domenica, 19 giugno 2005
Lost movie 16 – Marty
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 3:29 pm

Marty (Ernest Borgnine) e' un italoamericano trentaquattrenne che lavora nel negozio di un macellaio a New York e vive con la madre Teresa, da tempo vedova (siamo nel 1955). Vorrebbe sposarsi, o almeno tutti intorno a lui vorrebbero che lo facesse, ma per lui trovare moglie si e' rivelata un'impresa difficile e mortificante, che gli frutta tanti rifiuti; Marty infatti e' afflitto da un aspetto goffo e non attraente, ed è molto impacciato con l'altro sesso. A suo tempo ha rinunciato all'universita' per i problemi della sua numerosa famiglia e ora e' incerto se cogliere l'occasione di acquistare il negozio presso cui lavora. Durante una delle tante umilianti serate in una sala da ballo del suo quartiere, lo Stardust, Marty conosce Clara (Betsy Blair), una dimessa insegnante di chimica, vittima di un accompagnatore cafone in un appuntamento a quattro, che cerca di mollarla a qualcuno per liberarsene. Marty e Clara si capiscono e si compatiscono, e il loro incontro da' a tutte e due una nuova speranza. Ma subito Marty si ritrova a combattere contro la disapprovazione della madre e di Angie, il suo migliore amico, in entrambi i casi dovuta a gelosia, il che lo induce ad un momentaneo ripensamento. Non durera' molto e Marty capira' che Clara e' la cosa più importante e che non conta niente se gli altri non la trovano attraente o se non e' italiana come lui.
Marty , stranamente remake di un film tv del 1953, e' uno dei pochi esempi di realismo nel cinema classico americano, e si potrebbe dire anzi una sorta di neorealismo rosa versione stelle e strisce. E' un film girato e interpretato benissimo, con una regia che scava nei dolori e nei problemi di tutti i personaggi. Nonostante una sorta di lieto fine e' anche un film molto triste, non soltanto per i personaggi di Marty e Clara, sfigati a vita che trovano rifugio l'uno nell'altro, ma anche perche' l'idea di famiglia che ne emerge e' quella di una somma di contrasti, egoismi e sacrifici in cui nessuno e' felice, ne' i genitori ne' i figli, ne' le suocere ne' le nuore, ne' i mariti ne' le mogli. In particolare e' molto avvilente la descrizione della vita delle madri vedove di figli adulti, che non potendo piu' occuparsi di una casa propria si sentono prive di senso e disprezzate dalle nuore, che a loro volta tormentano.
E' notevole il fatto che il film sia molto vicino a rispettare le unità aristoteliche, specie quella di azione (c'e' soltanto la trama parallela e fortemente intrecciata a quella principale della zia di Marty, cacciata dalla casa del figlio e della nuora), ma anche di tempo (la vicenda si svolge in poco più di 24 ore), e di luogo (gli ambienti sono pochi e vicini- il film peraltro e' stato girato nel Bronx).
Marty e' comunque stato premiato nel 1956 con ben 4 Oscar (per l'attore protagonista, il regista Delbert Mann, il direttore della fotografia Harold Hecht, lo sceneggiatore Paddy Chayefski) ed il suo successo dell'epoca e' piu' che comprensibile. Era finalmente un film, che nell'America dei divi, poteva far sentire compresi i timidi e gli asociali, portati a rispecchiarsi in Marty e Clara, cosi' teneramente sconfitti dal mondo che li circonda. E ci si ritrova a sperare che possano essere sereni insieme e che Marty diventi il ricco proprietario di una enorme catena di macellerie.

L'importanza di Marty nella storia del costume oltre che del americano e' evidenziata in Quiz Show di Robert Redford (1994), dove lo sfigato ebreo (John Turturro) e' costretto a perdere contro il patrizio wasp (Ralph Fiennes) proprio su una domanda riguardante Marty, il suo film preferito, data l'avvertita vicinanza al protagonista.

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