mercoledì, 26 ottobre 2005
Perche' non possiamo (non?) dirci cristiani
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 12:51 pm

La grande offensiva cattolica* che vediamo in corso in questo periodo e che ha l'obiettivo dichiarato ed evidente di "riportare Dio al centro della vita pubblica" mi induce a un po' di riflessioni, forse contradditorie. Mi piacerebbe ragionarne insieme.
Questo non e' un post sulle mie convinzioni religiose personali. Che ci sono — e vengono da un rapporto adulto con il cristianesimo (sono nato e cresciuto in una famiglia non praticante per non dire radicalmente agnostica), da una serie di domande teologiche che nel cristianesimo non hanno trovato risposta e che mi hanno spinto ad approfondire la conoscenza dell'ebraismo — restando ben al di qua di ogni ipotesi di conversione. Ma cio' sia detto soltanto per sgombrare il terreno dalla facile obiezione che il mio sarebbe il discorso di un non credente: la questione e' un'altra.
Pur non sentendomi religiosamente un cristiano, ho sempre pensato che il cristianesimo sia una parte determinante della mia personale e della nostra (italiana ed europea) identita'. Non si capisce nulla di cio' che noi siamo se non attraverso la lente interpretativa della cultura cristiana.
Sul piano individuale: le nostre concezioni di colpa, di perdono, di responsabilita', di solidarieta', ecc. dipendono in gran parte da due millenni di cristianesimo. Sul piano delle nostre relazioni interpersonali: il nostro lessico (il nostro armamentario mentale) amoroso e' figlio del cristianesimo, come la nostra idea di famiglia, perfino quando negli esiti si allontana dall'ortodossia (il matrimonio civile e perfino i PACS imitano sul piano dei simboli e degli effetti il matrimonio religioso, ecc.). Sul piano delle identita' collettive, infine: credo che senza la Bibbia non si capisca nulla della cultura dell'Italia e dell'Europa. Dante e la Torre di Pisa, Bach, Giotto, Angelico, ma perfino i nomi dei posti e delle strade, i modi di dire, le feste: nulla di tutto questo esisterebbe senza la presenza pervasiva del cristianesimo nella nostra vita e nella nostra storia.
Per questo ho sempre trovato un po' assurdo il dibattito sulla menzione delle "radici cristiane" nel preambolo della costituzione europea: certo che le radici dell'Europa sono cristiane, sono *principalmente* cristiane — nel bene e nel male. Il concetto stesso di Europa e' storicamente figlio della cristianita' occidentale. Non riconoscerlo e' come rinnegare una parte fondante della nostra eredita'. Perfino quando le nostre radici cristiane vogliono dire secoli di persecuzioni antisemite o le Crociate o altre cose di cui non possiamo andar fieri. Negare la cristianita' della nostra storia e della nostra cultura e' una falsificazione che non possiamo permetterci — e che e' perfino immorale, perche' finisce per separare le nostre responsabilita' dalla nostra storia. Per tutte queste ragioni — crocianamente — non possiamo non dirci cristiani.
Tuttavia vi e' nel ragionare della Chiesa e dei suoi alfieri politici un non sequitur irrimediabile. Ed e' che da questo riconoscimento storico e culturale debba necessariamente discendere un'accettazione dell'etica cristiana — o meglio cattolica — nella vita pubblica e privata, e che lo stato stesso debba uniformarsi al dettato ecclesiastico nella sua legislazione. Questo tentativo di imporre per via surrettizia le opinioni religiose di una minoranza come se potessero essere l'unico fondamento morale della vita di tutti e' tanto inaccettabile quanto figlio di una intrinseca debolezza: se l'etica cristiana fosse realmente condivisa dalla maggioranza, non ci sarebbe bisogno di imporla per legge. Ecco, di fronte a questa pretesa innaturale e presuntuosa, di fronte a questo tentativo vano di rimettere in una camicia di forza una societa' che le si e' sottratta, io — io personalmente, mica dico che dovremmo farlo tutti — sento il dovere di marcare la mia differenza: no — io non posso dirmi cristiano**.

* Trovo singolare che da parte cattolica si ricorra alla retorica della difesa della liberta' religiosa minacciata da una sorta di aggressione concentrica islamo-laicista. E' evidente che la situazione e' quella inversa: quando la gerarchia ecclesiastica, per bocca del suo massimo rappresentante, se la prende perfino con la tolleranza, ad essere costretta sulla difensiva e' la cultura civile, laica — non certo il sentimento religioso.

