lunedì, 31 ottobre 2005
Un invito ai Bogia-Nen Blogger
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:23 am


A Fossano c'e' il Girasole, una trattoria che e' rimasta (o e' stata attentamente mantenuta) come una volta. Ci si mangia bene — e secondo quanto tradizione comanda: una bella giostra di antipasti classici, dalla carne battuta al coltello, agli sformati di cardi con la fonduta, al vitello tonnato, all'insalata di sarzett con la formaggetta al tartufo; i tajarin e gli agnolotti del plin; i secondi di stagione, compreso un poderoso bollito misto (non abbiamo mai avuto la ventura di incontrare il fritto, pero' — peccato); una scelta di dolci rassicurante, dal bonet alla torta di nocciole. I vini sono scelti con cura e presentati dall'oste — rigorosamente alla voce — con partecipazione e cordialita'. Insomma — una buona tavola e una buona bottiglia a non piu' di venticinque euro a testa — basterebbe a fare del Girasole una delle nostre tappe preferite quando siamo in giro per il Piemonte.
Ma il fascino e la piacevolezza del posto vanno ben oltre. L'arredamento non appariscente e un po' vecchiotto, che non si avventura nel pretenzioso ma non scade nemmeno nel rustico o nell'ordinario, fa da cornice ad un pubblico di cui siamo grati ai gestori: se vi presentate a pranzo la domenica ci trovate, accanto alle famiglie e a qualche tavola di buongustai (mai troppi, quasi mai troppo rumorosi), gli allievi carabinieri in divisa o in borghese e qualche vecchio del quartiere, che — cliente abituale — riceve ospitalita' e un menu speciale. Insomma, un'aria di famiglia e di provincia — di luogo di vero ritrovo conviviale che consola.
E' anche per questo che — volendo celebrare il trasferimento in Piemonte con un po' di blogger del paese dei Bogia-Nen — la Rat-family ha pensato di proporre un appuntamento al Girasole di Fossano, Via Don Bosco 11, il prossimo 4 dicembre (domenica) all'una. La tavolata ha un limite di circa 15 persone, quindi vi invitiamo a segnalarci via mail (theratrace at montag dot it) se ci sarete.


lunedì, 31 ottobre 2005
La sposa cadavere
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:15 am

Dopo The Nightmare Before Christmas, Tim Burton e' tornato allo stop motion con La Sposa Cadavere (The Corpse Bride o Tim Burton's Corpse Bride), realizzando un altro piccolo (per chi crede che l'animazione sia un genere minore) grande capolavoro.
La storia, ormai credo nota, e' quella di Victor, uno sposo in preda ad un attacco di panico, che ripetendo il giuramento nuziale e infilando l'anello in quello che crede un tronco per riuscire a superare le sue paure, si ritrova sposato con il cadavere di Emily, una ragazza abbandonata dal promesso sposo e poi uccisa durante la vana attesa dell'amato. Sara' molto difficile per Victor sciogliersi dall'impegno e riuscire ad impalmare la fidanzata Victoria, che ama nonostante che il loro matrimonio sia combinato.
Personalmente sono piu' affascinata dalle avventure di Jack Skellington che da quelle di Emily e Victor, i due sposi divisi dalla morte o forse dalla vita; nonostante la tematica in apparenza meno impegnativa, The Nightmare Before Christmas mi sembrava piu' ricco visivamente nel disegno dei due mondi contrapposti di Halloweentown e Christmas Town. Inoltre ho trovato piu' originale la variazione sul tema caro a Burton della poetica dei "diversi", in quel caso gli abitanti di Halloween Town, in quello di The Corpse Bride i morti, tanto piu' colorati e musicali dei vivi.
Del resto The Corpse Bride soffre di una qualche debolezza nella storia, dato che Burton e' partito da leggende o comunque componenti narrative ebraiche (come gli assassini di spose ebree durante i pogrom) che in un film destinato in parte almeno a bambini difficilmente potevano trovare posto. Cosi' la storia della morte violenta della sposa e' stata "ammorbidita" fino a rendere evanescente il significato dell'antefatto della vicenda, e la figura del cattivo risulta piuttosto povera.
Nonostante questo The Corpse Bride e' un film emozionante e coinvolgente, con una storia insieme macabra e ricca di romanticismo, per chi piace, ma anche di umorismo che la stop motion esalta. La bellezza dell'invenzione in certi momenti (soprattutto il numero musicale dei morti all'arrivo di Victor) consente infatti di passare sopra a considerazioni di sceneggiatura, forse (dico solo forse) secondarie in un film di animazione.
Ed anche se e' "solo" un film di animazione il modo in cui Burton dipinge la vicinanza tra il mondo della vita e quello della morte e' a momenti indubbiamente inquietante.

