mercoledì, 29 giugno 2005
Jane Austen Book Club
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:43 pm

Gia' dal titolo si puo' capire che io questo libro (edito in Italia da Neri Pozza Editore, Vicenza), di cui e' autrice Karen Jay Fowler, lo dovevo comprare e leggere, in virtu' della mia smoderata passione per Jane Austen, evidenziata da alcuni post a mia firma ultimamente presenti in questo blog. Per la verita' cio' non basterebbe, dato che quella stessa passione mi rende spesso scettica su tutto quello che proclama di essere ispirato a o di derivare dall'opera della Austen. Ma poi la lettura della trama e soprattutto la citazione della frase (pare tratta da Kipling) "non c'e' niente di meglio di Jane quando sei nei pasticci", che rispecchia con assoluta fedelta' il mio pensiero, mi hanno convinto all'acquisto del libro. Mi e' sembrata fulminante anche la prima frase del libro: "ciascuno di noi ha la sua Austen privata".
Il romanzo e' la storia di un gruppo di cinque donne e un solo uomo che fondano un "Jane Austen Book Club" per ritrovarsi e discutere dei romanzi della scrittrice. L'iniziativa di costituire il gruppo e' di Jocelyn, una single di mezz'eta' con la mania del controllo che vuole consolare e distrarre Sylvia, la sua migliore amica, appena lasciata dal marito dopo trentadue anni di matrimonio. Si uniscono al gruppo Allegra, la figlia lesbica di Sylvia, Bernadette, una stramba settantenne dai molti mariti, Prudie, una ventottenne professoressa di francese piena di dubbi e che non e' mai stata in Francia, e infine Grigg, l'unico uomo, appassionato per la verita' di fantascienza, ma attratto da Jocelyn.
Il libro poi intreccia alle storie dei membri del gruppo le discussioni e le riflessioni sui romanzi di Jane.
La struttura e' caratterizzata dal fatto che l'attenzione si sposta da un personaggio all'altro, seguendo quello che deve "ospitare" la riunione relativa all'uno o all'altro romanzo (ad esempio Jocelyn-Emma, Mansfield Park-Prudie ecc.). Ma questa e' solo una tendenza, anche perche' non e' chiaro assolutamente chi sia l'io narrante, dato che in genere viene adottata la terza persona, con l'eccezione della parte dedicata a Bernadette (e' lei che racconta?).
Certamente Jane Austen Book Club e' un romanzo che ha delle ambizioni, basta soltanto il fatto che l'autrice abbia cercato il confronto anche solo indiretto con una delle scrittrici piu' amate e conosciute della letteratura inglese. Non so pero', e qui certamente incide il mio personale pregiudizio se queste ambizioni siano state coronate da successo. Ho l'impressione di una certa disorganicita', come se l' "austenianita' " non fosse riuscita a permeare il libro e ci fosse uno iato tra riflessioni austeniane, non sempre folgoranti, e le vicende personali dei membri del gruppo. Peraltro le storie non sono molto originali e si concludono in modo prevedibile.
Ad ogni modo si deve riconoscere alla Fowler il pregio di una buona scrittura e di una serie di grandi idee, come quella appunto di legare la ricostruzione delle psicologie al rapporto con la Austen, o quella di una sorta di "sors" austeniana nel finale del libro.
Dal mio punto di vista, e' anche altamente apprezzabile che ci siano un sacco di richiami alla cultura televisiva, come ad esempio a Ralph Supermaxieroe (The Greatest American Hero) (qualcuno si ricorda questa serie?).
Insomma, vale la pena quanto meno di leggerlo questo romanzo, se come me pensate che niente e' meglio di Jane per cavarsi dai pasticci. Qualche buono spunto di riflessione lo troverete.

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