domenica, 27 novembre 2005
Ma i ragazzi della III C no!
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:27 am

Lo so che come al solito appariro' ipercritica nei confronti di certe punte della cultura anni '80 (come nel caso di Sposero' Simon Le Bon) ma la scoperta che tra le valanghe di dvd di serie televisive che vengono riversate in commercio qualcuno abba pensato di includere anche quelli delle prime tre serie de I ragazzi della III C mi ha causato una profonda perplessita'. Davvero ci sono nostalgici di quel brutto telefilm? Passi che sia esistito in un certo contesto come prodotto di veloce consumo (attirando tra l'altro molti anziani tra i suoi spettatori), ma riesumarlo mi sembra troppo. E, soprattutto, c'e' davvero chi e' disposto a tirare fuori decine di euro per aggiudicarsi quei dvd? Del resto scopro ora che c'e' anche un fan club in rete.. come dire che non c'e' limite alla nostalgia.
Ma girava anche sul satellite o l'ho sognato?


sabato, 26 novembre 2005
La fine dell'era ashkenazita (e di quella dei generali)
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 11:26 am

Nehemia Strasler su Ha'aretz di oggi dice cose interessanti sul passaggio epocale che l'elezione di Amir Peretz alla testa del partito laburista puo' significare per la politica israeliana. Non condivido l'entusiasmo per le politiche economiche ultraliberiste di Netanyahu, ma e' sicuramente significativo che la politica israeliana stia cercando i suoi nuovi leader fuori dalla tradizionale elite ashkenazita e fuori dal novero dei generali.


sabato, 26 novembre 2005
Contano solo le italiane?
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:34 am

Ieri (ormai e' mezzanotte passata) su La Stampa versione cartacea c'era un articolo a firma Stefania Miretti, intitolato "Donne italiane, specie non protetta", sul triste e orribile caso di Deborah Rizzato, la ragazza di Biella uccisa dall'uomo che l'aveva violentata e poi perseguitata per anni. Il titolo dell'articolo, che evidentemente lamentava la mancanza di tutela delle donne dalla violenza, mi ha gia' colpito perche', certo al di la' delle intenzioni dell'autrice, mi sembrava che sapesse appunto di razzismo, come se le donne straniere sul suolo italiano non contassero ma ci dovessimo preoccupare solo delle nostre connazionali. Ad ogni modo la lettura del testo completo non e' che mi abbia lasciato molto piu' soddisfatta, perche' vi sono elencati vari casi analoghi a quello di piu' stretta attualita' ma non per esempio uno avvenuto proprio un mese fa proprio nella citta' de La Stampa, a Torino, un caso in cui la vittima non era un'italiana, ma una ragazza marocchina. Fatima Ksis, 21 anni, e' stata uccisa dal suo ex fidanzato di 31, anch'egli marocchino, che l'aveva gia' minacciata via sms dopo che lei l'aveva denunciato. Capisco che e' una piccola cosa, ma nel momento in cui si chiede protezione per le donne e si accusano forze dell'ordine e giudici, si dovrebbe stare attenti a chiedere protezione per tutte le donne. E il riferimento alle "donne italiane" proprio non mi e' andato giu'. Non sara' che a volte siamo razzisti senza neanche accorgercene?


mercoledì, 23 novembre 2005
Patrimonio spirituale (a pagamento)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:46 am

Quelli che vedete qui sopra sono biglietti di ingresso nelle chiese di Venezia e di Verona, che abbiamo dovuto acquistare nel fine settimana per mettere il naso in quei monumenti. La cosa mi ha profondamente contrariato.
Pur non essendo cattolico, sono convinto che i luoghi di preghiera debbano essere aperti e disponibili, sempre e liberamente, per chiunque. Una chiesa non e' un museo, nemmeno per un turista: e' luogo destinato a parlarci di D-o — e a facilitare il nostro discorso con D-o — e mi pare aberrante dover pagare per entrarci dentro.
Mi rendo conto che il patrimonio artistico delle chiese e' delicato e costoso da mantenere. Tuttavia faccio sommessamente notare che la Chiesa cattolica riceve gia' l'otto per mille — e anche una parte significativa dell'otto per mille destinato allo stato viene specificamente impiegato per il restauro e la manutenzione del patrimonio artistico delle chiese italiane. E poi c'e' l'esenzione dall'ICI per gli edifici di culto (a parte quella recente e indecente sulle altre proprieta' immobiliari ecclesiastiche). Insomma, una bella quantita' di denaro: possibile che non si riesca proprio a fare a meno del pedaggio per entrare in chiesa?


