lunedì, 20 giugno 2005
Giapponesi?
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:26 am

Su Repubblica cartacea di oggi (p. 9) Filippo Ceccarelli fa della facile ironia sui dissenzienti della Margherita che — non convinti dalla svolta nei rapporti tra Prodi e Rutelli — continuano a mostrare disagio e a non escludere la loro uscita dal partito. Costoro sarebbero, con immagine ricorrente ed abusata, paragonabili a quei soldati giapponesi che, ignari della fine della seconda guerra mondiale, continuarono a combattere nella giungla delle Filippine fino agli anni '70.
Non mi piace la polemica per la polemica, e credo che quella di oggi sia particolarmente stupida. O particolarmente qualunquista, nel senso che riduce una questione politica vera a una rissa tra capicorrente. Mi spiego. Ho gia' chiarito piu' volte che considero lo scontro tra Prodi e Rutelli quello tra due concezioni, ugualmente legittime, ma non conciliabili, del centrosinistra e della sua natura politica. Ora quello scontro si e' chiuso (almeno per questa fase) con la vittoria di Rutelli e con la trasformazione sempre piu' evidente del centrosinistra in una coalizione tra forze che mantengono la propria diversita', che la sottolineano come elemento identitario — e che si accordano su un programma e su una squadra di governo comuni, magari scelti attraverso il meccanismo delle primarie (su cui per altro mi pare che la Margherita gia' stia frenando, prima ancora che si sia spenta l'eco dell'accordo raggiunto). Altre prospettive non sono all'ordine del giorno.
La conseguenza ovvia e' che i partiti esistenti si stanno riposizionando: la Margherita ad occupare il centro moderato, con una forte impronta cattolica e con la vocazione di pescare consenso moderato in libera uscita dalla destra; i DS a presidiare l'area elettorale fedele all'idea dell'Ulivo unitario, orfana di una casa politica — e in generale le componenti laiche e socialdemocratiche, in un certo senso il mainstream dello schieramento; Rifondazione, Comunisti e Verdi a contendersi l'area radicale della sinistra*. In un mondo un po' piu' lineare di questo i tre gruppi presenterebbero ciascuno un candidato alle primarie e si conterebbero. Sappiamo gia' che non andra' cosi'.
Personalmente, ho gia' detto che non credo che si senta il bisogno di un altro partitino — e spero che la scissione della Margherita — se e quando avverra' — non abbia questo esito. Oggi un partito ulivista rischia di essere una contraddizione e un elemento di instabilita' di cui possiamo fare a meno. Tuttavia, proprio perche' i partiti rafforzano e ridefiniscono identita' e posizionamenti, credo che sia inevitabile che le persone ne traggano le ovvie conseguenze, lasciando in alcuni casi le loro vecchie collocazioni e scegliendone di nuove. Non ci vedo nessuna rigidita' da giapponesi nella giungla, al contrario, il semplice riconoscimento che sono cambiate alcune condizioni della politica italiana e che c'e' bisogno di adattare la propria attivita' alle nuove condizioni. Chi non si sente cattolico e moderato, chi non crede che ci sia bisogno nel centrosinistra di un partito con una forte impronta cattolica e moderata — evidentemente in Margherita non ha piu' motivo di restare. Da giapponesi, questo si', sarebbe restare a fare una resistenza inutile e isolata per continuare a rivendicare la natura "ulivista" di un partito che ha scelto a larghissima maggioranza di andare in una direzione diversa (se il suo elettorato lo seguira', e' tutt'altra questione).
Ah, dimenticavo: io non votero' un astensionista alle prossime politiche.

* I partitini minori, da Di Pietro ai Socialisti a Mastella — per ora non mi interessano, in questo discorso: tanto della loro identita' separata sono sempre stati difensori strenui — e in questo non sono cambiati per niente.

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