martedì, 31 maggio 2005
Riflessioni di un prodiano al tempo di Rutelli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:34 pm

La spiegazione di Rutelli per la presentazione di liste autonome della Margherita nel proporzionale alla Camera e' grosso modo questa (correggetemi se ho capito male): il partito non mette in discussione la Fed, tanto e' vero che presentera' candidati comuni nella gran parte dei seggi (tutti quelli del maggioritario e quelli del proporzionale al Senato); al contrario, una lista separata ha maggiori possibilita' di intercettare a favore della Federazione un consenso moderato che avrebbe diffidenza dell'aggregazione con i DS. A questa spiegazione seguono due aggiunte: 1, che bisogna piantarla di discutere di contenitori e cominciare a discutere di contenuti, di identita' programmatica della Fed e dell'Unione; 2, che comunque di un soggetto politico unitario non si parla e non si parlera' prima del "2500 dopo Cristo" (come dice Mastella).
A prima vista non fa una grinza; e' un ragionamento del tutto anti-intuitivo per un ulivista come me, ma ha una sua logica. Tuttavia a ben vedere, quella logica fa acqua e rivela proprio nelle sue incoerenze i veri obiettivi della scelta. Provo a spiegare perche', a mio avviso.
Se la lista separata e' soltanto un espediente tecnico per acchiappare voti centristi in libera uscita — e la Federazione rispecchia una unita' sostanziale, allora e' una presa in giro nei confronti degli elettori che vorrebbe attrarre: perche', nell'ipotesi che la Fed sia effettivamente un insieme solido e coeso — e destinato a consolidarsi sempre piu' (come Rutelli afferma), ogni parlamentare eletto nella lista della Margherita farebbe blocco con gli eletti dei DS e del resto della Federazione. Io voto Rutelli per distinguermi da Fassino ed eleggo parlamentari che stanno con Fassino.
Se invece la lista separata puo' avere un senso vero — e un appeal verso l'elettorato moderato in fuga da Forza Italia — si deve fondare sull'idea (assolutamente legittima) di una sensibile differenziazione tra Margherita e DS, su un rapporto dialettico che preveda la possibilita' di divergenza parlamentare, di posizioni non congruenti. Solo cosi' chiedere il voto ai moderati in nome della differenza dalla sinistra potrebbe non essere un inganno. Ma allora addio Federazione: quella che Rutelli ha in mente e' una pura e semplice alleanza, sempre ribaltabile, sempre rinegoziabile. E quindi la scelta di fare liste separate e' assolutamente logica, ma e' tutto tranne che un mero particolare tecnico: e' anzi la una scelta politica della massima rilevanza*.
E allora si torna a quel che dicevo un po' di tempo fa: le divergenze tra prodiani e rutelliani sulla lista unica non sono una questione di seggiole o di lana caprina — sono politica e politica alta, importante. Resta il fatto che io sono entrato in Margherita per sostenere il disegno prodiano di una contaminazione forte tra le culture riformiste e della creazione di un nuovo soggetto politico, capace di rappresentare questa contaminazione — e che la prospettiva che Rutelli sta dando al partito, per quanto assolutamente legittima, mi e' del tutto estranea.

* C'e' una terza possibile spiegazione — che non escludo, ma che preferisco non accreditare: che correre da soli serva a contare i voti e a stabilire gli equilibri di potere tra componenti di una Federazione che prima o poi si fara'. Scommettendo su un buon risultato al proporzionale, Rutelli spera che la sua area conti di piu' nella nuova formazione politica. Se solo questa fosse la ragione della spaccatura, ci sarebbe da mettersi davvero le mani nei capelli; provo a convincermi che non sia cosi'.


lunedì, 30 maggio 2005
If you see something, say something
Nelle categorie: New York, New York — Scritto dal Ratto alle 9:29 pm

Nonostante la paranoia dei controlli e dei cartelli minacciosi sulla metropolitana, una delle sensazioni piu' peculiari girando a NY in questo nostro breve viaggio e' stata quella di essere *assolutamente* al sicuro, anche in neighborhoods in cui eravamo gli unici turisti, gli unici stranieri, gli unici caucasici, gli unici con macchine fotografiche ben in vista e con l'aria spersa — cioe' i bersagli ideali. Anche nel Barrio, anche nelle parti non ripulite del Lower East Side, anche fuori da Manhattan. Aggiungo: avremo incontrato si' e no cinque homeless in otto giorni e non mi pare di aver visto una siringa in terra.
Dato che dubito che NY sia una citta' in cui il disagio, la microcriminalita' e la poverta' siano sparite, mi sono chiesto a lungo che cosa abbia fatto Bloomberg per nasconderle tanto bene. Poi leggo questa notizia e mi viene qualche sospetto.


lunedì, 30 maggio 2005
Lost movie 13 – A Canterbury Tale
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 4:25 pm