martedì, 22 novembre 2005
Avventure alimentari a Venezia
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 4:00 am

Venezia e' – come sempre – stupenda. Sabato scorso abbiamo girellato senza obiettivi precisi nelle parti della citta' che il turismo di massa non ha devastato troppo (Cannaregio oltre il Ghetto, andando verso il margine settentrionale dell'abitato; le zone tra le Fondamenta Nove e l'Arsenale — Waldorf ha fatto delle foto che spero pubblicheremo presto) — e siamo tornati (a colpo sicuro, dopo una prima visita l'anno scorso) alla trattoria "All'antica Mola" (Fondamenta dei Ormesini, Cannaregio 2800). La sala e' piccola e gli spazi sono stretti; l'arredamento e' zeppo di tutti i luoghi comuni da trattoria economica; il servizio e' gentile ma spartano; ai tavoli un piacevole mix di veneziani e di stranieri. L'antipasto misto di pesce, dominato da un'insalata di gamberetti assolutamente perfetta, e' da ricordare. Tra i primi abbiamo scelto il risotto di pesce — rigorosamente preparato secondo tradizione e insolitamente ben mantecato per essere al ristorante*; ma anche la pasta e fagioli ha un'aria promettente. A seguire un baccala' mantecato con la polenta (bianca, ovviamente!) che ha convinto senza riserve perfino me, che non amo il merluzzo in quasi nessuna forma. Come ci si puo' aspettare in un posto del genere, i dolci sono confezionati — e quindi lasciamo stare — ma senza alcun rimpianto: il palato e gli stomaci erano gia' ben contenti. Il conto, con una bottiglia di bianco della casa (un tocai decisamente bevibile) e' sotto i trenta euro a testa.
La sera siamo stati decisamente meno fortunati. Eravamo in terraferma, fuori Mestre — e ci siamo persi in macchina in quelle periferie informi e desolate. Alla fine ci siamo ridotti a una pizzeria dal buffo nome di "Milleperche'" — dove — al freddo e in una sala allietata da un acquario con falsa anfora romana — abbiamo scoperto una carta che prevedeva la soppressata, i fagioli, le patatine e il brie come possibili ingredienti di una pizza. Siamo riusciti a salvarci con una banale pizza ai porcini e una quattro stagioni. Ma abbiamo capito la ragione del nome: i mille perche' sono quelli che si pongono gli avventori, davanti ad un menu tanto scriteriato.

* Sul risotto sono difficile; e al ristorante, per paura di scuocerlo, lo fanno quasi sempre con gli orribili risi parboiled, che lasciano il chicco legnoso e il brodo troppo liquido…


martedì, 22 novembre 2005
Uscire dall'impasse
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:12 am

L'uscita dal governo dei laburisti israeliani, guidati dall'ex leader sindacale Amir Peretz*, e' una svolta importante, che puo' rimettere in movimento una situazione che – dopo il ritiro da Gaza – ristagnava senza prospettive. Tanto e' vero che ha causato una sorta di terremoto politico: elezioni anticipate, la frattura definitiva del Likud e probabilmente degli stessi laburisti, un movimento che forse permettera' la ricomposizione degli schieramenti in forme che rispecchino meglio la dialettica interna israeliana — non solo nei confronti del processo di pace, ma anche delle scelte di politica sociale ed economica. C'e' una qualche speranza che Israele possa tornare a fare politica — e da questo anche i Palestinesi non possono che trarre vantaggio.
Speriamo soltanto che la campagna elettorale non sia svolta a suon di bombe e di assassini piu' o meno mirati.

