lunedì, 11 luglio 2005
L'imbecille guarda il dito
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:19 pm

Spero, dicendo la mia, di sfuggire al puro chiacchiericcio che Lorenza giustamente denuncia a proposito di Londra. D'altronde se l'indecente Calderoli puo' dire le cazzate che dice restando ministro, potro' ben dirne qualcuna io che sono solo un blogger.
1. Checche' ne dicano tutti quelli che si riempiono la bocca di guerra (salvo esser pronti a darsela a gambe appena le cose cominciano a farsi serie), il terrorismo non si puo' battere sul piano militare. Ha la scelta del terreno, del tempo, delle armi, il vantaggio della sorpresa e dell'assenza di remore e di regole. Quindi — come sa chiunque abbia anche soltanto giocato una volta a Risiko in vita sua — sara' sempre in grado di colpire. Le risposte militari possibili — prevenzione e repressione sul terreno o guerra ai possibili sponsor internazionali dei terroristi — non hanno mai dato risultati adeguati. Il primo caso e' quello dell'Irlanda del Nord, o del West Bank (su cui tornero'), dove decenni di occupazione e di repressione che non guarda per il sottile non hanno mai portato a risultati definitivi: sotto pressione i gruppi armati spariscono per un po' di tempo, poi ritornano rafforzati e resi piu' popolari dalla repressione stessa. Il secondo caso e' quello dell'Afghanistan e dell'Iraq: ammesso e non concesso che si trattasse delle centrali internazionali del terrore, dopo l'invasione e l'occupazione la virulenza dei terroristi si e' se mai accresciuta.
1b. Da piu' parti si obietta a questo ragionamento che la risposta militare funzionerebbe se l'Occidente si levasse i guanti e picchiasse veramente duro. Altro che processi, altro che diritti umani ecc.: siamo in guerra, ci si comporti come in una guerra; facciamo scorrere il sangue per davvero, estirpiamo la malapianta con la forza e si vedra' se il terrorismo e' invincibile. Mi pare che il ragionamento faccia acqua da piu' parti:
a) Si direbbe che i guanti ce li siamo tolti da un bel pezzo: la guerra in Iraq ha fatto decine di migliaia di morti e ha devastato un paese; Abu Ghraib e Guantanamo sono centri di detenzione e di tortura illegali secondo qualunque standard occidentale; la pratica di rapire cittadini stranieri e consegnarli ad autorita' di paesi compiacenti perche' li "interroghino" senza andare per il sottile e' politica ufficiale degli Stati Uniti ed e' per lo meno tollerata dai governi europei (Italia in testa). Alla fine non mi pare che i risultati siano gran che.
b) Questa scelta implica il venir meno di tutti i valori che fanno dell'Occidente un luogo "diverso" nel mondo (e dal mio punto di vista il luogo migliore in cui si possa vivere), dallo stato di diritto, all'inviolabilita' della persona, al rifiuto della guerra di aggressione, ecc. In altri termini: per difendere l'Occidente stiamo demolendo le sue conquiste e i suoi valori. Se e' cosi', i terroristi hanno nell'antiterrorismo l'arma piu' efficace per la loro vittoria.
2. Come giustamente dice Blair, il terrorismo ha cause profonde e non sparira' finche' queste cause non saranno rimosse. Possiamo elaborare le migliori risposte in termini di sicurezza, possiamo portare a Guantanamo decine di migliaia anziche' decine di persone — finche' non avremo rimosso le cause, il terrorismo sara' vivo e vegeto. Non possiamo seriamente credere che un mondo economicamente tanto squilibrato, in cui il PIL pro capite, a parità di potere d'acquisto, in Italia e' di 27.500 dollari, in Israele di 20.800, in Iraq di 3.500 e nel West Bank di 800 (dati CIA, aggiornati tra il 2003 e il 2005: e di proposito non ho preso gli estremi della scala della ricchezza e della poverta'), possa essere un mondo in pace. Soprattutto visto che noi occidentali siamo in buona parte responsabili di questi squilibri e facciamo di tutto per mantenerli intatti (basti pensare a come si e' chiuso il G8 a Gleneagles: un po' di elemosina all'Africa, ma nessuna rinuncia al protezionismo agricolo che impedisce ai paesi del Sud del mondo di trovare uno sbocco ai loro prodotti). Se poi aggiungiamo l'occupazione della Palestina, la guerra in Iraq, gli attacchi all'Iran, non si capisce perche' mai dovremmo essere tanto amati da quelle parti.
Questo giustifica il terrorismo? no, certo. Ma chiediamocelo seriamente — una buona volta: queste popolazioni hanno altri modi per farci sentire la loro voce, la loro collera, la loro umiliazione? Quando parlano civilmente e sommessamente, noi li stiamo a sentire? E siamo pronti a dare risposte politiche al problema politico della disuguaglianza, oppure preferiamo dare risposte militari al problema del terrorismo? Se le bombe di Londra ci indicano la luna, noi preferiamo guardare il dito?

