sabato, 27 agosto 2005

Ieri su Rai3 mi sono rivista Etre et avoir (2002), il film-documentario su una scuoletta elementare monoclasse di una zona rurale dell'Alvernia in Francia, che qualche anno fa e' stato un imprevisto fenomeno perfino di cassetta (rispetto alla modestia produttiva), facendo molto discutere soprattutto nel mondo della scuola, come ovvio.
Rivedendolo il film mi e' sembrato ancora piu' significativo della prima volta. E non voglio neanche entrare nel merito delle questioni didattico-educative che poteva sollevare. Mi ha colpito infatti soprattutto la struggente malinconia della vita in questo posto sperduto, dove i ragazzi lavorano nei campi e nelle stalle nelle ore libere dalla scuola e ancora di più del senso dell'esistenza umana come un ripetersi di avvenimenti sempre uguali. L'anno scolastico e' come il ciclo delle stagioni e dei lavori agricoli. Il maestro riflette all'infinita' di dettati dei suoi 35 anni di carriera, e dietro l'espressione perplessa dei suoi allievi di fronte al pensiero di questa eternita' di tempo, sembra di vedere le tante e tante classi di bambini simili a loro che li hanno preceduti. Mi e' venuto da riflettere a quanto la nostra individualita' sia precaria nel tempo che scorre, il che e' ancora piu' evidente in un mondo un po' arcaico come quello del film. Il pensiero mi ha inquietato in modo un po' leopardiano, ma non e' detto che un altro giorno non mi sembri consolante.
Comunque onore a Nicolas Philibert, che con un piccolo film ha saputo comunicare tanto a moltissime persone.
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