martedì, 26 aprile 2005
Fare come a Sigonella
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:38 am

Accertare la verita' sulla morte di Nicola Calipari e' cosa difficile. Se non altro perche' i soli testimoni di cui la commissione d'inchiesta dispone sono tutti inattendibili, per le piu' diverse ragioni. I soldati del checkpoint sono parte in causa e si stanno difendendo da un'accusa tanto pericolosa quanto infamante: ovvio che raccontino una versione dei fatti a loro favorevole. Giuliana Sgrena e' (sia detto senza offesa) sospettabile di scarsa amicizia per gli Americani e puo' darsi che tra questa sua posizione di principio, la confusione del momento e lo shock possa aver dato una versione dei fatti men che inattaccabile. Gli operativi dei servizi italiani che erano sull'auto vorranno da un lato difendere la correttezza del loro operato, dall'altro rivendicare giustizia e tutelare la memoria del loro compagno d'armi ucciso: comprensibile che interpretino i fatti in maniera da evidenziare le responsabilita' dei soldati USA. Quanto alla catena di comando americana, e' ben noto che non arde dal desiderio di dare i propri militari in pasto alla giustizia e nemmeno all'opinione pubblica di un paese straniero, per quanto alleato. Il Cermis insegna, e qui le cose sono assai meno chiare che ai tempi del Cermis. In altre parole: non sapremo mai come e' andata e non scandalizza, per quanto ferisca, che in dubio si proceda pro reo, assolvendo i militari americani da ogni responsabilita'.
Detto cio', l'accertamento delle responsabilita' e la politica hanno interessi e logiche diversi. Il governo italiano aveva chiesto con forza una commissione che accertasse i fatti e ha fatto capire con chiarezza che non avrebbe accettato una conclusione che scaricasse le responsabilita' sui nostri operativi. Per altro, se la commissione dovesse in effetti concludere in questo senso, ne emergerebbe un'immagine dell'operazione italiana tale da imporre la decapitazione dei vertici che la hanno decisa, organizzata e gestita in maniera tanto avventurosa ed approssimativa. Quindi il nostro esecutivo non ha altra strada – ormai – che rifiutare le conclusioni a cui gli Americani stanno portando la commissione; altrimenti l'umiliazione politica del governo e del Paese sarebbero tali da destinare l'Italia ad una definitiva irrilevanza sullo scacchiere dei rapporti internazionali: noi saremmo quelli a cui si puo' fare qualunque cosa, tanto siamo disposti a baciare la mano che regge il bastone.
A questo punto sarebbe bello poter sperare che Berlusconi si comporti come il suo mentore Bettino Craxi ai tempi di Sigonella. Dia una dimostrazione di orgoglio nazionale. Chiarisca che in mancanza di una risposta soddisfacente e condivisibile sulla morte di Calipari, la fiducia necessaria tra militari italiani ed americani sarebbe incrinata al punto di imporre il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq. Colga l'occasione per sbaraccare tutto e riportare i nostri soldati a casa. Non ha nulla da perdere e molto da guadagnare: farebbe per una volta la cosa giusta, leverebbe un'arma di propaganda devastante ai suoi oppositori in Italia, riuscirebbe ad uscire dal pantano iracheno se non a testa alta, almeno senza aver perso la faccia. Tutti gliene saremmo grati. Deve solo riuscire a superare il suo bisogno di scodinzolare a tutti i costi intorno a George W. Bush.

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