9 Commenti a “L'imbecille guarda il dito”

  1. fetish ha scritto il 11 luglio 2005 alle 1:24 pm

    Gran post. Bravo.

  2. funicelli ha scritto il 11 luglio 2005 alle 1:27 pm

    Sono d'accordo: ci fa paura essere passati da prede a predatori, in casa nostra. E a fare i conti con la nostra coscienza per quanto fatto, da noi occidentali, nel passato. Ad ogni modo, il terrorismo va sgonfiato: non deve diventare un ente politico che può ricattarci: oggi ti chiedo questo, domani altro …

  3. stark ha scritto il 11 luglio 2005 alle 4:20 pm

    Ben detto. Altro non c'è da dire. A pochi piace indagare sulle radici del male, è operazione lunga e brigosa. Così come la diplomazia e il diritto internazionale, arti ormai desuete: accoppare a suon di bombe qualche migliaio di ignari connazionali di un terrorista è ben più scenografico.

    Siamo in guerra, dunque. A chi sta in alto fa comodo volere la guerra, perché quando si è in guerra ci si stringe intorno al capo. Non si contesta né si fanno domande. Si accettano sacrifici economici e di libertà, per il bene del paese. Ma ci si scorda che in guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra. Lo disse Totò. saluti

  4. delio ha scritto il 11 luglio 2005 alle 4:41 pm

    no, angelo: a me sembra che dire che siamo in guerra non sia una provocazione, ma una constatazione (il nostro esercito colpisce all'estero e noi di contro stroveniamo colpiti sul nostro territorio, per parlare solo dell'aspetto più evidente). iniziare ad utilizzare termini semanticamente più corretti potrebbe forse iniziare ad aprire gli occhi a qualcuno sulla natura del conflitto: e vedi mai che qualcuno di quelli che era entusiasta di un'asettica operazione antiterrorismo a maggior gloria dell'occidente di fronte ad una guerra dichiarata (e però sarebbe carino precisare in parlamento che l'abbiamo dichiarata noi, alla faccia della costituzione) ci ripensi un pochino.

  5. lorenza ha scritto il 11 luglio 2005 alle 4:47 pm

    A me sembra che il punto focale del ragionamento sia questo:Questa scelta implica il venir meno di tutti i valori che fanno dell’Occidente un luogo “diverso” nel mondo (e dal mio punto di vista il luogo migliore in cui si possa vivere), dallo stato di diritto, all’inviolabilita’ della persona, al rifiuto della guerra di aggressione, ecc. In altri termini: per difendere l’Occidente stiamo demolendo le sue conquiste e i suoi valori. Se e’ cosi’, i terroristi hanno nell’antiterrorismo l’arma piu’ efficace per la loro vittoria. Mi son fatta un giro sui blog di destra o, cmq, pseudoliberali, e pare che questa elementare considerazione non venga in mente a nessuno.

  6. Angelo ha scritto il 11 luglio 2005 alle 6:19 pm

    @delio: sono straconvinto che siamo in guerra. Al momento in cui abbiamo deciso di partecipare con truppe combattenti all'invasione di un paese straniero siamo entrati in guerra. Il punto e' un altro: ha senso? E' la risposta che dobbiamo dare come Occidente alla minaccia terroristica, che pure e' assai reale — e che pure chiede *anche* risposte di tipo repressivo? Dichiarare lo stato di guerra serve soltanto a appiattire la ricerca di soluzioni sul solo piano militare, che non puo' essere efficace.
    @stark: e' vero che in guerra si accettano i sacrifici economici imposti dalla leadership, perche' c'e' un nemico da battere — ma noi siamo disposti a fare *pesanti* sacrifici economici per alleviare le cause economiche del terrorismo — e quindi per uscire dalla guerra?
    @funicelli: e per sgonfiarlo, il terrorismo, possiamo davvero credere che basti mettere sotto controllo le e.mail o invadere l'Iraq?
    @lorenza: il fatto e' che non ho visto niente di piu' radicalmente antioccidentale dei paladini dell'Occidente, dalla Fallaci a Ferrara.

