martedì, 27 dicembre 2005
Natale a Miami
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 10:50 pm

Oggi vorrei parlare dell’autentico e sano cinema italiano, quello che in questo periodo dell’anno attira migliaia e migliaia di connazionali nelle sale. Mi riferisco ai film dei fratelli Vanzina, che venendo giu’ dall’albero genealogico della grande commedia all’italiana di Monicelli, Comencini e Risi, puntuali verso Natale giungono a ricordarci chi siamo veramente. Possiamo anche snobbarli, ma sono la reale espressione del nostro paese.
Ed ecco nel 2005 Natale a Miami con la consolidata e inossidabile coppia Boldi-De Sica, con l'altrettanto inossidabile regia di Neri Parenti. Questo film, riprendendo per l’ennesima il fondamentale canovaccio appunto da commedia all’italiana (intendo quella a cui poi ha attinto seppur rinnovandola Goldoni) ci racconta ancora i nostri umori del momento, le nostre evoluzioni/involuzioni durante gli anni. Questa stagione la meta degli alter ego nazionali e’ Miami, ovviamente la preferita anche dell’élite del nostro calcio*, con perfetto parallelismo che dimostra l’assoluta aderenza del film a quello che siamo e che vorremmo essere, dimensioni che, ci dimostrano d'altronde, i Vanzina, sono in realta’ molto vicine (Totti, a parte le possibilita’ economiche e' poi diverso per mentalita' e cultura da un conducente di autobus**?). Quindi spiagge infinite, ragazze bellissime, alberghi principeschi ci sfilano davanti agli occhi, disegnando il palcoscenico di dis/avventure che non avremo mai, ma che certo potremmo vivere senza alterare noi stessi.
Insieme alle consuete manifestazioni della cultura fallica e scatologica che sono l'essenza primordiale del comico in ogni societa', alle corna e ad un possibile semi-incesto, compaiono poi forme di satira politica che ricordano in nuce la commedia di Aristofane. Cosi' ad esempio Boldi equivoca il messaggio lanciato ad uno dei suoi compagni di viaggio da una fanciulla, scambiando il gesto del dito medio per l'indicazione del numero uno, ricordando l'aneddoto sulla madre narrato da Berlusconi, grande arci italiano, secondo il quale la buona signora ritiene che il gesto equivalga a dire al figlio che e' il numero uno.
Boldi e De Sica in questo film sono giunto ormai a perfezione nell'incarnazione di Fantozzi proiettati in questi mondi apparentemente lussuosi ma non poi cosi' lontani dall'ufficio del travet contemporaneo, dove ormai si parla di barche a vela e case in Sardegna come un tempo si parlava di gite sulla seicento.
Ovviamente non tutti ce l'hanno o ce le possono avere queste cose, ma ormai le divisioni di classe non ci sono piu' e la societa' italiana e' un grande miscuglio di chi ha e di chi vuole avere, e questo i Vanzina lo hanno capito da anni. Forse da prima di Berlusconi. E' per questo che sono i geni misconosciuti del cinema italiano.

*Se non altro per la Befana pare che ci siano Vieri e Lapo Elkann a Miami, non so se mi spiego.
**Chiedo scusa agli eventuali conducenti di autobus che passano di qua, che molto probabilmente sono culturalmente meglio messi di quello che in genere si pensa di Totti. Pero' i luoghi comuni servono ai discorsi dei giornalisti, anche se ormai le casalinghe di Voghera sono ormai raffinate opinioniste.
Non volevo offendere tali categorie ma, sapete com'e' , sto cercando di farmi assumere da qualche rivista cinematografica iper snob, non si sa mai dopo Franco e Ciccio non scoprissero Boldi e De Sica e i luoghi comuni sono ncessari al discorso…


lunedì, 26 dicembre 2005
Il Natale perche'?
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:06 pm