* Sarebbe gia' un bell'elemento di innovazione il fatto che Peretz non e' un ex-generale: il primo leader politico significativo da molto tempo a venire dalle file del sindacato, anzi che dell'esercito. Se fosse significativo di uno shift delle priorita' (dalla sicurezza militare a quella sociale) nella sinistra israeliana, non ci sarebbe che da rallegrarsi.


lunedì, 21 novembre 2005
United against malvestiti?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:49 am

Da qualche settimana come molti altri leggo abitualmente Le malvestite, blog di cui si e' gia' accennato qua. Del blog non posso dire che bene; e' una raccolta di arguti commenti di look di donne ma anche uomini e bambini prevalentemente colti sulla strada e raffigurati in divertenti bozzetti. Concordo su quasi tutte le coseche l'autrice Betty Moore osserva dei tragici accostamenti da lei commentati e in generale delle mode degli ultimi anni. L'unica cosa che forse non condivido*, avendo peraltro qualche anno in piu' della brava Betty Moore, e' il fatto di aver introdotto come categoria tipica quella delle "over 30". Da appartenente alla schiera spero che non voglia dire che dopo i 30 ci rimane l'alternativa tra il burqa, la tonaca e il look signora bene tipo Marcia Cross in Desperate Housewives; inoltre il mettere in un unica categoria tutte le signore dai trenta ai centoventi rischia di far perdere certe peculiarita' delle varie generazioni. Ma probabilmente falso le intenzioni dell'autrice, e quindi non mi dilungo ulteriormente.
Quello che piu' mi ha colpito di questo blog e' che mi ha fatto sentire riscattata. Tante volte ho avuto la tentazione di fotografare, per puro uso personale di documentazione, certi orridi abbigliamenti che vedevo per strada. Poi mi scoraggiavo perche' facendo cento metri fuori di casa ne incontravo almeno dieci di mostruosita' degne secondo me di nota. Invece Betty Moore mi ha ridato la speranza; era ancora possibile stigmatizzare certi vezzi tanto comuni, cogliere gli esempi peggiori e evidenziare la generale improponibilita' di determinati modi di vestire affermatisi specialmente negli ultimi anni. Finalmente c'era qualcuno che osava mettere alal berlina questo regno di pance, inguini e natiche di fuori, offensivi accostamenti di colori, scarpe bastarde, orecchini grossi quanto lampadari di cristallo, calze inutilmente decorate, borse stupide e importabili, griffe volgarmente ostentate e altre piacevolezze. Non ero del tutto sola ad avere qualcosa da ridire e anzi c'era una persona molto piu' brava di me a farlo, capace anche (cosa per me impossibile) di disegnare quegli scempi.
Pero' piu' che passano i giorni, piu' mi scoraggio di nuovo. Perche' mi guardo intorno e ne vedo a bizzeffe di look che potrebbero degnamente figurare nel blog, tanti che mi sembra una fatica inutile dirne alcunche'. Va a finire poi che a volte, per quanto cerchi di essere sobria, mi sento pure io colpevole di malvestitismo, anche perche' e' difficile vestirsi in modo del tutto diverso dalle mode imperanti (si riesce piu' a trovare pantaloni non a vita bassa per taglie non conformate???). E se guardo le vetrine non faccio fatica a capire perche' la gente si veste male, dato che si vendono quasi soltanto cose orrende.
Ripeto che trovo assai condivisibile e lodevole l'opera quotidiana della mia eroina. Ma al contempo mi sembra una piccola fatica di Sisifo…
Forse pero' prendo tutto troppo sul tragico. Probabilmente bisogna limitarsi a godersi il lusso di uno spettegolemento sui vestiti altrui e farsi quattro risate.
E allora di nuovo complimenti a Le malvestite**.
***