Nel 1944 si incontrano in un paesino della campagna del Kent, Chillingbourn, vicino a Canterbury, un sergente dell'esercito americano, Bob Johnson, proveniente dall'Oregon, che da civile lavorava nella segheria di famiglia, un sergente inglese, Peter Gibbs, prima organista in un cinema di Londra, e un'ausiliaria, Alison Smith, anch'essa inglese, gia' commessa. Tutti e tre hanno qualcosa che li turba e li addolora; Bob, in licenza, pensa alla sua ragazza che non gli scrive da sette settimane; Peter, nonostante il suo ostentato cinismo, e' preoccupato per l'imminente partenza per il fronte e soffre di non poter suonare l'organo in una grande chiesa, scopo per cui aveva studiato tanto; Alison e' impegnata a elaborare il lutto per la perdita del fidanzato. I loro destini si incrociano con quelli di un misterioso maniaco che nottetempo getta colla sui capelli delle ragazze, di cui rimane vittima anche Alison, e di un notabile locale di mezz'eta', Thomas Colpeper, appassionato delle antiche storie della zona e dei pellegrini che passavano di li' per visitare la tomba di Becket a Canterbury. L'entusiasmo dello studioso contagia anche i tre protagonisti che al termine del film, come veri pellegrini, si vedranno concessa una grazia ciascuno in seguito ad un breve viaggio in treno proprio a Canterbury.
Affascinante piccolo film dei grandi Michael Powell e Emeric Pressburger, A Canterbury Tale , Racconto di Canterbury, appunto girato in varie locations nel Kent nel 1944, costituisce una curiosa parentesi di grazia in un mondo che certamente avvertiva il bisogno di miracoli come quelli che accadono ai protagonisti. E' come una tregua, uno spazio di gentilezza e di comunione con il passato ricavato in mezzo alla tragedia, in un cinema all'epoca soprattutto impegnato nella propaganda bellica diretta. I personaggi sono portati a sentire la loro vicinanza ideale ai pellegrini di cui Chaucer (che compare in una sequenza in costume) ha raccontato secoli fa e trovano in questa continuita' la forza per affrontare cio' che li circonda. L'Inghilterra cosi' rurale e sognante ritratta nel film forse non esisteva allora o non era mai esistita, ma questo non conta molto, se ci si cala nell'atmosfera volutamente irrealistica, dove la guerra compare indirettamente nelle devastazioni degli edifici di Canterbury e nel lutto di Alison.
Peraltro la celebre cattedrale di Canterbury, dove sono ambientate alcune sequenze del film, venne ricostruita in studio,dato che le vetrate erano state portate via per evitare che fossero distrutte nei bombardamenti; anche l'organo era stato smantellato e nel film venne usato un sostituto.
Esistono due versioni del film, una di 124', per il mercato inglese, una di 95' per il mercato americano (io ho visto la seconda).
Devo dire poi che per questo film ho un affetto tutto particolare, perche' anche a me, tanti anni fa, e' capitato di fare un viaggio a Canterbury in circostanze particolari. Peccato che non abbia ricevuto alcuna grazia speciale. E ora la tearoom vicina alla cattedrale che si vede alla fine del film ospita uno Starbuck's. Cosi' l'americano Bob non si dovrebbe lamentare, come fa, che non si puo' bere altro che te' in Inghilterra.


domenica, 29 maggio 2005
Domenicale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:58 am

Diro' la mia, domani o dopodomani, sulla vicenda della Margherita e della lista unitaria. Oggi dice la sua, ovviamente con ben altra autorevolezza, Eugenio Scalfari — e le cose che dice mi paiono dettate da elementare buon senso. Ma e' tanto tempo che ho appreso che il buon senso non e' moneta corrente in politica, e forse nemmeno altrove.


sabato, 28 maggio 2005
Arriva il SUV ecologico
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:00 pm

A smentire coloro che nutrono, come me, pregiudizi sui SUV, arriva sul mercato la Lexus RX 400h a due alimentazioni a benzina e elettrica e tre motori, gia' presentata al Salone di Ginevra dell'anno scorso. Per gli amanti dell'ecologia con la passione del fuoristrada suppongo che sia il massimo, dato che a quanto pare, grazie al suo sistema ibrido (i particolari nel sito ufficiale) consuma soltanto 8,1 litri di benzina per 100 km, e addirittura 9,1 nel ciclo urbano. Naturalmente i costi non sono contenuti (si parla di 55.000-60.000 euro), ma cosa non si fa per l'ambiente.
Aspettiamo ansiosi la prossima evoluzione del genere, che si realizzera' quando il SUV ecologico (che a quanto pare pesa più di un paio di tonnellate, ed e' naturalmente in ogni direzione ben piu' vasto di una utilitaria), che dovrebbe per le ridotte emissioni poter andare tranquillamente in citta', arrivera' a ridursi tipo 007 alle dimensioni di una Punto o di una Yaris per affrontare le stradine dei centri storici italiani.


sabato, 28 maggio 2005
Buon compleanno
Nelle categorie: New York, New York — Scritto dal Ratto alle 11:41 am



A quanto pare, ci siamo persi per pochissimo il settancinquesimo compleanno del Chrysler Building, indiscutibilmente il piu' bello dei grattacieli di NY.

