giovedì, 30 giugno 2005
Lost movie 19 – Bob Roberts
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 8:17 pm

Bob Roberts (1992) e' il primo film da regista di un attore che, almeno nel passato, ho molto amato, cioe' Tim Robbins, uno che non ha mai nascosto le sue inclinazioni di estrema sinistra, almeno per gli Stati Uniti.
Bob Roberts e' una sorta di falso documentario che si immagina girato da un regista inglese sulla campagna elettorale condotta nel 1990 in Pennsylvania per l'elezione al Senato da uno strano personaggio, appunto Bob Roberts (lo stesso Robbins), al contempo politico, cantante folk, milionario grazie ai suoi investimenti in borsa. Bob e' giovane (solo 35 anni) e aggressivo, e soprattutto e' un repubblicano di destra, che predica nelle sue canzoni quelli che ritiene essere i valori americani, cioe' liberta' totale di arricchirsi e nessuna pieta' per i poveri. Quindi nessun tipo di welfare. Obiettivo polemico delle sue canzoni e dei suoi discorsi sono gli anni '60, epoca che avrebbe visto la rovina dell'America, grazie alla droga, al sesso e alla mancanza di rispetto per le autorita'. Così Bob Roberts rovescia i titoli delle canzoni e degli album di Bob Dylan: Times are changing back invece di Times are a-changin', Bob on Bob invece di Blonde on Blonde.
L'avversario di Bob Roberts, Brickley Paiste (interpretato dall'icona della cultura liberal Gore Vidal), e' esattamente l'opposto, cioe' un vecchio senatore democratico, sul suo seggio dal 1960, convinto pacifista e assertore dell'assistenza sociale.
Sullo sfondo le inquietudini legate alla invasione del Kuwait da parte di Saddam e alla preparazione della guerra del Golfo.
Bob Roberts e' un film che per tanti versi, pur peccando dell'unilateralita' tipica dei film politici (somiglianze con questo film nel ritrarre un politico cattivo si possono ravvisare Il portaborse di Daniele Luchetti del 1991) si e' dimostrato capace di anticipare i tempi. Quello che Robbins ha preconizzato, sulla base degli eventi della presidenza di George Bush sr., e' l'invasione dei teo-con e l'uso strumentale della guerra nei confronti di dittatori locali (sempre di Saddam si parlava gia' allora) da parte dell'amministrazione americana.
Bob Roberts non e' appunto altro che un falco teo-con, uno che si proclama religioso, e in virtu' della sua asserita fede si presenta come un portatore di verita' assolute e di una morale specchiata, come molti teo-con di questo momento storico.
Per la verita' si tratta di un cattivo-cattivo, perche' un giornalista afro-americano (Giancarlo Esposito) scopre che con il suo principale sostenitore, Lukas Hart (Alan Rickman) Roberts si e' reso colpevole di aver usato dei finanziamenti per la costruzione di case per acquistare aerei per il traffico di droga. A parole il nostro candidato e' invece un grande promotore della lotta contro la droga.
"Non ci sono piu' Mr. Smith a Washington" proclama il giornalista. Bob Roberts vorrebbe presentarsi come un Mr. Smith, un non-politico che porta la sua purezza nel mondo corrotto della politica, ma e' tutto il contrario. E questo e' un tradimento del "vero" mito americano, sembra postulare il film.
Ad ogni modo Bob Roberts e' tanto cattivo che trovera' il modo di superare i problemi creatigli dal giornalista e di liberarsi di lui. Come non lo dico, altrimenti racconto tutta la trama e non e' corretto. Ad ogni modo nel finale c'e' un bel colpo di scena.
Nel film compaiono un sacco di attori importanti (almeno all'epoca), oltre a quelli gia' citati anche a volte in puri cameo, come ovviamente Susan Sarandon, compagna di vita e lotte di Tim Robbins, Peter Gallagher, Helen Hunt, un giovane Jack Black e altri.
Non sembrano per tanti versi passati dodici anni da questo film (per altri sì, ovviamente). Questa versione nera de Il candidato ci mette di fronte ad una sorta anticipazione del futuro della politica americana, come prevedibile evidentemente gia' all'inizio dell'era Clinton. E viene da chiedersi se la sua presidenza non sia stata se non un mera battuta d'arresto nell'evoluzione naturale delle cose o forse neanche quello.

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