martedì, 14 giugno 2005
Non votero' un astensionista
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:52 pm

Questo post era stato pubblicato per errore a nome di waldorf. Invece e' del ratto, come e' ovvio dato il tasso di pallosita' per rigo di scrittura.

Avvertenza: questo post e' un pippone. Puo' indurre sonnolenza, mal di fegato e/o difficolta' digestive. Non somministrare ai bambini sotto i dodici anni (che non hanno fatto niente di male per meritarsi il pippone) e agli idioti* che non sono andati a votare (che tanto sono idioti* e quindi non ne vale la pena).

L'incazzatura non e' passata. E con ottime ragioni. Pero' in queste righe provo a metterla da parte per spiegare come la vedo.
1. Il referendum dice che oltre dieci milioni di italiani considerano la legge 40 una pessima legge. Gli altri non hanno espresso un'opinione. So benissimo che la politica arruolera' gli altri quaranta milioni tra i favorevoli alla legge — ma chi e' stato a casa semplicemente non ha detto nulla. Il Parlamento farebbe bene a tener conto di quei dieci milioni di voti espressi.
2. La legge che ci teniamo e' per l'appunto pessima. Lo e' rispetto ai diritti delle donne e delle coppie, perche' e' drammaticamente invasiva di una sfera che, proprio in quanto etica, come tanto i cattolici hanno sbandierato, attiene alle scelte individuali e non pubbliche. Lo e' in quanto fa una scelta ideologica e clericale chiarissima laddove riconosce all'embrione i diritti di una persona — e questo riduce a brandelli la laicita' delle nostre istituzioni. Lo e' perche' e' contradditoria, spesso macchinosa e inapplicabile — tanto da essere contraddetta/corretta, con un'acrobazia legale che la dice lunga, dai suoi stessi regolamenti applicativi.
Le conseguenze non saranno probabilmente devastanti nel merito: l'applicazione della legge sara' blanda (le linee guida gia' approvate la smentiscono in piu' punti; molti medici faranno orecchi da mercante e devo ancora vedere i giudici e i carabinieri che vanno a cercare a casa sua una donna che rifiuta l'impianto…); e poi siamo in Europa, perdio: in Francia, in Svizzera e in Spagna si puo' andare facilmente e con poca spesa; la ricerca sulle staminali si fara' altrove e quando i risultati arriveranno non sara' certo una legge italiana a impedire le cure in barba ai doveri deontologici dei medici. Andra' a finire manzonianamente: un'altra grida destinata a fare chiasso e ad essere scarsamente applicata. Qualcuno potrebbe dire "Ma allora perche' ti incazzi tanto? stai zitto e conta sul fatto che la legge restera' lettera morta". No, m'incazzo tanto anche per questo: io alla legalita' ci credo. E fare leggi roboanti e ideologiche destinate a non avere una concreta applicazione e' un modo efficacissimo per minare la credibilita' della Legge (si', con tanto di maiuscola) come fondamento della nostra convivenza.
3. Dove la legge ha implicazioni gravissime e' sul piano delle istituzioni. Perche' sancisce l'intromissione di un'etica confessionale nella legislazione. Perche' dice ai cittadini che c'e' una scelta etica fondata su una religione, quella cattolica, che e' legittimata a diventare legge, mentre le altre sono in una condizione di minorita'. Perche' dice a me non cattolico che l'etica di qualcun altro e' diventata un'etica di stato che puo' coartare la mia. Tra l'altro — e la cosa non e' determinante, ma rende il tutto ancora piu' grave — quella che si fa etica di stato e' l'etica di una minoranza, non della maggioranza (e questo e' dimostrato, oltre che da un milione di statistiche e di sondaggi sul cattolicesimo degli Italiani, anche dal fatto che la gerarchia cattolica non abbia avuto il coraggio di fare la battaglia per il no, ma abbia preferito saldare la propria minoranza a quella degli astensionisti per idiozia*).
Qualche mese fa abbiamo fatto un casino dell'ottanta perche' il governo turco ha provato a inserire delle norme di derivazione islamica nel diritto di famiglia, dicendo (e giustamente) che una cosa del genere era incompatibile con l'appartenenza all'Europa, evocando lo spettro dello stato islamico, della teocrazia. In che cosa quello che succede in Italia e' dverso? Perche' le oche che allora hanno difeso tanto rumorosamente il Campidoglio della laicita' europea oggi sono diventate anatre mute? Perche' una repubblica cattolica deve essere meglio di una repubblica islamica?
4. E' evidente che il voto di domenica e lunedi' altera profondamente il quadro politico italiano, almeno nel breve-medio termine e nonostante tutte le dichiarazioni in contrario. Le dimissioni in AN, le fibrillazioni in Margherita e il nuovo, ulteriore spirito rivendicazionista del mio ex-partito sono li' a dimostrarlo. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti: la chiamata alle armi della Chiesa cattolica di fatto pone fine a una tendenza di anni — che personalmente consideravo salutare e positiva, ma tant'e' –, quella che portava allo stemperarsi, nelle varie forze politiche, della differenza tra laici e cattolici. Mi pare di vedere oggi una spinta forte nella direzione opposta: quella di una riaggregazione dei cattolici in forze politiche proprie, con una rivendicazione di una identita' separata e una pretesa di egemonia su entrambi gli schieramenti.