Tra poco le foto su Flickr.


venerdì, 27 maggio 2005
Confessioni di una mamma veramente pigra
Nelle categorie: It, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:33 pm

E' uscito da qualche tempo in Italia il libro Confessioni di una mamma pigra di tale Muffy Mead-Ferro (titolo originale Confessions of a Slacker Mom), di cui ho avuto notizia per la prima volta sfogliando una rivista dal parrucchiere (roba da mamma pigra, in effetti, provvisoriamente dotata di nonni di supporto). L'assunto a quanto poi ho appreso anche dalla lettura della sovraccoperta, sbirciata in libreria, e' che i genitori non devono tendere ad essere supergenitori che allevano dei superfigli, ma a conservare tempo e spazio (e denaro) per se stessi, nel contempo incorraggiando l'autonomia dei pargoli. Cio' si tradurrebbe ad esempio nel non moltiplicare le attivita' extrascolastiche dei figli, con il risultato tra l'altro per la mamma di trasformarsi in un'autista sempre in moto da un capo all'altro della citta', o nel mandarli nella scuola piu' vicina a casa, piuttosto che in quella che ha fama di essere migliore.
Sono quasi completamente d'accordo con tali principi, che rispondono a cose che ho sempre pensato guardando i genitori che mi circondavano, e a cui sostanzilamente cerchero' di attenermi. C'e' solo un problema: suppongo che il libro finisca per essere comunque uno di quei manuali su come fare i genitori che l'autrice detesta. E cosi' da perfetta mamma pigra non lo comprero' ne' lo leggero', limitandomi a compiacermi che esistano testi che prevedano la possibilita' per le donne di oggi di non essere super in tutto, necessariamente.
Peraltro l'autrice si e' gia' cimentata nel seguito: Confessions of a Slacker Wife. Aspetto notizie, sperando che il suo matrimonio funzioni…


venerdì, 27 maggio 2005
Hey, brotha!
Nelle categorie: New York, New York, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:08 pm

E' una catena di negozi di abbigliamento molto street-wear che cito solo per affinita' rattesca. Se non ci fosse il copyright il bastardo topaccio giallo sostituirebbe subito il pettinato ratto bianco come logo di questo blog.


venerdì, 27 maggio 2005
The High Line
Nelle categorie: New York, New York — Scritto dal Ratto alle 12:29 am


Per gli appassionati di architettura e per i professionisti non e' sicuramente una novita' — ma per noi e' stata una delle scoperte folgoranti di New York. La High Line e' una vecchia linea ferroviaria sopraelevata che corre tra il Meat Packing District e West Chelsea; costruita negli anni '30 per trasportare merci in un'area allora esclusivamente industriale e portuale, e' stata abbandonata tra gli anni '60 e gli '80, quando le fabbriche lasciarono il West Side. Da allora e' stata in parte abbattuta e per il resto lasciata al degrado. La vegetazione ha preso il sopravvento e una specie di spettinata, struggente prateria urbana copre i binari. Purtroppo questa meraviglia del degrado industriale non e' accessibile e ci si deve accontentare delle foto di Bluejake e dell'associazione Friends of the High Line (da cui traggo quelle qui pubblicate).
Oggi si parla di trasformare la High Line in un parco sopraelevato, una specie di passeggiata verde che attraversa un quartiere ormai in piena rivalutazione. Al MoMA c'e' una mostra sul progetto che forse sara' realizzato a partire dalla fine di quest'anno. Alcuni siti dedicati a NY ne parlano. L'idea ci e' piaciuta tantissimo: una vecchia struttura del trasporto industriale riconquistata dalla natura e resa fruibile come spazio verde, alterandone le caratteristiche il meno possibile. Il rischio e' che — diventando trendy — sia la High Line che Meat Packing District piu' in generale diventino pero' troppo ripuliti — e finiscano per perdere il loro fascino.
Paradossalmente, i paesaggi dell'urban decay newyorkese, con la loro malinconica, aspra bellezza, sono di una fragilita' assoluta — destinati alla cancellazione se non si interviene, o alla falsificazione se si fa qualcosa.

P. S. Ho trovato due post interessanti di blogger che raccontano come si riesce ad salire (illegalmente, ma a quanto pare senza troppi problemi) sulla High Line.


giovedì, 26 maggio 2005
Sharon Stone e la legge della persistenza
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:11 pm

Non so se avete notato come nel corso degli anni la bella Sharon Stone si sia garantita sempre una certa quota di apparizioni sui periodici o in tv, nonostante siano anni che non fa più niente di notevole. Questo mi sembra vero dai tempi di Casino di Scorsese (1995) o al massimo del remake di Gloria di Cassavetes (1999) a meno che non si giudichi notevole la parte in Catwoman, con Halle Berry come protagonista, che quuest'anno si è aggiudicato un buon numero di Razzies (il premio americano per i peggiori film). Fosse per le sue vicende matrimoniali, per i figli adottati o adottandi, l'impegno politico e umanitario, un presunto flirt con Pippo Baudo, purtroppo per lei per l'aneurisma cerebrale che l'ha colpita anni fa, fatto sta che di Sharon Stone si è sempre continuato a parlare. Se non altro poi c'e' stata la sua indubbia eleganza ad attirare su di lei l'interesse delle riviste per signore, come e' accaduto recentemente a Cannes, dove la Stone è andata a reclamizzare il seguito di Basic Istinct, ancora in post produzione.
A me lei piace, la trovo affascinante e intelligente, ma se non avesse allargato le gambe in Basic Istinct nel lontano 1992, non sarebbe mai divenuta tanto famosa e ora non continuerebbe a comparire sulla stampa e in tv.
E' che a Sharon Stone si puo' applicare una legge che vale per un sacco di gente, dai protagonisti di Beverly Hills 92010 ai personaggi dei reality degli anni passati, cioe' la persistenza della fama. Se ti e' stato concesso il famoso warholiano quarto d'ora di fama e' facile che se ti metti abbastanza nel mezzo, se ci sei alle feste giuste, la tua fama si prolunghi anche se non fai niente di notevole in alcun senso. E se poi smetti di essere famoso comunque puoi andare a qualche reality, giustappunto, cosi' puoi ricominciare il giro. E quelli che famosi non sono stati mai, non riescono a liberarsi di te, anche se non hanno piu' alcuna idea di cosa hai fatto per farti fotografare.
Pero' bisogna ammettere che il vestito di Sharon Stone a Cannes era davvero bello, peccato che in rete non ho trovato fotografie intere…


giovedì, 26 maggio 2005
Reds
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:41 pm

