martedì, 31 maggio 2005
Riflessioni di un prodiano al tempo di Rutelli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:34 pm

La spiegazione di Rutelli per la presentazione di liste autonome della Margherita nel proporzionale alla Camera e' grosso modo questa (correggetemi se ho capito male): il partito non mette in discussione la Fed, tanto e' vero che presentera' candidati comuni nella gran parte dei seggi (tutti quelli del maggioritario e quelli del proporzionale al Senato); al contrario, una lista separata ha maggiori possibilita' di intercettare a favore della Federazione un consenso moderato che avrebbe diffidenza dell'aggregazione con i DS. A questa spiegazione seguono due aggiunte: 1, che bisogna piantarla di discutere di contenitori e cominciare a discutere di contenuti, di identita' programmatica della Fed e dell'Unione; 2, che comunque di un soggetto politico unitario non si parla e non si parlera' prima del "2500 dopo Cristo" (come dice Mastella).
A prima vista non fa una grinza; e' un ragionamento del tutto anti-intuitivo per un ulivista come me, ma ha una sua logica. Tuttavia a ben vedere, quella logica fa acqua e rivela proprio nelle sue incoerenze i veri obiettivi della scelta. Provo a spiegare perche', a mio avviso.
Se la lista separata e' soltanto un espediente tecnico per acchiappare voti centristi in libera uscita — e la Federazione rispecchia una unita' sostanziale, allora e' una presa in giro nei confronti degli elettori che vorrebbe attrarre: perche', nell'ipotesi che la Fed sia effettivamente un insieme solido e coeso — e destinato a consolidarsi sempre piu' (come Rutelli afferma), ogni parlamentare eletto nella lista della Margherita farebbe blocco con gli eletti dei DS e del resto della Federazione. Io voto Rutelli per distinguermi da Fassino ed eleggo parlamentari che stanno con Fassino.
Se invece la lista separata puo' avere un senso vero — e un appeal verso l'elettorato moderato in fuga da Forza Italia — si deve fondare sull'idea (assolutamente legittima) di una sensibile differenziazione tra Margherita e DS, su un rapporto dialettico che preveda la possibilita' di divergenza parlamentare, di posizioni non congruenti. Solo cosi' chiedere il voto ai moderati in nome della differenza dalla sinistra potrebbe non essere un inganno. Ma allora addio Federazione: quella che Rutelli ha in mente e' una pura e semplice alleanza, sempre ribaltabile, sempre rinegoziabile. E quindi la scelta di fare liste separate e' assolutamente logica, ma e' tutto tranne che un mero particolare tecnico: e' anzi la una scelta politica della massima rilevanza*.
E allora si torna a quel che dicevo un po' di tempo fa: le divergenze tra prodiani e rutelliani sulla lista unica non sono una questione di seggiole o di lana caprina — sono politica e politica alta, importante. Resta il fatto che io sono entrato in Margherita per sostenere il disegno prodiano di una contaminazione forte tra le culture riformiste e della creazione di un nuovo soggetto politico, capace di rappresentare questa contaminazione — e che la prospettiva che Rutelli sta dando al partito, per quanto assolutamente legittima, mi e' del tutto estranea.

* C'e' una terza possibile spiegazione — che non escludo, ma che preferisco non accreditare: che correre da soli serva a contare i voti e a stabilire gli equilibri di potere tra componenti di una Federazione che prima o poi si fara'. Scommettendo su un buon risultato al proporzionale, Rutelli spera che la sua area conti di piu' nella nuova formazione politica. Se solo questa fosse la ragione della spaccatura, ci sarebbe da mettersi davvero le mani nei capelli; provo a convincermi che non sia cosi'.

