mercoledì, 13 luglio 2005
C'e' un partner con cui discutere?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:03 pm

E' tanto tempo che su The Rat Race non si parla piu' di Israele. E scrivere questo post, per un amico di Israele come me, e' un'autentica sofferenza – tanto che lo rimandavo da tempo. Cosi' mi ci ritrovo nel momento peggiore, sull'onda dell'attentato che c'e' stato ieri a Netanya e che pone fine di fatto alla fragile tregua di questi mesi. Bisogna dirlo forte: Israele ha sprecato questa tregua. Era il momento di gesti coraggiosi, di costruire un minimo di fiducia tra le parti — e l'onere principale non poteva che essere sulle spalle di Israele: il governo palestinese aveva fatto la sua parte, arrivando a garantire una tregua, per quanto precaria e incompleta. Toccava a Israele dare ad Abbas risultati concreti che permettessero di consolidarla, di dimostrare all'opinione pubblica palestinese che *valeva la pena* di interrompere l'Intifada. Altrimenti la situazione non poteva che sfuggire di mano a un'Autorità Palestinese fragile e malferma.
Ma il governo israeliano – nonostante l'apporto dei laburisti – non ha lavorato per il consolidamento della tregua: il ripristino dell'autorita' palestinese sulle citta' del West Bank e' stato centellinato e rinviato continuamente, la costruzione di insediamenti e' proseguita, in particolare in una localita' "sensibile" come Maaleh Adumim*, con il chiaro obiettivo di rendere impossibile un ritorno alla linea verde e soprattutto di separare la Gerusalemme araba dal resto del West Bank, il ritiro da Gaza non e' stato accelerato, non ne sono state concordate realmente le modalita' con l'ANP, e' passata la linea della distruzione di tutte le infrastrutture degli insediamenti che saranno abbandonati, ecc. In altri termini, il governo israeliano ha dato la sensazione di considerare la tregua una vittoria e di continuare a lavorare sul campo per creare uno status quo irreversibile ai danni del futuro stato palestinese. E' evidente che in queste condizioni il governo Abbas non poteva spingere piu' di tanto sul disarmo delle milizie (avrebbe potuto farlo di fronte a risultati reali della tregua) e che presto o tardi le frange estrmiste avrebbero fatto saltare la tregua.
Niente giustifica il terrorismo — e su questo siamo tutti d'accordo. Ma resta valido il discorso fatto a proposito di Londra: la sola risposta efficace e' la rimozione delle cause. E il governo israeliano, nella migliore delle ipotesi ostaggio dei coloni che stanno scatenando un clima da guerra civile nel paese, non ha fatto un passo verso la rimozione delle cause del terrorismo palestinese. Oggi sono gia' scatenate le polemiche sull'affidabilita' di Abbas come partner per un processo di pace, si torna alla retorica del "there is no partner". Ma la domanda e': in Israele c'e' un partner con cui avviare un processo di pace? Al momento, assai tristemente, pare di no.

Sto leggendo, nei ritagli di tempo, il numero di Limes dedicato a Israele: e' interessante, soprattutto perche' molti articoli assumono come punto di partenza che Israele ha vinto il confronto con i Palestinesi — e analizzano la gestione della vittoria. Che sia vero o meno, e' una prospettiva con cui e' necessario confrontarsi.

* La fonte e' palestinese, quindi (che guaio!) non neutrale. Se volete, qui c'e' il Washington Post che riporta niente meno che la riprovazione di Bush, ovviamente non seguita da fatti. E comunque forse e' il caso di capire che cosa pensano i Palestinesi di quel che Israele fa sulla loro terra, no?

P. S. Leggetevi pure questo articolo di Amira Hass, cosi' magari tutto e' piu' chiaro. E non dimenticatevi queste cifre: PIL pro capite in Israele 20.800 dollari, nel West Bank 800 dollari. A parita' di potere d'acquisto.

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