Al Berlusconi il rosso proprio non gli va giu'…


mercoledì, 25 maggio 2005
Lost movie 12- St. Elmo's Fire
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 11:12 pm

Il cast di questo film del 1985 è una parata di attori che ora hanno un grande futuro dietro le spalle e la cui fama non ha per lo più resistito alla fine degli anni '80, ma che all'epoca sembravano tra le migliori promesse in circolazione: Rob Lowe, poi noto anche come pedofilo e da qualche anno di nuovo in auge come interprete di West Wing, serie che in Italia passa quasi clandestinamente su Rete 4; Ally Sheedy, brevemente famosa per i film della serie Short Circuit (1 e 2, 1986 e 1988), poi entrata nel circuito dei tv movies; Mare Winningham, che per la verità a parte il non indimenticabile Turner e il casinaro (1989) con Tom Hanks, dal circuito dei tv movies non è mai uscita; Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen (il presidente Bartlett di West Wing, guarda caso). il cui maggiore successo è stato il western giovanilista Young Guns (1988); Judd Nelson, che sempre nel 1985 ha fatto Fandango, quello con Kevin Costner; Andrew Mc Carthy, che io trovavo adorabile, ma che dopo Pretty in Pink (1986), con il titolo tratto da un canzone degli Psychedelic Furs, ha fatto poco altro ed è stato riarssobito anche lui dai tv movies. Ma ovviamente la più famosa è diventata Demi Moore, che ha raggiunto il culmine del successo negli anni '90 (chi si ricorda delle grandi polemiche per filmacci come Rivelazioni, in cui quale manager in carriera seduceva Michael Douglas e Striptease, in cui esibiva le tette rifatte in casti spogliarelli?) e che ora è tornata agli onori delle cronache per essersi fatta il fidanzato poco più che ventenne (ora pare che sia anche incinta). Esaurita questa nostalgica parata di stellette degli anni '80, va detto che il film, diretto da Joel Schumacher (che anche lui come Leisen ha cominciato come costumista, tra l'altro di Interiors di Woody Allen, ad esempio), è una sorta di Grande Freddo dei piccoli, in cui un gruppo di ventitreenni o giù di lì è in bilico tra il rimpianto per l'università ormai finita e l'aspettativa del futuro. Per la verità a ripensarci 'sti twentysomething appaiono piuttosto vecchi a me che ormai ho oltrepassato la trentina (vedere la coppia sposata Sheedy-Nelson, già in crisi), ma il film è abbastanza piacevole. E poi c'è la metafora da cui viene il titolo che mi è sempre sembrata molto vera. Ogni giorno, dice il personaggio di Rob Lowe, ci inventiamo delle difficoltà piccole da affrontare, per sopportare meglio e parcellizzare la generale difficoltà di vivere; questi problemi più o meno fittizi sono come i fuochi di Sant'Elmo che appaiono nella tempesta e sono il segno che il peggio sta per finire. E questa cosa mi torna spesso in mente.


mercoledì, 25 maggio 2005
Baked zitti (sic) with meatballs
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, New York, New York — Scritto dal Ratto alle 9:44 pm

In un ristorante tra Broome e Mulberry St. Proprio come volevo.

Per ora non parlo di politica: sono stato otto giorni senza notizie e da quel che ho intuito mi sono preservato il fegato. Quando avro' capito qualcosa delle ultime vicende provero' anche a dire la mia.


mercoledì, 25 maggio 2005
Siamo tornati
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:00 am

Grazie a tutti coloro che ci hanno fatto gli auguri in questi giorni. Il tempo di smaltire il jet lag, di scaricare le foto, di leggere trecentocinquanta messaggi di posta — e poi The Rat Race ricomincia. Anzi, mi sa che e' gia' ricominciato…


giovedì, 19 maggio 2005
Ciao
Nelle categorie: New York, New York — Scritto dal Ratto alle 7:56 pm

da Coney Island, New York, New York.


sabato, 14 maggio 2005
Just married
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 5:56 pm

Questo blog oggi si e' sposato e quindi chiude per un po' di giorni, causa viaggio di nozze.