** Aggiungo anche un'altra cosa, a proposito del sempre crescente stuolo dei "laici devoti" alla Marcello Pera: separare l'etica cristiana dalla sequela Christi, dall'amore per Gesu' salvatore che si traduce in imitazione del suo comportamento — a me, per quel poco di familiarita' con il cristianesimo che ho, pare una bestemmia — e bella grossa pure. L'etica cristiana non e' indipendente dalla fede — e da una fede operante. E sorprenderebbe — se non fosse una chiara operazione politica — il sostegno di questo Papa, tanto attento all'ortodossia, a un atteggiamento cosi' poco cristiano.

5 Commenti a “Perche' non possiamo (non?) dirci cristiani”

  1. Gionata ha scritto il 26 ottobre 2005 alle 5:45 pm

    Commenta un non battezzato che ha sempre ringraziato i genitori per quella scelta, che ha suonato per alcuni anni (in età adolescenziale) l'organo in chiesa prima che il prete venisse a conoscenza della mia mancanza, che appena può va per pievi romaniche, che cerca lo scuro il buio e le cripte in cui respirare l'aria dei monaci (alto)medievali. Uno che cerca in cimabue e giotto quello che non trova nel rinascimento… insomma un non cristiano (profondamente non credente in un qualsivoglia dio) che si è ritrovato dentro questo bisogno di "radici cristiane". Ma a parte i quadri, le chiese, i monaci… le altre cose che dici… concezioni di colpa, di perdono, di responsabilita', di solidarieta', ecc. mi sono sempre chiesto se non esistevano prima di Cristo. I romani, i greci e poi più in là non sono forse tutte radici. Questo è il mio rifiuto: le radici cristiane come uniche e fondanti e la loro "arroganza" a volere essere il principio di cose che fortunatamente esistevano già.

  2. waldorf ha scritto il 27 ottobre 2005 alle 8:54 am

    Il cristianesimo non è certo l'unica radice della nostra cultura, anche perché a sua volta ha preso da quanto aveva alle spalle. Ma certi concetti, e appunto in particolare il perdono, la colpa o la solidarietà, è il cristianesimo che li ha veramente elaborati. Può non piacerci dato il momento storico; ma, per quanto ne so, i filosofi greci e in minor misura qualche scrittore latino (penso ad esempio a Seneca) possono avere in certi passi espresso pensieri che ci sembrano vicini al cristianesimo, ma è la religione cristiana che li ha posti al centro di un intero sistema (spero di esprimermi correttamente). Non possiamo, anche se ci piacerebbe, liquidare il cristianesimo limitandone il peso alle componenti estetiche, come le chiese romaniche e gotiche, credendo così di confinarlo e renderlo innocuo. Persino quando non ce ne accorgiamo pensiamo nelle prospettive dettate da millenni di cristianesimo imperante. Rendersene conto non è un modo di dare ragione a Pera e a chi ragiona come lui, ma è indispensabile per combattere quel modo di pensare. Altrimenti rischiamo di annegare nella superficialità e darla vinta ai cattolici integralisti, credenti o atei che siano. Almeno così mi sembra.

  3. Smeerch ha scritto il 30 ottobre 2005 alle 12:25 pm

    Quello di "Arrivare prima di Repubblica" devo prenderlo come un complimento, o cosa? … visto che la facilità ti sorprende… :D
    Hai mai sentito parlare di Cnet.com? :D

  4. Angelo ha scritto il 30 ottobre 2005 alle 11:46 pm

    OT per Smeerch: Ironizzavo semplicemente sul fatto che – quando si parla di rete e di tecnologie – *perfino io* riesco ad arrivare in anticipo sul maggiore quotidiano online nazionale. E che il suddetto copia a man bassa dalla rete — e da blog come il tuo, certo non come il nostro — per riportare in ritardo notizie di cui non cita mai la fonte…

  5. Smeerch ha scritto il 30 ottobre 2005 alle 11:39 pm

    Beh no, non credo che copi da blog poco noti come il mio. A volte può aver copiato da post di blogger più noti (vedi blogstar)… ma spesso, per il settore hi-tech, si fa riferimento a CNET.com. Proprio come me.
    :-P

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