sabato, 24 settembre 2005
E' gratis ma non e' un regalo
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 12:08 am

In un commento a questo mio post William Bottin se la prende con gli utilizzatori di servizi gratuiti in rete, rei — a suo giudizio — di favorire una distorsione della concorrenza a favore delle grandi aziende e contro le piccole.
Il problema del "free as a free beer" e' un problema reale: ma per ragioni diverse. Il fatto e' che quello dei servizi gratuiti e' un modello di business — in cui i clienti che non pagano costituiscono comunque un asset prezioso e generano valore per l'azienda — e in cui il costo vivo dei servizi erogati e' sostanzialmente nullo — quel che costa e che vale e' l'idea, come nel caso di Flickr — e il valore dell'idea viene moltiplicato dal numero degli utenti non paganti. Il problema se mai e' che i clienti, abituati a questo modello, sono disposti a pagare soltanto per servizi che abbiano un valore piuttosto alto *in se'*, e non per commodities come la posta, lo spazio web o le ricerche su Google: quindi le piccole aziende che vogliono *vendere* prodotti non possono sperare di farlo se non proponendo servizi con un valore aggiunto davvero alto. E' il mercato, baby… L'alternativa e' avere buone idee e non avere fretta di guadagnare: se l'idea e' buona ed attrae un numero abbastanza alto di clienti gratuiti, prima o poi i profitti arrivano.
Dalla parte dei clienti, poi, ribadisco che i servizi gratuiti non sono affatto gratuiti: anche senza un esborso in denaro, il cliente paga il piu' delle volte fornendo all'azienda i suoi dati personali, che sono un asset significativo, i suoi contenuti, che generano traffico e di conseguenza reddito almeno potenziale, la sua stessa presenza in rete, che come e' noto accresce il valore dei servizi. Si tratta dunque di uno scambio, a tutti gli effetti, non di un omaggio o di un dono. Ed e' bene che i clienti se ne ricordino, quando valutano la propria soddisfazione rispetto al servizio che ricevono o alle policies dell'azienda che li eroga. A caval donato non si guarda in bocca: ma questi cavalli ce li siamo comprati, eccome se ce li siamo comprati. E quindi abbiamo tutto il diritto di fare gli schizzinosi.

A proposito di piccoli che fanno concorrenza ai grandi: 23 offre un servizio assai simile a quello di Flickr, ma siccome e' una piccola azienda (tre persone, credo) e ha ancora pochi clienti, ha un livello di attenzione e di personalizzazione della risposta impensabile per chi ha dimensioni superiori. Certo, ci sono ancora alcuni problemi e alcune cose che non sono al livello di Flickr, ma nel giro di qualche giorno sposto tutti i miei coccettini su 23 e abbandono Yahoo! e dintorni.

Perche' non e' possibile commentare questo post?
I casi sono due:
- o e' un post di puro e semplice servizio -- e allora non c'e' niente da commentare
- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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