiara a chiunque abbia letto una volta il suo blog ed una il mio. Pero' la canea che e' stata scatenata contro di lei dopo che ha scritto questo post su Sharon e' semplicemente indecente — e sarebbe ridicola, se non sconfinasse nelle minacce. Dico, sono andati a riesumare perfino le diffide di Loredana Morandi — ma avete presente? A Livorno si direbbe che sono fuori come i tegoli dei tetti (o, a scelta, come i terrazzini). Francamente, di difensori come questi Israele potrebbe fare felicemente a meno. E la decenza quotidiana della rete pure.
Tra l'altro, per entrare nel merito, mi pare che come al solito in Italia si finisca per essere molto piu' realisti del re: in Israele il coro dei beatificatori quasi postumi di Sharon e' tutto tranne che unanime — e la discussione, per quanto accesa, non si svolge a suon di vesti stracciate e di accuse di bestemmia antisemita.


mercoledì, 11 gennaio 2006
Riviste da uomini
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:26 pm

Ma c'e' una roba piu' da sfigati di periodici per uomini come questi, che potrebbero tutti chiamarsi "vorrei ma non posso"? Riescono ed essere piu' stupidi delle riviste per signore, che stupide lo sono abbastanza,con il loro misto di diete insane, consigli di bellezza che postulano che si passi la giornata intera a impiastricciarsi di creme, vestiti importabili e quant'altro. E' veramente tutto dire.


Insky ha un occhio favoloso — e le sue foto di NY meritano la visita.



martedì, 10 gennaio 2006
Fu vera notizia?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:14 am

Il clamore intorno alla liberazione di Ali Agca mi lascia un po' perplessa. I suoi conti con la giustizia italiana li ha pagati da un po', quella turca ritiene che ormai abbia scontato una pena sufficiente anche per quello che ha fatto in patria, che c'e' di strano se lo lasciano andare? L'unico aspetto veramente interessante e' stabilire se una volta fuori non lo fanno fuori (scusate il volgare gioco di parole). Ma per il momento ho difficolta' a vedere la vera notizia e in particolare perche' il Vaticano dovrebbe dire qualcosa a proposito, dato che Agca ha ricevuto il perdono papale ormai da tanto tempo.


martedì, 10 gennaio 2006
Pero', 'sti mandrogni!
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:43 am

Oggi mi diverto a fare la recensione di un ristorante manco fossi Raspelli

It e Waldorf non sono a casa questa settimana, cosi' il qui presente Ratto immandrognito finisce che corre e lavora anche piu' del solito. E cosi', venuta l'ora di cena e ancora lontano da casa, dove per altro l'avrebbe aspettato una trista cucina da scapolo, ha deciso di viziarsi e di regalarsi una cena alla Trattoria Asmara, ad Alessandria.


Il locale (1, 2) e' bruttino, uno di quelli in cui, tra le tovaglie a quadri e il decor trascurato, ti aspetti di trovare nel menu gli spaghetti alla bolognese e la cotoletta impanata. Il pane e' tristanzuolo e i grissini sono industriali, e gia' uno comincia a chiedersi se quelli del Gambero Rosso non abbiano per caso preso un abbaglio segnalando questo posto.
Ma a cambiare idea si fa presto. Il vino che ti offrono e' di quelli veri: poche bottiglie, tutte del territorio, con un occhio schietto ai prezzi e uno ai sapori robusti della tavola. Poi arrivano, annunciati alla voce, gli antipasti, tutti notevolissimi, dal misto di salumi alessandrini, ad una ruspantissima insalata russa, ai peperoni in una bagna caoda densa e avvolgente che contraddice la tradizione ma soddisfa il palato, per finire con delle acciughe al verde (3) di una bonta' e di un equilibrio spettacolari. Tra i primi, ho scelto un assaggio di agnolotti con il sugo dello stufato (4) e uno di rabaton (per chi non fosse bogia-nen: una specie di ignudi, lunghi come un cannelloncino e conditi con burro e parmigiano): entrambi interessanti. Gia' sazio, speravo che la signora non mi riservasse ulteriori tentazioni — e invece il pezzo forte era li': il "brasatone" (5) che fedele al nome e' un taglio di carne possente, marinato e cotto a fuoco lentissimo nel Barbera e in una assai generosa fantasmagoria di spezie (dominano il chiodo di garofano e il coriandolo, ma l'elenco e' piu' lungo di quel che saprei fare — e la cuoca rimane elegantemente vaga) — una pietanza fulminante. I dolci non sono all'altezza del resto, ma con il caffe' arrivano gli amaretti di Carlo Moriondo (6), che sono un finale degno di tanto pasto.
Tutto questo lusso a trentacinque euro vino compreso. Decisamente il Ratto e' tornato a casa piu' contento.