Come evidente, io e il ratto non amiamo il Natale. Per la verita' ricordo tanti anni fa (ma tanti) in cui ogni vigilia leggevo Canto di Natale di Dickens e trovavo che qualcosa di bello ci fosse in questa festa. Era comunque soprattutto una fascinazione di altre culture arrivata in eta' tardiva (sui dieci anni credo), perche' nella mia originariamente il Natale non era così importante. Come bambina toscana e non nordica sono stata cresciuta ancora con la Befana, molto piu' appartenente al nostro folklore di quell'estraneo di Babbo Natale in cui non ho mai creduto. Fin dall'inizio comunque il Natale e' sempre stato connesso nella mia testa con idee di contrasti familiari (sono stata molto suggestionata anche da certe scene di Voltati Eugenio di Comencini, ve lo ricordate?) sopiti che esplodono o simile, perche' la gente e' costretta a stare troppo insieme oppure di scene freddamente costruite per obbedire alle convenzioni.
Diventando adulta e allontanandomi dalla mia famiglia originaria, il Natale mi e' apparso in tutto il suo orrore, perche' sono entrata nel novero di quelli che hanno la responsabilita' dello spettacolo. Ecco allora l'incubo di regali che sei tenuto a fare a familiari e amici, la necessita' di pensare alle esigenze di pezzi della famiglia persi in varie parti del mondo, non mancando a nessuno e non offendendo nessuno, e quindi passando le ore sulle autostrade. L'albero e il presepe diventano cosi' una fatica incommensurabile, il panettone resta definitivamente sullo stomaco e si aspetta (almeno io lo faccio) di tornare al lavoro di tutti i giorni assai meno faticoso.
Ma perche' tutto e' diventato cosi' stressante? Non ci saranno dentro anche delle belle dosi di masochismo, senso di colpa e persuasione occulta operata dai fabbricanti di pandori e torroni?
E cosi' ci riversiamo sulle strade e nei negozi (molto piu' nelle prime che nei secondi ultimamente data la crisi) a volte a livelli quasi folli. E tutte le volte mi sorprendo di come si sia potuti arrivare a tanto. Non e' proprio immaginabile una moratoria universale? Ha ragione Grisham e il Natale si vendica comunque? Certo, la famiglia e' la famiglia e soprattutto non si possono deludere i bambini per cui dal terribile meccanismo non si scappa.
Probabilmente non c'e' soluzione se non cercare di sopravvivere limitando i danni, abbassando la testa e sperando che passi presto.
Ma non mi convincero' mai che sia una roba sensata.


lunedì, 26 dicembre 2005
Matti per il mattone
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:13 pm

C'e' nei Piemontesi una vena di follia tutta particolare: sotterranea, spesso acquattata dietro una facciata di grigia normalita'. Ma fa parte dell'ethos bogia-nen, e se ne alimenta, prendendo forza perfino dagli aspetti apparentemente piu' antitetici. E quindi e' una follia metodica, ostinata, che ha un progetto in testa ed e' capace di realizzarlo — che va per la sua strada — o sta piantata li' dove ha scelto di restare — senza lasciarsi scalfire da nulla. E proprio per questo alla fine arriva dove vuole.
Tra le manifestazioni piu' appariscenti di questa quadrata insensatezza ci sono tante chiese (e qualche altro edificio monumentale) che segnano i paesi della provincia piemontese. Enormi, assolutamente sproporzionate rispetto alla dimensione dei villaggi su cui troneggiano, spesso disegnate da architetti la cui fantasia e' superiore al senso del bello e della misura, incongrue rispetto al paesaggio come astronavi cadute in mezzo ai campi e alle vigne, per lo piu' ispirate a modelli architettonici che niente hanno a che fare con la tradizione locale. Ce n'e' di tutte le epoche e per tutti i gusti: ma sicuramente il periodo d'oro e' quello dell'eclettismo di fine Ottocento / primi Novecento. In quegli anni e' tutta una gara a costruire e a sorprendere: neoromanico, neogotico, neorinascimentale, neobarocco, neononsocosa — con esiti che talvolta sono cosi' francamente eccessivi da assumere una singolare attrattiva.
A noi girare per paesini piace da matti (ve ne eravate accorti, vero?) — e il fascino di queste follie architettoniche alla fine ci ha catturati — ora vorremmo provare a fare una specie di repertorio, cominciando dalla prima che abbiamo visto, quando ci siamo trasferiti quassu': la parrocchiale di San Giovanni Battista a Fontanile (AT), costruita tra il 1900 e il 1932.



