martedì, 30 agosto 2005
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: Quel che resta, Web — Scritto dal Ratto alle 11:29 pm

Il dummy ha aggiornato il software di The Rat Race, che ora gira (forse) sotto Wordpress 1.5.2 in italiano.
Se qualcosa non funziona o ha un aspetto terribile, ditemelo qui nei commenti. Poi probabilmente non sapro' rimediare, ma voi ditemelo lo stesso…


martedì, 30 agosto 2005
Crossing Jordan
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 4:34 pm

Fa piacere rivedere in azione in questo telefilm della NBC (ora la domenica alle 21 su La7, ma credo gia' vista in Italia sul satellite) Jill Hennessy, già Claire Kincaid, l'assistente procuratore di Law and Order morta in una drammatica e memorabile puntata (almeno per i fan della serie). Detto questo, per il momento Crossing Jordan (in onda negli USA dal 2001) contiene una serie di elementi comuni ad altre serie degli ultimi anni, pur essendo abbastanza interessante. Certo vederlo solo ora distorce la prospettiva, ma e' chiara l'esistenza di una temperie comune.
La protagonista, Jordan Cavanaugh (appunto Jill Hennessy), un medico legale con la mania di sostituirsi alla polizia nella soluzione dei casi, mi ricorda infatti un po' Olivia Benson (Mariska Hargitay) di Law and Order – Special Victims Unit (che esiste dal 1999) e la Lily di Cold case (che e' posteriore a Crossing Jordan, essendo iniziato nel 2003). Infatti Jordan, come la prima, e' stata segnata da un crimine irrisolto, nel suo caso l'assassinio della madre (per Olivia era lo stupro sempre della madre in occasione del quale e' stata concepita), che le ha lasciato addosso una rabbia inestinguibile, e come la seconda si fa ossessionare dai casi. In generale Jordan, nonostante la sua apparenza sexy, pare per il momento condividere con le altre due una certa sfiga personale (in altre parole tendenziale assenza di vita fuori del lavoro), che una volta era propria solo dei personaggi di poliziotti e affini maschi, ma ora si va estendendo anche alle femmine della specie. Altro personaggio con cui noto una certa affinita' e' la patologa di CSI Miami,( serie iniziata nel 2002) che parla con i cadaveri. Per non parlare della celebre creatura di Patricia Cornwell, Kay Scarpetta (ma qui la somiglianza mi pare più superficiale).
Dopo CSI (comparso un anno prima di Crossing Jordan) non e' poi una novita' porre al centro di una serie le autopsie e le indagini scientifiche, ma la concentrazione sulla personalita' di Jordan rende la parte "scientifica" meno centrale di quello che ci si potrebbe aspettare da una serie con protagonista un medico legale; e' da verificare se gli equilibri cambieranno prossimamente. Interessante comunque l'estetica "polverosa" vicina alle varie serie del filone Law and Order, anche queste del resto targate NBC.


sabato, 27 agosto 2005
Etre et avoir
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 9:32 pm

Ieri su Rai3 mi sono rivista Etre et avoir (2002), il film-documentario su una scuoletta elementare monoclasse di una zona rurale dell'Alvernia in Francia, che qualche anno fa e' stato un imprevisto fenomeno perfino di cassetta (rispetto alla modestia produttiva), facendo molto discutere soprattutto nel mondo della scuola, come ovvio.
Rivedendolo il film mi e' sembrato ancora piu' significativo della prima volta. E non voglio neanche entrare nel merito delle questioni didattico-educative che poteva sollevare. Mi ha colpito infatti soprattutto la struggente malinconia della vita in questo posto sperduto, dove i ragazzi lavorano nei campi e nelle stalle nelle ore libere dalla scuola e ancora di più del senso dell'esistenza umana come un ripetersi di avvenimenti sempre uguali. L'anno scolastico e' come il ciclo delle stagioni e dei lavori agricoli. Il maestro riflette all'infinita' di dettati dei suoi 35 anni di carriera, e dietro l'espressione perplessa dei suoi allievi di fronte al pensiero di questa eternita' di tempo, sembra di vedere le tante e tante classi di bambini simili a loro che li hanno preceduti. Mi e' venuto da riflettere a quanto la nostra individualita' sia precaria nel tempo che scorre, il che e' ancora piu' evidente in un mondo un po' arcaico come quello del film. Il pensiero mi ha inquietato in modo un po' leopardiano, ma non e' detto che un altro giorno non mi sembri consolante.
Comunque onore a Nicolas Philibert, che con un piccolo film ha saputo comunicare tanto a moltissime persone.


