Giovedì, 14 Aprile 2005
Le sorprese del divorzio è un film del 1939 di Guido Brignone, tratto da un vaudeville di Alexandre Bisson. Fatichereste a trovare notizie su questa pellicola; la recensisce comunque il Morandini, mentre non la menziona il Mereghetti. Immagini non sono riuscita a trovarne in rete.
Si tratta di una delle tre versioni cinematografiche dell'opera teatrale, dopo la prima, italiana, del 1923, mentre la terza è spagnola e risale al 1943. Il vaudeville in questione sembra avere una certa fortuna sui palcoscenici italiani.
La storia è abbastanza assurda, dato che c'e' un tizio che sposa la figlia di un altro tizio che sposa la sua ex-moglie o qualcosa del genere; appunto roba da vaudeville. Ne scaturisce un risultato di perfetta astrazione dalla realta', uno dei piu' alti raggiunti da un genere, la commedia dei telefoni bianchi, che in fatto di artificiosità ha avuto pochi rivali storici. Del resto sebbene l'ambientazione sia italiana, i protagonisti mantengono la nazionalità francese (tutto quel disinvolto divorziare non era una roba da Italia fascista), con curioso effetto di straniamento. L'unico attore che conosco del cast e' Sergio Tofano; gli altri sinceramente non mi sono noti.
Interessante e' comunque la scelta di ambientare parte della vicenda al Sestriere, (anche se il film ovviamente, come sempre allora, era girato in studio e più precisamente neegli studi della produzione, la Scalera film) probabilmente con intento pubblicitario, dato che la località sciistica era sorta proprio nel corso degli anni '30. Di rilievo sono gli aspetti di architettura e déco, che per gli amanti del genere possono sostituire la freschezza quasi totalmente assente dal film.Lo scenografo peraltro era Antonio Valente, lo stesso, curiosamente, del primo film con Toto', Fermo con le mani! (1937). Il mondo del cinema italiano è sempre stato piccolo, evidentemente.
Giovedì, 14 Aprile 2005


Ho l'assai discutibile fortuna di avere casa nel cuore del centro storico di Pisa. Per poter circolare e parcheggiare nel mio quartiere pago un robusto balzello. Da un paio d'anni il Comune sta ristrutturando un palazzo di fronte a casa mia per farne uffici, con il risultato che l'intera zona e' transennata e ingombra, tanto che tornare a casa con la macchina e' diventato un esercizio di pazienza e di abilita' a meta' fra l'arcade e la tortura cinese.
Stamani poi, arrivo in zona e trovo l'unico accesso alla via di casa ostruito da un camion e diversi automezzi del Comune e delle ditte appaltatrici. Impossibile tornare a casa. E ieri non c'era nessun avviso, nessun cartello — nulla di nulla. Provo a chiedere spiegazioni all'autista del camion che blocca il passaggio. Mi risponde in malo modo che ne ha per non meno di mezz'ora e che sostanzialmente mi devo arrangiare. Dietro si forma una coda di altre macchine — di vigili urbani nemmeno l'ombra. Alla fine mi tocca andar via — la macchina sono riuscito a parcheggiarla soltanto a pagamento e ben lontano da casa.
Si puo' dire che i disagi sono cosa da sopportare, che quando ci sono lavori in corso e' normale che inconvenienti di questo genere accadano. Ma qui accade sistematicamente da troppo tempo — e senza alcun tentativo di rendere la vita meno difficile ai residenti.
Sindaco mio, ti ho votato, ti rivoterei pure, per solidarieta' politica e perche' so quanto e' difficile amministrare decentemente. Ma come cittadino del centro storico, ti devo proprio dire che la tua amministrazione non sta facendo niente per invogliarmi a restare a vivere qui. E non ti stupire se la popolazione della tua citta' va declinando di anno in anno.
Un sacco di tempo fa, a una festa dell'Unita' a Pisa, un candidato sindaco ebbe l'idea di far giocare i cittadini a SimCity per spiegare le difficolta' delle scelte urbanistiche; beh — i Sims di Pisa stanno scappando, sindaco — e le condizioni del centro storico sono uno dei motivi per cui lo fanno.