P. S. Ah, ovviamente non vedremo i commenti e non li pubblicheremo fino al nostro ritorno.


giovedì, 12 maggio 2005
Ipocrisia e cortesia
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 11:32 pm

Mi trovo spesso a riflettere sull'argomento ipocrisia. Istintivamente la parola ipocrisia mi fa venire in mente espempi letterari tipo, che so, il Tartufo di Molière e mi suscita reazioni di orrore. Il vocabolario Zingarelli mi da' ragione definendo l'ipocrisia come "simulazione di buoni sentimenti e intenzioni lodevoli allo scopo di ingannare qualcuno". Consimile definizione da' ad esempio anche il Grande dizionario della lingua italiana moderna della Garzanti.
Di contro c'e' chi sostiene che l'ipocrisia non sia affatto un male, ma una condizione indispensabile della sopravvivenza della societa', in quanto troppa verita' nei rapporti umani fa male. Non posso che essere d'accordo; tutti noi mentiamo ogni giorno per cortesia e quieto vivere e senza intenzioni cattive, magari anche per gentilezza, dicendo cose tipo "come ti sta bene quel vestito" anche se non lo pensiamo. Credo che si dovrebbe mantenere in ogni caso un certo tasso di civilta', per quanto i rapporti con certe persone siano cattivi, quella civilta' che ti porta a chiedere "come stai?" o a fare gli auguri in certe occasioni anche a chi non sopporti o ad intavolare una conversazione fintamente amichevole quando non e' proprio il caso di lasciar affiorare l'ostilita' o il disprezzo che si prova per qualcuno, semplicemente perche' non e' la situazione adatta.
Forse il problema e' soltanto l'uso della parola; cioe' l'ipocrisia potrebbe essere cosa buona ed accettabile se venisse intesa solo come pura finzione, etimologicamente (hypòkrisis in greco e' recitazione) depurata dallo "scopo di ingannare qualcuno". E in effetti e' questo che mi da' fastidio e non riesco ad accettare, la finzione che non si colloca nell'ambito di cortesi rapporti sociali, ma che mira a dartela a bere.
Se invece si tratta di una finzione diretta a permettere di mantenere un certo grado di civilta' l'ipocrisia e' un male necessario della nostra esistenza. E se non posso usare la parola ipocrisia per questo concetto, non so quale altra si puo' usare. C'e' qualcuno che ha un'idea migliore?

A proposito di finzione, lo so che sono sono troppo dietrologa ma mi piacerebbe sapere perche' la Prestigiacomo e Fini hanno sentito il bisogno di dare tanto rilievo a quello che poteva restare un pettegolezzo magari succoso, ma che poteva morire naturalmente. C'e' dietro un'oscura manovra o e' solo virtuosa indignazione?


giovedì, 12 maggio 2005
Le opinioni della massaia
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:37 am

Martedi' sera ho visto un po' di Ballaro' , che fa pure rima. La puntata era dedicata all'argomento prezzi, e sono rimasta colpita dalle interessanti spiegazioni che il professor Ricolfi, illustre cattedratico dell'Università di Torino, ha dato in merito alle falle del metodo utilizzato dall'Istat per il calcolo dell'inflazione. Se ho capito bene il professore, che faceva riferimento anche ai risultati di ricerche condotte da un collega di cui purtroppo non mi ricordo il nome, sosteneva che l'Istat puo' non registrare l'inflazione reale perche' fa riferimento ai prodotti piu' venduti di un certo tipo. Quindi non certamente i piu' costosi, ma generalmente i piu' economici. Teoria interessante, ma il professore ha usato l'esempio della pasta, riferendosi alla Barilla come al tipo piu' economico. Questo non e' proprio esatto; sul mercato ci sono molte paste ancora meno costose e probabilmente molte famiglie devono risparmiare anche sulla marca di una merce tutto sommato abbastanza economica. Questo per dire che probabilmente gli studiosi scontano sempre una certa distanza dalla realta', anche quando studiano cose molto reali come i prezzi. Magari la collaborazione di una accorta "massaia", per usare un termine caro al nostro Presidente del Consiglio, con un economista potrebbe produrre grandi risultati in campo teorico. Del resto è assai probabile che la massaia abbia passato a studiare prezzi non meno tempo del cattedratico…


martedì, 10 maggio 2005
(Non) Ho l'età?
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:16 pm

Nei giorni scorsi è apparsa la stupefacente notizia che secondo una ricerca inglese l'età ideale in cui una donna puo' mettere al mondo figli è 34 anni invece dei 20-25 anni, come e' di moda sostenere ora. Da donna, mi sembra assai superfluo mettere su queste discussioni. Rispetto al passato, sono molti gli strumenti che consentono alle donne di scegliere il momento migliore per fare figli, e al massimo dalla scienza si vorrebbero indicazioni attendibili su una serie di dati oggettivi (fertilita', rischi di malattie genetiche ecc.) che certo sono importanti per decidere. Ma soprattutto e' ovvio (non per chi fa queste ricerche forse) che la scelta e' condizionata da cosi' tanti fattori sociali, economici e personali, diversi in ogni caso, che e' inutile e mortificante per le donne che non hanno potuto fare altrimenti spiegare che la cosa giusta e' tutta un'altra. Fare un figlio non e' esattamente come comprare un chilo di arance, non sempre (o forse quasi mai) si puo' fare quello che si vorrebbe, dovendo far prevalere le proprie difficolta' materiali e morali sulle considerazioni tra l 'altro non univoche degli scienziati o degli opinionisti.
Inoltre tutte queste ricerche mi colpisce la mancanza di considerazione di un elemento fondamentale, cioe' che per fare un figlio serve anche una controparte. Normalmente le donne danno un minimo di importanza alla necessita' di avere un padre per i propri figli, ma dalle ricerche si direbbe che la scelta di mettere al mondo un pargolo prescinde da questo problema e serve soltanto un donatore di sperma che certamente si puo' reperire. L'importante e' essere nell'eta' perfetta. Il padre e' un optional. Mi sa che con i chiari di luna che ci sono in Italia in merito alla fecondazione assistita comunque bisogna usare i metodi artigianali.


martedì, 10 maggio 2005
Un si' importante
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:35 pm

Fecondazione eterologa? Maria disse si'.