Da un sacco di tempo rimando un post sulla situazione in Israele.
Per ora leggetevi Akiva Eldar e Gideon Levy che dicono quel che penso anche io su Sharon.



domenica, 8 gennaio 2006
A History of Violence
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:46 am

A History of Violence mi e' sembrato un film interessante e perfino divertente, anche se non privo di difetti, alcuni propri del genere, come ad esempio una totale mancanza di vero lavoro sulla psicologia dei personaggi. Ma appunto non c'e' da prendersela troppo, perche' in fondo e' un incrocio tra un noir e un western, con una preponderanza della seconda componente (riesco a immaginare senza difficolta' di calare la vicenda nel contesto di una cittadina di frontiera dei vecchi tempi). Quello che proprio mi sfugge, per generale incapacita' mia, e' la presenza di significati ulteriori, quelli che non capisco mai. Ma in questo caso ho il sospetto che i critici li cercano perche' il film e' di Cronenberg e stranamente si regge, per cui bisogna per forza pensare che c'e' qualcosa di piu'. Pero' e' solo un sospetto, di sicuro mi mancano un sacco di pezzi; ad ogni modo sono contenta di essere riuscita a vedere un periodo di Natale un bel film seriamente violento. Forse ha ragione mia madre quando dice che la lezione che si puo' trarre da questo film e' che quando devi ammazzare qualcuno e' meglio se non perdi tanto tempo a spiegargli perche' lo vuoi fare, anche se ce ne ha tante sullo stomaco.


domenica, 8 gennaio 2006
Le cronache di Narnia e il genere "per ragazzi"
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:04 am

Per equilibri familiari sono andata a vedere Le cronache di Narnia. L'idea del mondo favoloso cui si accede da un armadio non e' male, ma per il resto mi e' sembrata una gran boiata che accumulava in ordine sparso suggestioni tratte dalla mitologia greco-romana, da leggende medioevali, da elementi della cultura celtica. Ad esempio non manca praticamente nessuna delle possibili creature fantastiche elaborate dalla cultura occidentale dal fauno, al minotauro, alla sirena, al centauro, al grifo, all'unicorno, per non tralasciare nai, giganti, orchi, troll, il tutto mescolato con un po' di fauna da zoo-circo (tigri, leopardi, leoni, rinoceronti) e con qulche suggestione pubblicitaria (i castori della Milka). Non mancava neanche la volpe parlante da fabliaux francesi e una resurrezione praticamente uguale a quella evangelica*. Il tutto mi ha fatto concludere che l'armadio in realta' fosse di quelli che stanno in soffitta e dove si caccia il bric-à-brac di casa.
Tutto cio' lo dico onestamente senza avere nessuna idea di come sia il libro da cui il film e' stato tratto, suppongo semplificando parecchio il testo di base.
Il film, se credo non sia tale da essere digeribile da un adulto un minimo culturalmente consapevole (un minimo), piace pero' un sacco ai ragazzini, il che e' sicuramente lecito, dato che c'e' tutto quello che serve per piacere loro. Ma fare film e libri che sono rivolti principalmente ad un pubblico giovanile non mi sembra legittimi il fatto di compiacere a tutti i costi i gusti degli spettatori, producendo qualcosa che non regge per niente al vaglio critico dell'eta' adulta. I grandi libri "per ragazzi" sono grandi libri punto e basta, come i grandi film "per ragazzi" sono grandi film. E sicuramente poter vedere un valido film diretto a dei ragazzi sarebbe per i genitori un sollievo nel senso se non altro di non aver mal speso i ventuno euro circa che ormai sono necessari per andare al cinema in tre.