Come al solito attendiamo ansiosamente di vedere la versione originale, con le canzoni in inglese e le voci di Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson e naturalmente Danny Elfman.
E' curioso poi come la scena in cui Victor infila l'anello nel ramo rivelatosi braccio del cadavere ricordi un po' il "perche' mi scerpi?" dantesco.


sabato, 29 ottobre 2005
Lost movie 30- Canadian Bacon
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:44 am

1995: Un presidente degli Stati Uniti piuttosto coglione, con le adorabili fattezze di Alan Alda, disperato per la mancanza di un nemico che aiuti a risollevare i sondaggi, dato il rifiuto della Russia a continuare la guerra fredda, mette in pratica le idee di un suo consigliere occulto e mette su una sorta di finta guerra contro il Canada, con la collaborazione di un generalissimo non proprio molto sveglio (Rip Torn). Le cose sfuggiranno di mano agli incauti manipolatori; da un lato infatti si forma un gruppetto di idioti fanatici (interpretati tra gli altri dal compianto John Candy, nei panni di uno sceriffo ultrapatriota, Rhea Perlman e Bill Nunn) che attenta alla centrale di controllo di tutta l'energia elettrica del Canada, dall'altro un industriale delle armi ne approfitta per creare una situazione di allarme nucleare e ricattare il Presidente, essendo l'unico in grado di disattivare i missili puntati sulla Russia e pronti a partire. Tutto finira' bene per puro caso.
Canadian Bacon (Operazione Canadian Bacon, 1995) e' un misconosciuto film di Michael Moore, piu' noto per i suoi documentari, che sembra navigare tra i ricordi di un certo cinema del passato (quello tipico della Guerra Fredda, da Doctor Strangelove a WarGames) e il presentimento di un futuro in cui l'America avrebbe potuto aver bisogno di un nemico qualsiasi per migliorare i livelli di popolarita' del Presidente e gli utili delle industrie nazionali. Difficile non pensare alle odierne vicende in Iraq quando il Presidente Alan Alda si riunisce con il suo stato maggiore e scarta uno ad uno tutti i possibili nemici suggeriti (incluso per la verita' Saddam), finendo per disperazione per accettare il Canada, prima eliminato. Il bisogno di infondere paura, elemento che la Casa Bianca avverte come indispensabile per generare consenso, si scontra per il povero Presidente Alda con la mancanza di uno spauracchio 11 settembre, ancora di la' da venire.
Canadian Bacon sconta la maggiore attitudine di Moore al documentario, apparendo mancante un impianto di sceneggiatura abbastanza solido per portare avanti la storia per la durata di un film normale. Gli stereotipi sui canadesi, con le loro fissazioni bilinguistiche, la gentilezza generale, lo Stato sociale e cosi' via abbondano, ma anche se li prende in giro e' chiaro che a Moore stanno parecchio simpatici, come si vede anche in Bowling for Columbine. Memorabile la comparsata di Dan Aykroyd nella parte dell'agente della stradale che costringe John Candy a ridipingere anche in francese gli insulti al Canada di cui ha coperto il camion che ha rubato per par condicio verso i Québécois.
E comunque anche se Michael Moore ci prova a giocare con i generali scemi, Kubrick era decisamente su un altro pianeta.


venerdì, 28 ottobre 2005
The Shield 2- La vendetta
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:15 am

Ammettere che si e' preso un abbaglio non e' sempre immediato, comunque per fortuna in qesto caso non e' una cosa tanto seria. La mia valutazione immediata di The Shield e' stata ingiustamente riduttiva. Nel continuare a vederlo sono sempre piu' stata presa dalla storia, per non dire del fatto che e' girato in maniera splendida; quello che devo confermare e' invece che Glenn Close e' di una bravura mostruosa.


mercoledì, 26 ottobre 2005
Grey's Anatomy
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 3:35 pm

Dopo aver guardato un paio di puntate di Grey's Anatomy ho difficolta' a capire i motivi del suo successo. Piu' che ad un incrocio di Sex and the City e E.R., come e' stato definito credo per pubblicita', mi somiglia ad uno Scrubs fatto solo di giovani chirurghi e deprivato del senso dell'umorismo e del surrealismo tipici di Scrubs, il che significa una serie abbastanza inutile. Lo capisco poi che per un chirurgo e' normale essere competitivo e testosteronico anche se e' una donna, ma i personaggi sono tutti un po' troppo antipatici per i miei gusti. E poi la nuova diva Ellen Pompeo mi sembra capace di fare quasi solo faccine depresse di vario tipo, alternate a radi sorrisi giocondeschi, con una scarsa varieta' espressiva che non trovo particolarmente attraente. Almeno il dott. House di quando in quando fa qualche buona battuta.


Petizione per chiedere a Microsoft di supportare OpenDocument
(via attivissimo.blog)



mercoledì, 26 ottobre 2005
Perche' non possiamo (non?) dirci cristiani
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 12:51 pm