Naturalmente se volete segnalarci qualcuna di queste "imponenti emergenze" (come si esprime la Guida Rossa del TCI), siete i benvenuti.


domenica, 25 dicembre 2005
Blob e Berlusconi
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:10 pm

Stasera ho visto un po' di Blob che trasmetteva un florilegio del nostro Presidente del Consiglio, con uscite tipo quella ormai celebre di "Romolo e Remolo" fondatori di Roma, i duetti televisivi con Apicella e altri notevoli manifestazioni del suo pensiero e modo di essere, che a molti italiani forse sembrano ridicole, imbarazzanti o insopportabili. Eppure, siccome sono espressioni di berlusconismo allo stato piu' puro, devo anche supporre che molti altri italiani lo abbiano votato anche per questo. E in tale ipotesi Blob ha fatto mezz'ora o piu' di campagna elettorale per Berlusconi. Mica male per una trasmissione comunista, come fa il Cavaliere a lamentarsi?


domenica, 25 dicembre 2005
Giusto per ribadire un concetto…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:56 pm

Questo blog non ne puo' piu' del Natale.


giovedì, 22 dicembre 2005
Brina
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:27 pm

Stamani, andando al lavoro.


mercoledì, 21 dicembre 2005
Fa freddo, gente
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:44 pm

Il Piemonte mi piace ma non so se il suo clima fa per me. Fatto sta che ormai da piu' di un mese, complice l'appestamento del figlio che dall'asilo poverino porta chissa' quali virus batteri ecc., non riesco a togliermi di dosso tosse, raffreddore e dolori vari. Mi sa che aspetto il disgelo.


domenica, 18 dicembre 2005
Moonlight in Cremolino
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Venerdi' sera, tornando a casa (scattata piu' o meno alla cieca, quindi perdonate se l'inquadratura e' quel che e').


Grazie a Fabbrone ho scoperto Pandora, che e' un software geniale. E allora, ecco The Rat Ra… dio



sabato, 17 dicembre 2005
No, la festa di Natale no!
Nelle categorie: It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:47 pm

Ebbene si', e' gia' cominciata. Il 22 c'e' la festa di Natale all'asilo nido di It e io devo andare a fare la mamma amorosa portando un pacchettino da mettere sotto l'albero per il pargolo (il quale preferirebbe assai avere tutto l'albero da smontare). Almeno per quest'anno speravo di essere esentata dall'infinito tourbillon di feste, recitine, convenevoli vari che la scuola e prima ancora l'asilo sono diventati nell'ultimo decennio circa. Da mamma pigra rimpiango i tempi in cui i genitori varcavano la soglia della scuola solo per i colloqui con i professori. Era una situazione piu' chiara; la scuola era la scuola, la famiglia era la famiglia e non si mescolavano. Per me la scuola non deve essere troppo amichevole; e' la scuola, punto e basta, stia al suo posto. Ma ovviamente questo non c'entra con gli asili che invece per istituzione devono essere buoni; lo stesso pero' avrei preferito che mi lasciassero stare ancora per un anno, tanto It non lo capisce cos'e' il Natale. Tant'e', ormai sono entrata nel gioco. E siccome mi dispiace se It rimane emarginato dalla festa, e mi dispiace ancora di piu' l'idea che non ci sia la sua mamma quando tutti gli altri bambini avranno la loro faro' i salti mortali per non lasciarlo solo, anche se sul lavoro e' una pessima giornata. E cosi' sara' per tanti anni a venire…


E' sabato mattina, c'e' un sole sfolgorante e io sto ascoltando questa



mercoledì, 14 dicembre 2005
A volte mi chiedo…
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:37 am

C'e' una legge naturale per cui gli uomini non trovano mai niente in casa e per cui hanno in media una elevatissima tolleranza alla presenza di piatti sporchi in cucina, che consente loro di non lavarli per giorni interi? Oppure e' una questione di cultura o ancora e' una mia fissazione "misovira" (perche' non c'e' una parola corrispondente a misogino nella nostra lingua?) basata sugli esempi dati dagli uomini che conosco (statisticamente pochi) ?


domenica, 11 dicembre 2005
I timidi e la globalizzazione
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:25 pm

