lunedì, 15 agosto 2005
Il disimpegno da Gaza
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:28 pm

The Rat Race, per quanto in pausa, non puo' non dire niente sul disimpegno da Gaza. Quel che pensa lo dice citando questo splendido articolo di David Grossman.

P. S. A scanso di equivoci, questo blog ha tolto dalla testata il nastro arancione: era in segno di protesta contro Guantanamo, ma ormai l'arancione e' diventato il colore degli avversari del disimpegno da Gaza — e non voglio rischiare confusioni.

15 Commenti a “Il disimpegno da Gaza”

  1. marco ha scritto il 15 agosto 2005 alle 1:12 pm

    Grazie per la segnalazione, valeva la pena di leggerlo. Ora e' apparso tradotto su Repubblica.it http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/esteri/moriente16/grossman/grossman.html, anche se non sono stato a controllare se c'e' tutto.
    Sbaglio o Grossman sembra preoccupato molto piu' per le conseguenze di questo gesto sulla societa' israeliana che per il gesto in se' ?

  2. Angelo ha scritto il 16 agosto 2005 alle 10:07 am

    Si', in generale *tutta* la societa' israeliana e' fortemente ripiegata su se stessa e sulle conseguenze interne del ritiro da Gaza. Tanto che un articolo come quello di Danny Rubinstein che invita a non dimenticare "l'altro sradicamento", quello dei Palestinesi, e' una assoluta rarita'. E che c'e' un drammatico vuoto di prospettiva su cio' che Israele deve/vuole fare dopo il ritiro da Gaza.
    Tuttavia credo che Grossman abbia ragione su un punto essenziale: soltanto l'elaborazione del ritiro da Gaza come un lutto comune a tutta la comunita' israeliana puo' fare da base a un percorso sensato per il futuro. Altrimenti si va verso l'avvitamento di una societa' spaccata in maniera piu' radicale di quello che dall'Europa si percepisce.

  3. Haramlik ha scritto il 16 agosto 2005 alle 4:18 pm

    Troppo bravi
    Non c'è storia: la capacità di Israele di vendere i propri prodotti politici è oggettivamente superiore a quella di qualsiasi altro stato del pianeta. E Berlusconi gli fa un baffo, agli israeliani: lui avrà anche Publitalia, ma Israele deve…

  4. marco ha scritto il 16 agosto 2005 alle 5:10 pm

    Angelo, sono un po' ignorante sulla questione, quindi mi piacerebbe sapere cosa pensi di quanto scritto da Lia al riguardo.
    Penso tu l'abbia letto, in ogni caso mi riferisco a questo post:
    http://www.ilcircolo.net/lia/000849.php
    Grazie

  5. Angelo ha scritto il 17 agosto 2005 alle 1:23 pm

    @marco, @lia: Ho gia' detto che The Rat Race ha bisogno di una pausa — anche perche' sento la necessita' di ripensare il modo di discutere — nei blog — su questioni come questa. L'ultima cosa che vorrei e' una polemica — o peggio una flame war.
    Percio' provo a dire sommessamente soltanto alcune cose.
    1. Che gli insediamenti oltre la Linea Verde siano un crimine e un furto l'ho sempre pensato e scritto — e ho sempre detto che il ritiro totale dal West Bank e da Gaza e' l'unica realistica possibilita' di arrivare a una pace tra Israele e Palestinesi. Continuo a pensarlo e in questo senso non potrei essere in disaccordo con Lia.
    2. Che il disimpegno da Gaza, se e' destinato ad essere un fatto isolato e non l'inizio di un processo graduale di ritiro complessivo dai Territori, e' troppo poco e troppo tardi — e che anzi rischia di essere un modo per perpetuare l'occupazione del West Bank – e' assolutamente vero. Credo di aver ripetuto fino alla nausea pure questo.
    3. Il ritiro di oggi pero' segna un passaggio importante, perche' e' la rottura del patto scellerato tra il governo di Israele e il movimento dei coloni — ed e' un precedente determinante per ogni futuro ritiro. Se il disimpegno da Gaza dovesse fallire, non ci sarebbe veramente alternativa all'occupazione e alla guerra senza fine. Se riuscira', non e' detto che apra la strada alla pace — ma e' un passo senza il quale non si puo' andare oltre.
    4. Il ritiro da Gaza e' in ogni caso uno shock nazionale terribile per Israele — a torto o ragione. La societa' israeliana e' spaccata verticalmente — un terzo della popolazione considera il disimpegno una sorta di atto di guerra interna, che delegittima le autorita' politiche del paese. Ed e' comunque una sconfitta e un disastro per l'intera comunita', per le ragioni che Grossman sottolineava: per la destra dei settler perche' e' la fine del sogno della Grande Israele; per tutti gli altri perche' e' il segno della crisi profonda (definitiva?) degli ideali sionisti su cui — piaccia o no — la collettivita' israeliana si costruisce. Israele potra' metabolizzare questo shock e farne il fondamento di una via d'uscita condivisa dall'occupazione soltanto se sara' capace di elaborarlo come un lutto di tutta la nazione e come un passaggio necessario. Altrimenti, quando tocchera' agli insediamenti del West Bank, lo scontro non potra' che degenerare in guerra civile.
    5. La sofferenza dei Palestinesi e' certamente superiore a quella di Israele, in tutta questa vicenda. Ciononostante, se il tessuto sociale di Israele si lacera sul tema del ritiro dalle colonie, la soluzione della questione palestinese si allontana, non si avvicina. E' per questo che Grossman ha ragione.
    Con cio' — spero davvero di non avviare una polemica — ho bisogno di leggere e di ascoltare, di capire, assai piu' che di scrivere.