Non credo che questo significhi necessariamente un disegno neocentrista che riporti assieme i Marini, i Casini, i Fiori, i Mantovano ecc. ecc. in una ricomposta balena bianca. Posso anche dare credito a chi come Rutelli o Follini dice che le scelte di campo, centrosinistra o centrodestra, non sono in discussione. Non e' questo il punto, infatti: il punto e' che l'identita' cattolica ridiventa, per una parte significativa delle forze politiche italiane, l'elemento distintivo principale — il tratto di individuazione essenziale.
Questa tendenza, nel centrosinistra, significa una crisi forse mortale del progetto dell'Ulivo — oltre che della leadership di Romano Prodi. L'Ulivo infatti — al di la' di tutte le sub-etichette che gli sono state man mano affibbiate — e' l'idea che ci sia la possibilita' di creare una cultura politica riformista condivisa, a partire da identita' originarie forti ma percepite come radici e non come appartenenze invalicabili. L'Ulivo e' l'ipotesi che cattolici democratici, laici, socialisti di diverse origini possano esprimere una visione comune della societa' al di la' delle loro differenze di provenienza. Di conseguenza l'Ulivo e' anche la convinzione che in questo quadro si possa superare la questione cattolica in Italia. Questo disegno ha riportato una serie di sconfitte gravi, di cui non c'e' da rallegrarsi, ma di cui non si puo' non prendere atto. Probabilmente e' il momento di inventarsi qualcosa di diverso, se vogliamo ancora acciuffare le ultime speranze di fare di questo un paese normale.
In questo senso, Romano Prodi, in quanto cattolico impegnato nell'opera di costruzione di una identita' comune dei riformisti, e' sopravvissuto alla demolizione del suo progetto politico. Credo che ne porti responsabilita' minori di quelle altrui, credo anche che resti per il centrosinistra un asset importante e l'unico uomo politico che possa credibilmente guidare l'Italia attraverso le difficolta' dei prossimi anni. Faremmo bene a tenercelo stretto come leader e come presidente del consiglio; ma il suo disegno politico di fondo e' stato azzoppato — e di conseguenza anche la sua legittimita' a guidare la coalizione e' fortemente indebolita. Dopo il referendum, Prodi fara' bene a concentrarsi sull'Unione — e a lasciar perdere la speranza di poter federare i riformisti, almeno per un bel po' di tempo. Non so se ne avra' voglia, in fondo non e' per questo che e' entrato in politica.
Quel che consola, ma e' una scarsa consolazione, e' che chi crede di trasformare in consenso elettorale l'astensionismo di questo referendum e spera di fare un pieno di voti cattolici, si illude. Questo e' un paese di idioti*, non un paese cattolico. Le formazioni politiche che si daranno una identita' neoconfessionale, dalla Margherita rutelliana all'UDC piu' o meno rinforzata dai cattolici di AN, a chissa' quale diavoleria da grande centro possa essere inventata da qui alle elezioni, non faranno tutte insieme il venti per cento dei voti (e singolarmente nessuna di loro arrivera' al 10%). Scommettiamo? Quanto a Rutelli, si trovera' a fare il leader di un partitino dell'8%, se gli va bene: auguri e figli maschi.
5. Alla luce di tutto questo, mi permetto di fare una personale promessa e di trasformarla in una proposta bipartisan. Chi ha seguito il non expedit in sedicesimo di Ruini non solo dimostra poco attaccamento alle istituzioni democratiche e alla partecipazione popolare, ma rappresenta una concezione della politica e delle istituzioni che — da laico e da portatore di un'etica rispettosa di quella cattolica, ma fieramente diversa — non posso condividere: quindi non avra' il mio voto. Non votero' un astensionista alle prossime elezioni politiche. Non lo votero' ne' al proporzionale ne' al maggioritario, qualunque sia lo schieramento che lo presenta. E lo faro' sapere e faro' campagna perche' la mia posizione sia condivisa da piu' persone possibile nel mio collegio.
La proposta bipartisan e': facciamola in tanti, questa scelta. Facciamolo sapere ai nostri politici locali e nazionali, perche' si sappiano regolare al momento della scelta dei candidati. Facciamo pesare i nostri dieci milioni di voti prima delle prossime elezioni. Chi presenta un astensionista in un collegio uninominale deve sapere che corre il rischio di perdere i voti di tanti dei suoi elettori.
Non e' una ripicca: e' una scelta consapevole, fondata su una differenza essenziale di concezione della politica e delle istituzioni. In fondo, non e' su queste cose che si dovrebbe scegliere chi ci deve rappresentare?

* Termine tecnico: ad Atene si definivano "idiotai" i cittadini che non partecipavano alla vita politica e alle votazioni. Magari ne parlo in un altro post.

P. S. Le considerazioni di oggi ovviamente non fanno che confermare quanto avevo gia' detto qualche giorno fa: la mia esperienza in Margherita e' morta e sepolta. Con tanti auguri a chi resta.

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