domenica, 3 luglio 2005
Solo cio' che e' cattolico e' umano?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:57 pm

Secondo Francesco Valiante, editorialista de L'Osservatore Romano (dato che non trovo online l'articolo, lo riprendo da Gaynews, che mutua a sua volta da Associated Press), la legge spagnola che consente il matrimonio indipendentemente dal genere (e basta con 'sta storia del matrimonio gay!) e' "un'avvilente sconfitta dell'umanita'"; il nostro aggiunge anche che "ogni tentativo di stravolgere il progetto di Dio sulla famiglia e' anche un tentativo di sfigurare il volto piu' autentico dell'umanita'".
E' perfino troppo facile polemizzare con affermazioni simili: parlare di sconfitta dell'umanita' di fronte a un gran numero di uomini e di donne, con i loro valori, i loro affetti e le loro vite, equivale a dire che questi uomini e queste donne non sono veramente umani. E non possiamo dimenticare che in altri tempi e in altre circostanze questo modo di pensare ha portato ad Auschwitz — al triangolo rosa oltre che alla stella gialla.
Ma anche a non voler scendere sul piano della polemica, il tenore dell'articolo e' illuminante, perche' chiarisce il nodo dello scontro che in queste settimane (in Italia, in Spagna e altrove) la Chiesa cattolica ha ingaggiato con maggiore o minore successo. Il fatto e' che per la Chiesa soltanto cio' che e' conforme al disegno divino come interpretato alla luce della fede cattolica puo' essere considerato umano. Ogni deviazione e' aberrazione che non dovrebbe esistere. Si badi bene: sul piano teologico e' una posizione legittima e in larga misura obbligata, che deriva dallo stesso carattere universalistico del cattolicesimo. Proprio perche' e' rivolto all'umanita' intera, il cattolicesimo si propone come unico interprete di cio' che e' buono per l'umanita'. Non sorprende quindi la pretesa di dettare regole universali, anche per chi non si riconosce nella fede cattolica.
E' interessante notare la differenza profonda rispetto all'ebraismo che invece una religione universalistica non e': l'osservanza della Torah e di tutti i 613 precetti e' compito imposto al solo popolo ebraico; tutti gli altri, per essere considerati giusti alla stessa stregua degli ebrei osservanti, devono rispettare soltanto le cosiddette "Leggi di Noe'", una sorta di diritto naturale minimale che lascia spazio alla differenza delle scelte, delle leggi e delle etiche. Certo, anche in questo caso si tratta di un diritto fondato religiosamente — e di un diritto legato a concezioni arcaiche della societa' (con la conseguente condanna, fra le altre cose, delle unioni omosessuali): ma non e' questo il punto che avevo a cuore. Il punto e' che l'ebraismo non pretende di imporre se stesso e i propri valori a chi ebreo non e'* — mentre il cattolicesimo non puo' non farlo. Non so dove porti questa riflessione, ma a me personalmente pare uno spunto da approfondire.

* Il che pone in modo ancor piu' brutale il problema del fondamentalismo ebraico e della sua pretesa di imporre regole e scelte anche alla societa' laica: a dimostrazione che i fondamentalismi, alla fine, si somigliano tutti — e che travalicano perfino i dettami della fede a cui pretendono di aderire.

2 Commenti a “Solo cio' che e' cattolico e' umano?”

  1. marco ha scritto il 4 luglio 2005 alle 10:04 pm

    "Proprio perche’ e’ rivolto all’umanita’ intera, il cattolicesimo si propone come unico interprete di cio’ che e’ buono per l’umanita’"

    Sei sicuro che l'essere rivolto all'umanità intera implichi logicamente proporsi come unico interprete di ciò che è buono per l'umanità ?

  2. Angelo ha scritto il 4 luglio 2005 alle 10:24 pm

    Io non sono convinto. Pero' credo che – in buona dottrina – questa sia inevitabilmente l'unica posizione genuinamente cattolica. La teologia cattolica ha questo di buono, che e' abbastanza chiara e univoca: a me non piace nemmeno un po', e quindi ne sto alla larga.
    Si puo' poi obiettare che la Chiesa farebbe bene a dare piu' importanza ad altri temi piuttosto che alla morale sessuale – e qui francamente non vedo nemmeno una ragione teologica per non farlo.

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