Tutti la menano che i posti tipo Starbucks sono impersonali eccetera, ma come la mettiamo quando così e' proprio quello che cerchi? Io sarei persa se i tipi come JJ facessero come vogliono loro, e nel mondo non c'e' niente di impersonale. A me piace sapere che esistono dei posti grandi e senza vetrine dove a nessuno gliene frega un cazzo. Devi essere sicuro di te stesso per entrare nei posti piu' piccoli, con i clienti abituali, le piccole librerie e i negozietti di dischi e i ristorantini e i caffe'. Io sto al massimo da Virgin Megastore, da Borders e da Starbucks e da Pizza Express, dove tutti si sbattono i coglioni e nessuno sa chi sei.
Il personaggio di Jess in Non buttiamoci giu', Nick Hornby, 2005 (ed. italiana Ugo Guanda editore, trad. Massimo Bocchiola).
Le parole di Jess, piu' che di Hornby (Jess e' uno dei personaggi narranti del libro scritto da quattro punti di vista diversi) in buona parte mi trovano d'accordo. La globalizzazione ha aspetti orrendi, e' brutto vedere sparire i vecchi negozi ecc., eppure ha i suoi lati confortanti per un sacco di persone. Per la gente timida come me spesso entrare in un negozio puo' essere un problema. Specie quelli di abbigliamento; se entro e mi guardo intorno o addirittura chiedo che mi facciano vedere qualcosa, poi come faccio a non comprare niente? Poi spesso i negozianti hanno atteggiamenti che mi mettono particolarmente a disagio: avete presente quelli dei negozi poco frequentati che se ne stanno sulla soglia a guardare la gente che passa? Ecco, mi fanno passare anche la voglia di guardare la vetrina, perche' mi sembra di suscitare un'aspettativa. Poi mi piace un sacco avere la liberta' di cercare le cose da sola, odio le commesse che mi saltano addosso.
Cosi' finisco anch'io come Jess per amare i posti impersonali creati dalla globalizzazione, i negozi di abbligliamento dove ti prendi i vestiti e te li provi da solo, i caffe' tutti uguali, le librerie un po' supermercato. L'impersonalita' avra' i suoi difetti, ma almeno ti lascia libero di essere timido. Anche se poi un mondo fatto solo di Starbucks sicuramente non mi piacerebbe. Ma lasciarsi andare di tanto alla debolezza dell'asocialita' e' una tentazione parecchio forte, per poi ricominciare a sforzarsi di interagire con gli esseri umani.


venerdì, 9 dicembre 2005
La TAV, il Buco di Viso e la sindrome dell'Assietta
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:22 pm

Le valli alpine del Piemonte (e quelle contermini della Francia) sono costellate di fortezze, castelli, muraglioni, barbette, batterie e controbatterie — ogni genere immaginabile di opere di difesa dal XIII al XX secolo. A testimonianza di due cose intimamente contraddittorie — e indissolubilmente legate. La prima e' che quelle valli sono permeabili, sono da secoli luogo di transito, di traffico, di commercio: passare da una parte all'altra — e con questo tenere insieme le culture, le economie, le istituzioni dei due versanti — e' parte integrante della storia e della identita' di questi luoghi (la testimonianza piu' commovente — a mio giudizio — di questa vocazione delle Alpi ad essere passaggio e non barriera e' il "Buco di Viso"). La seconda e' che il passaggio e' stato sentito per secoli come violenza, come minaccia — invasione da cui ci si deve difendere. Da un lato e dall'altro. E non e' un caso che il nome di Bogia-Nen rimasto addosso ai Piemontesi venga da un episodio di resistenza militare proprio sul crinale tra val di Susa e val Chisone, la battaglia dell'Assietta.
Percio' non sono sorpreso di vedere a Venaus gli epigoni dei Bogia-Nen dell'Assietta, rocciosi e inamovibili nel difendere la loro terra non soltanto dall'invasione — ma addirittura dallo strumento dell'invasione. E sono convinto che chi vuol forzare la mano farebbe bene a ricordarseli, i soldati sabaudi dell'Assietta e la loro capacita' d' nen boge': giusto per evitare di finire come i Francesi di quella battaglia. Da Venaus non si passa contro la volonta' dei Valsusini.
Ma al tempo stesso sono convinto che la sindrome dell'Assietta applicata alla TAV non soltanto faccia male al Piemonte, ma finisca per tradire la vocazione piu' vera delle nostre valli — che e' quella di vie di comunicazione, di contaminazione — non di barriere difensive e di recinti chiusi dalle Alpi e dalle fortezze. Certo, le preoccupazioni per l'ambiente, per la salute, per lo sviluppo economico della Val di Susa sono da prendere sul serio e meritano risposte piu' esaurienti di quelle che sono state date finora. Ma da queste parti il primo traforo alpino risale al 1480 — e la TAV puo' (deve?) essere la degna erede del Buco di Viso.


giovedì, 8 dicembre 2005
Broken Flowers
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 11:53 pm

