mercoledì, 22 giugno 2005
Veluti si Deus daretur?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:12 am

Sostiene il nuovo pontefice che se l'Illuminismo ha partorito il concetto di un'organizzazione della società ispirata ad una morale da praticare "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), oggi la situazione è diversa. "Il tentativo portato all'estremo di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio – così Benedetto XVI – ci porta sempre più sull'orlo dell'abisso, verso l'accantonamento totale dell'uomo". La soluzione? "Anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque indirizzare la sua vita "veluti si Deus daretur" (come se Dio esistesse)".
Entusiastica la reazione di Pera: "Il laico credente può e deve rispondere di sì". Soddisfatta la replica di Ruini "Ho molto apprezzato l'introduzione di Pera". Il presidente del Senato, infatti, parla un linguaggio ratzingeriano. Rilancia l'allarme per un "Dio escluso dalla coscienza pubblica", per una religione diventata "irrilevante" per la società. Attacca chi vuole togliere le croci dalle aule. Denuncia un'Europa che sta dimenticando di essere nata a Gerusalemme e Betlemme. C'è anche una piccola critica alla gerarchia cattolica perché si sarebbe accontentata dell'articolo 52 nella Costituzione europea invece del richiamo alle "radici cristiane". (Replica realistica di Ruini: "Non volevano darci né uno né l'altro").

(Marco Politi su Repubblica di oggi)

La questione e' poi tutta qui, referendum o altro: vogliamo uno stato laico, che si regola, nel piu' assoluto rispetto delle scelte religiose di ciascuno, etsi deus non daretur? oppure vogliamo uno stato in cui la legge nasce veluti si deus daretur, e in cui quindi simboli, scelte etiche, convinzioni di una fede religiosa sono imposti anche a chi non la condivide?
Io non credo che ci siano possibili spazi di mediazione: non esiste la possibilita' di avere uno stato quasi laico, un po' laico, non tanto confessionale. Si puo' stare con Ratzinger/Ruini/Pera o si puo' stare con lo stato liberale. Io non credo che tutti gli "astensionisti attivi" volessero un ritorno allo stato confessionale: ma il loro non voto e' stato un grosso aiuto in questa direzione. E' bene che se ne rendano conto — e che decidano da che parte stare nella battaglia che ci aspetta. La chiamata a raccolta verso i partiti cattolici non fa ben sperare.

2 Commenti a “Veluti si Deus daretur?”

  1. Bernardo ha scritto il 7 dicembre 2005 alle 12:29 am

    Bisognerebbe sottoporre a critica anche lo statuto dello stato laico, la cui oggettiva "inconsistenza" pratica è fin troppo facile dimostrare. Tra l'altro qui non si parla di etica giuridica ma di comportamenti morali individuali: Dio non può essere imposto per legge, neppure un Dio "utile" e filosofico, interpretato quale mera fonte di autorevolezza della moralità dell'azione (veluti si Deus daretur, appunto). La Chiesa Cattolica ha dimostrato di saper distinguere i due piani nel momento in cui ha difeso una legge come la 40 che è oggettivamente in contrasto coi suoi principi confessionali (la morale cattolica non ammette in nessun caso la fecondazione in vitro). La questione non era dunque quella di impedire a chi non è cattolico di concepire liberamente un figlio in provetta, ma di consentirlo entro limiti ragionevoli e avendo a cuore innanzitutto la difesa della vita umana (che non può diventare "prodotto" a uso e consumo di chicchessia) da tutti gli apprendisti stregoni della pseudoscienza. Naturalmente mi sono astenuto e lo rifarei un milione di volte.

    Bernardo

  2. agostino ha scritto il 15 novembre 2007 alle 3:58 pm

    se fosse applicato il comportamento degli esseri umani "veluti si Deus daretur"…si potrebbero abolire anche i dieci comandamenti…sarebbe un riferimento con cui confrontarsi con il modo in cui Dio vuole che l'essere umano si comporti e sarebbe ed è un metodo formidabile di autovalutazione…se anche solamente una volta ci si orienta in tal modo …ebbene sarà una volta positiva.
    ago

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