* Non e' una critica, e' solo che trovandosi dall'altra parte del limitare dei trenta le cose sembrano assai diverse!
** Aggiungo un'ulteriore nota dopo aver letto i commenti di Comida. Per la verita' c'e' il reale problema di distinguere tra "malvestitismo" e creativita'. Da sempre l'abbigliamento e' espressione di personalita' e questo e' un fattore che nessuna censura ha diritto di eliminare. La Diane Keaton dei tempi d'oro (quelli di Annie Hall per intenderci) a stretto rigore era una malvestita, ma aveva classe e le sue mises riflettevano un mondo interiore. I look commentati dal blog sono invece semplicemente applicazioni della voga imperante, che ha fatto della stravaganza, o almeno di quella che una volta appariva tale, una regola. Ora e' anticonvenzionale essere sobri, mi sembra. Per questo odio le ultime fogge, perche' si limitano a generalizzare il cattivo gusto senza alcuna riflessione o anche provocazione. E per questo trovo che alla fine criticare diventi inutile, perche' manca ogni vera consapevolezza o ricerca di liberta', che invece meriterebbero approvazione o discussione.
*** A distanza di due anni dal post devo dire che Le Malvestite (a prescindere dalla polemica intercorsa sul link) mi piace assai meno, in quanto ha finito per preponderare la vena acida gia' esistente in partenza, che poi e' stata esaperata. Mi rendo conto che questa aggiunta a distanza potrebbe provocarmi gli strali della gentile Betty Moore (capace di una inutile quanto totale demolizione di un personaggio innocuo come Patrizia Mirigliani) ma sento il bisogno di rettificare il mio giudizio. Peccato, ma era un rischio che si vedeva fin dall'inizio.


venerdì, 18 novembre 2005
Out on the weekend
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Free Knowledge — Scritto dal Ratto alle 2:31 pm

Il Ratto domani va a parlare di open content agli studenti di una scuola di Mestre — e poi ne approfitta per stare due giorni a Venezia. A lunedi' — magari con qualche foto.


Il guaio e' che Alessio ha fin troppa ragione.



martedì, 15 novembre 2005
Changeover
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:46 pm

Sono un lettore assiduo di Repubblica fin dal primo numero (avevo quattordici anni ed e' stato il primo quotidiano che ho comprato con i soldi miei) — salvo due brevi e sfortunati periodi di infedelta', uno quando usci' L'Indipendente di Ricardo Franco Levi (tentativo di giornalismo pacato e sottovoce: piacque solo a me e infatti ebbe la triste sorte di essere trasformato rapidamente nel suo contrario e dirottato a destra), il secondo per la Voce montanelliana, pure lei costretta ad ammainare bandiera dopo pochi, indimenticabili mesi.
Ma leggere in una sola giornata sulla prima della Stampa questo articolo di Gian Enrico Rusconi, questo di Gramellini e soprattutto questo di Avraham Yehoshua* mi ha convinto: divento bogia-nen anche nel giornale — e mi libero del fastidioso stile superficial-strillato di Repubblica in campagna elettorale.

* Di questo articolo riparlero' — dice cose interessanti, forse non tutte convincenti — ma che danno ragioni di pensare parecchio.


lunedì, 14 novembre 2005
Normal,Ohio
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 5:36 pm

Normal, Ohio, per quanto ho capito dalla prima puntata (la prima serie è del 2000 e ora va su Paramount Comedy il giovedì alle 22,30), è una serie che gioca sul paradosso. Nel senso che mentre di norma si immaginano i gay dotati di apparenza effeminata e abitanti in un contesto cittadino, magari californiano, in questo caso il gay Butch ha il corpaccione di John Goodman (Roseanne) e decide, dopo essersi trasferito a Los Angeles piantando la sua famiglia "normale" composta da moglie, figlio, sorella, genitori e nipote, di tornare nella sua "normale" cittadina di provincia. Dalla presenza, ingombrante in tutti i sensi, del figliol prodigo gay nascono ovviamente problemi e contrasti nel clan familiare; ad esempio il figlio, esortato da Butch a cercare la felicita', decide di non andare a studiare medicina annunciandolo mentre tutti festeggiano la sua ammissione alla facolta'.
Per il momento Normal,Ohio sembra abbastanza divertente, ma mi riservo di guardarne almeno un altra puntata prima di dare un giudizio più preciso. Trovo fastidiose le risatine di sottofondo, per fortuna ormai quasi scomparse dalle situation comedies, ma e' un inconveniente che si puo' superare, ci abbiamo convissuto per anni. Ad ogni modo fa piacere rivedere John Goodman, anche se nettamente invecchiato, mentre Joely Fisher (la sorella di Butch) deve essere abbonata alla serie con omosessuali (era la migliore amica di Ellen nella prima serie, credo, con una lesbica protagonista)


