mercoledì, 23 novembre 2005

Quelli che vedete qui sopra sono biglietti di ingresso nelle chiese di Venezia e di Verona, che abbiamo dovuto acquistare nel fine settimana per mettere il naso in quei monumenti. La cosa mi ha profondamente contrariato.
Pur non essendo cattolico, sono convinto che i luoghi di preghiera debbano essere aperti e disponibili, sempre e liberamente, per chiunque. Una chiesa non e' un museo, nemmeno per un turista: e' luogo destinato a parlarci di D-o — e a facilitare il nostro discorso con D-o — e mi pare aberrante dover pagare per entrarci dentro.
Mi rendo conto che il patrimonio artistico delle chiese e' delicato e costoso da mantenere. Tuttavia faccio sommessamente notare che la Chiesa cattolica riceve gia' l'otto per mille — e anche una parte significativa dell'otto per mille destinato allo stato viene specificamente impiegato per il restauro e la manutenzione del patrimonio artistico delle chiese italiane. E poi c'e' l'esenzione dall'ICI per gli edifici di culto (a parte quella recente e indecente sulle altre proprieta' immobiliari ecclesiastiche). Insomma, una bella quantita' di denaro: possibile che non si riesca proprio a fare a meno del pedaggio per entrare in chiesa?







E' che ormai la spiritualità è sempre più legata ahimè al terreno
Meno male!
Credevo di essere il solo ad indignarmi.
:-(
Forse può essere utile leggere alcune le ragioni degli altri…
Come veneziano, mi consolo pensando che, almeno, dietro esibizione di carta d'identità, non pago l'ingresso. E credo che le dimensioni dell'assalto turistico qualche riflessione la impongano…
Non che abbia certezze, ma freno lo sdegno.
@daniele: devo confessare che non sono convinto, ne' da quel che dici ne' dalle ragioni di Chorus, a cui correttamente tu rimandi:
1. Sono d'accordo che qualcosa debba esser fatto per arginare le dimensioni dell'assalto turistico a Venezia — e soprattutto per migliorare la qualita' del turismo, sia come domanda che come offerta. Meno gondole e negozietti che vendono intollerabili maschere di cartapesta, meno panini e "home made pizza" — meno folla tra Rialto e San Marco. Ma mettere a pagamento Sant'Alvise, che fara' si e no tanti accessi al giorno quanto questo blog, e' una risposta a questa esigenza? A me pare proprio di no…
2. Anche se ci entro da turista, riconosco a una chiesa una funzione diversa — e piu' alta: quella di luogo di preghiera, di relazione con D-o. Che secondo me deve essere offerta gratuitamente a tutti — anche al visitatore occasionale. Ne faccio un discorso teologico, perfino: la chiesa sempre aperta, che accoglie pure chi non ci va per pregare, e' una meravigliosa figura della grazia e dell'amore divino. E' possibile che tocchi a me che non sono cattolico sottolineare queste cose? Ripeto, una chiesa a pagamento trasmette un messaggio aberrante. Un minimo di rispetto religioso dovrebbe impedirlo.
3. Ribadisco: la Chiesa cattolica riceve significativi contributi pubblici (otto per mille, anche parte di quello versato allo stato, esenzione ICI, ecc.) *anche* con lo specifico fine di preservare gli edifici di culto e il loro patrimonio artistico — la ratio e' evidentemente che l'apertura delle chiese, sia come spazio religioso, sia come "museo diffuso", e' di interesse pubblico: altrimenti non ci sarebbe motivo di erogare queste sovvenzioni. Di fatto, pagando un biglietto (talvolta pure salato), io cittadino finisco per pagare due volte lo stesso servizio, con la fiscalita' e con il pedaggio. Non mi pare ne' equo, ne' bello.