mercoledì, 4 maggio 2005
La vicenda processuale relativa alla strage di Piazza Fontana e' chiaramente difficile da accettare. Ma una volta che la Cassazione ha deciso di confermare la sentenza di appello e rigettare i vari ricorsi non poteva fare altro che condannare chi aveva perso al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimita'. E' un obbligo di legge, e non una beffa volontariamente inferta. L'unica alternativa era disapplicare la norma che impone la condanna della parte privata che ha proposto una impugnazione respinta (art. 592 c.p.p.), come sembra che ritenga il ministro Castelli, e come non credo che un giudice possa coscientemente fare. Mi pare che almeno questa precisazione sia dovuta in questo momento di grande emotivita' collettiva.







Hai ovviamente ragione.
Per quanto concerne Castelli le sue parole sono il solito dar fiato alla bocca.
Quello che rode è che un'altra strage resta e resterà impunita; la questione delle spese processuali è soltanto l'ultima beffa in un mare di depistaggi e derisione.
Quello delle spese è un aspetto amaro ma marginale di questa vicenda, curioso che abbia attirato quasi tutta l'attenzione.
Sono d'accordo. Era solo un dettaglio, trattandosi di pochi euro, e per di più di condanna derivante da obbligo di legge. Ma si è scelto di sottolinearlo, credo per il gusto di caricare la mano sul ruolo dei giudici.