sabato, 12 novembre 2005
Chiedo scusa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

io personalmente, come italiano, visto che nessuna autorita' di questo schifoso paese clericale intende farlo, ad Adelina Parrillo, compagna di Stefano Rolla, ucciso a Nassiriya due anni fa. Alla cerimonia di commemorazione la hanno lasciata fuori perche' i due "non erano sposati".
Sono talmente indignato e avvilito che non riesco nemmeno a commentare. Pero' sarei contento di sentire che hanno da dire i virtuosi avversari cattolici del riconoscimento delle coppie di fatto.


Secondo RaiNews in onda domani mattina 8 novembre, gli USA hanno usato il fosforo nei bombardamenti contro Fallujah.



domenica, 6 novembre 2005
Piemonte
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi — Scritto da waldorf alle 7:54 pm

Quando The Rat Race ha cambiato veste ed e' diventato bogia-nen, Angelo ha scritto una sorta di post-editoriale. Ora, a distanza di qualche tempo, scrivo io un proclama sul Piemonte, la regione dove vivo da piu' di due anni.
Sono nata nella Toscana dell'interno e ci ho vissuto per trent'anni prima di trasferirmi a Pisa. Amo la Toscana perche' e' bella e sono molto contenta di essere toscana come Dante e tanti altri grandi. Ma da quando il mestiere che sono finita a fare un po' per scelta un po' per caso mi ha sradicato dalla mia terra, la sento assai meno "mia". Per la verita' gia' abitare a Pisa, che non ho sentito per niente come mia citta', mi aveva disorientato.
Il Piemonte poi e' un caso particolare. Io da lontano avevo sempre pensato che fosse noioso e non bello, e non avevo mai provato a conoscerlo. Da quando ci vivo, con Angelo lo abbiamo girato in lungo e in largo e ho completamente cambiato idea. I primi tempi soffrivo moltissimo per i cieli di queste parti di autunno, spesso apparentemente cosi' smorti, cosi' tristi, e mi mancava il cielo toscano, che nella memoria ricostruivo come nei quadri di Silvestro Lega (un non-toscano, peraltro). Ora ho interiorizzato anche questo, e la luce bianca dell'autunno piemontese e' parte del mio paesaggio dell'anima.
Ma quello che mi ha reso caro il Piemonte e' che e' la terra ideale per una persona tendente allo snobismo come me. Nel senso che quasi nessuno lo apprezza e lo conosce, compresi i piemontesi doc, quando invece e' pieno di meraviglie naturali, specie montane, di cittadine "nobili", di affascinanti paesini, per non parlare del cibo e del vino. Poi ci sono le cose che mi piacciono in particolare, come il carattere cortese e riservatissimo della gente, che sembra quadrata ed e' matta peggio dei cavalli, le bizzarrie architettoniche, i ristoranti familiari da pranzo della domenica con menu irremovibile, i comuni da cento abitanti.
Cosi' adottare il Piemonte e sostenerne la bellezza e' stato facile, nel senso che certamente non mi ritrovavo in compagnia di una folla di persone, ed anzi a volte ho l'impressione che basti la parola Piemonte a far sbadigliare la gente.
Io pero' questa regione ormai la amo davvero. Ho sviluppato dentro di me un curioso sentimento di familiarita' ed estraneita', un'ironica malinconia da sradicata appunto, che si accentua quando mi imbatto in qualcosa di assolutamente tipico, come un gruppo di anziani che giocano a bocce o una giornata di nebbia continua. E' casa mia con i suoi difetti e i suoi pregi, penso, e un giorno probabilmente non lo sara' piu'. Ma per il momento questa terra mi e' cara e la Toscana invece diventa sempre piu' lontana.