lunedì, 22 agosto 2005
Quando si dice il bicchiere mezzo pieno…
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 2:56 pm

Oggi il Tg1 ha annunciato trionfalmente che il FMI si deve rimangiare le sue catastrofiche stime sull'economia italiana, in quanto ha dovuto correggersi per dire che il nostro pil non diminuira' dell'0,3%, ma crescerà dello 0%. A buon ragione il ministro Siniscalco puo' dirsi tranquillo, quindi, visto che le stime del FMI coincidono con quelle del DPEF. Sara', ma non so perche' da ignorante non sono del tutto rassicurata da questa buona notizia, anche perche' il Tg3 un'ora dopo ha detto che l'Economist ci piazza all'ultimo posto al mondo in fatto di Pil. Non escludo per la verita' che l'abbiano detto anche sul Tg1, in un primo momento di euforia mi sono distratta, anche perche' il pargolo insensibile ai successi dell'Italia si era messo a piangere, comunque non l'ho sentito. Se qualcuno invece lo ha sentito me lo dica. E' anche vero che quelli dell'Economist non sono credibili, trattandosi di notori comunisti.


mercoledì, 17 agosto 2005
Roger Schutz, 1915-2005
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:10 pm

Frère Roger, fondatore e priore della Comunita' di Taizé, e' stato assassinato durante la preghiera dei vespri nella sua chiesa, intitolata alla Riconciliazione.
Negli anni mi sono radicalmente allontanato dal cristianesimo, ma Taizé e' stata un'esperienza essenziale per la mia vita — la possibilita' di vedere un senso, un disegno nel mondo. Con l'irenismo cristiano di Taizé non ho piu' alcun terreno comune, ma in qualche modo oggi mi sento come se avessi perso uno dei miei punti di riferimento.


lunedì, 15 agosto 2005
Il disimpegno da Gaza
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:28 pm

The Rat Race, per quanto in pausa, non puo' non dire niente sul disimpegno da Gaza. Quel che pensa lo dice citando questo splendido articolo di David Grossman.

P. S. A scanso di equivoci, questo blog ha tolto dalla testata il nastro arancione: era in segno di protesta contro Guantanamo, ma ormai l'arancione e' diventato il colore degli avversari del disimpegno da Gaza — e non voglio rischiare confusioni.


lunedì, 15 agosto 2005
La tolleranza e la circolazione stradale (rallentare, ma perche'?)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:20 am

Secondo post avanzato.

