giovedì, 9 giugno 2005
Lost movie 14 – Non sono più guaglione
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 11:27 pm

Silva Koscina nel 1958, mentre girava

Ho scritto piu' volte che non mi interesso del cinema di genere o addirittura trash degli anni '70. Pero' ho speso notevoli energie (lo posso assicurare) nello studio della commedia italiana degli anni '50. Non sosterro' di avere scoperto grandi tesori, anche se non manca qualche opera notevole in qua e la', meno nota de I soliti ignoti, pero' di cose buffe e curiose ce ne sono molte. Una di queste e' Non sono piu' guaglione, un film di Domenico Paolella del 1958, con Gabriele Tinti (Vincenzino), gia' interprete ad esempio della versione cinematografica di Cronache di poveri amanti di Pratolini (Carlo Lizzani, 1954) e Silva Koscina (Carolina), antesignana della grande invasione delle slave.
La cornice del film e' una Napoli abbastanza fasulla e in specie una piazzetta dove affacciano le case sia di Vincenzino che di Carolina, che abita con la sorella Nennella, interpretata da Yvonne Monlaur, da sempre innamorata di Vincenzino, che non se la fila. Carolina e' fatua e tutta presa dall'idea di vincere un concorso di bellezza per poi andarsene a fare l'attrice per i fumetti, ergo i fotoromanzi. Vincenzino, di professione meccanico, e' un coglioncello che la sogna da lontano e perde la testa quando riceve in regalo da un americano che ha soccorso dopo un incidente. La Cadillac e' l'unico modo per sfuggire al mondo in cui il ragazzo e' vissuto fino ad allora e soprattutto all'asfissiante madre vedova. Il povero Vincenzino per mantenersi la macchina e attrarre l'attenzione di Carolina, finisce per farsi coinvolgere in un traffico di cocaina. Ma grazie alle preghiere della mamma e di Nennella e l'aiuto della Madonna di Pompei si ravvede e torna sulla buona strada, sposando Nenella e andando in viaggio di nozze a Capri.
Non sono piu' guaglione merita un po' di attenzione per il suo vitale miscuglio di sceneggiata napoletana e commedia all'italiana, che nasceva in quegli anni, con qualche sorprendente barlume di modernita' (la cocaina, i frullati di carota di Carolina). Non manca comunque anche una comparsata di Tina Pica (nei panni di una maga al contempo insegnante di musica e canto), senza la quale veramente un film degli anni '50 pareva mancare di un elemento essenziale. La scena migliore e' comunque il confronto tra la mamma e la vamp Carolina, con la madre che appare solo di spalle e riflessa nello specchio di Carolina; lo so che e' tanta roba, ma mi sembra che abbia un che di Almodovar ante litteram. Comunque ha ragione Carolina. Vincenzino con quella mamma così italica speranze di non essere piu' un guaglione, proprio non ce le ha.

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