venerdì, 4 novembre 2005
L'istinto delle cose sbagliate
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:56 pm

Ho avuto l'onore di incontrare Rita Borsellino a Pisa, qualche anno fa — e mi ha fatto un'impressione profonda, per la sua forza, per la sua passione, ma anche per la sua assoluta, drammatica, concretissima lucidita'. Da ex amministratore pubblico sono consapevole che non basta essere lucidi, appassionati ed onesti per fare bene un mestiere difficile e irto di tecnicismi come il presidente di una Regione — e della Sicilia poi, che ha uno statuto di autonomia talmente ampio da fare invidia alle voglie separatiste della Lega: ma se il centro-sinistra ritiene che la lotta contro la mafia sia la priorita' assoluta in tutto il Mezzogiorno, allora nessun candidato puo' essere migliore di Rita Borsellino per rappresentare questa scelta.
E per converso, se si vuole dare il segnale che la politica in Sicilia e' l'arte di cambiare tutto per non cambiare nulla, non c'e' miglior candidato di Ferdinando Latteri, ex democristiano passato a Forza Italia e poi transfuga in Margherita, gestore di pacchetti di voti e di amicizie importanti — insomma un classico uomo per tutte le stagioni.
Non sono sorpreso che Rutelli appoggi Latteri contro Rita Borsellino. Fa parte di quell'istinto infallibile a fare tutte le cose sbagliate che da lungo tempo a questa parte sembra possedere il leader del mio ex partito.


mercoledì, 2 novembre 2005
Con Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 1:07 pm

In spirito (fisicamente non ce la faccio proprio) saro' alla fiaccolata di domani per Israele. Perche' a chi ancora oggi dichiara che bisogna cancellare Israele dalla carta geografica bisogna dare una risposta — una risposta senza dubbi e senza cedimenti, senza se e senza ma. Israele c'e', sulla carta geografica — si puo' dissentire sull'assunto sionista che ci sia per il buon diritto del popolo ebraico a tornare in Eretz Israel* — ma oggi e' una realta' fatta di milioni di persone a cui la storia ha dato quella terra (e solo quella) da chiamare casa. Il diritto di Israele ad esistere scaturisce se non altro da questo.
Chi oggi avanza dubbi e si nasconde dietro ai distinguo perche' Israele non e' capace di rispettare il diritto dei Palestinesi ad esistere come stato e come societa' liberamente organizzata — ha torto due volte. La prima perche' difendere il diritto ad esistere di un popolo e di uno stato e' giusto "a prescindere": ed e' giusto per Israele quanto per la Palestina. La seconda perche' e' proprio questo tipo di minaccia che facilita il compito — in Israele — ai nemici della pace, dei compromessi, della convivenza. Date alla destra israeliana un nemico con la faccia feroce, uno che predica che bisogna ricacciare in mare gli Ebrei dalla Palestina: avranno facile gioco a dire che nessun negoziato e' possibile — e che solo il "muro di ferro" potra' garantire l'esistenza di Israele.
Quindi giovedi' con Israele per difendere il suo buon diritto ad esistere. E giovedi' stesso con Israele per riportarla alla ragione, al dovere di trovare le vie della convivenza pacifica con uno stato palestinese. Perche', bisogna dirlo — e dirlo con chiarezza –: Israele non sta lavorando per la pace, in questi mesi. Nonostante il ritiro da Gaza. E la minaccia iraniana non puo' essere una foglia di fico per nascondere questa realta'.

* Personalmente, continuo a pensare che questo diritto al ritorno sia un buon diritto — e che si scontri con il diritto altrettanto buono dei Palestinesi arabi alla loro terra — e che di conseguenza soltanto una lungimirante capacita' di compromessi possa portare da qualche parte. Ma sono cose di cui su The Rat Race si e' gia' parlato fin troppo.

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