Sono un'automobilista dal lontano 1989. Consapevole della mia non eccelsa abilita' alla guida mi sforzo comunque di rispettare l'art. 140 del Codice della Strada, rubricato come princiio informatore della circolazione (il cui comma 1 prevede che "gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale") e di non essere di impaccio o di pericolo alla circolazione altrui. Negli ultimi anni pero', almeno mi sembra, il grado di pazienza e tolleranza, secondo me indispensabili alla guida, mi pare drasticamente peggiorato negli altri, al punto da farmi credere che non sia proprio colpa mia se mi strombazzano o mi insultano. A parte le solite prepotenze immotivate a cui va spesso soggetto il guidatore di un mezzo abbastanza lento come una Panda specie in autostrada, del tipo lampeggiamento da 100 metri di distanza mentre occupi anche per poco la corsia di sorpasso per superare un autotreno ancora piu' lento di te o i sorpassi a destra magari con rientro acrobatico proprio davanti al tuo muso, c'e' qualcosa che mi da' ancora piu' fastidio e mi rende sgradevole guidare. Se qualcuno appunto mi strombazza o mi manda a…, penso per prima cosa di aver sbagliato io. Poi mi rendo conto o che non ho sbagliato o che si trattava di una mancanza che rientrava nella sfera della possibile-quasi-micro-violazione del codice della strada.
Perche' puo' capitare di essere incerti nel cercare una strada, di essere sul margine destro della corsia, di cercare parcheggio e di andare piano per vedere un posto. Capita a tutti, credo, solo che i piu' quando succede agli altri pensano che questo dia loro il diritto di ingiuriarli (il che potrebbe rilevare ai fini penali) o addirittura minacciarli perche' questo fa perdere loro tre secondi di un prezioso tempo che sono ben lieti di sprecare affollandosi in autostrada e mettendosi in coda per precipitarsi dove vanno tutti. Magari poi cercano di fare i furbi anche li' con lo slalom tra le corsie.
A volte addirittura il vaff.. magari con tanto di dito medio e' preventivo, nel senso che arriva prima ancora che chi ti manda sia costretto a rallentare o spostarsi, basta soltanto la previsione che il comportamento che l'altro teneva due secondi fa avrebbe potuto causare un rallentamento o uno spostamento; nel frattempo il meschino si e' corretto ma ci sta bene lo stesso un bel vaff.., non si sa mai.
Insomma, nel codice della strada non c'e' scritto esplicitamente che per mandare qualcuno in … deve averti causato un disagio significativo, ma forse ogni tanto ci si potrebbe anche pensare da soli, perche' non e' che con la macchina, magari bella e potente, ti hanno venduto anche la strada (ovviamente il numero dei chilometri acquistati e' in proporzione al costo della macchina). E si potrebbe addirittura evitare di mandare gli altri in…, almeno a voce alta o appunto con il dito medio. Continuo a pensare, come ho detto un'altra volta, che ci voglia cortesia a questo mondo e la cortesia prevede anche la tolleranza, che ci aiuta tutti a vivere meglio e con meno stress.
Del resto, per tornare invece ai comportamenti non troppo corretti altrui, sulle nostra autostrade non vige tanto il C.d.S., quanto un codice di comportamenti all'altezza del vecchio far west. Nel codice della strada c'e' scritto, ad esempio, che non si deve sorpassare a destra e che sulle autostrade di norma c'e' un limite di velocita' di 130 km/h, con buona pace del ministro Lunardi, che probabilmente lo trova fastidioso. Non c'e' quindi alcun diritto di spazientirsi se qualcuno ti impedisce di andare a una velocita' maggiore a in media pare che questo sia considerato diritto acquisito. Nessuno pensa di dover rallentare se qualcuno che ha l'ardire di stare sulla corsia di sorpasso davanti a lui, non sta andando a 160 km/h, come i piu' credono che si debba fare da casello a casello. Neanche le distanze di sicurezza sono troppo popolari, e se il malcapitato proprio non si smuove allora lo si tallona alla distanza di dieci centimetri dalla macchina finche' non si leva di torno. E se non cede neanche cosi' allora c'e' sempre il sorpasso a destra. E' proprio necessario? A me proprio non sembra, ma forse e' solo una questione di possibilita'. Magari se mi compro almeno, che so, una Golf td comincio a farlo anch'io…. per il momento mi limito a segnarmi ogni volta che entro in autostrada.

Giusto ieri ho avuto modo di vedere un magnifico esempio di maleducazione stradale semicriminale: un suv BMW targato Milano ha fatto di tutto per superare quando stava per uscire dall'autostrada con il risultato che ha tagliato la strada ad una moto per poter cambiare corsia all'ultimo momento; credo che il motociclista se la sia vista brutta e posso giustificare il dito medio che ha sfoggiato al pirata stradale.


mercoledì, 10 agosto 2005
Lost movie 24- Lucy Gallant
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 2:20 pm

Ho ancora due o tre post scritti prima delle ferie da pubblicare; questo e' il primo.

