lunedì, 25 luglio 2005
Lost movie 23- Aiqing wansui (Vive l'amour)
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 4:53 pm

Tra i miei tanti pregiudizi in materia cinematografica, ci sono una certa perplessita’ riguardo ai film orientali e una spiccata diffidenza per i vincitori dei Leoni d’oro. Per quanto riguarda i primi, tendo a considerarli pallosi e incomprensibili (tranne qualche sporadico Ozu o Kurosawa), ma ogni volta mi dico che deve essere un mio problema, non capisco la cultura di quei paesi e quindi non posso dare giudizi cosi’ tranchants. Ora tra l’altro il cinema dell’est del mondo va molto di moda, e in particolare i wuxiapian; quelli piu’ che pallosi mi sembrano un po’ scemi (la sensazione vale in particolare per La tigre e il dragone), ma di nuovo mi dico che non ho capito niente e del resto a me piacciono tante scemate occidentali. Il complesso poi si acuisce in particolar modo quando ho a che fare con Takeshi Kitano; ho semprel 'impressione che non sia molto migliorato da quando faceva le trasmissioni cretine che la Gialappa's sbeffeggiava a Mai dire banzai, ma probabilmente sbaglio.
Il fatto e’ che nella cultura occidentale mi rigiro meglio e riesco a capire se una cosa e’ scema o pallosa, punto e basta, e a decidre se mi piace lo stesso. Per quanto riguarda i Leoni d’oro so positivamente che i film che li vincono sono afflitti da un tasso di pallosita’ molto superiore alla media (e’ una precondizione per vincere il premio, credo).
Tutto questo per dire che era difficile per me apprezzare Aiqing wansui (il titolo internazionale è Vive l’amour) film taiwanese che ha vinto il Leone d’oro nel 1994. La storia, abbastanza semplice, e’ quella di tre tristi solitudini urbane che si sfiorano in un appartamento lussuoso del centro di Taipei; Mei-Mei e’ un’agente immobiliare che usa la casa (che ovviamente dovrebbe vendere) per avere dei rapporti sessuali con Ah-Rong, venditore ambulante; Hsiao-Kiang e’ un piazzista di loculi che ruba le chiavi dell’appartamento che trova sulla serratura e ci s’installa. Dato che Ah-Rong a sua volta ruba la copia delle chiavi di Mei-Mei, i due abusivi si conoscono e Hsiao-Kiang si innamora di Ah-Rong, anche se poi non ne fa di nulla.
Il regista Ming-liang Tsai sceglie di realizzare un film praticamente muto, con lunghissime inquadrature ferme su oggetti o su gesti dei personaggi, o intere sequenze di quello che normalmente sarebbe considerato il nulla (per la verita’ cio’ ricorda certo Antonioni). A volte ci sono delle scene che in un altro film sarebbero buffe (i due intrusi che si sorprendono a vicenda e poi scappano perche' arriva Mei-Mei, anche lei in fondo un po' abusiva), ma che in questo contesto sono cupe come il resto del film. Particolarmente depressivo e' il personaggio di Hsiao-Kinag, che nonriesce neanche a suicidarsi.
Il film poi si conclude con una scena assai discussa all’epoca, cioe’ quella di Mei-Mei che si siede su una panchina e per circa sette minuti piange, si ricompone mettendosi il rossetto, si fuma una sigaretta. Nient’altro per sette minuti, che possono essere un tempo lunghissimo in certi casi.
Ora, forse si tratta di un capolavoro; io sarei tentata di utilizzare il giudizio critico di Fantozzi su La corazzata Potemkin, ma non posso. E’ un film orientale. E cosi’ il mio giudizio rimane sospeso. Ma in ogni caso tenderei a consigliarvi di evitarlo, se proprio non siete emuli di Tafazzi.

1 Commento a “Lost movie 23- Aiqing wansui (Vive l'amour)”

  1. Claude Almansi ha scritto il 2 agosto 2005 alle 5:53 pm

    A proposito della sua diffidenza verso i film orientali osannati in occidente: ha visto Locataires di Kim Ki-duk? I critici francofoni hanno parlato di "nuovo Amélie Poulain" – "Locataires" è più divertente, secondo me…

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