  7. PaoloB ha scritto il 12 luglio 2005 alle 8:51 am

    Bel post sulla guerra, anche se non sono d'accordo sul fatto che per combattere il terrorismo noi dobbiamo ridurre il nostro livello di vita.

    Prendiamo l'esempio dei prodotti agricoli, che fai anche tu. In questo caso lo squilibrio è dato dalla presenza di sussidi agli agricoltori (italiani ed europei) e da dazi all'importazione sui prodotti extra europei.

    Ora, cerchiamo di capire: noi stiamo pagando (ossia, prendendo risorse da dove sono state prodotte) per darle in mano agli agricoltori; in più, non possiamo comprare prodotti a basso costo, provenienti da paesi poveri, che potrebbero venderceli in cambio di valuta pregiata.

    Cosa succederebbe se abolissimo i dazi e gli aiuti ? L'Unione Europea si ritroverebbe una montagna di risorse economiche da destinare ad altro (oltre il 40%) e noi compreremmo latte, grano e altri prodotti agricoli a prezzi PIU' BASSI!!!

    Ci sarebbero un tot di agricoltori che dovrebbero chiudere bottega e cambiare mestiere, ma la popolazione comprerebbe letteralmente il pane a prezzo inferiore.

    Se ti capita, visto che sei un lettore onnivoro, procurati "Salvare il capitalismo dai capitalisti" di Luigi Zingales (e di un altro professore con un nome immemorizzabile).

    La tesi di fondo che espongono è che il libero mercato è sempre mal visto dagli imprenditori che già sono presenti sul mercato. Essi cercheranno di impedire in tutti i modi l'ingresso di nuovi competitor.

    Tuttavia, come è ovvio, l'interesse della società è che i nuovi competitor entrino e cambino le carte in tavola. In altre parole, per beneficiare del capitalismo (i prezzi che scendono, l'innovazione) bisogna diffidare dei capitalisti.

    Ciao

    Paolo

  8. Angelo ha scritto il 12 luglio 2005 alle 11:55 am

    @PaoloB: La tua analisi mi convince solo in parte: nel senso che probabilmente i sussidi all'agricoltura si possono spazzare via in qualche anno di politiche assai decise in ambito europeo e senza effetti particolarmente negativi sull'economia — avrei qualche dubbio in piu' sulla tenuta ambientale, dato che il principale beneficio delle politiche agricole e' tener coltivate le terre ed evitare il degrado delle campagne — ma con le risorse liberate probabilmente qualcosa si potra' inventare.
    Ma le politiche agricole sono soltanto un passettino. Il vero problema e' che il 20% della popolazione mondiale consuma l'80% delle risorse del pianeta. Difficile pensare di riequilibrare seriamente questo dato, anche in tempi non brevi, senza ridurre la *nostra* quota di consumi. Ancora piu' difficile farlo nei tempi relativamente brevi dettati dalle crisi internazionali.
    Non che abbia delle risposte. Solo domande per il momento. E bisogno di capire.

  9. PaoloB ha scritto il 12 luglio 2005 alle 12:12 pm

    Non sono affatto d'accordo. Se vuoi, prendi il caso del petrolio.

    Qualche anno fa facevo discorsi simili con alcuni amici, sul fatto che appunto "noi consumiamo l'80% delle risorse del pianeta". Ma il punto è che noi possiamo farlo perche le risorse sono a poco prezzo. Il petrolio, fino a poco tempo fa, costava al litro molto meno dell'acqua minerale.

    I miei amici dicevano: "pensa cosa succederà quando i paesi come la Cina vorranno raggiungere il nostro tenore di vita." E io rispondevo: "fantastico! A quel punto il petrolio diventerà costosissimo, e noi dovremo cominciare a usare le energie alternative!"

    Oggi, con il petrolio a 60 dollari, diventano immediatamente interessanti cose come l'energia eolica e la fotovoltaica. E, mentre paesi come l'India e la Cina si sviluppano, la richiesta di materie prime cresce, il loro prezzo anche, e diventano convenienti modi per produrre consumando meno risorse.

    Alla fine, se sapremo vivere il fenomeno globalizzazione, quello che succederà sarà che alcuni attori economici perderanno le loro posizioni di potere e ricchezza, ma in generale il paese crescerà. Per fare un esempio, a me interessa ben poco se gli industriali della concia vanno fuori mercato; ma è un bene che questo accada, perchè libererà risorse per fare investimenti in altri settori più produttivi.

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