Grazie a Resto del mondo, che sta rapidamente diventando uno dei miei blog preferiti e di cui sottoscrivo entusiasticamente il post, scopro la copertina di Diario del mese. Condivido e pubblico.


martedì, 10 maggio 2005
Tregua
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 2:56 pm

Le Levanne e la Levannetta da Forno, nella Valgrande di Lanzo. Una domenica di respiro in un periodo davvero complicato.


venerdì, 6 maggio 2005
Una brutta notizia
Nelle categorie: Web — Scritto dal Ratto alle 11:58 pm

Carlo Formenti definirebbe sicuramente questo blog — e piu' o meno tutti quelli del mio blogroll — "fuffa" — senza alcun significato indulgentemente positivo. E certamente non perderebbe il suo tempo a leggerlo. Io invece QuintoStato l'ho letto per un sacco di tempo, imparando molto, dissentendo spesso e incazzandomici di frequente.
Ma ora QS chiude — e non e' una bella cosa.


venerdì, 6 maggio 2005
Lost movie 11 – Le beau mariage
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 10:38 pm

Io amo i film di Eric Rohmer, e cio' non toglie che abbia la sensazione che il regista francese sia il creatore di alcune delle eroine piu' irragionevoli della storia del cinema. Magari questo e' molto francese, non so, fatto sta che spesso e volentieri a queste ragazze e donne che al maestro piace ritrarre nelle sue opere verrebbe voglia di tirare dietro qualcosa, ovviamente se si materializzassero.
Questo mi è accaduto specialmente per Le beau mariage film del 1982 (appartenente alla serie Comédies et proverbes), in cui la protagonista, Sabine, decide per fare dispetto all'amante pittore che si sposera', prima ancora di conoscere un candidato marito. Dopo di che la fanciulla decide anche che deve sposare un avvocato parigino conosciuto ad un matrimonio, dopo averci scambiato solo qualche parola, e perseguita il malcapitato fino a fare irruzione nel suo studio legale, con conseguente piazzata. Il poveretto viene quindi costretto a respingere Sabine con una certa brutalita', per riuscire a liberarsene.
Ovviamente Rohmer conduce le cose da par suo, con ironia e uno stile sfuggente di ripresa che pare indifferente alla comune regola di inquadrare chi parla. Resta il fatto che, con tutto il rispetto per Rohmer, allo spettatore un po' ingenuo, come sono io, probabilmente la cosa che rimane piu impressa e' proprio la sensazione di voler tirare un qualche soprammobile alla supponente Sabine, convinta com'e' di poter decidere per gli altri. Per inciso l'interpretazione di Béatrice Romand le è valsa all'epoca il Leone d'oro. C'è anche, nella parte dell'amica della protagonista e cugina dell'avvocato, Arielle Dombasle, attrice rohmeriana per eccellenza, moglie del filosofo Bernard Henry-Lévy, e madre di Justine Lévy. Quest'ultima e' autrice di un libro autobiografico di grande successo, Niente di grave, in cui racconta tra le altre cose il dramma della fine del suo matrimonio, causata dalla relazione del marito con niente di meno che Carla Bruni. E' buffo pensare quanto piccolo sia il mondo dei vips…


giovedì, 5 maggio 2005
La parte dell'altro
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:07 pm

Qualche giorno fa ho finito di leggere in edizione italiana La part de l'autre, titolo tradotto letteralmente dall'editore La parte dell'altro, romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, francese, autore ad esempio di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Il romanzo racconta le vicende parallele di due personaggi, il vero Adolf Hitler, a tutti noto, e il fittizio Adolf H. Adolf H. non è altro che Hitler come avrebbe potuto essere nella fantasia di Schmitt se nel 1908 fosse stato ammesso all'Accademia di Belle Arti di Vienna, invece che bocciato, come e' realmente accaduto. Cosi', si immagina Schmitt, Hitler magari avrebbe superato alcuni suoi gravi problemi psicologici (come il complesso di Edipo, curatogli da Freud in persona), avrebbe concepito odio per la guerra, sarebbe diventato un pittore di successo ed una brava persona, tra l'altro sposando una ebrea. Nella realta' da quella porta sbattuta in faccia è derivata una serie di eventi che ha fatto di Hitler quella incarnazione del male che sappiamo.
A prescindere dal valore del romanzo l'ipotesi e' chiaramente affascinante e sconvolgente. A nessuna persona "normale" piace pensare che tra se' ed un serial killer, ad esempio, la differenza puo' essere data da fattori piu' o meno casuali, come una bocciatura. Dovremmo ritenere che i mostri in sostanza non esistono. La vicenda di Angelo Izzo, di cui si parla in questi giorni, puo' far riflettere in questa direzione. Tutta la concezione rieducativa della pena, affermata dalla Costituzione e di cui Izzo si e' giovato, si fonda appunto sull'idea che non ci sono individui irremediabilmente persi.
E' cosi'? Io non lo so e positivamente non lo sa neanche Schmitt. Credo soltanto che sia difficile convivere con il male che c'e' nell'uomo e che cerchiamo di farlo nei modi che sono congeniali alla nostra coscienza o che piu' brutalmente favoriscono la nostra sopravvivenza. E a questo scopo indubbiamente e' spesso piu' facile credere che alcuni di noi sono semplicemente dei mostri.

