domenica, 12 giugno 2005
P-austeniano 2 – L'impudenza dell'uomo impudente
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:16 pm

Premetto che mi rendo conto che questo post e' un pippone domenicale tipo Scalfari (si parva licet..), ma il tema mi preme e richiede di dilungarsi un attimo. Chiedo scusa, ma ho le mie ragioni; ovviamente voi potete non leggermi.

C'e' un passo di Pride and Prejudice , Orgoglio e pregiudizio, che spesso mi e' tornato in mente in questi ultimi mesi. Rammentavo per la verita' una frase del tipo "non ci sono limiti all'impudenza di un uomo impudente", e rileggendo il romanzo ho verificato che in effetti non c'era una massima formulata in questi termini. Il passo in oggetto e' nel capitolo 9 del III volume; riassumendo brevemente il contesto, si tratta del momento in cui la protagonista Elizabeth Bennet deve ricevere con il resto della famiglia, tra cui la preferita sorella Jane, Lydia, un'altra sorella, e il suo seduttore Wickam, gia' in passato corteggiatore di Elizabeth, freschi di matrimonio. Wickam aveva guadagnato una notevole popolarita' presso la famiglia Bennet sfoggiando belle maniere e un aspetto piacente quando come militare era stato acquarteriato nei pressi della loro casa; in seguito Elizabeth aveva scoperto che si trattava di un mascalzone che aveva raccontato a tutti un sacco di bugie e si era reso colpevole di un tentativo di seduzione ai danni di un altra fanciulla, la sorella dell'eroe del romanzo, Darcy, nonostante il loro padre fosse stato un grande benefattore di Wickam medesimo. Il delinquente poi era scappato con Lydia, che comunque e' una ragazza abbastanza stupida, e ha acconsentito a sposarla solo dietro lauto compenso. I due si presentano a casa Bennet tutti allegri, come se il loro matrimonio fosse del tutto "comme il faut".
Così quindi scrive la Austen:
"Wickham was not at all more distressed than herself, but his manners were always so pleasing, that had his character and his marriage been exactly what they ought, his smiles and his easy address, while he claimed their relationship, would have delighted them all. Elizabeth had not before believed him quite equal to such assurance; but she sat down, resolving within herself to draw no limits in future to the impudence of an impudent man. She blushed, and Jane blushed; but the cheeks of the two who caused their confusion suffered no variation of colour."

In uno scatto di presunzione, traduco io alla buona e secondo il mio gusto: "Wickam non era certo piu' avvilito di lei, ma i suoi modi erano sempre cosi' piacevoli che, se il suo carattere e il suo matrimonio fossero stati come dovevano essere, i sorrisi e le parole disinvolte con cui rivendicava la recente parentela avrebbero deliziato tutti. Elizabeth non l'avrebbe mai creduto capace di tanto ardire; ma si sedette e dentro di se' decise che in futuro non avrebbe piu' tracciato dei limiti all'impudenza di un uomo impudente. Lei arrossì e Jane arrossì; ma le guance dei due responsabili del loro imbarazzo non accusarono alcuna variazione di colore. "

Il punto che mi interessa e' la genialita' con cui Jane Austen butta li', senza appunto neanche precoccuparsi di cavarne una massima compiuta, il concetto per cui chi e' veramente impudente tende sempre a sorprendere e a superare i limiti che le persone "normali" dentro di se' pongono alla sfacciataggine. Se la Austen scriveva cosi' piu' di due secoli fa (la prima versione del romanzo e' del 1797) ho motivo di credere che di impudenti ce ne fossero abbastanza anche alla sua epoca. Ma mi pare che nella nostra e specie in Italia siano molto abbondanti. Come Wickam (Lydia e' solo troppo poco intelligente per provare vergogna) gli impudenti di questo momento storico sono bravi a raccontare loro personali versioni dei fatti che li riguardano, dipingendosi come vittime degli altri o al massimo delle circostanze, che li hanno costretti ad agire in un certo modo. Ma se sono particolarmente bravi gli impudenti sono capaci di presentarsi come veri e propri eroi, quando non hanno fatto che il loro personale interesse. Sempre e comunque l'impudente cerchera' di venirne fuori con un'aura di nobilta', perche' da impudente qual e' non gli e' sufficiente cavarsela senza danni, vuole anche avere ragione. E appunto quelli che non hanno il suo talent0, lo stanno ad ascoltare a bocca aperta, si imbarazzano per lui, non credendo alle proprie orecchie, e devono imparare a non porre limiti alla impudenza di un uomo impudente, come decide Elizabeth dentro di se'.
Quello che mi colpisce pero' negli impudenti e' che ho la sensazione che finiscano per credere alle loro stesse balle. Magari la prima volta ti rifilano una delle loro storie sapendo di mentire, ma la seconda gia' sembra loro verosimile e la terza, chissa', sono convinti di avere perfettamente ragione e si sentono pure un po' sacrificati perche' non ti hanno fregato abbastanza. Ma non c'e' molto da fare, perche' hai la sensazione che parlarci e contestare le balle da loro confezionate sia perfettamente inutile. Non c'e' probabilmente altro rimedio che diventare a propria volta impudenti.

Se di qua passa un lettore della Austen fissato come me, potrebbe dirmi se ritiene il Willoughby di Sense and Sensibility un impudente? E se lo e' e' della stessa forza di Wickam?

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