  6. lia ha scritto il 17 agosto 2005 alle 5:52 pm

    Nessuna polemica, non ne capisco nemmeno il timore.
    Del resto, il succo del mio intervento non riguarda tanto il ritiro da Gaza ma il come se ne viene informati, sia da destra che – cosa a mio parere più grave – da sinistra.
    L'ho spiegato meglio da Alberto Biraghi e da me: qui, proprio perché so che sei "in pausa", mi limito a segnalarlo.

    Nella sostanza del problema della Cisgiordania, so che siamo d'accordo, l'hai già scritto in passato.

    In genere non sono mai in disaccordo con i tuoi post, ma è la seconda volta che mi capita di esserlo con gli articoli che segnali. Credo che ciò accada perché, da prof, immagino come vengano recepiti dal grande pubblico, questi articoli. Mi colpisce la loro valenza didattica, diciamo così, in un clima che è nell'insieme poco preparato, e (nel mio piccolo) mi sento in dovere di esprimermi in proposito. In questo caso, sentivo di dover dire che un conto è che la società israeliana elabori lutti e un conto è che l'opinione pubblica nostrana si identifichi, più o meno guidata e per lo più fraintendendo, con questi lutti. Mi premeva segnalarlo perché credo che abbassare la guardia, su questo punto, sia dannoso e porti a sdoganare, in Europa, coloni di altri e più vitali insediamenti.
    La polemica è un'altra cosa e non c'entra nulla.

    Buon proseguimento e… ragazzi, non "maneggiatemi" con tanto timore: anche se vivo in un paese arabo, non contengo esplosivo. :))

  7. Angelo ha scritto il 17 agosto 2005 alle 6:41 pm

    @Lia: beh, a dire il vero qualche volta ci siamo ferocemente accapigliati, da queste parti e parlando di Israele e di Palestina…
    Comunque quando deprecavo la possibilita' di una flame war non mi riferivo a te: mi pare che l'argomento, purtroppo, sia di quelli che scatenano volentieri estremismi e trollismi — e non me la sento proprio. Qui e' capitata gente che trolleggia perfino sui personaggi delle serie televisive…

  8. delio ha scritto il 18 agosto 2005 alle 6:00 pm

    volevo segnalare ai presenti che sull´ultimo numero dell´economist c´è un bell´articolo sulle prospettive del ritiro da gaza. non lo condivido in pieno (e forse lia lo condividerà anche di meno), ma di certo è piuttosto serio e motivato, oltre che privo dello smodato bias filo-israeliano della stampa anglosassone: http://www.economist.com/opinion/displayStory.cfm?story_id=4274915

  9. lia ha scritto il 18 agosto 2005 alle 9:44 pm

    Delio: la pagina richiede l'abbonamento. Dici che c'è un modo perché io possa leggerlo comunque? Ciao. :)

  10. delio ha scritto il 19 agosto 2005 alle 9:51 am

    lia, mi dispiace, io ho letto l´articolo sull´edizione cartacea, e al momento non ho uno scanner a disposizione. si trovano comunque un´altra manciata di frasi dell´articolo qui: http://www.henrythornton.com/article.asp?article_id=3524
    sufficienti a farsi un´idea del punto di vista neutrale e non fotomodell-elegiaco della cosa.

  11. Angelo ha scritto il 19 agosto 2005 alle 11:32 am

    @delio: mi dai gli estremi del numero dell'Economist, cosi' me lo procuro?

  12. delio ha scritto il 19 agosto 2005 alle 6:10 pm

    angelo, c´è scritto nel mio primo link: è il numero della scorsa settimana, credo che sia uscito l´11 agosto.

  13. Angelo ha scritto il 23 agosto 2005 alle 2:41 pm

    Aggiungo la segnalazione di un articolo di Avirama Golan, praticamente opposto a quello di Grossman. Il confronto merita.

  14. Angelo ha scritto il 23 agosto 2005 alle 3:43 pm

    Aggiungo ancora questo articolo di Meron Rapaport, che non condivido, ma offre l'ennesimo punto di vista interessante.

  15. Michele ha scritto il 24 agosto 2005 alle 5:45 pm

    Io invece sono un po' più pessimista a questo proposito.
    Sharon ha detto chiaramente che se ci saranno ulteriori azioni di terrorismo da parte dei palestinesi (e sicuramente ce ne saranno), non avrà difficoltà a considerarlo come un attacco da uno stato nemico ed agirà di conseguenza, senza esitare a togliere l'energia elettrica o l'acqua agli insediamenti palestinesi.
    Pertanto, preferisco aspettare e commentare la pace a posteriori piuttosto che sbilanciarmi ora.

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