Per la verita' quanto al romanzo trovo un po' deprimenti in un'opera con delle pretese cosi' grandi la presenza di cadute di stile verso il genere Harmony tipo "Sarah e Adolf raggiunsero insieme l'apice del suo amore". Peccato veniale?


mercoledì, 4 maggio 2005
Spese processuali per i parenti delle vittime: una beffa?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:30 pm

La vicenda processuale relativa alla strage di Piazza Fontana e' chiaramente difficile da accettare. Ma una volta che la Cassazione ha deciso di confermare la sentenza di appello e rigettare i vari ricorsi non poteva fare altro che condannare chi aveva perso al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimita'. E' un obbligo di legge, e non una beffa volontariamente inferta. L'unica alternativa era disapplicare la norma che impone la condanna della parte privata che ha proposto una impugnazione respinta (art. 592 c.p.p.), come sembra che ritenga il ministro Castelli, e come non credo che un giudice possa coscientemente fare. Mi pare che almeno questa precisazione sia dovuta in questo momento di grande emotivita' collettiva.


mercoledì, 4 maggio 2005
Da Ha'aretz
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:22 pm

Era un po' che non segnalavo piu' articoli della stampa israeliana. Non perche' abbia smesso di interessarmene, ma perche' da quando la "tregua" con i Palestinesi e' iniziata, assisto a una sorta di ripiegamento — come se Israele non volesse guardare ad altro che al proprio ombelico, costituito dalle polemiche sull'evacuazione da Gaza, disinteressandosi di ogni altra cosa — e come se Gaza fosse l'inizio e la fine di tutto.
E' un ripiegamento e un silenzio pericoloso, anche se comprensibile. Percio' vale la pena di leggere, in controtendenza, questo articolo uscito su Ha'aretz a proposito della vicenda della "universita'" che il governo ha approvato nel settlement di Ariel.
Per altri motivi, vale anche la pena di leggere questo articolo, che prospetta una crisi del rapporto "naturale" tra stato ebraico e Diaspora, legato al fatto che Israele ha smesso di proporsi, come voleva la miglior tradizione sionista, come "luce per le nazioni". Si puo' pensarla in tanti modi sul sionismo e sulla "missione" di Israele: ho l'impressione pero' che questo sia un nodo essenziale del rapporto tra Israele e Diaspora, ma anche tra Israele e gentili.


mercoledì, 4 maggio 2005
Lost movie 10 – La chasse aux papillons
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 10:17 pm

La chasse aux papillons (titolo italiano Caccia alle farfalle) e' un film del 1992 di Otar Ioseliani, regista georgiano popolare tra gli appassionati, ma non credo un beniamino delle masse. La storia si puo' raccontare in qualche parola o richiede dei volumi, dipende dalle scelte. Sostanzialmente Ioseliani ritrae l'esistenza di un villaggio francese con i suoi vari personaggi rappresentativi, ma piu' in particolare racconta la storia di Marie Agnès e Solange, due anziane cugine che vivono nel castello (beh, per la concezione italiana di castello somiglia piuttosto ad una villa) di proprieta' della prima, dove tra l'altro le due ospitano una congrega di Hare Krishna. In assenza di un vero protagonista, si seguono per la maggior parte le avventure di Solange (Marie Agnès e' immobilizzata), che suona nella banda del paese, pesca con arco e frecce nello stagno del castello pesci che vengono dati in pasto agli ignari e vegetariani Hare Krishna, gioca alla petanque, litiga con il notaio per questioni di confine. Tra i personaggi i sono anche il parroco ubriacone, il figlio e la nuora di colore del notaio che discutono con conseguente lancio di uova che finiscono sui ritratti degli antenati di lui, un maraja indiano in visita al paese. Peraltro nel villaggio, attraversato da un pittoresco canale, c'e' sempre la nebbia, tutti vanno in bicicletta e nessuno appartentemente lavora.
Marie Agnès muore sognando il passato, e tutti i parenti si riuniscono per la lettura del testamento; sparisce l'argenteria nascosta da Solange nella cassetta dello scarico e fregata dalla nuora del notaio. Con grande disappunto collettivo, e' nominata erede una sorella che abita a Mosca, provvista di figlia chiaramente avida. Il castello viene venduto ad un gruppo di giapponesi che aspettavano allo scopo da tempo la morte della proprietaria, Solange lascia il paese, il maraja le da' un passaggio sul suo splendido treno privato, ma entrambi muoiono in un attentato. La vita continua con i giapponesi che prendono il posto delle anziane signore nel castello, mentre la nipote russa di Marie Agnès si dedica alla bella vita a Parigi.
Pare che il film sia un apologo sull'avidita', e che la caccia alle farfalle, che non c'entra niente con la "trama" sia il simbolo di un mondo perso, in cui c'era tempo per sognare, per dedicarsi ad attivita' piacevoli. Puo' darsi; ma soprattutto credo che sia bello lasciarsi andare ai tempi del cinema di Ioseliani, alle sue associazioni di immagini e concetti, alle bizzarre combinazioni tra i suoi personaggi, ai suoi dialoghi sommessi e quasi inesistenti, al sapore di vecchia Francia di cui è pieno questo film di un regista georgiano.


mercoledì, 4 maggio 2005
Idiota e piu' idiota
Nelle categorie: Free Knowledge, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 2:41 pm