Broken Flowers sembra un Jarmush virato in chiave Paul Auster. Il risultato e' un film bello e coinvolgente. Bill Murray e' sempre entusiasmante e senz'altro la collezione di attrici messa su da Jarmush si puo' definire notevole.


giovedì, 8 dicembre 2005
Schiacciamento
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 11:04 pm

Mi hanno appena consegnato il laptop aziendale nuovo. Ovviamente passero' i prossimi tre o quattro giorni a X@! %##! per reinstallare tutto quel che mi serve, per fare il passaggio dei file da una macchina all'altra ecc. ecc.
Ma intanto: qualcuno sa come si convince un maledetto schermo 16:9 a lavorare a una risoluzione umana (una cosa come 1024×768 anziche' 1680×1050, in modo che un povero presbite veda i caratteri) senza schiacciare terribilmente l'immagine? Esistono dei sw che mi permettano di lavorare in 4:3 con due belle bande nere da un lato e dall'altro?


… e cosi' si conferma che Rutelli ha fatto l'ennesima cazzata.



domenica, 4 dicembre 2005
Oggi
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:10 am

Bogia-Nen Urban (?) Blog Lunch, secondo la definizione di jtheo. Neve permettendo. Poi vi raccontiamo.

E tanti auguri al micio di Vesnuccia.


sabato, 3 dicembre 2005
Palle di neve
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 3:28 pm


Su 23 altre foto della nevicata.


sabato, 3 dicembre 2005
Dalla finestra
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:16 am

della nostra camera, qualche minuto fa.

(e continua a venir giu' che e' un piacere)


giovedì, 1 dicembre 2005
Lost movie 31- Child's Play 2
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 2:15 pm

Devo dire che l’idea della bambola assassina ha sempre fatto parte del mio immaginario, chissà che diamine ho visto nella mia infanzia, forse un episodio di ai confini della realtà o qualcosa del genere. I film della serie Child's Play , appunto della bambola assassina per il pubblico italiano, con protagonista l’orrido Chucky, bambola della serie “Good guys” caratterizzata dalla particolare impressione di vivezza, sono pero’ della fine degli anni ’80-inizio anni ’90 e quindi ben posteriori all’epoca in cui giocavo con le bambole. Fatto sta che Chucky corrisponde alla perfezione all’idea platonica di bambolotto killer, con il suo cespo di capelli rossi un po’ stopposi, i suoi occhi a palla di un azzurro eccessivo, le sue guanciotte piene di efelidi, la sua maglia a righe multicolori (ricorda così un po’ Freddy Krueger che le righe nella maglia le aveva rosse e nere, se non sbaglio). Come ogni buon serial killer da horror di serie b, Chucky e’ ostinato e restio a morire sia pure sottoposto ai piu’ tremendi trattamenti, tanto da sopravvivere fino al quarto episodio. Nel secondo, classicamente intitolato in italiano Il ritorno della bambola assassina(Child's Play 2, 1990), Chucky viene improvvidamente riassemblato dai produttori di "Good Guys" ansiosi di dimostrare che la loro bambola, accusata da Andy, il bambino proprietario di Chucky, di efferati delitti, non è che un rassicurante giocattolo. Chucky in realta’ ospita l’anima di un serial killer, ansioso di lasciare il ridicolo involucro per appropriarsi del corpo del bambino.
L'idea dei produttori di bambole si rivela parecchio sbagliata, perche’ Chucky uccide un operario della fabbrica e il tirapiedi del grande capo, per poi ritrovare Andy e ammazzare praticamente tutti quelli che lo circondano, cioe’ la coppia cui e’ affidato (la mamma di Andy e’ finita in manicomio perche’ nessuno crede alla storia del bambolotto assassino), la direttrice della clinica in cui viene ospitato, la maestra. Da non perdere il finale nella fabbrica delle bambole, con la foresta di scatole gialle, la catena di montaggio con i sinistri pezzi di bambole che viaggiano e il tripudio splatter a suon di plastica fusa (meravigliosa la scena in cui il tecnico della fabbrica viene spinto da Chucky sotto l’ingranaggio che monta gli occhi, con il risultato di ritrovarsi confitti nelle orbite gli occhi di vetro della bambole). E poi c’è poco da fare, Chucky con la sua furia iconoclasta, il suo linguaggio scurrile e il suo accanirsi gratuitamente contro le autorita’ non puo’ che restare simpatico.
Ci sono anche nella serie, Child's Play (1988),Child's Play 3 (1991), Bride of Chucky (1998)

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