La grande offensiva cattolica* che vediamo in corso in questo periodo e che ha l'obiettivo dichiarato ed evidente di "riportare Dio al centro della vita pubblica" mi induce a un po' di riflessioni, forse contradditorie. Mi piacerebbe ragionarne insieme.
Questo non e' un post sulle mie convinzioni religiose personali. Che ci sono — e vengono da un rapporto adulto con il cristianesimo (sono nato e cresciuto in una famiglia non praticante per non dire radicalmente agnostica), da una serie di domande teologiche che nel cristianesimo non hanno trovato risposta e che mi hanno spinto ad approfondire la conoscenza dell'ebraismo — restando ben al di qua di ogni ipotesi di conversione. Ma cio' sia detto soltanto per sgombrare il terreno dalla facile obiezione che il mio sarebbe il discorso di un non credente: la questione e' un'altra.
Pur non sentendomi religiosamente un cristiano, ho sempre pensato che il cristianesimo sia una parte determinante della mia personale e della nostra (italiana ed europea) identita'. Non si capisce nulla di cio' che noi siamo se non attraverso la lente interpretativa della cultura cristiana.
Sul piano individuale: le nostre concezioni di colpa, di perdono, di responsabilita', di solidarieta', ecc. dipendono in gran parte da due millenni di cristianesimo. Sul piano delle nostre relazioni interpersonali: il nostro lessico (il nostro armamentario mentale) amoroso e' figlio del cristianesimo, come la nostra idea di famiglia, perfino quando negli esiti si allontana dall'ortodossia (il matrimonio civile e perfino i PACS imitano sul piano dei simboli e degli effetti il matrimonio religioso, ecc.). Sul piano delle identita' collettive, infine: credo che senza la Bibbia non si capisca nulla della cultura dell'Italia e dell'Europa. Dante e la Torre di Pisa, Bach, Giotto, Angelico, ma perfino i nomi dei posti e delle strade, i modi di dire, le feste: nulla di tutto questo esisterebbe senza la presenza pervasiva del cristianesimo nella nostra vita e nella nostra storia.
Per questo ho sempre trovato un po' assurdo il dibattito sulla menzione delle "radici cristiane" nel preambolo della costituzione europea: certo che le radici dell'Europa sono cristiane, sono *principalmente* cristiane — nel bene e nel male. Il concetto stesso di Europa e' storicamente figlio della cristianita' occidentale. Non riconoscerlo e' come rinnegare una parte fondante della nostra eredita'. Perfino quando le nostre radici cristiane vogliono dire secoli di persecuzioni antisemite o le Crociate o altre cose di cui non possiamo andar fieri. Negare la cristianita' della nostra storia e della nostra cultura e' una falsificazione che non possiamo permetterci — e che e' perfino immorale, perche' finisce per separare le nostre responsabilita' dalla nostra storia. Per tutte queste ragioni — crocianamente — non possiamo non dirci cristiani.
Tuttavia vi e' nel ragionare della Chiesa e dei suoi alfieri politici un non sequitur irrimediabile. Ed e' che da questo riconoscimento storico e culturale debba necessariamente discendere un'accettazione dell'etica cristiana — o meglio cattolica — nella vita pubblica e privata, e che lo stato stesso debba uniformarsi al dettato ecclesiastico nella sua legislazione. Questo tentativo di imporre per via surrettizia le opinioni religiose di una minoranza come se potessero essere l'unico fondamento morale della vita di tutti e' tanto inaccettabile quanto figlio di una intrinseca debolezza: se l'etica cristiana fosse realmente condivisa dalla maggioranza, non ci sarebbe bisogno di imporla per legge. Ecco, di fronte a questa pretesa innaturale e presuntuosa, di fronte a questo tentativo vano di rimettere in una camicia di forza una societa' che le si e' sottratta, io — io personalmente, mica dico che dovremmo farlo tutti — sento il dovere di marcare la mia differenza: no — io non posso dirmi cristiano**.

* Trovo singolare che da parte cattolica si ricorra alla retorica della difesa della liberta' religiosa minacciata da una sorta di aggressione concentrica islamo-laicista. E' evidente che la situazione e' quella inversa: quando la gerarchia ecclesiastica, per bocca del suo massimo rappresentante, se la prende perfino con la tolleranza, ad essere costretta sulla difensiva e' la cultura civile, laica — non certo il sentimento religioso.

** Aggiungo anche un'altra cosa, a proposito del sempre crescente stuolo dei "laici devoti" alla Marcello Pera: separare l'etica cristiana dalla sequela Christi, dall'amore per Gesu' salvatore che si traduce in imitazione del suo comportamento — a me, per quel poco di familiarita' con il cristianesimo che ho, pare una bestemmia — e bella grossa pure. L'etica cristiana non e' indipendente dalla fede — e da una fede operante. E sorprenderebbe — se non fosse una chiara operazione politica — il sostegno di questo Papa, tanto attento all'ortodossia, a un atteggiamento cosi' poco cristiano.


Evidentemente arrivare prima di Repubblica e' proprio facile…



martedì, 25 ottobre 2005
Del buon uso di un dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:49 pm

Per caso mi sono imbattuto in successione in queste due foto da Repubblica di oggi. Due donne, due stili: una destinata alla storia, l'altra (si spera presto) alla pattumiera perfino della cronaca.

A sinistra: Rosa Parks lascia le impronte digitali dopo essere stata arrestata per non aver lasciato il posto sull'autobus a un bianco. A destra: la Santanché da' prova della sua classe dopo il voto sulla riforma dell'universita' oggi al Parlamento.