Il cinema americano ha in modo piuttosto ovvio affrontato i problemi delle donne in carriera prima e più diffusamente di tutti gli altri, anche se a volte dando spazio a visioni prettamente maschiliste del tema.
Così accade in Lucy Gallant, film del 1955 diretto da Robert Parrish, con protagonista la zitellesca Jane Wyman, la prima moglie di Reagan, tratto da un romanzo di Margaret Cousins e ambientato negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Lucy e’ una elegante newyorkese con tanto di borsa in visone che, in fuga dai propri guai, si ferma per un guasto al treno su cui viaggia (non succede solo in Italia!) a New City, una cittadina del Texas in rapidissima espansione in seguito alla scoperta di numerosi pozzi petroliferi. Qui conosce Casey (Charlton Heston) un mandriano gentile che da subito evidentemente si innamora di lei. Lucy, che ha l’istinto della venditrice, si rende conto che a New City ci sono un sacco di donne i cui mariti si arricchiscono alla velocità della luce e nessuno che venda loro vestiti lussosi come i suoi.
Dopo aver venduto tutto il suo guardaroba alle indigene, Lucy convince il direttore della banca locale a farle un prestito e apre un negozio. Casey, scettico sui suoi successi commerciali, la guarda fare fortuna e, quando si decide a chiederne la mano, Lucy rifiuta per una brutta esperienza con gli uomini. Scoppia la seconda guerra mondiale e Casey si arruola; quando torna sembra che i due finalmente decidano di sposarsi, ma la pretesa di Casey che Lucy lasci il negozio li divide di nuovo. Intanto Casey scopre il petrolio nel suo ranch mentre il negozio di Lucy va a fuoco. Casey, senza dire niente all’amata, intercede con il direttore della banca per farle avere un nuovo prestito perché fondi un grande magazzino, come lei sogna, e poi se ne va in Europa. Al ritorno, dopo un matrimonio lampo con una modella, di nuovo interviene per aiutare Lucy a mantenere il suo posto a capo della Gallant’s inc. Lei stavolta lo scopre e, grata, decide di sposarlo e lasciare il suo amato negozio.
Perche’ nonostante l’evidente maschilismo dell’assunto non riesco a cestinare e anzi apprezzo Lucy Gallant? Per l’atmosfera da Sim City che pervade l’inizio del film (New City e’ il nome di default della citta’ del videogioco), un misto di avidita’e vitalita’ che ha un certo fascino e riporta al mondo del western classico (a New City c’e’ perfino una sorta di saloon e si costruisce anche di notte). Per certe buffe uscite di Lucy affarista in carriera, che consiglia al direttore della banca di dipingere le pareti di bianco avorio filettato di verde dollaro. Per lo spettacolo delle rozze donne texane che si avventano sui vestiti parigini e newyorkesi di Lucy e poi perche’ i vestiti anni ’50 anche quando fingono di essere anni ’40 sono troppo belli. Per la grafica e l’arredamento dei negozi di Lucy.
Mi piace Lucy Gallant anche perche’ c’e’ un sacco di cose che si puo’ amare odiare, come un certa esaltazione del Texas, il cuore dell’America da cui viene quasi tutto cio’ che il resto del mondo non ama o appunto lo spudorato paternalismo nei confronti della carriera al femminile, tollerabile solo in attesa di un marito, possibilmente ricco. Lucy in fondo per il suo grande successo dipende da Casey (non a caso interpretato da Heston, ora patron della National Rifle Association, come tale sbeffeggiato da Michael Moore in Bowling for Columbine) e dai suoi soldi fatti virilmente – e parassitariamente – con il petrolio. L’amica Molly (Thelma Ritter, l’infermiera Stella di James Steward ne La finestra sul cortile) per convincerla a sposarsi con Casey le spiega che “un marito è meglio” (di qualsiasi cosa?), anche se il suo si occupa molto poco di lei, e che il senso della vita e’ aspettare il consorte a casa e raccontargli che il piccino ha mangiato la pappa. Come dire che gli anni ’50 non erano molto diversi per tanti aspetti al di la’ dell’oceano e che io non posso fare a meno di esserne attratta anche quando hanno dato il loro peggio.


lunedì, 8 agosto 2005
Arrivederci
Nelle categorie: Quel che resta, Web — Scritto dal Ratto alle 12:28 pm

Credo che The Rat Race abbia bisogno di fare una pausa. Dopo il ritorno dalle ferie e' stato piu' difficile del solito riprendere il ritmo — qui per noi ci sono cambiamenti molto importanti e probabilmente il blog non risponde piu', cosi' come e', al nostro stile di vita e di lavoro — insomma ho l'impressione che ci serva qualche ripensamento prima di decidere se/come continuare.
"Non perdiamoci di vista", comunque — e grazie alla ventina di lettori abituali — e a quelli meno abituali — che ci hanno seguiti in questi mesi.

