giovedì, 5 maggio 2005
Qualche giorno fa ho finito di leggere in edizione italiana La part de l'autre, titolo tradotto letteralmente dall'editore La parte dell'altro, romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, francese, autore ad esempio di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Il romanzo racconta le vicende parallele di due personaggi, il vero Adolf Hitler, a tutti noto, e il fittizio Adolf H. Adolf H. non è altro che Hitler come avrebbe potuto essere nella fantasia di Schmitt se nel 1908 fosse stato ammesso all'Accademia di Belle Arti di Vienna, invece che bocciato, come e' realmente accaduto. Cosi', si immagina Schmitt, Hitler magari avrebbe superato alcuni suoi gravi problemi psicologici (come il complesso di Edipo, curatogli da Freud in persona), avrebbe concepito odio per la guerra, sarebbe diventato un pittore di successo ed una brava persona, tra l'altro sposando una ebrea. Nella realta' da quella porta sbattuta in faccia è derivata una serie di eventi che ha fatto di Hitler quella incarnazione del male che sappiamo.
A prescindere dal valore del romanzo l'ipotesi e' chiaramente affascinante e sconvolgente. A nessuna persona "normale" piace pensare che tra se' ed un serial killer, ad esempio, la differenza puo' essere data da fattori piu' o meno casuali, come una bocciatura. Dovremmo ritenere che i mostri in sostanza non esistono. La vicenda di Angelo Izzo, di cui si parla in questi giorni, puo' far riflettere in questa direzione. Tutta la concezione rieducativa della pena, affermata dalla Costituzione e di cui Izzo si e' giovato, si fonda appunto sull'idea che non ci sono individui irremediabilmente persi.
E' cosi'? Io non lo so e positivamente non lo sa neanche Schmitt. Credo soltanto che sia difficile convivere con il male che c'e' nell'uomo e che cerchiamo di farlo nei modi che sono congeniali alla nostra coscienza o che piu' brutalmente favoriscono la nostra sopravvivenza. E a questo scopo indubbiamente e' spesso piu' facile credere che alcuni di noi sono semplicemente dei mostri.
Per la verita' quanto al romanzo trovo un po' deprimenti in un'opera con delle pretese cosi' grandi la presenza di cadute di stile verso il genere Harmony tipo "Sarah e Adolf raggiunsero insieme l'apice del suo amore". Peccato veniale?







"Per la verita' quanto al romanzo trovo un po' deprimenti in un'opera con delle pretese cosi' grandi la presenza di cadute di stile verso il genere Harmony tipo "Sarah e Adolf raggiunsero insieme l'apice del suo amore". Peccato veniale?
No, traduzione un po leggerina e cultura differente ;)
ho avuto la fortuna di conoscere per caso schmitt, in una delle mie tante ore trascorse in libreria alla ricerche di titoli interessanti. – La parte dell'altro – è il terzo libro di questo meraviglioso autore, mi ha in parte sconvolta, ma ne sono uscita estremamente arricchita, ho letto il libro tutto d'un fiato, mi ha fatto riflettere, e mi ha insegnato che ciò che è detestabile non va ignorato, anzi va capito ed analizzato, in questo modo fa meno paura e ci fa correre meno rischi… Grazie Eric-Emmanuel.
n.b. ma una visita in Italia…?