Flock, il browser "specializzato" per blogger
(Via smeerchblog)



lunedì, 24 ottobre 2005
La vita dura del moralista laico
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:45 am

Ebbene sì, appartengo alla antipatica schiera dei moralisti. In famiglia mi danno della moralista fin dall'adolescenza e se un tempo reagivo con dispetto, ora, passati gli anni, non potrei che riconoscere che hanno ragione. Il fatto e' che ho deciso di non vergognarmene piu', nonostante che il moralismo sia un modo di vedere le cose assai poco di moda in questa epoca e da sempre connotato di un'aura negativa. Dove proprio il moralismo non ha cittadinanza e' al di fuori dell'area religiosa, in questo paese di impronta ovviamente cattolica. Io non mi riconosco nel cattolicesimo, ma non credo che essere laici debba comportare il relativismo come mancanza assoluta di canoni di comportamento e di conseguenza di giudizio. Certamente diventa tutto piu' difficile quando non ti rimane altro che la coscienza e il sentimento del giusto a guidarti, ma cio' non significa, a differenza di quanto sembra voler credere il Papa, che un laico non possa che attingere una guida morale nei precetti della Chiesa.
Cristo ha detto, come tutti sanno, "chi e' senza peccato scagli la prima pietra". La frase evangelica viene ogni tanto riciclata per stabilire che no, non si puo' giudicare gli altri. E invece io credo che si debba giudicare; cio' non significa non avere comprensione e tolleranza, né predicare bene e razzolare male, ma che occorre stabilire il significato e il peso dei comportamenti umani. E' se stessi del resto che si deve giudicare prima di tutti gli altri.
Non credo che si possa fare a meno della responsabilita', mentre mi pare di vivere in un mondo, e in un paese, che ha buttato a mare lo stesso concetto della responsabilita' personale. A scuola non si boccia piu', i politici e gli alti burocrati fanno cose incredibili ma non si dimettono, le madri assassine agiscono in preda alla depressione post partum e ricevono sollecite visite di pietosi parlamentari. Capisco che metto insieme cose diverse e lontane, ma sono tutti fenomeni che appartengono ad una stessa temperie. Si tratta appunto di buttare a mare la responsabilita', l'idea che a qualcuno si possano addebitare determinati fatti e che debba pagare per quelli. E poi a tutti gli altri si dice "chi sei tu per giudicare?". Eppure ci sono quelli che a scuola si danno da fare per meritarsi la promozione, le madri che nonostante la depressione, che innegabilmente esiste, si prendono cura dei figli, le persone che sul lavoro e nell'espletamento di funzioni pubbliche fanno il loro dovere con coscienza. Perche' queste persone non possono giudicare? E perche' gli altri non si assumono la propria responsabilita'?
Se credere che ci siano delle regole da rispettare e che esista lo spazio di una condanna per chi non le rispetta e' moralismo, io ne sono senza dubbio colpevole e non me ne vergogno, appunto. Il problema e' individuarle, le regole, specie se appunto sei un esponente della strana razza dei laici;
ma una volta individuate, e' giusto giudicare. Ripeto, partendo da se stessi.


sabato, 22 ottobre 2005
Estremi cromatici
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:48 pm

Oggi, a poche ore di distanza, a Pallanza (Verbania) e a Santa Caterina del Sasso, sul Lago Maggiore.

A rigore, la seconda foto non e' scattata nel paese dei Bogia-Nen: ma quella inquadrata e' la sponda piemontese.


mercoledì, 19 ottobre 2005
Lost movie 29 – Gli amori di una bionda
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 5:04 pm

Làsky jedné plavovlàvski (Gli amori di una bionda -1965, mi scuso per gli accenti sbagliati causa tastiera inadatta al ceco) di Milos Forman mi sembra uno di quei rari film che mentre raccontano una storia apparentemente semplice e quasi elementare, in realtà riescono a dire molto su problemi universali. Non con le parole, ma con le immagini. Andula (Hana Brejchova’) e’ una ragazza che lavora in una fabbrica di scarpe spersa nel mezzo della grigia Cecoslovacchia pre-1968; ha una storia con una guardia forestale, uno dei pochi uomini della zona, del tutto insufficienti per duemila giovani operaie. Ed e proprio per questa scarsita’ di maschi che i capi fanno in modo di trasferire un po’ di soldati per distrarre le ragazze ed impedire che scappino.Andula pero’ non si innamora di un militare ma di un ragazzo di Praga (Vladimir Pucholt) venuto per suonare alla festa di benvenuto ai soldati. Così pensa di andare a Praga a raggiungerlo dopo aver piantato il forestale, ma le cose non andranno come aveva immaginato e si ritrovera’ di nuovo in fabbrica, dove la storia aveva avuto inizio.
Gli amori di una bionda e’ al contempo un commosso e ironico ritratto di una gioventu’ con pochi ideali la cui vitalita’ cerca di superare gli ostacoli di un mondo ben poco poetico e privo di possibilita’ e un quadro della società cecoslovacca, divisa tra le strutture del socialismo e le spinte occidentalizzanti, tra il moralismo dei genitori e la disinvoltura a volte eccessiva dei figli. Forman racconta tutto questo con una rara purezza e essenzialita’ (possibile forse solo in bianco e nero) che riesce appunto a fare di un film su una piccola storia un gioiello di cinema. Non aggiungo troppe notazioni di storia del cinema sulla Nova’ Vlna, la nouvelle vague cecoslovacca, anche perché non ne so molto. Pero’ e’ vero che questa umana essenzialita’ si trova soprattutto in certi film di Truffaut o di Rohmer.