E un grazie particolare a Marco e a Comida, per la loro ospitalita' su Montag, di cui spero di approfittare ancora a lungo.


venerdì, 5 agosto 2005
Everwood 2
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 2:43 pm

Dopo aver visto quasi tutte le puntate di Everwood della prima e della seconda serie finora trasmesse da Canale 5, devo dire che in parte ho cambiato idea rispetto a quanto già detto in precedenza, in quanto con il passare del tempo la mia affezione alla serie e' aumentata. Everwood infatti e' una discreta serie familiare "classica" rispetto a vari prodotti che negli ultimi anni sono venuti dagli Stati Uniti (in primis Six Feet Under) con una buona capacita', almeno per quato mi riguarda, di fidelizzazione dello spettatore. Le vicende del dottor Brown e degli altri abitanti del paesello in Colorado creano in genere la curiosita' di vedere la puntata successiva, per sapere cosa ne sara' di Ephram, Delia, Amy o del dottor Abbott, specie nel vuoto totale del palinsesto estivo. Al contempo devo dire non ho mai smesso di chiedermi perche' il dottor Brown non prende lari e penati e non se ne ritorna a New York, dove tutto sommato i figli sarebbero piu' felici e lui avrebbe piu' cose da dare al mondo. Con il che ovviamente la serie finirebbe…
Comunque da quando il povero Colin, come prevedibile, e' morto, mi pare che la serie abbia preso una piega eccessivamente melodrammatica, e che siano tutti veramente troppo sfigati, compresi i personaggi ricorrenti (vedere il pastore che diventa cieco). Spero che gli autori abbiano cambiato registro nella terza serie, francamente. Per fortuna devo supporre che sparira' il personaggio di Linda, la sorella del dottor Abbott, dato che l'attrice che la interpreta, Marcia Cross, nel frattempo e' diventata una delle Desperate Housewives, dato che proprio non mi sembra una figura azzeccata.
Nel mio precedente post parlavo dell'analogia con Northern Exposure, che, certo, come spunto narrativo c'e'. Il dottor Brown pero' somiglia assai poco a Joel Fleischman, la cui mentalita' positivista e polemica sembra invece incarnata, paradossalmente, dal medico del villaggio, il dottor Abbott. Ma questo e' uno spunto che puo' incuriosire solo i fan estremi delle storie di Cicely, Alaska e quindi non aggiungo altro.

Si parla ancora di Everwood qui.


venerdì, 5 agosto 2005
Shfaram: disertore israeliano fa strage di arabi su un autobus
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:50 am

Magari ci rifletto con calma tra qualche ora. Per il momento solo qualche nota:
- la notizia e' di ieri sera: un disertore dell'IDF, trasferitosi recentemente in un insediamento del West Bank fondato da estremisti del movimento Kach, fuorilegge ma sostanzialmente tollerato in Israele, ha aperto il fuoco in un autobus che attraversava la cittadina di Shfaram, popolata per lo piu' da drusi. Ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre dieci, poi e' stato linciato dalla folla.
- la stampa israeliana ovviamente dedica un grande spazio alla vicenda; merita di essere sfogliato il forum aperto da Ha'aretz, che sta raccolgiendo centinaia di interventi. C'e' di tutto, da gente che dice "bene, bravo, quattro sporchi arabi in meno", a chi invoca la demolizione della casa del terrorista. Pero' vedo anche due interessanti fenomeni: uno e' che i commenti piu' estremisti e piu' idioti vengono tendenzialmente dalla diaspora americana ed europea, l'altro e' che gli israeliani sembrano effettivamente sotto shock;
- sulla stampa italiana l'avvenimento passa praticamente inosservato: sui siti di Repubblica e della Stampa c'e' in titolino in fondo alla pagina, sul Corriere non c'e' proprio niente. Non e' che abbia chiaro perche', ma e' un atteggiamento singolare, che meriterebbe di essere capito meglio.
- la campagna di odio anti-disimpegno da Gaza ha cominciato a mietere i suoi frutti. Chi ha annunciato per mesi che il ritiro unilaterale avrebbe causato spargimento di sangue, avrebbe creato un trauma fatale per Israele, ecc. ecc. — ora vede la conseguenza delle sue parole. Certo, Israele — ripiegata su se stessa come forse mai nella sua storia — si aspettava lo scoppio di un conflitto tra ebrei israeliani, lo spargimento di sangue all'interno della comunita' ebraica. Era una previsione miope: la campagna di odio si e' rivolta verso l'obiettivo piu' ovvio e piu' facile, gli arabi.
- non e' chiaro se si tratta soltanto di un episodio isolato, come ai tempi di Baruch Goldstein, o se effettivamente sta nascendo un terrorismo ebraico in Israele. Quel che e' certo e' che Israele non si puo' permettere, per la sua stessa sopravvivenza, alcuna debolezza nei confronti di questo terrorismo.
- delle conseguenze non parlo. Perche' francamente credo sia presto per capire, e perche' in fondo spero in un (ammetto, improbabile) soprassalto di sobrieta' e di moderazione da parte di tutti. Staremo a vedere.
- colpisce in modo particolare che l'assalto sia avvenuto contro un villaggio druso. I Drusi sono, tra gli arabi di Israele, i piu' integrati, quelli che prestano servizio nell'esercito, quelli che non hanno mai fatto causa comune con i Palestinesi, ecc. Il sindaco di Shfaram e' addirittura un esponente (druso) del Likud. Per l'estremismo ebraico, a quanto pare, l'unico arabo buono e' l'arabo morto.


