mercoledì, 22 giugno 2005
P-austeniano 4 – Il matrimonio e il romanticismo
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 4:12 pm

Un po' di mesi fa ho pubblicato un post in cui partendo dal recente film di Ken Loach, Un bacio appassionato, cercavo di riflettere sul significato del matrimonio e del suo ruolo nella ricerca della felicita'. Loach nel suo film rappresentava la situazione di una famiglia pakistana residente a Glasgow alle prese con un forte scontro sociale e culturale tra genitori e figli. I primi vengono ritratti come pienamente inseriti nella logica del matrimonio combinato, che consente la perpetuazione di un certo gruppo sociale e la conservazione dei suoi valori; i secondi subiscono l'influenza della nostra cultura e tendono alla ricerca della felicita' e dell'amore, rischiando la sofferenza e appunto l'espulsione dal gruppo sociale o comunque la marginalita'.
In alcuni casi del resto la cultura del matrimonio combinato, accompagnata alla negazione dei diritti delle donne e alla diffusione della violenza su di loro, porta a tragiche conseguenze , arrivandosi alla uccisione di donne che si sono rese colpevoli di un qualunque comportamento deviante.
Tutto cio' palesemente non c'entra con Jane Austen. Pero' mi serve per ribadire la mia convinzione, forse discutibile, che il matrimonio "antropologicamente" abbia ben poco e che fare con l'amore, per lo meno nel senso di essere frutto di un rapporto amoroso, che magari puo' nascere in conseguenza al matrimonio. Il matrimonio e' stato quasi sempre nella storia teso ad altre finalità e l'amore veniva ricercato in diversi modi. Il matrimonio d'amore e' un portato relativamente recente della cultura romantica.
Cio' che trovo meraviglioso nei romanzi della Austen e' il fatto di essere a cavallo tra due logiche, cioe' appunto quella del matrimonio come coronamento di una storia di amore e quella del matrimonio come assetto di rapporti economici e sociali. In tutti i suoi romanzi le persone sono descritte con indicazione precisissima del loro "valore", in termine di capitale e di rendita, e le possibilita' delle giovani coppie che aspirano al matrimonio sono analizzate minuziosamente, in termini per esempio di numero di stanze della loro futura casa e di possibilita' di andare a giro in carrozza propria.
In certi casi il matrimonio e' palesemente solo una sistemazione (vedere la Charlotte di Pride and Prejudice che sposa l'insopportabile Collins), al contrario a volte una passione interviene per scardinare progetti matrimoniali "perfetti" dal punto di vista della convenienza (vedere Darcy nello stesso romanzo che sposa Elizabeth Bennet, di modeste risorse, nonostante i piani della zia Lady Catherine di accasarlo con la cugina piena di soldi). Spesso la prospettiva e' però molto ambigua.
Mi riferisco in particolare a Persuasione, in cui Anne Elliot riesce a sposare il capitano Wentworth, l'amore della sua vita dopo una separazione durata otto anni e mezzo. Anne era gia' stata fidanzata con il capitano a 19 anni, ma aveva rotto il fidanzamento un po' per la persuasione operata dall'amica Lady Russell in virtu' dell'inadeguatezza del partito, un po' per non essere di peso all'amato che era salpato per fare la sua fortuna nella Marina inglese (erano i tempi di Nelson, per capirci). Anne e' figlia di un baronetto scapato e molto compreso del suo rango, il che almeno di partenza le dava qualche diritto di pretendere uno con i soldi. Poi gli anni passano, Anne continua ad amare Wentworth e capisce di aver fatto uno sbaglio, rifiuta un partito migliore, Charles Musgrove, che si prende la sorella minore; nel frattempo gli affari di famiglia vanno a rotoli. Dopo tanti anni Wentworth (con un capitale di 25mila sterline accumulato in marina) riappare nella vita di Anne, che non spera piu' di poterlo recuperare; del resto a questo punto Wentworth e' un marito assai desiderabile per molte. Ma lui invece la ama ancora e dopo una mezza storia con un'altra, le chiede di sposarlo.
Da un certo punto di vista la storia di una passione cosi' costante e' molto romantica. Dall'altro il fatto che bene o male lui sia stato rifiutato (anche se in seguito ad un'opera di persuasione) da giovane perche' "non abbastanza" e accettato ad anni di distanza con un bel capitale (mentre la famiglia di Anne ha perso soldi e prestigio) sembra indice di un certo peso delle cose materiali. E' particolarmente significativo che Anne dica a Wentworth, quando lui glielo chiede, che lo avrebbe sposato se due anni dopo la loro rottura (quando lui aveva qualche migliaio di sterline in piu') fosse tornato da lei.
Altro esempio di matrimonio "ambiguo" e' quello di Emma, che dopo un sacco di errori di prospettiva sposa il cognato Mr. Knightey. Lui l'ha sempre amata, ma ha circa 15 anni piu' di lei ed e' destinato a farle da padre, visto che il suo e' alquanto vacuo. E' una scelta romantica quella di Emma o di tutta sicurezza visto che Mr. Knightley e' sempre stato la colonna della sua vita e appare in tutto degno delle sue pretese da un punto di vista sociale?
Elizabeth poi sposa Darcy solo per amore o anche per stima o la vista della sua splendida tenuta ha avuto un ruolo determinante nella scelta?
Insomma Jane Austen sembra divertirsi, con una punta di cinismo, a costruire nei suoi romanzi delle storie che cambiano del tutto significato rispetto a seconda del punto di vista. Il che puo' valere anche per la realta' odierna; pensate ad Anna Falchi che vanta il fatto di sposare il nuovo ricco Ricucci in comunione dei beni, dicendo che non riesce a concepire un matrimonio dove si stabilisca cosa e' dell'uno e cosa dell'altro. Sara' molto nobile, ma guarda caso quello con i soldi e' lui. Cosi' i contratti prematrimoniali possono essere visti come espressione di mancanza di fiducia e scarso romanticismo da parte del piu' ricco, ma anche di buona fede e (limitato) disinteresse da parte del meno fornito di pecunia.
Per come la vedo io, non si puo' dare torto a Jane Austen. Nessun matrimonio, temo, puo' prescindere da realta' molto materiali come le possibilita' economiche e le differenze sociali.

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