martedì, 12 luglio 2005
I am not afraid
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:36 am

Voglio dirlo chiaro: il terrorismo non mi fa paura. Nei miei incubi non c'e' quello di saltare in aria su un autobus, un treno o un aereo per colpa di una bomba islamica; nemmeno adesso che l'Italia e' del tutto verosimilmente il prossimo bersaglio. E non e' che il mio stile di vita mi tenga lontano dai potenziali bersagli: sono spesso a Roma, prendo la metro e tutti i possibili mezzi pubblici, insomma non sono meno esposto della media. Eppure la paura non mi sfiora nemmeno. Devo congratularmi con me stesso per il mio coraggio di occidentale in prima linea e mandare il mio coraggioso faccione a werenotafraid.com? Mi sa di no, e' puro e semplice calcolo delle probabilita': anche prendendo per buoni i calcoli evidentemente gonfiati dell'amministrazione Bush, le persone colpite dal terrorismo (morti, feriti o rapiti) nel 2004 sarebbero state 28.000 in tutto il mondo, un numero assai rilevante delle quali in Iraq. Tiriamo una cifra alla grossa e diciamo che in tutta Europa potremo contare un migliaio di vittime, a star larghi e comprendendo anche feriti e sequestrati. Solo in Italia nel 2004 ci sono stati 3338 morti in incidenti stradali: un fenomeno peggiore di diversi ordini di grandezza.
Chiedetemi se ho paura che un imbecille mi venga addosso in autostrada la prossima volta che salgo in macchina. Oppure, su un piano diverso, chiedetemi se ho paura che l'economia italiana si accartocci e io mi trovi a non poter assicurare un tenore di vita decente ai miei figli. Oppure chiedetemi se ho paura di non avere una pensione adeguata quando saro' vecchio. Oppure se ho paura di ammalarmi di qualcosa di serio e di non sapere se la sanita' che posso permettermi sara' adeguata a curarmi. Oppure se …
Chiedetemi queste cose, quelle che hanno a che fare con la mia vita vera — e vi rispondo che si', ho una paura fottuta — e che vorrei tanto che chi ci governa si occupasse di trovare soluzioni per rendere meno reali le mie paure, invece di nascondersi dietro la retorica della guerra al terrorismo internazionale. Se invece mi chiedete se ho paura del terrorismo, rispondere I am not afraid mi costa ben poco impegno e ben poco coraggio.

Dimenticavo: mi sembrano assai condivisibili gli articoli di Giorgio Bocca e di Renzo Guolo su Repubblica di carta di oggi.

9 Commenti a “I am not afraid”

  1. PubblicoDiMerda ha scritto il 26 luglio 2005 alle 8:47 am

    [...] e in inghilterra. tento una risposta tardiva ad un thread iniziato la settimana scorsa nei commenti ad un post sul vicino di casa rat race. [...]

  2. marco ha scritto il 12 luglio 2005 alle 2:07 pm

    Concordo

  3. cristian ha scritto il 14 luglio 2005 alle 2:21 pm

    non sono d'accordo, l'incidente stradale capita per sfiga, o al massimo te lo vai a cercare guidando in condizioni poco "idonee", che uno ti sganci un aereo sul cranio non è un'evento casuale, non sono cose da mettere sullo stesso piano, come non lo sono i problemi economici e politici dell'italia.
    cristian

  4. Angelo ha scritto il 14 luglio 2005 alle 4:24 pm

    @cristian: la questione e' un'altra — e cioe' molto semplicemente che e' *sbagliato* e pericoloso farci imbottire la testa con questa retorica del terrorismo primo problema del mondo ecc. ecc. ecc. Ci sono problemi che ci toccano di piu', cose che possono avere influenze assai maggiori sulle nostre vite — e sarebbe intelligente occuparci di quelle. Certo, anche il terrorismo esiste, ed e' una tristissima realta': ma sinceramente vorrei che almeno la stessa attenzione fosse dedicata a questioni che ci riguardano davvero.

  5. cristian ha scritto il 15 luglio 2005 alle 8:53 am

    per angelo: tu dici che è sbagliato, forse, ma forse no, come dici tu ci sono altre cose: l'economia, la sanità, la pensione… tutte cose verissime, ma con le quali se ci pensi l'italiano è abituato a convivere da sempre, e comunque sono problemi che non ti uccidono, o se lo fanno accade lentamente, non in maniera violenta; poi se vogliamo dirla tutta non sento nessuno criticare il terroriamo, cioè se un paese povero usa la violenza per farsi sentire "poverini altrimenti chi li ascolta", se lo fanno i paesi occidentali sono dei bastardi? non capisco, la violenza ha diverso valora a seconda di chi la fa? il terrorismo non è triste, è una carognata e questa è una cosa "sbagliata"!, poi per carità giusto non vedere solo questo al mondo, però non facciamo finta di non vederlo.
    cristian