giovedì, 4 agosto 2005
Questioni di lessico (non) amoroso
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 4:15 pm

Non so se ci avete mai fatto caso, ma le parole piu' sinistre che qualcuno possa sentire da una persona che gli piace o di cui e' innamorato sono "sei speciale" e simili (meraviglioso, straordinario, fuori del comune, e chi piu' ne ha piu' ne me metta) o anche "sto bene con te". Capisco che in certi casi si cerchi di attenuare il peso delle cattive notizie (frasi del genere sono quasi inevitabilmente seguite da "ma non sono innamorata/o di te"), pero' a volte questo tipo di lessico fa pensare che per amare qualcuno lo dobbiamo trovare ordinario, privo di doti e di sensibilita' e che dobbiamo non starci tanto bene. Perche' magari le persone stanno bene con quelli sulla cui dedizione possono contare, che magari sono disposti anche a fare un po' da zerbino, mentre sono afflitti da mal di stomaco (mi viene in mente Carrie Bradshaw che parlava del bisogno di sentire le farfalle nello stomaco per un uomo) in compagnia di quelli che li trattano di peste, che sono incostanti, incoerenti e inaffidabili, ma che suscistano grandi emozioni. O forse a volte si scambia il dolore di stomaco per amore? Boh, misteri del cuore (o meglio dell'apparato digerente).


mercoledì, 3 agosto 2005
La clinica della foresta nera
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:40 pm

Chi si ricorda de La Clinica della foresta nera? E' l'unica serie tedesca che io sia mai riuscita a vedere, soprattutto perche' mi stava simpatico il professor Brinkmann. Una mia amica aveva chiamato il suo cane Udo in omaggio al bellone della serie, il dr. Brinkmann figlio. Ora scopro che su Wikipedia c'e' una voce dedicata a Die Schwarzwaldklinik. In tedesco, ovviamente. Onore al merito, il professor Brinkmann si merita di finire in un'enciclopedia.


mercoledì, 3 agosto 2005
I valori dell'Occidente (again)
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 11:33 am

Saro' monotono, ma credo che i veri nemici dell'Occidente siano coloro che compiono, autorizzano o comunque permettono, anche solo guardando dall'altra parte, atti e metodi come quelli che il Washington Post descrive in questo articolo, dedicato alla morte di un generale iracheno prigioniero degli americani.
Non sto ad aggiungere altro e a farla lunga. Vorrei soltanto che qualche prode fallaciano mi dicesse se la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino fa parte o meno del suo concetto di civilta' occidentale.


lunedì, 1 agosto 2005
Acqua, non fuoco
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 10:41 pm

La Petite Gargouille (rue de Mercerie) a Briançon, sabato notte.


lunedì, 1 agosto 2005
A vanvara
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 2:40 pm

Qualcuno ha cosi' gentilmente commentato un mio precedente post:

CHE ci sia gente che non ha un caxxo di meglio da fare che criticare harry potter e psicanalizzare la simbologia degli spot della lavazza e’ la dimostrazione di come troppo tempo libero senza fare un emerito nulla a differenza di qualche decina di anni fa’ dove si era troppo stanchi e preoccupati per tirare a campare che pensare a queste emerite stronxate senza importanza significato e scopo quando ci sono tremila problemi VERAMENTE IMPORTANTI e che veramente necessitano di discussioni e soluzioni
ma tu che vivi a fare ?

