Martedì, 5 Aprile 2005

Ebbene si', questa rubrica e' dedicata anche agli orrori, perché il cinema vive anche di questo (però mi rifiuto di parlare del trash italiano anni '70, anche per totale ignoranza). E questo film onestamente un orrore lo e', ma non gli si puo' negare la qualifica di disperso, perche' credo che sia caduto nel dimenticatoio quasi totale. Sposero' Simon le Bon (1986) fu ai suoi tempi un fenomeno di costume, come prima lo era stato il libro scritto da una insopportabile ragazzetta milanese, Clizia Gurrado, che per qualche mese divenne una sorta di diva. La trama non merita grandi spiegazioni; ovviamente si tratta della storia di una sedicenne milanese lobotomizzata che vuole sposare Simon Le Bon nel momento del suo massimo successo, con il contorno di alcune vicende collaterali (tipo quella dell'amica che pensa di essere incinta).
Io 'sto film l'ho visto come molte adolescenti italiane dell'epoca (solo in tv pero'!), non tanto perche' mi piacesse ma perche' era in giro. Del resto in quegli anni sono stata perfino trascinata ad un megaconcerto dei Duran Duran da un'amica fan sfegatata, e per i Duran Duran crescendo ho mantenuto una sorta di bonaria affezione, almeno finche' non li hanno ripescati e una loro canzone e' diventata il tormentone dello spot della Tim con la modellona afflitta da una vaga forma di prognatismo. Vanno complimentati per la tenacia, pero', i ragazzi.
Per tornare al film, purtroppo ricordo bene la vicenda, gli attori, il clima di strapotere dei paninari (una delle piaghe che i personaggi devono affrontare e' una banda di ladri di Timberland). Rammento ad esempio con grande chiarezza visiva la scena in cui Barbara Blanc, la protagonista (che poi ho ritrovato come Sofia in Un posto al sole), si aggira per Sanremo cercando di incontrare Simon Le Bon, sforzandosi di salire una gran rampa di scale con delle scarpe a tacco alto messe appositamente per sedurre il bovino cantante.
Ripensare a questo film mi fa concludere che spesso il brutto ha una capacita' tutta particolare di appiccicarsi alla nostra memoria e di rimanerci per anni, e riafforare proustianamente in modo inaspettato. Mi chiedo se qualcun altro al mondo ancora ha la sventura di ricordarsi questa opera fondamentale e non riesce a cancellare questo sgradito souvenir. Con ricordi di questo tipo magari alla fine si impara a convivere pacificamente, chissa'… io ancora non ci sono riuscita, ma un pochino la sensazione di rigetto si attenua, perche' certe cose finiscono per far parte del nostro vissuto.
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