  6. Angelo ha scritto il 15 luglio 2005 alle 11:25 am

    @cristian: nessuno dice che il terrorismo non e' un problema. Ma:
    1. Gli incidenti stradali ammazzano dieci volte di piu', e gli incidenti sul lavoro forse cento volte di piu' del terrorismo — e non mi pare che siano oggetto di tutta questa attenzione. Gli squilibri economici e le malattie uccidono probabilmente mille volte piu' del terrorismo e non interessa a nessuno perche' sono morti che non si vedono, stanno lontani.
    2. Il terrorismo ha delle cause precise: si puo' combatterlo eliminando le cause, che sono poverta', esclusione sociale, umiliazione politica di intere comunita'; rispondere sul piano militare e' come mettere il termometro in ghiaccio per far scendere la febbre.
    3. Mi pare ridicolo sostenere che "nessuno critica il terrorismo": io non sento fare altro — e mi spaventa la riduzione di tutti i problemi del mondo al terrorismo.
    4. Sulla questione della violenza, ho idee poco solide: ma la resistenza all'oppressione e' un diritto che noi occidentali abbiamo sancito per primi. Vale la pena di riflettere su questo. Certo, il terrorismo e' una forma inaccettabile di lotta politica — ma l'Occidente ha mai saputo ascoltare un linguaggio diverso da quello della violenza, quando si tratta di liberta' e di prosperita' altrui? Se vogliamo essere onesti, interroghiamoci un po' su questo.

  7. cristian ha scritto il 15 luglio 2005 alle 2:03 pm

    mah, non lo so, probabilmente hai ragione tu, sarà che sono stanco di sentire tanta gente che dice: è sbagliato sparargli, ci sono altri sistemi, i problemi sono altri, bla bla bla… tutti bravi a dire che chi fa il lavoro lo fa male, nessuno però propone alternative realistiche e fattibili; che senso ha dire eliminiamo la povertà o l'esclusione sociale se nessuno sa il "come"?
    Forse anche io sono accecato dal rancore, ma a volte penso che chi come noi vive nella parte fortunanta del mondo deve ringraziare questo tipo di politiche se appunto la sua è la parte fortunata; bruttissimo da dire, ma se l'occidente ristabilisse un'equità economico produttiva mondiale potremmo ancora permetterci tutti i nostri sfizi o verremmo drasticamente ridimensionati? e se così è in coscienza quanti occidentali apprezzerebbero la cosa? non ho le risposte, ma ho il sospetto che non mi piacerebbero se le conoscessi.
    cristian

  8. Angelo ha scritto il 16 luglio 2005 alle 12:44 am

    @cristian: ok, la tua posizione per lo meno mi pare onesta e chiara. Noi stiamo bene cosi', ridurre le disuguaglianze ci costerebbe troppo in termini di tenore di vita, quindi meglio sparargli addosso, ai terroristi e agli affamati. Non condivido in nulla — ma almeno non e' una posizione tartufesca. Pero' abituiamoci a convivere con il terrorismo, perche' cosi' non lo stroncheremo mai. In fondo conviviamo con cose che fanno assai piu' danni e assai piu' male di qualche decina di attentati in un anno. Auguri.

  9. cristian ha scritto il 18 luglio 2005 alle 2:11 pm

    vedi, in fondo anche tu sei uno dei tanti, non condividi ma non proponi un'alternativa, ammesso che l'alternativa esista.. sì perchè essere convinti che il terrorismo si elimina appianando le divergenze sociali è una cosa, che il fatto sia vero è un'altra: è una questione di povertà l'attentato nella moschea di baghdad di ieri? era un problema con la sporca cultura occidentale quando qualche anno fa il regime talebano fece saltare in aria delle statue di immenso valore storico, mi pare in afghanistan ma non ne sono certo?nessuno ha mai pensato che forse, dico forse, a sta gente non gliene frega niente dei soldi o dell'uguaglianza sociale ma ci vogliono fare la pelle perchè veramente sono fanatici? non dico che lo siano i capi, per carità il buon osama sa fare i suoi conti e di maometto non gliene importa più di quanto a me importa di cristo, ma la massa si convince facilmente che il simpatico libriccino del profeta va preso alla lettera; sbaglierò, ma non sono così sicuro che se gli vogliamo bene ce ne vorranno anche loro, gente che ha mentalità così arcaiche e ristrette, che tratta le donne alla stregua di serve e che non ti lascia portare una catenella con la croce al collo non è in grado di capire che forse il libriccino non va proprio seguito in tutto e per tutto.
    cristian

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