Che dire? Credo che chiunque scriva su un blog si ritrovi commenti di questo genere, che al massimo si meritano di essere ignorati. Pero' trovo che sia un fatto di costume abbastanza interessante che qualcuno si pigli la briga di commentare post altrui perdendo tempo per notificare all'autore che sono "stronxate". E' anche interessante come chi scrive commenti cosi' il piu' delle volte non si sia affatto disturbato a leggere il post prima di lanciare insulti. Nel caso specifico il mio cortese critico si sarebbe accorto che Harry Potter non era in particolare oggetto di contestazione da parte mia e che nel mio piccolo non ritenevo di parlare di una cavolata, ma di un argomento, la religiosità, che mi pare assai serio. A mio parere manca di serieta' chi prende in giro la religione nella pubblicita' palesemente e senza simbologie occulte, peraltro, non chi rimane scontertato dalla mancanza di rigore di questi atteggiamenti. Ad ogni modo credo che ci sia il diritto di scrivere di cavolate, diritto ampiamente esercitato da un sacco di gente, senza che cio' significhi mancanza di interesse per le cose importanti.
Se prima di scrivere stroncature la gente non legge quello che disprezza, si capisce perche' nei dibattiti pubblici in Italia tutti parlano in contemporanea senza ascoltare l'antagonista.
Importante a me personalmente sembra anche la povera lingua italiana, patrimonio collettivo che spesso i professionisti del commento offensivo maltrattano crudelmente; caro il mio detrattore, perche' scrivere "stronxate" e "caxxo" quando si puo' scrivere stronzate e cazzo impiegando lo stesso numero di lettere? Le assicuro che la x al posto della z non e' una forma di raffinatezza linguistica.
E non Le hanno insegnato che "fa" nel senso di avverbio temporale non vuole accento o apostrofo?
Ma soprattutto: sappia che nessuno obbliga Lei e quelli come Lei a leggere le mie cavolate. E meno che mai a perdere tempo a commentarle, il tempo che potrebbero impiegare per la risoluzione dei tremila problemi dell'umanità che Lei menziona. Di certo servono menti brillanti e impegnate come la Sua a questo scopo, che suppongo sia il fine della Sua esistenza. Io non ambisco a tanto, devo dire. Mi accontenterei di non crearne di nuovi, di problemi.

P. S. del Ratto: finora The Rat Race ha pubblicato praticamente ogni commento che ha ricevuto, ad eccezione dello spam e di comunicazioni personali piu' adatte alla mail che a una discussione pubblica. Credo che d'ora in poi faremo eccezione anche per i commenti insultanti che non aggiungono niente al dibattito. I flames non ci preoccupano, sono perfino benvenuti: discutere ci piace — e a volte perfino accapigliarci, se c'e' un oggetto del contendere. Ma accidenti, almeno dite *perche'* non siete d'accordo, e almeno *leggete* i post prima di commentare a vanvara, come direbbe Berto.


lunedì, 1 agosto 2005
Duran Duran Tribute Album
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 1:08 pm

Proprio scrivendo su questo blog mi sono resa conto di quanto sia prepotente il revival dei Duran Duran o forse soprattutto degli anni '80. Infatti un po' di gente, molta piu' di quanto avrei pensato a priori, si e' interessata ad un mio precedente post su Sposero' Simon Le Bon (il film). Qualcuno coltiva una convinta forma di nostalgia per gli anni '80, che forse per attaccamento sentimentale finisce per perdere i rapporti con realistici parametri di valore. Io nostalgica nel complesso lo sono piuttosto poco, anche se, ovviamente, rimane una forma di tenerezza per il passato; comunque la mia posizione sugli anni '80 l'ho già spiegata. Comunque per scarto autoironico, anni fa ho comprato una compilation di canzoni duraniane in versione prevalentemente ska, un Duran Duran Tribute Album con cover di una serie di giovani gruppi punk rock e dintorni, che omaggiavano ironicamente i divi, credo, della loro infanzia. Ascoltando questa compilation, chi ha delle nostalgie puo' sempre coltivarle con una certa piacevolezza, perche' le versioni sono divertenti, partcolarmente, specie, secondo me, Hungry like the wolf dei Reel Big Fish e Rio dei Goldfinger. Colpisce quanto le hit dei Duran si adattino a questo stile musicale fatto di fusione tra ska, pop, rock e a volte techno.
Non credo che sia un album fatto per chi sia un vero fan di Simon Le Bon e dei due Taylor; da parte mia io non lo avrei neanche comprato se avessi immaginato che ritornavano alla ribalta con una canzone da pubblicità della Tim. Ma ormai c'è e ogni tanto ascoltandolo ripenso sorridendo a Simon Le Bon crocifisso nel video di Wild Boys o vecchie sciocchezze del genere.

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