* E ci siamo dimenticati di citare una comparsata di Babbo Natale "as himself"…


Un po' in ritardo segnalo il meraviglioso ragu' di Haramlik.
L'unica cosa buona del Natale.



martedì, 3 gennaio 2006
Basta poco, a volte
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:08 am

Guidare sulla strada delle colline deserta, con il sole che sfolgora e la nebbia la' in basso — e ascoltare Cosi' fan tutte — beh, e' un gran bel modo di andare al lavoro e di cominciare la giornata.


lunedì, 2 gennaio 2006
No comment
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:04 am


domenica, 1 gennaio 2006
Della definizione di stronzo
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:50 pm

Gli stronzi fanno parte della nostra esistenza quotidiana. Sono dappertutto, in famiglia, sul lavoro, in politica (ambito in cui il numero di loro e' particolarmente alto), a scuola, sulle strade, al supermercato, ci circondano e ci fanno del male. C'e' probabilmente un po' di stronzaggine in ognuno di noi, ma e' cosa diversa dall'esserlo totalmente. Nonostante e forse a causa di questa onnipresenza, lo stronzo e' una categoria difficile da individuare; lo rende evidente questo buffo articolo di Stefano Bonaga, filosofo noto al pubblico soprattutto per i suoi rapporti con Alba Parietti, che, a mio parere, nonostante interessanti spunti, non riesce a cogliere l'essenza dello stronzo.
Come in tutte le cose della vita c'e' del resto un importante ruolo del relativismo, per cui forse non e' detto che un individuo sia sempre stronzo o che tutti lo giudichino tale. Mi chiedo quindi se si possa essere stronzi settorialmente, che so, soltanto in famiglia o soltanto sul lavoro (escludendo appunto i piccoli sprazzi che possono esserci in ciascuno di noi) o semplicemente non sembrare stronzi a qualcuno che ci conosce solo superficialmente mascherando la propria natura con la giovialita' (non c'e' contraddizione tra simpatia e stronzaggine, nota giustamente Bonaga, e forse anzi l'essere un "simpatico" e' gia' un pericoloso indizio di stronzaggine). Mi chiedo anche se ci sono dei comportamenti universalmente classificabili come da stronzi*.
Ad ogni modo una cosa e'sicura: tendenzialmente essere stronzi fa bene a chi lo e'. Difficilmente ad uno stronzo le cose vanno proprio male. Questo non serve a chiarirne l'essenza, ma mi sembra una circostanza empiricamente verificabile nella vita di tutti i giorni.

*Ad esempio, secondo voi, e' possibile che non sia da stronzi un episodio avvenuto a noi oggi: all'autogrill (Tortona sud per la precisione) dove avevamo cominciato a sistemare la nostra roba in un tavolo adatto al parcheggio del passeggino del pargolo, due signori ci hanno chiesto di spostarci perche' il tavolo serviva a loro in quanto era l'unico adatto a ospitare il loro gruppo di nove (ad Angelo hanno detto addirittura dieci). Noi un po' perplessi ci siamo spostati senza discutere, dato che l'autogrill era abbastanza sfollato. Alla fine del salmo pero' quelli erano solo in sei ed evidentemente volevano solo stare larghi. Vorrei essere capace di dire no in partenza a stronzi del genere, perche' a me tali paiono. Peccato che dire no mi risulti sempre tanto faticoso, perche' dire di no quando non ci sono problemi sarebbe proprio da stronzi…

Some rights reserved

I contenuti originali di questo blog sono coperti da una Licenza Creative Commons.

Creative Commons License

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Autori

Accedi
Registrati

Aggreghiamo su

Autism Blogs Directory

Gambero Rosso Social Space

A casa Montag

Autismo: risorse online

Blog: autistici e genitori

Blog: culture di rete

Blog: Ebrei e Arabi

Blog: informatori

Blog: inventori

Blog: narratori

Blog: punti di vista

Ebraismo, Medio Oriente

Free Knowledge

Il mondo per gli occhi

Le mie webradio

Politica

Tutto il resto