Tutte le foto della testata e della sidebar sono ospitate su 23: questo e' un blog deflifckrizzato.



lunedì, 17 ottobre 2005
I diritti, la legge e la divinita'
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:13 am

Il Papa dice che i diritti dell'uomo precedono la legge. Dice qualcosa di ovvio per l'intera cultura liberale. E che si trova scritto pari pari nella nostra Costituzione, che all'art. 2 recita: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita'". "Riconosce e garantisce" significa che quei diritti preesistono allo stato e alla legge — e la legge appunto prende atto della loro esistenza e li tutela. Lezione n. 1 di educazione civica, piu' o meno. Quindi chi mena scandalo ha capito poco perfino della nostra laicissima Costituzione.
Il Papa dice che questi diritti, che sono connaturati nell'esistenza umana, risalgono al creatore di quell'esistenza. In una prospettiva teologica dice un'altra ovvieta'. Chi crede in un D-o creatore dell'uomo e in un uomo "fatto a sua immagine e somiglianza", non puo' non attribuire a D-o tutto cio' che e' caratterizzante della natura umana. Lezione n. 1 di qualunque catechismo, cattolico o non cattolico. Difficile pensare che il Papa possa dire qualcosa di diverso, francamente.
Ma se dal piano della teologia passiamo a quello della storia il discorso cambia: il riconoscimento di quei diritti dell'uomo di cui Benedetto XVI rivendica l'origine divina si e' scontrato nei secoli con l'opposizione tenace della Chiesa, prima e forse piu' di ogni altra forza organizzata nella societa' occidentale. E allora, parlando di diritti dell'uomo, la Chiesa farebbe bene ad avere maggiore umilta' — e a chiedere per prima cosa perdono per la sua vicenda di negazione di quei diritti. E con la discrezione dell'ultima arrivata ammettere che l'avanzamento della tutela dei diritti dell'uomo si e' dovuto fondare non sulla loro derivazione dal Creatore, ma sulla conquista di un'autonomia laica dall'autorita' ecclesiastica.


domenica, 16 ottobre 2005
Parli come mangi
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:41 pm

Sul sito del Corriere della Sera Maria Laura Rodota' ha commentato giorni or sono i risultati di una indagine, se capisco bene, condotta tra i "forumisti" di AvantiPop, in merito a frasi fatte e parole odiose. L'idea mi piace ma i risultati corrispondono assai poco a quello che io trovo veramente odioso. In realta' non c'e' da sorprendersi; poche cose come la lingua riflettono la nostra esperienza di vita e i nostri modi di vedere, per cui persone di convinzioni generalmente simili o della stessa provenienza sociale, cultura e ambiente possono avere visioni profondamente diverse sulle parole odiose. In famiglia, io detesto i termini informatici inglesi italianizzati, Angelo che e' una specie di informatico no; Angelo odia l'espressione "ma anche no" che a me non da' particolare fastidio e i casi di discordanza potrebbero moltiplicarsi. Comunque non sono troppo d'accordo con la conclusione "buonista" dell'autrice dell'articolo; a volte una parola sbagliata, ovviamente secondo il metro di ciascun individuo, puo' bastare a farci formulare un giudizio piu' o meno definitivo su una persona, che lo vogliamo o no. Perche' le parole sono importanti.


domenica, 16 ottobre 2005
Le primarie, quelle vere
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm

Pare che le primarie dell'Unione stiano andando molto bene. Se e' vero quel che si dice, l'affluenza e' alta, si parla di oltre un milione di persone che sta andando a votare. Io stesso ho trovato una lunga fila, assai diversificata, nel seggio del mio paese della provincia profonda piemontese: anziani, ma anche ragazzi di poco piu' di vent'anni, un ferroviere che poi e' andato a lavorare, famiglie con il vassoio della pasticceria e "La Stampa". Insomma, gente vera, non militanti di partito e basta.
E' un segnale importante, al di la' delle percentuali dei candidati e degli strepiti di Mastella, che sta trovando il modo migliore per farsi pubblicita' e per alzare il suo prezzo nel nuovo sistema proporzionale. C'e' un dato politico, ed e' il bisogno di partecipazione del nostro elettorato, che si mobilita quando ha la sensazione di essere chiamato a contare, a decidere qualcosa. Non possiamo pensare di rimettere nella bottiglia questo genio dopo averlo fatto uscire.
Questo, concretamente, significa che — soprattutto se la legge elettorale passera' al Senato come e' uscita dalla Camera, con il proporzionale e le liste bloccate — i partiti dell'Unione non potranno non fare le primarie per scegliere i loro candidati: primarie vere, in cui in testa alla lista vanno quelli che hanno preso piu' voti nelle circoscrizioni, senza paracadutati e senza teste di lista — anche perche' i leader credibili prenderanno comunque uno sfascio di voti, se andranno a cercarseli sul territorio. Se avremo il coraggio di farlo, mobiliteremo intorno ai nostri candidati un consenso reale, partecipato, popolare — che ci permettera' di vincere comunque, nonostante le trappole tese da Berlusconi, nonostante un sistema elettorale che ci penalizza, nonostante le molte altre invenzioni da repubblica delle banane che ci aspettano da qui a primavera (e ce ne saranno: la legge elettorale e' solo l'inizio).
Ma se i nostri partiti si chiuderanno nel ritrovato privilegio che questa legge elettorale gli garantisce, se ci presenteranno liste decise senza partecipazione in base alle alchimie di potere interno, allora finira' come nel '94. La Gioiosa Macchina da Guerra dell'Unione si incartera' come quella, che qualche mese prima pareva inarrestabile, dei Progressisti, perche' i nostri elettori si sentiranno tagliati fuori e presi in giro.