Il fotomontaggio apparso su Indymedia che rappresenta il Papa come nazista e' certamente di pessimo gusto, oltre che idiota. Ma disporre il sequestro del server e' liberticida, oltre che idiota. E francamente mi pare peggio.


martedì, 3 maggio 2005
Un punto di vista alternativo su Benedetto XVI
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:25 pm

Per chi non l'avesse vista, è di un certo interesse dottrinale la locandina del Vernacoliere di questo mese….


martedì, 3 maggio 2005
Opinioni sommesse di un'incolta
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:19 pm

Difficile non pensare al proprio rapporto con la religione in questi giorni di bombardamento continuo sui temi della spiritualita' cattolica, prevalentemente in modo superficiale e "vespiano", ma anche con toni seri, tali appunto da indurre a riflessione. Difficile non avere l'impressione che in Italia sia in atto un pesante riflusso neoclericale, che accompagna a una scarsa considerazione per il messaggio della Chiesa e in particolare di Wojtyla e del suo successore Ratzinger un ossequio esterno incondizionato, con risvolti anche politici.
Ovviamente non so cosa fara' Benedetto XVI, come tutti. Trovo giusto che la Chiesa non insegua la modernita' e non accontenti la tendenza al relativismo di questi tempi. Trovo giusto che il laico rispetti i valori della Chiesa e rifletta seriamente sui temi religiosi, senza superficialita'. Quello che non trovo giusto e che spero che il nuovo Papa non faccia, sia il voler imporre a tutti gli altri i valori cattolici tramite pesanti interventi politici. Perché a volte il rispetto invocato dai cattolici sembra equivalere alla liberta' di influire sulla normativa dello Stato, che dovrebbe essere laico e appunto imporre comunque agli altri determinate scelte. Credo che ciascuno abbia diritto di "non essere" cattolico o comunque religioso, senza che questo significhi offendere gli altri.
Sono appunto le opinioni di un'incolta in materia religiosa, ma anche gli incolti meritano qualche considerazione.


martedì, 3 maggio 2005
Spaghetti and meatballs
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 12:15 am

Per una volta non recensisco io il ristorante, ma chiedo se qualcuno conosce un ristorante italo-americano a Manhattan. Non un ristorante italiano, non un posto trendy: un posto dove ti fanno per davvero spaghetti and meatballs e altre cose che in Italia non mangeresti mai — una cosa da film sui mafiosi, per intenderci, con tanto di tovaglia a quadri bianchi e rossi e fiasco di finto chianti con la candela.


lunedì, 2 maggio 2005
Miniracconto sulle palle con la neve e la natura umana
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:40 pm

Qualche giorno fa siamo andati in gita a Perugia, bella citta' del centro Italia di nobili tradizioni e di gentile aspetto. Confesso a mio profondo disdoro che colleziono alcuni degli oggetti più kitsch pensabili, cioè le palle con la neve che si comprano nei negozi di souvenir; in genere ne compro di tutti i posti dove vado, se ne trovo. A Perugia ne ho avvistata una in una piccola tabaccheria in una via laterale del centro e sono entrata per comprarla. Non c'era esposto il prezzo, ma pur avendo realizzato che era del tipo piu' costoso, cioe' di vetro piuttosto che di plastica, francamente non ho pensato che potesse avere un prezzo enorme.
La tabaccheria era gestita da una cortese e apparentemente simpatica vecchietta, che ci ha intrattenuto sulle qualita' dell'oggetto palla di neve da lei venduto e su altri argomenti. Sebbene avvertissi un certo campanello di allarme, ho portato avanti la transazione non curandomi di chiedere il prezzo dell'oggetto e l'ho anche pagato nonostante fosse stratosferico (mi vergogno perfino a dire quanto), perche' per carattere di fronte a queste situazioni non riesco a trattare o a dire non lo voglio piu'.
Ci sono pero' rimasta male, sentendomi truffata e ancora di piu' mi sono avvilita quando ho ripensato che la signora mi aveva chiesto se avessi visto lo stesso oggetto nel negozio di un suo collega, che si serviva dallo stesso grossista. Ripensadoci, mi sono resa conto che la signora si era voluta accertare che non ne conoscessi il prezzo praticato dall'altra tabaccheria e che questo avrebbe dovuto indurmi a maggiore attenzione. Effettivamente, la stessa palla in un diverso esercizio costava circa il 50% in meno, ed era comunque cara per gli standards della categoria.
Ora, io naturalmente mi sono data della scema per essermi fatta fregare dalla gentile vecchietta. Riflettendo sul piccolo incidente che mi e' capitato ho anche concluso che la colpa era moderatamente mia, che in fondo avevo il mio diritto di fare un acquisto cosi' trascurabile senza apprestare tante precauzioni.
Piuttosto se ci si deve guardare accuratamente le spalle nel comprare una palla con la neve in un posto civile come Perugia in una piccola tabaccheria del centro da una signora anziana con l'arietta ingenua, per l'ennesima volta si riconferma che questo mondo fa alquanto schifo. E la prossima volta che avro' a che fare con una nonnina in una qualsiasi transazione drizzero' tutte le antennine possibili..


lunedì, 2 maggio 2005
Fantasmi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 9:41 am

Ieri pomeriggio a Marina di Alberese, nella nebbia.


Le foto sono fatte con il telefonino, quindi purtroppo la qualita' e' quella che e'.

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