lunedì, 26 dicembre 2005

C'e' nei Piemontesi una vena di follia tutta particolare: sotterranea, spesso acquattata dietro una facciata di grigia normalita'. Ma fa parte dell'ethos bogia-nen, e se ne alimenta, prendendo forza perfino dagli aspetti apparentemente piu' antitetici. E quindi e' una follia metodica, ostinata, che ha un progetto in testa ed e' capace di realizzarlo — che va per la sua strada — o sta piantata li' dove ha scelto di restare — senza lasciarsi scalfire da nulla. E proprio per questo alla fine arriva dove vuole.
Tra le manifestazioni piu' appariscenti di questa quadrata insensatezza ci sono tante chiese (e qualche altro edificio monumentale) che segnano i paesi della provincia piemontese. Enormi, assolutamente sproporzionate rispetto alla dimensione dei villaggi su cui troneggiano, spesso disegnate da architetti la cui fantasia e' superiore al senso del bello e della misura, incongrue rispetto al paesaggio come astronavi cadute in mezzo ai campi e alle vigne, per lo piu' ispirate a modelli architettonici che niente hanno a che fare con la tradizione locale. Ce n'e' di tutte le epoche e per tutti i gusti: ma sicuramente il periodo d'oro e' quello dell'eclettismo di fine Ottocento / primi Novecento. In quegli anni e' tutta una gara a costruire e a sorprendere: neoromanico, neogotico, neorinascimentale, neobarocco, neononsocosa — con esiti che talvolta sono cosi' francamente eccessivi da assumere una singolare attrattiva.
A noi girare per paesini piace da matti (ve ne eravate accorti, vero?) — e il fascino di queste follie architettoniche alla fine ci ha catturati — ora vorremmo provare a fare una specie di repertorio, cominciando dalla prima che abbiamo visto, quando ci siamo trasferiti quassu': la parrocchiale di San Giovanni Battista a Fontanile (AT), costruita tra il 1900 e il 1932.
Naturalmente se volete segnalarci qualcuna di queste "imponenti emergenze" (come si esprime la Guida Rossa del TCI), siete i benvenuti.
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