L'avevo promesso qualche mese fa: non votero' un astensionista. La nuova legge elettorale sembra fatta apposta per impedirmi di tener fede a questo impegno. E io invece rilancio: se c'e' il rischio di eleggere un astensionista con il mio voto, cambio partito — e invito tutti a fare lo stesso.


… e Le Malvestite mi sembra partito moooolto bene.



Da padre di una preadolescente, questo post l'ho apprezzato.



venerdì, 14 ottobre 2005
Toscanellum, Mattarellum, Gerrymandering, Proportionnelle
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:15 am

Ho fatto la campagna per i referendum sul maggioritario del '93 e da allora non ho cambiato idea. Sono convinto che un buon sistema elettorale maggioritario, affiancato a primarie vere o a un doppio turno secco (come quello per l'elezione dei sindaci, per capirci) non potrebbe che far del bene alla politica italiana*. Sono anche convinto che la legge elettorale e' stata la vera malattia del sistema politico-istituzionale degli ultimi venti anni, e che il Mattarellum non l'ha affatto risolta, anzi: la battaglia referendaria e' stata tradita piu' e piu' volte e la transizione italiana che a quella battaglia aveva affidato molte delle sue speranze e' rimasta incagliata.
Detto questo, resto convinto che l'Unione abbia sbagliato battaglia. Non perche' il papocchio confezionato dal Polo non sia indigeribile e vergognosamente congegnato per danneggiare il centrosinistra, truccando di fatto le elezioni. E' cosi', al di la' di ogni ragionevole dubbio. Berlusconi sta cercando di scappare con la cassa. Ma questo fa parte della normale bassa cucina della politica: giocherellare con i meccanismi elettorali e' una tentazione ricorrente di chi e' al potere. Mitterrand si invento' in Francia la proportionnelle con lo scopo piuttosto spregevole di dare al Front National di Le Pen una robusta rappresentanza parlamentare a danno della destra gaullista e moderata**; in America, dove a nessuno viene in mente che si possa modificare il sistema maggioritario, si ridisegnano i collegi elettorali per blindarne il maggior numero possibile a favore di questo o quel partito (e' una pratica tanto comune e frequente che esiste addirittura un termine specifico, "gerrymandering", per definirla). Lo stesso Mattarellum e' figlio di convenienze e di papocchi, non del referendum. Non e' bello, ma la politica funziona cosi' — e gridare alla legge truffa e' una polemica dal fiato cortissimo. Anche se di legge truffa si tratta.
Se mai, il problema vero e' un altro: che l'ingegneria istituzional/elettorale di questi tempi e' drammaticamente miope. In tutto questo dibattito, qualcuno ha messo lo sguardo a *dopo* le elezioni? qualcuno ci ha detto *perche'* conviene passare al proporzionale — o perche' *e' giusto* restare ancorati al maggioritario? Quali sono le differenze per il Paese, dove stanno i meriti e gli svantaggi dell'uno e dell'altro sistema? Qui l'Unione avrebbe potuto fare una battaglia vera, mostrare come la destra non ha *alcuna* idea di governo, si sta soltanto preparando a fare opposizione nella maniera piu' devastante — e controproporre un disegno di lungo periodo, un sistema elettorale fatto non per vincere le prossime elezioni, ma per durare trent'anni con un buon equilibrio tra stabilita' di governo e rappresentanza, per dare potere reale di scelta ai cittadini e non agli apparati, ecc. Su questi temi la ggente non e' sorda. I referendum del '93 lo dimostrano. Ma se ha la sensazione che la politica stia discutendo di un seggio in piu' a Follini o a Diliberto — allora non vede la differenza e se ne frega. Ha altri problemi a cui pensare.

* Non sto a spiegare le ragioni, perche' gia' il pippone rischia di venirmi lungo cosi', figuriamoci se mi addentro in un raggionamendo a meta' tra ingegneria istituzionale e logiche interne dei partiti; magari di questo si parla un'altra volta.