3 Commenti a “Riflessioni di un prodiano al tempo di Rutelli”

  1. io ha scritto il 1 giugno 2005 alle 9:13 am

    Come non essere assolutamente d'accordo. Per tua fortuna non hai sentito Rutelli a Ballarò la scorsa settimana, certe cose è meglio leggerle sul giornale, ti fa arrabbiare di meno. Serafico come suo solito ha spiegato (subito dopo che un emerito politologo di cui non ricordo il nome aveva illustrato le potenzialità della FED come soggetto politico unitario analizzando i risultati di sondaggi e di tutti gli ultimi appuntamenti elettorali) che la scelta della Margherita è una scelta tecnica, che permetterà di attirare i voti dei moderati di forza italia e udc (oddio, non mi ricordo se sono quelli che stanno con la destra, mah, non fa molta differenza, comunque intendevo quelli di casini) ma che non cambiava niente nella sostanza della Fed. Ora, dico io, ma fossi stato un elettore di forza italia schifato dal governo, dopo un discorso simile, ma piuttosto voto bertinotti! Comunque la cosa che mi sembra folle è che abbiamo avuto un successo elettorale schiacciante, questo governo ha fatto quello che Montanelli aveva auspicato, cioé è bastato farlo governare (e non che sia poco, visto che ha distrutto l'italia) perché i cittadini (e non come dice rutelli il pubblico, accidenti a lui) potessero capire. Bastava stare zitti, e invece no, abbiamo Rutelli.
    Che rabbia!

  2. stefano ha scritto il 1 giugno 2005 alle 4:54 pm

    non è da escludere un'altra ipotesi che io personalmente vorrei disperatamente non vera:
    elezioni politiche dove i partiti di centro di ambedue gli schieramenti fanno il pieno del maggior numero dei parlamentari possibile con una vittoria del centro-sinistra(col trattino) caratterizzata da una posizione indebolita di Prodi.
    Un periodo di governo travagliato da posizioni contrastanti su tutto
    (vedi posizioni di Rutelli sempre divergenti anche adesso) e dopo un annetto, un annetto e mezzo necessità di dare vita ad un governo di unità nazionale dove, al cospetto di un fallimento dei due schieramenti del bipolarismo, si potranno riunire i cosidetti moderati. Si sarà creata nel paese, a quel punto , una sfiducia nel bipolarismo che permetterebbe il restauro di proporzionale, balena bianca ecc.

  3. Omar ha scritto il 7 giugno 2005 alle 5:14 pm

    Riflessioni di un prodiano al tempo di Rutelli.
    Sono un ulivista (mi piace pensare da sempre), ma forse il titolo non è corretto: non è un problema di essere con Prodi o contro Prodi, ma di credere nel progetto politico che Prodi ha lanciato tanti hanni fa… Ad oggi sono convinto della presenza di due anime in TUTTI i partiti della FED: la prima aderisce al progetto politico dell'ulivo, l'altra no. Ed ecco il contesto in cui si inserisce Cicoria e chi lo sostiene: non credono in questo progetto politico e quindi stanno facendo da sponda a chi come loro (all'interno dei rimanenti partiti della FED) non crede in questo progetto. Il comunicato di Prodi via internet mentre era a Creta e le reazioni che ha scatenato: "infastidita" della Margherita e "inopportuna" dei DS (perchè era in atto una mediazione!!!!) rivelano i propositi: tagliare fuori Prodi per eliminare il progetto politico (il vero obiettivo!!). Infatti quale poteva essere il risultato della mediazione se non questo?
    Ed ecco che il meccanismo si rompe: o si accetta il disegno politico (e Prodi) o si va alle primarie. Solo che a questo punto il candidato che dovrebbe contrapporsi a Prodi dovrebbe presentare uno straccio di progettualità politica da abbinare al suo viso per essere credibile: cosa non facile.
    Vorrei soffermarmi sul perchè sia stato necessario per Prodi agire (quasi) con un ultimatum.
    Il sistema Italia sta male: scuola, università, ricerca, innovazione, sviluppo, economia, democrazia, competitività, stato sociale.
    Prodi sta cercando di costruire un gruppo di eletti che non lo costringa a dedicare troppe energie alla mediazione infinita tra i vari partiti, che avrebbe come unico risultato il fare perdere incisività e potenzialità all'azione di governo.
    Questo non vuol dire eliminare i partiti (finchè non si trova niente di meglio bisogna tenerli) e neppure che tutto quello che farà il possibile governo dell'Unione mi piacerà (bisognerà fare opera di vigilanza). Sono infatti convinto che sarà sempre meglio di quanto stanno facendo quelli che ora sono al governo.

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