** In Italia non funzionerebbe, perche' non c'e' argine politico a destra: pur di vincere questi qui fanno alleanze anche con i peggiori arnesi fascisti e razzisti (anzi, se li tengono cari, come dimostra la presenza di Borghezio…). E questa forse e' l'altra grande malattia politica dell'Italia: non avere una destra decente — ma questo e' un problema di piu' lungo periodo, e' una delle debolezze strutturali di questo paese dal 1876 in poi.


giovedì, 13 ottobre 2005
Breathless
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

Il ratto e' afasico, di questi tempi — perche' sperava di rallentare un po' la sua corsa e invece se possibile le cose sono molto piu' frenetiche di prima. Per essere bogia-nen, questi bogia-nen corrono da matti e fanno correre mica poco.
Resta al massimo il fiato per guardarsi intorno e per fare qualche fotografia — tra i cantieri delle Olimpiadi, la bruttezza composta dei quartieri "semicentrali" di Torino e le maliconiche rovine del Filadelfia.

(more to come…)


lunedì, 10 ottobre 2005
Lost movie 28 -Io, io, io… e gli altri
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 11:46 pm

Io, io, io… e gli altri (Alessandro Blasetti, 1965) non ha una vera trama. Si seguono semplicemente i pensieri di Sandro (Walter Chiari) un giornalista scrittore vuole indagare sull'egoismo e trae spunti di riflessione dalla moglie (Gina Lollobrigida), dal direttore del suo giornale (Vittorio De Sica), dai colleghi (Paolo Panelli, Franca Valeri), da un controllore del treno (Nino Manfredi), dalle donne che vede per strada o esibite sui giornali (tra cui una provocante Sylva Koscina) e infine da se stesso; il nostro eroe ovviamente non scopre niente di positivo. Mentre e' intento in queste sue riflessioni muore Peppino (Marcello Mastroianni), l'unica persona cui attribuisce generosita' e altruismo; lo tormenta poi il ricordo di Silvia (Silvana Mangano), una donna del suo passato divenuta attrice famosa, che vede dovunque come ritratta sulla copertina di un settimanale (Oggi) con un drammatico cappello nero, immagine che la sua fantasia spesso gli proietta.
Blasetti ha riunito con Io, io, io… e gli altri il meglio del cinema italiano del momento in tema non solo di attori (come si puo' notare dall'elenco appena fatto) ma anche di sceneggiatori (Benvenuti, Cecchi d'Amico, Flaiano, Age, Scarpelli, De Bernardi, Talarico, Baracco, Solaroli e altri; l'opera collettiva e' una caratteristica del cinema italiano degli anni migliori, in cui le idee veramente circolavano per l'aria). La confezione del suo apologo morale e' molto raffinata, nelle scenografie e nella fotografia, ma anche nei grafici titoli di testa, ma l'esito non e' secondo me felicissimo, con tutta la simpatia che mi ha sempre fatto il regista con gli stivali. Blasetti si e' fatto prendere la mano dando spazio all'umorismo moralistico e acidulo tipico di Zavattini (praticamente l'unico grande sceneggiatore italiano dell'epoca che non ha collaborato al film) al centro di un'altra sua opera imperfetta (questa sì veramente realizzata con Zavattini) cioe' Prima comunione. A questo spunto ha unito molte suggestioni felliniane, come la scena in cui Peppino mostra a Sandro due anziani coniugi che camminano in un bosco, immagine anche questa che torna spesso nella mente di Sandro, o dell'aggressione dei fans a Silvia alla stazione dove i treni di Sandro e della donna si incrociano. Fellini e' poi esplicitamente citato in un'inquadratura.
Walter Chiari del resto e' qui un po' il doppio di Blasetti come Mastroianni lo era gia' per Fellini (c'erano gia' stati La dolce Vita, 1960, e 8 1/2,1963). Con tutto cio' Io, io, io e gli altri e' da consigliare agli amanti dei film atipici, anche per lo sguardo abbastanza originale sul costume dell'epoca, che a giudicare dal film dava gia' molto spazio alle donnine svestite sulle riviste e nelle pubblicita'. Piu' di quanto avrei pensato a priori, e non so se Blasetti ha esagerato per amor di polemica moralista.


lunedì, 10 ottobre 2005
In rovina
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:07 pm

Quel che resta di una cascina nella Baraggia vercellese.


lunedì, 10 ottobre 2005
La fabbrica di cioccolato
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:32 am

Bello, come tutto quello che esce dalla testa di Tim Burton, pero' che strazio dover adattarsi alla versione italiana e perdersi Danny Elfman (in tutto degno compare di Burton) che fa tutte le vocette degli Umpa-Lumpa…


lunedì, 10 ottobre 2005
Nel paese dei Bogia-Nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:04 am

Meta' di questo blog e' toscana purosangue, e si e' trasferita in Piemonte per lavoro da un paio d'anni. L'altra meta' invece e' nata e cresciuta a Torino, ma ha vissuto gli ultimi ventisei anni in Toscana. In questi giorni, come preannunciato qua e la', le due meta' si ricongiungono in Piemonte, e programmano di starci per diversi anni, di crescerci un figlio, di lavorarci, di andare in giro, insomma di fare la vita normale di una normale famiglia. Magari riducendo il ritmo della corsa dei topi, se ci riescono.
Personalmente, credevo di aver reciso ogni legame affettivo con il Piemonte: sono stato troppo tempo lontano, non ho piu' ne' parenti ne' amici lassu' (quassu'?), ho perfino mutuato, a detta dei piemontesi, una parlata toscana (se chiedete ai toscani, diranno che ho un inconfondibile accento del nord), ho una figlia fieramente pisana, e cosi' via. Pero' ho scoperto che questa terra e questa gente mi sono rimaste in qualche modo addosso. Che in fondo sono rimasto un Bogia-Nen* pure io. E nello stesso tempo che nella provincia profonda piemontese siamo due marziani.
Sono curioso di vedere come ci adatteremo, come diventeremo, quali relazioni stabiliremo con questo posto e con la sua gente — personalmente quanto riscopriro' i miei tratti piemontesi e quanto sono definitivamente toscanizzato, se ci vestiremo di velluto nocciola e passeremo le domeniche a mangiare raviole del plin e vitello tonnato.
Ve lo racconteremo su The Rat Race, che proprio per questo da oggi cambia veste grafica, caption, e un po' di cose nell'impostazione e nella "linea".

* Sia ben chiaro, per me "Bogia-Nen" non e' affatto un termine dispregiativo. Per quanto sia uno stereotipo, credo che rappresenti bene pregi e difetti dei Piemontesi: la loro solidita' un po' quadrata, la tenacia, ma anche l'attaccamento alle abitudini, alla certezza delle cose confortantemente uguali a se stesse; una certa diffidenza per l'innovazione, ma la capacita' di perseguirla fino agli estremi una volta adottata; poca apparenza e tanta sostanza. Per questo — devo dire — non mi e' piaciuto lo slogan olimpico di Torino che "non sta mai ferma": essere Bogia-Nen e' un valore, non un peso di cui sbarazzarsi.


mercoledì, 5 ottobre 2005
Lost movie 27- Five Graves to Cairo
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 10:59 pm

Grazie al satellite, nei giorni scorsi ho recuperato un film che volevo vedere da anni cioe' Five Graves to Cairo (I cinque segreti del deserto, 1943), il secondo film di Billy Wilder da regista, ambientato durante la seconda guerra mondiale, e più precisamente nell'Africa dominata da Rommel. Un giorno o l'altro spero di poter vedere anche The Emperor Waltz (1948), uno strambo film tirolese girato dal grande Billy nel 1948, e saro' una fan contenta.
Tornando a Five Graves to Cairo, e' stato uno dei modi in cui il regista viennese ha contribuito allo sforzo di propaganda bellica, ed e' chiaro ovviamente da che parte sta nel raccontare la storia di un caporale inglese (Franchot Tone) e una cameriera francese (Anne Baxter) che riescono a gabbare Rommel in marcia sul Cairo e cambiare la storia, facendo in modo che vengano scoperti i depositi di carburante e armi nascosti dai tedeschi nel deserto prima della guerra. Il caporale, in un gioco di finzioni quasi da scatole cinesi, si fa passare per il cameriere di un albergo situato in una piccola citta' egiziana dove approda Rommel, prendendo il posto di un morto in un bombardamento che si scoprira' essere stato in vita una spia tedesca.
Nonostante il genere, il film e' pieno di ironia che anticipa quella di Scandalo internazionale e di Uno, due, tre! soprattutto sul tema dell'alternarsi dei padroni e della bandiere; nell'albergo Empress of Britain dove si ambienta il film la bandiera britannica e' sostituita dalla tedesca all'arrivo di Rommel e il ritratto della regina Vittoria coperto, almeno fino al ritorno degli inglesi, in occasione del quale viene persino spolverato dal padrone dell'albergo (Akim Tamiroff).
Formidabile Eric Von Stroheim nel ruolo di un Rommel compiaciuto di se stesso e persino un po' gigione e come al solito perfettamente militare nonostante che non sia mai stato un vero ufficiale. Per la verita' c'e' un aspetto che sfugge, cioe' come la volpe del deserto potesse scambiare, come fa, un caporale inglese per una spia tedesca finto alsaziana… ma questa e' un'altra storia.


mercoledì, 5 ottobre 2005
30000
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:10 am

Stanotte, a mezzanotte e due minuti. Grazie a tutti.


lunedì, 3 ottobre 2005
The L-Word e The Closer
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:53 pm

Data la sovrabbondanza di offerta sul mercato in questo momento solo brevissime notazioni su due serie esordite in questi giorni in Italia:
The L-Word: non so cosa ne pensiate, ma dopo averla incrociata all'estero, vederla in italiano ha confermato la mia prima impressione, cioe' di uno sfruttamento pruriginoso del sesso tra lesbiche, mostrato quasi al limite del porno-soft, e delle tematiche relative (soprattutto il desiderio di avere un figlio delle donne gay), ma poche idee e neanche l'ombra dello spirito witty di Sex and the City a cui mi sembra ci si voglia ispirare;
The Closer: niente affatto male Kyra Sedgwick nei panni della tosta detective Brenda Johnson (peraltro in una serie nuovissima iniziata in America nel maggio di quest'anno); mi piace un sacco il suo stile, il modo in cui arriva alle cose senza che gli altri realizzino cosa le passa per la testa e il suo modo di essere aliena in California.

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